predicaÈ la mia quarantesima Settimana Santa da prete. L’ho celebrata con i paramenti sacerdotali nella parrocchia di San Pietro in Sala a Milano con il parroco don Enrico Casati che, pur con le fatiche nella relazione, ricordo con un sorriso come credo, dal cielo, ricordi benevolmente me.
20200405 la predica per la domenica delle palmeOra la quarantesima Pasqua cade quest’anno in un modo strano che non capiterà mai più (certo, mai dire mai, però sarebbe meglio evitare...!).
Quaranta, dicono gli esperti, è il tempo di una generazione come quella che è stata nel deserto e non è entrata nella terra promessa. Forse anche il tempo della pazienza di Dio, il tempo per convertirsi... e altro.
Certo il numero richiama la quaresima, i giorni di Gesù nel deserto, pure la quarantena (con un suono nuovo rispetto a quando si usava questo termine!).

Mi ha fatto bene seguire gli esercizi proposti sul nostro sito (in particolare il video del 19 marzo) che commentava il Deuteronomio: "Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo mantello non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant'anni".
È vero ciò che dice il testo: "Il mantello non mi si è logorato addosso e i piedi non si sono gonfiati". Devo rendere solo grazie con commozione e senza parole!
Nella domenica delle Palme ero solito usare sulle mani il nardo, oleoso unguento regalatomi da una cara amica nel 2000, credo, proveniente dalla Terra Santa. Me ne è rimasta una goccia, sarà un caso!
Signore, è tempo per ritornare a ciò che hai fatto sulla croce, è tempo di percepire ciò che stai provando tu ancora oggi, nelle membra che siano noi, tua Chiesa.
È un tempo per ungere con affetto la tua persona, insieme alle lacrime di un'altra donna descritta dal vangelo. Poterti dire: "Ti amiamo e facciamo ciò che ci hai chiesto, amandoci tra di noi". È accarezzare con le mani oleose fratelli e sorelle che incontriamo, con accanto Maria, Marta e Lazzaro.
È una settimana per esprimerlo con più intensità, nel silenzio dei giorni, in unione al Padre, nella povertà delle nostre cose, in un amore puro e vergine.
Signore, con te passerò la Pasqua. Da prete inizierò una fase nuova, dentro la novità di un tempo inimmaginabile ma ricco della tua presenza, in un futuro che vede solo il Regno e che lo attende.             

don Norberto


 

e ora proviamo a leggere...

VANGELO Gv 11,55-12,11
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.