asteriscoRubare un asterisco non è peccato!

Quando leggi una parola e poi un'altra, una frase e poi un'altra e scorri di corsa il testo con stupore dicendoci: "Ma questo è ciò che avrei scritto anche io", ti viene un colpo all'anima! "Che bello", dici e ringrazi la mano che ha messo nero su bianco. Capita in molti casi e lo scrittore ti diventa amico. Proprio il 24 giugno vedo un trafiletto sull'Avvenire con questa annotazione: "Così la CEI rilegge la pandemia". Incuriosito dal titolo ho pensato (confesso): "Sarà il solito lungo documento". Invece no, ho letto di corsa, ho segnato, ho stampato per il Consiglio Pastorale... "Rubo" questo testo, facendolo diventare un mio asterisco, ma... lo dichiaro! Una riflessione incentrata sul Triduo pasquale come lente per rileggere ciò che abbiamo vissuto. Ecco pronto il primo "asterisco". Saranno quattro puntate in modo tale che non sia lungo e illeggibile. Sarebbe come ritornare alle "puntate" degli antichi sceneggiati televisivi!

Buona lettura... numero 1


Il tempo dell’ascolto

«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (Gaudium et spes, 1). Così ci ha insegnato il Concilio. Ed è con questo spirito, con apertura di cuore, che vogliamo lasciarci interrogare sulle conseguenze che segnano il nostro Paese – e non solo – all’indomani della pandemia da Coronavirus.

Rivolgendoci idealmente sia ai credenti che ai non credenti, come pastori intendiamo proporre una “lettura spirituale e biblica” di questa esperienza, che ci riguarda tutti in primo luogo come persone umane.

Per noi cristiani, in particolare, lo sguardo su ogni avvenimento della vita passa attraverso la lente del mistero pasquale, che culmina nell’annuncio che Cristo «è risorto il terzo giorno» (1Cor 15,4). Queste poche parole esprimono il nucleo della fede della comunità credente, la fiducia in una grazia che ci è stata donata e che continua ad espandersi nello spazio e nel tempo. Lì per noi il tempo degli uomini e l’eternità di Dio si sono incontrati, divenendo il centro della storia, il criterio fondamentale, la chiave interpretativa dell’intera realtà.

È tempo di ascoltare insieme la voce dello Spirito, che Gesù ci ha consegnato sulla croce (cf. Gv 19,30) e nel Cenacolo (cf. Gv 20,22). Il compito dello Spirito è di far approfondire la verità di quanto accade (cf. Gv 16,13).

Proveremo quindi ad accostare la nostra realtà, lasciandoci guidare dalla sua voce, facendo tesoro innanzitutto delle pagine della Bibbia, che raccontano le ultime ore dell’esperienza terrena di Gesù: in quelle pagine è riservato uno spazio aperto, in cui i credenti possono incontrare nuovamente il Signore, mentre i non credenti possono sentire accolte e custodite le loro domande.

Conferenza Episcopale Italiana


Per iniziare può bastare questa Ouverture dei nostri Vescovi.

don Norberto