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Il peccato è un virus con cui facciamo normalmente i conti, ammalandoci di cattiveria, di banalità, di furbizia, alzando la temperatura negativa delle nostre relazioni. La Chiesa all'inizio della pandemia ci ha concesso il perdono "in anticipo" rispetto ad un esame di coscienza o alla Confessione. Ora chi vorrà potrà concludere "nel sacramento della Confessione" quel perdono che, se richiesto, ci è arrivato grazie alla maternità della Chiesa. Ritornando a Messa potremo idealmente portare tutta la "crosta" di male che si è depositata in noi in queste settimane di chiusura forzata: parole, pigrizie, arrabbiature, scatti... Chi vorrà potrà magari scrivere e poi mettere il foglio in una busta chiusa e lasciarlo in un cestino. Poi lo bruceremo: è una idea!

Ahimè: quando in molte messe, causa ritardo voluto, non siamo entrati in tempo per "riconoscere i nostri peccati", quando non abbiamo fatto nulla credendo che le parole del prete ("Riconosciamo i nostri peccati") fosse un "tanto per dire", quando non facciamo i conti con la nostra volontà debole e attaccata dal maligno... Ahimè!

Andando a Messa, almeno davanti a Dio si è veri, perché "figli di Adamo" e da Lui si sente che:"Lui fa festa per un peccatore che si converte". Essere allora consapevoli che Dio "va a nozze" con il nostro peccato, se accettato e riconosciuto. Forse potremo vivere meglio quel gesto liturgico.