asteriscoLo Spirito Santo proprio perché non si vede... esiste! Lo si può solo riconoscere dal profumo, dal passaggio, dai segni. Una camicia stirata, una cena trovata pronta... un ritorno improvviso alla fede... un biglietto infilato nella tasca o un libro lasciato... la benedizione con un bacio su un figlio mentre dorme... la sorpresa di un oggetto messo lì... quanta presenza "per amore", nell'assenza fisica di chi ha lasciato i segni. E lo Spirito Santo è proprio quel "per Amore" che ha mosso tutto a partire da ciò che ha fatto in Maria... senza farsi vedere.

Quest'anno devo fare i conti con lo Spirito Santo, soprattutto da questa Pentecoste al 14 giugno. Già, la Pentecoste di quest'anno! Senza il Tempo pasquale, senza la Pasqua, senza il Triduo, senza la Quaresima, senza il popolo di Dio riunito! Peccato mortale sarebbe dire che tutto questo tempo è stato tempo... senza lo Spirito Santo: è il famoso peccato che non verrà mai perdonato.

Il 14 giugno chiude il quarantesimo di vita da quando sono prete e mi domando se questa chiusura non sia la più azzeccata: senz'altro è la più inaspettata. Da un anno mi preparavo, ogni quattordici del mese, a partire da giugno 2019. Mi dicevo: "Perché ricordare una data solo nel giorno che coincide con l'anniversario?". Così in quel numero di ogni mese, a partire dallo scorso mese di giugno, ho vissuto e ho proposto ai miei compagni iniziative diversificate: un giorno da soli, una sera di rosario in un santuario, un libro, una gita in montagna, il ricordo di una pagina del cardinal Martini, una Messa per gli educatori defunti del seminario... da ultimo la ripresa della frase scelta per l'immaginetta di rito della Prima Messa. Con l'inizio del mese di marzo, però, le circostanze sanitarie hanno fatto saltare appuntamenti programmati: la concelebrazione in Duomo con il Vescovo e la Messa a santa Marta con il Papa. Pazienza.

Per l'anniversario so che non mancherà lo Spirito Santo che ha infilato (riprendo il senso di un filo e di un ago con le perline) istanti, secondi, minuti, settimane, mesi in questi quarant'anni da prete.

Il ricordo va alla sera prima dell'Ordinazione, il "tredici giugno del millenovecentoottanta" nel santuario di Rho, dove si concludevano gli esercizi spirituali. C'era tremore in ginocchio ai piedi del letto, prima di offrire a Dio la vita nel sacerdozio. Avevi sì in mente la festa che si sarebbe poi svolta, ma rimaneva il pensiero che, immagino, sia in tutti davanti ad una scelta decisiva: "Sarò all'altezza? Ce la farò?". Non sapevo (ora, in parte, lo so) cosa sarebbe accaduto negli anni. Eppure, la promessa in una frase rimaneggiata di Geremia e messa sulla famosa immaginetta, era semplice:

«Signore Dio, ecco io non so parlare, sono giovane».
«Non dire: Sono giovane, ma va' da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. Non temere: Io sarò con te».

Fa' uno strano effetto risentirla in questi giorni mentre si sta avvicinando la data che conclude il quarantesimo di sacerdozio. Inizi (inizi appunto) a mettere insieme momenti, storie, persone, circostanze, iniziative, luoghi, esperienze e... Lui, il Signore, il Suo Spirito, il Padre, il Regno: gli anni trascorsi sono stati solo il "dispiegare" di ciò che era scritto in quella immaginetta e non solo! Altri pensieri sono in arrivo e quindi conviene che mi fermi lasciando che maturino in un prossimo "asterisco" o in altri scritti.

don Norberto