predicaQuarta domenica di Pasqua

20200503 quarta domenica di pasqua

Suonerebbe male, in chiesa, sentir dire dal prete: "Ecco la pecora di Dio che toglie i peccati del mondo". Eppure, l'agnello è… pecora anche se piccolo! L'immagine ovviamente viene dall'Antico Testamento e dalla "sparata" di Giovanni Battista sentita la scorsa settimana, quella che poi gli farà perdere due discepoli. Pecora e pastore sono una cosa sola! Già accennavo sul foglio informatore al fatto che una bella unione tra Agnello e Pastore si trova nel testo dell'Apocalisse.

Questo vangelo si presta molto a pensieri poetici, potendo spaziare tra molti particolari che l'immagine del gregge e del pastore favorisce. Ma, in questo caso, l'attenzione ai particolari risulta fuorviante, come se dovessimo stare attenti all'espressione di un animale in un quadro del sedicesimo secolo, rispetto all'insieme dell'opera stessa. Curare il particolare in senso bello mi riporta al "Favoloso mondo di Amélie" (film accennato nella 'quasi' predica del cieco nato, sic!) e a come viene presentato "il particolare" attraverso le immagini del film che qualcuno ultimamente ha apprezzato: ma è un'altra cosa! Fuggiamo un po' dal particolare del pastore, delle pecore, di come avviene questa cura in pastorizia per cercare il centro e il "bello dell'insieme".

Lo esprimerei così.

Innanzitutto, ricordiamo di essere nel Tempo Pasquale (leggere questo vangelo a ottobre non ha lo stesso suono, come non ha la stessa fragranza il pane tolto dal congelatore rispetto a quello appena sfornato). Gesù risorto si presenta come "il Pastore". Ci parla grazie alla sua uscita dalla tomba "per Amore" al Padre, segnalando un affetto verso di noi, senza misura e libero di venirci a prendere là dove ci troviamo, fosse anche una pandemia! Non solo non abbandona, ma va in cerca di ognuno, sia che appartenga già al suo popolo attraverso il battesimo, sia che non lo sappia ancora.

In secondo luogo, il "per Amore" del Padre verso Gesù (si dice "il Padre che mi ama") è decisivo affinché Gesù non rimanga nel regno della morte. Questo risulta essere il capolavoro mai immaginato: la relazione di amore tra uno e l'altro, usando la giusta punteggiatura tra... l'Uno e l'Altro, portano oltre il male e la morte. Per essere pignoli possiamo sostituire il "per Amore " con "Spirito Santo" (rien ne va plus, les jeux sont faits: dice Dio al Maligno e, nella roulette dell'esistenza, Uno vince l'altro perde per sempre!). È la forza di Dio pastore che, non avrà bisogno di figure intermedie poco raccomandabili, perché direttamente farà lui, fino al sangue.

È il vangelo di Giovanni (siamo al capitolo 10) che ci porta così in alto, l'unico degli evangelisti che parla di Gesù in questo modo. Giovanni è proprio un "mistico" perché partendo da ciò che avviene in natura e nella pastorizia, ci proietta alle altezze di una relazione divina in cui siamo immersi.

Ecco il terzo elemento bello (ultimo punto di ogni antica predica!): meno male che posso andare a bere da quella fonte e possedere quello stesso Amore (con la A maiuscola) che mi permette di stare in questo mondo con la Vita. Mi piace la definizione che ne fa un antico autore parlando dello Spirito Santo: "La Vita della vita" o anche "L'Amore dell'amore". Sappiamo che questo Tempo Pasquale non è solo il tempo di Cresime, Prime Comunione e matrimoni ma tempo dello Spirito e della Chiesa.

Quanto di più bello allora rendere grazie di questo dono, dove un pastore è anche piccola pecora (agnello), lo stesso che si offre come cibo e che diventa fonte da dove abbeverarsi: così fa un gregge che cerca i pascoli (cfr. il suono del famoso salmo che accenna ai pascoli erbosi) e cerca acqua, così fanno i battezzati che chiedono quel cibo e desiderano quell'amore.

Concludo con due citazioni dell'Apocalisse che in una predica normale non si possono fare perché la gente magari... già dorme o pensa a come fare la torta del giorno.

"Perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi"
e
"Ecco sono compiute! Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita".

E così scorre una lacrima di commozione...

don Norberto