predicaMi piacerebbe entrare in questa pagina senza parlare di ciò che viviamo, non per mettere la testa sotto la sabbia (molto si legge e si scrive), ma per non buttare su questa pagina un panno scuro che possa attutire la luminosità della sua Parola.

20200329 la predica per la domenica di lazzaroÈ evidente che questa Parola arriva a noi, dove siamo, appunto ma...

Altro vangelo molto conosciuto e molto amato per quella casa di Betania che troveremo anche domenica prossima, a pochi giorni dalla libera scelta fatta da Gesù di entrare nella morte.

"Non morire in eterno, avere la vita eterna" suona spesso nel vangelo di Giovanni e nelle orazioni che si usano a messa.

Sono stato aiutato a togliere, quasi come si lava con la trielina la macchia che è penetrata nel tessuto, l'idea per cui vita eterna si contrappone a vita umana, il pensiero per cui ciò che è eterno non interessa rispetto a ciò che si tocca ("e poi nessuno e tornato a dirci se esiste la vita eterna", ecc.).

Mi aiuta l'espressione più chiara (ascoltata da un vescovo) "vita dell'Eterno", rispetto a dire "vita eterna". Esiste l'Eterno come Gesù ne parla e lo comunica. Questa "vita dell'Eterno" anche a noi è data, regalo fatto dalla fecondazione (quella divina, ovviamente!) avvenuta nel fonte battesimale.

La vita dell'Eterno viene quasi anticipata, a mo' di aperitivo, all'amico Lazzaro che, grazie a questo tocco e a questa voce, esce ora e verrà tirato fuori definitivamente dopo il suo secondo funerale, avvenuto senz'altro anche se non sappiamo quando. L'amicizia con Gesù ha anticipato ciò che in pienezza vivrà, grazie a quel sepolcro spalancato, creando stupore nelle donne.

Se abbiamo la "vita dell'Eterno" vuol dire che abbiamo i suoi sensi, i sensi dell'Eterno appunto. Oltre ai nostri, quelli che studiamo a scuola (olfatto, odorato, tatto, udito, vista) anche altri sensi, chiamati dagli antichi padri, "sensi spirituali".

Non sono separati dai sensi umani, se no ritorniamo all'eresia antica di separare il divino dall'umano, ma permettono a ciò che è di carne di partecipare alla stessa realtà di Dio. Mi verrebbe da dire: "Che onore! Ma è mai possibile? Spettacolo!".

E se dovessimo mettere in atto il "sentore" di Gesù, lui detto: "Vi lascio il mio Spirito, la mia vita"?

Gustare le cose come le ha gustate e le gusta lui; ascoltare il Padre come lui lo ha ascoltato e come lo sta ascoltando; vedere il prossimo come lo vedeva lui e continua a vederlo; toccare e percepire il divino in ogni gesto come faceva e fa ancora lui; odorare e respirare il bene reale e aborrire la puzza come da sempre fa anche lui.

Forse è ciò che sta dietro l'espressione, un po' stizzita, di Gesù a Marta: "Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio". La gloria è far provare ai figli di Adamo come sia bella un'altra storia: vivere come figli di Dio (dentro Gesù) in ogni circostanza della vita, anche nell'attuale.

don Norberto


E ora proviamo a leggere...

VANGELO Gv 11, 1-53
✠ Lettura del vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.