asteriscoCaro "Non ci indurre".
Strano questo attacco di una lettera perché non esiste "il signor Non ci indurre", eppure si parla da tempo di te, della tua eliminazione a breve.

Dopo una lunga militanza, tu verbo incastonato tra una negazione e il termine "tentazione", te ne andrai, sarai rottamato, non servirai più, eppure sei entrato in un numero incalcolabile di case e di chiese. Sei stato presente al nascere, al crescere, fino alla morte di uomini e donne. Anche tra i non credenti eri presente in quella preghiera detta di nascosto solo per la memoria di una mamma o di una nonna. Sei stato sotto le lenti di ingrandimento negli studi biblici per capire "cosa avrebbe voluto dire il Maestro", "come bisognava tradurre in modo corretto"...

Se mettessimo in fila indiana ogni "Padre nostro" recitato con te presente, arriveremmo senza nessun dubbio in alto, proprio al Padre! Quella preghiera che, per altro, veniva da lì, ce lo ha rivelato il Maestro, ed è ancorata stabilmente e in eterno nella famosa piazza d'oro descritta nel libro dell'Apocalisse. Una preghiera con te presente, scesa da là fino ad arrivare alle incalcolabili labbra di piccoli, di madri, di soldati al fronte, di vittime dei lager, tra le mura di case, nella solitudine di una corsia di ospedale o di una casa di riposo, tra i sentieri e le montagne dove i cieli sono vicini, nelle gioie e nei dolori, nelle paure del buio e nella luce di una lode sconfinata.

Caro "Non ci indurre" dovremo sostituirti dal giovane (dicono più adeguato) "Non ci abbandonare".

Sarà dura i primi tempi abituarci alla novità, perché tu ci verrai più spontaneo, amico di sempre. Ma pian piano ti lasceremo andare nella piazza d'oro in silenzio, presente tra le molte preghiere e le molte invocazioni.

Dicono che dalla liturgia serale del 28 novembre, quando nel rito romano si inizierà l'avvento, non ci sarai più.

Il 27 novembre penserò a te con un po' di commozione, anzi prometto che in quel giorno prima della tua partenza reciterò il Padre nostro tante volte quanti sono gli anni che porto e mentre pregherò, penserò che anche tu eri li a difendermi dalle tentazioni pur con un suono che poteva essere frainteso.

Ma che importa, tu sei superiore, non te la prendi se sostituito dopo una lunga carriera. Continua ad aiutarci quando il Tentatore (lui non va in pensione anche se ha avuto una eterna batosta da Gesù quella volta, ma ci prova sempre ad alzare la cresta) continuerà a penetrare in noi; rafforzaci, insieme al nuovo verbo che ti sostituirà, nella lotta. Tu che conosci il Maestro sai che il maligno non prevarrà perché non solo la terra e il cielo sono pieni della gloria di Dio ma anche gli inferi sono stati raggiunti e benedetti.
Addio, con amicizia, da un amico tra le incalcolabili voci che ti hanno conosciuto.

don Norberto