predicaDomenica in albis depositis

20200419 la predica per la domenica in albis depositisImmagino che il costato di Gesù non sia rimasto come quello lacerato messo velocemente nella tomba, ma immagino che non sia ritornato come quello del giovanotto di Nazaret. L'energia della resurrezione ha solo chiuso la ferita lasciando la cicatrice! Non è possibile dimenticare il male ricevuto, ma neppure quell'amore che ha vinto sulla morte. Sarà eternamente cicatrice il costato di Gesù! Credo però che solo quando ci si avvicina, il costato si riapre, con acqua e sangue, con un amore che lascia senza parola. Fu forse così anche per Tommaso? Anche lui avrà provato quel caldo proveniente dal costato cicatrizzato, ma aperto per accoglierlo, finalmente! E dopo di lui, altri e poi altri, e altri ancora... fino a qui!

E poi il soffio, come quello che sta all'inizio della creazione. Quando si inizia di nuovo c'è sempre il soffio, il Suo soffio.

È il soffio che ogni vescovo fa sugli oli santi al Giovedì Santo (lo faranno i vescovi magari a Pentecoste). Poi il soffio diventa mano distesa sull'altare o sul penitente, sui giovani che diventano preti o sui malati, sui cresimandi o sugli sposi, sull'acqua o sull'assemblea.

È proprio vero che il soffio inizia il nuovo. Ricevendo la vita stessa di Dio, lo Spirito Santo o, come dicono gli antichi, "l'Amore dell'Amore", si inizia sul serio!

E se fosse questo il tempo dello Spirito, quello Spirito da invocare perché esiste ed è all'opera da sempre, anche se non lo si nota, ahimè?

È bello sapere che se si fa un passo verso quella direzione, lo sguardo di Gesù su noi, misticamente il costato si riapre per bagnare, scaldare, bruciare, spalancare, sanare, riconciliare e altro che sperimentiamo anche in queste settimane. E se poi per qualche giorno dovremo fare ancora a meno delle nostre assemblee e delle nostre liturgie, sia lo Spirito Santo ad essere soffio su ognuno.

Non si può perdere quel "e i discepoli gioirono al vedere il Signore" perché quel tipo di gioia la si prova certamente anche se non è paragonabile ad altri momenti in cui si "scoppia dalla gioia". Una gioia... gioia! Improvvisa, imprevedibile, non programmata. Dio, a chi si mette in cammino, improvvisamente, fa percepire la gioia che a partire alla sfera divina. Ne sa qualcosa anche Tommaso, da buon ultimo.

Conviene allora far chiudere questa settimana di Pasqua da Giovanni, l'evangelista. Direbbe: "Avrei potuto scrivere di più, ma già leggete poco! Vi bastino queste parole affinché, credendo, abbiate la Sua vita. Cosa volte di più?".

don Norberto