asteriscoSarà perché è la settimana dei morti, sarà perché quest'anno è un anno che sappiamo, sarà perché ci sono stati diversi decessi in questo periodo... mi sto accorgendo che non mi pesa celebrare i funerali.
Confesso che negli anni di sacerdozio ci sono stato momenti in cui l'arrivo di un funerale o di più funerali in un giorno mi hanno creato disagio, vuoi per l'accavallamento di impegni o vuoi per dovere cambiare programmi di giornata.
Confesso anche che la Messa durante un funerale, dove nessuno risponde o nessuno sa cosa si sta facendo, mi ha fatto pensare se sia il caso di celebrare sempre l'Eucarestia alle esequie. Forse, forse è il tempo di celebrare e di celebrare bene la liturgia funebre.
Confesso che non sempre sono stato presente con il cuore al dolore delle famiglie, soprattutto quando gli stessi parenti davano l'idea di dovere sbrigare in modo spiccio "la faccenda in corso".

Devo dire però che le volte in cui al funerale erano presenti dalle quattro alle dieci persone, normalmente mi sono sempre coinvolto ancora di più, quasi per riempire la grande chiesa di una vicinanza maggiore. Come se che ci fosse lì mio papà o mia mamma a dirmi: "Mi raccomando celebra bene, come se fossimo noi in quella cassa da morto".
E' cambiato il modo con cui accompagno le persone nei funerali, soprattutto perché è ridottissimo il tempo di incontro con i congiunti, mancando la veglia di preghiera la sera precedente o la benedizione della salma in casa. Momenti più normali nei paesi dove prima ho esercitato il mio ministero.
Mi rendo conto che occorra andare al nucleo centrale della fede cristiana riconoscendo le mani del Signore che "prendono dalla morte" quell'uomo o quella donna, grazie a quella Pasqua. Pur non conoscendo la persona morta, ci si ferma allora, si fa silenzio insieme ai familiari e a quelli che sono lì per affetto o per riconoscenza, ci accenna alla preghiera, si rallentano i minuti.
Riconosco la forza della liturgia in una assemblea grande, piena di credenti che cantano e pregano, che si accostano al pane santo e invocano la Madonna, che ringraziano per i benefici compiuti da Dio in quell'uomo o in quella donna. Riconosco altresì la stessa forza in una comunità piccola, parziale, apparentemente anonima, povera di fede quando cioè il pane sembra sottile e il vino sembra ridotto ad una goccia. Eppure qualcosa accade!
Credo che vivere al funerale con tutta la fede possibile anche tra chi non si conosce, rimanga un luogo santo per il prete, un momento sacerdotale alto che impedisce di essere parte di una agenzia di pompe funebri. Lì devi lasciare che la Parola parli da sola, che i gesti non siano sbrigativi, che il silenzio sia percepito come amico, che scenda la consolazione sulle anime che piangono.
Essere vicino per indicare la strada e quel volto che guarda, che accoglie, che "non chiama da questa vita", ma "che chiama da questa morte".

don Norberto