asteriscoParlando ad un gruppo di persone nel ritiro spirituale di sabato 12 settembre sulla mia "sfortunata" vicenda da parroco, ho espresso l'idea che forse qualche altro prete potrebbe vivere in modo ancora più difficile la sua opera in parrocchia: mi riferisco ai preti che, in questi mesi, vengono trasferiti ad altra destinazione.

Io ho vissuto a Segrate due stagioni: quella del pre-Covid (mi spiace chiamarla "stagione", perché non appartiene al contesto della natura e tanto meno alla musica di Vivaldi!), con il passaggio di consegna tra me e don Stefano, gli inizi, l'inaugurazione di casa Mamre, le benedizioni natalizie e le prime riunioni, ecc. (sembra un secolo); poi la stagione del Covid con l'isolamento, la chiusura, le chiese vuote, le messe da soli, il senso di smarrimento... Ora siamo all'inizio di una stagione nuova quella del post-Covid, che si presenta lunga e che potrebbe essere indicata proprio a partire dalla riapertura della scuola con le preoccupazioni che ben sappiamo.
Invece chi inizia ora in una parrocchia, chi sta facendo il trasloco (penso all'amico don Alberto di Lavanderie o a chi lo sostituisce) è decisamente più segnato dalla fatica non avendo avuto l'esperienza del "pre" (con quello che apparteneva alla normalità della vita di una comunità) e neanche il momento di isolamento nella futura parrocchia: dovranno partire avendo vissuto questi due tempi solo nella precedente situazione, quella che era più familiare e conosciuta.
Se però dovessimo essere "più corretti", dal punto di vista spirituale dovremmo muoverci in senso contrario. Chi parte ora e ha le mani tra scatoloni e padelle (di cucina si intende!), partirà più povero dovendo quasi fare più attenzione alla voce di Chi dirà: "Ti basta la mia Grazia". Come se alla mancanza di riferimenti umani supplisse quel benedetto Spirito Santo, quello che parla in noi e per noi!
È la prospettiva che, ritornando a me, voglio che diventi strada futura. Non vorrei che il piccolo vantaggio di stagioni che ho diventi uno svantaggio. La stessa voce risuona comunque invitandomi a non guardare quel passato che ho percepito in un modo veloce, a non fermarmi su quel disorientamento di quando eravamo isolati ma a dirmi in modo deciso e chiaro: "Parti con me, prendi me sulla barca". Prima di mettere in moto il marchingegno dei pensieri e delle iniziative, forse mi è chiesto quel semplice silenzio per sentire, per ascoltare, per percepire... la Voce.
Infatti, ogni vantaggio potrebbe risultare sfavorevole ma anche ogni svantaggio potrebbe essere ancor più deprimente se letti in una logica umana, da "posto di lavoro" o da "capo di una struttura".
Credo proprio che la Voce dello Spirito sia... di un'altra categoria. E allora con un bel respiro, con la giusta boccata d'aria fresca, "riparto di nuovo".

don Norberto