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Con le mascherine di tutti i tipi che coprono i nostri volti, ci sono rimasti gli occhi. Almeno quelli, altrimenti... si va a sbattere! Dopo avere fatto gli otto passi, siamo arrivati all'ultimo momento, di questa unica e irripetibile "novena" (possono essere ripresi in ogni momento i vari suggerimenti ovviamente). I nostri occhi "hanno visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli; luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele": così i grandi e luminosi occhi del vecchio Simeone. Non solamente una serie di gesti o di obblighi ma... accedere "in punta di piedi" (si diceva nel primo giorno) alla Gerusalemme celeste: e dite poco!

Ahimè: quante volte i nostri occhi sono entrati in chiesa opachi e sono usciti... identici, come se nulla fosse capitato; quanto abbiamo respirato con i polmoni del mondo e il nostro sguardo ha seguito gli stessi procedimenti mondani; quanta falsità, doppi sensi, inganno, sguardo cupo e giudicante... ahimè!

Eppure, abbiamo il dono del "trapianto di cornee" in ogni liturgia, così che si veda con gli occhi di Dio, si noti il particolare, si veda il bene con trasparenza... Forse un po' come gli occhi dell'Uomo di Nazareth che hanno guarito, convertito, hanno chiamato, hanno perdonato, hanno amato nello stesso modo in cui il Padre vede e ama.