predicaTerza domenica di Pasqua

20200426 terza domenica di pasquaAnni fa dovendo leggere e fare la predica sul vangelo di Giovanni vivevo una certa difficoltà: vangelo complesso, ripetitivo in parecchi casi e lungo, soprattutto in Quaresima. Ma il problema non era il vangelo quanto il sottoscritto... un po' pigro.

È da anni invece che ritengo provvidenziale avere nella liturgia ambrosiana molti richiami al quarto vangelo. Abbondante in Quaresima ma anche nel tempo pasquale e nei mesi che accompagnano l'estate.

In questo caso siamo davanti all'effetto "vite", richiamo da ferramenta al cacciavite che permette di andare sempre più in profondità. Questo movimento poi avvicina all'essenziale della vita cristiana, come sappiamo.

Siamo all'inizio del vangelo (capitolo 1) con l'indicazione lapidaria di Giovanni Battista: "Ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo". Anche la figura del cugino di Gesù è molto accentuata nella nostra liturgia, quasi a ricordare che la Chiesa assomiglia a lui se diminuisce affinché aumenti di calore e di intensità la presenza di Gesù, il risorto!

È utile leggere questo brano del capitolo 1 alla luce della Pasqua appena celebrata. Così facendo "Gesù risorto è colui che toglie il peccato del mondo" (già chiarito sul foglio informatore l'importanza del singolare rispetto al plurale che si ascolta a messa prima della comunione). Il peccato frutto della libertà malata che ci allontana da Dio, può essere tolto e distrutto grazie alla vittoria di Gesù sul Principe del male. È un problema suo, ci pensa lui, ha scelto lui di occuparsi di questa faccenda. Per fortuna!

E la cosa ancor più interessante è che su questa vittoria si gioca l'impegno dei discepoli. A loro, guarda caso, Gesù dice: "A chi rimetterete i peccati...". Altro vangelo di Giovanni letto la scorsa domenica.

Gesù è uscito vincente dal combattimento contro il male: lui ce l'ha fatta perché possedeva ciò che noi non abbiamo! Ne riparleremo le prossime domeniche. Siamo al nervo scoperto quando parliamo del male e del peccato. Noi siamo "impelagati", ne vediamo i segni, leggiamo le vicende del mondo e della storia, anche quella italiana con la forza devastante del periodo nazifascista. Non dimentichiamo poi le conseguenze di un egoismo esasperante che ci butta a terra con la violenza di un virus.

È l'Agnello che compie questa liberazione attraverso la consegna di sé (condotto al macello). È la figura che troviamo in piedi, perché risorto, proprio sotto il nostro altare. Meno male: grazie a Dio c'è qualcuno che ha scavato e fatto il buco giusto per scappare dal male, il cancro della vita personale e sociale.

Solo per questo annuncio improvviso, due seguaci del Battezzatore cambieranno "casacca" entrando nel "pool di Gesù", iniziando con lui non solo i tre anni di convivenza ma diventando con la Pasqua portatori buoni di quell'annuncio di liberazione dal male.

Il problema rimane il male e il peccato, punto! Celebrando la Pasqua crediamo che Lui fa questo, ci libera e così possiamo cantare con gioia, "Alleluia" anche nel significato popolare: "Era ora, meno male"! Appunto.

don Norberto