L’edificazione della prima chiesa in Segrate viene fatta risalire alla seconda metà del V secolo, quando si diffuse il culto verso il protomartire Stefano, dopo che nel 415 d.C. il sacerdote Luciano ritrovò in Palestina le reliquie del Santo.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, 475 d.C., e il graduale disfacimento delle istituzioni e delle strutture centrali poste a governo del territorio, sorsero le Pievi, che ereditarono la gestione religiosa e laica dei rispettivi territori.
Pieve, quindi, come “nuova unità religiosa” delle popolazioni rurali e “Capo Pieve” come chiesa plebana, il luogo dove si ritrovavano tutti i fedeli che provenivano dai villaggi e dai cascinali dispersi nelle campagne per partecipare ai riti del culto.

La Pieve di Segrate risulta una delle più antiche e importanti che si formò in terra lombarda, sorta tra il VI e il VII sec. d.C. La sua importanza è rilevabile dal fatto che essa si trovava in prossimità della strada consolare “Mediolanum - Aquileia”.


Stralcio di carta dei territori di Milano ai tempi del medioevo, è indicato “Sacrate”.
Dettaglio di una mappa della seconda metà del XVIII secolo tratta dalla rara opera “Geschichte von Italien und allen allda gegründeten ältern und neuern Staaten“.

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Questa pieve è anche menzionata nel “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” (sec. XIII), nella “Notitia Cleri Mediolanensis” (1398), e nel ‘Liber Seminarii Mediolanensis (sec. XVI) risultando essere una delle più importanti pievi diocesane.
Con l’elevazione a Capo Pieve o “Chiesa prepositurale”, a S. Stefano si poterono officiare quei sacramenti che prima erano celebrati solamente nella cattedrale a Milano. La primitiva chiesa non sarà stata idonea alle nuove esigenze perché destinata ai fedeli locali e senza fonte battesimale, è logico, quindi, pensare che fu ampliata o forse demolita e ricostruita più grande, idonea ad ospitare tutta la popolazione della pieve, dotandola anche di un battistero.

Non è possibile, nonostante le ricerche storiche, rintracciare i luoghi di questi primi edifici, forse non dove sorge quella di oggi, infatti lo storico Cesare Cantù nella sua “Storia di Milano” afferma che nel borgo di Segrate molti reperti archeologici si troverebbero sparsi in tutte le vicinanze del luogo.

Il primo documento che ci mostra S. Stefano è la mappa “Carolina” del 1556 - che si ritiene sia servita come carta preparatoria per le future visite pastorali di S. Carlo del 1569 e del 1574.
Il disegno  mostra  la Chiesa con l’abside in pietra, il tetto in coppi e il campanile quadrato con due campane; era circondata da mura che  racchiudevano un cimitero ed un giardino. Sul fianco visibile compare la scritta “Segra capo de pieve”.


La mappa del 1556 detta “Carolina”, usata per le visite pastorali di s. Carlo del 1569 e del 1574.

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Lo stile eclettico dell’edificio, eretto su parte dell’area dove ora sorge l’attuale S. Stefano,  induce a pensare che quella chiesa sia il risultato dell’unione di due interventi distinti: il primo nell’ XI secolo, ed il secondo nel XII.
Infatti l’esterno dell’abside è raffigurata coperta da una semicupola, la quale a sua volta è protetta da un tetto in coppi sorretto da piccole colonne unite tra loro da archetti, queste sono le caratteristiche dello stile romanico sorto e sviluppatosi dopo l’anno 1000.
La parte rimanente della chiesa, invece, presenta un’architettura più sobria, ispirata allo stile cistercense, quell’architettura senza eccessi e ridotta all’essenziale che si diffuse nella pianura lombarda dopo l’arrivo dei monaci osservanti della regola di s. Benedetto e con casa madre a Cîteaux (Francia). Sembrerebbe un ampliamento del periodo in cui S. Stefano era una delle più importanti delle 56 “Capo Pievi” della Lombardia.

Nel “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” redatto dal sacerdote Goffredo da Bussero sul finire del XIII secolo è citata la chiesa di S. Stefano in canonica (col. 345A) ed un altare dedicato a s. Giovanni Battista (col. 165D). Quest’ultimo identifica l’esistenza di un battistero.

Una pianta più chiara e dettagliata, sempre della seconda metà del XVI secolo, rappresenta come si presentava la chiesa allora: il presbiterio, delimitato dalla sacrestia e dal campanile, era rialzato da un gradino; l’ altare maggiore, una mensola incastrata nella parete semicircolare dell’abside, era posto a levante (dove ora c’è la porta d’entrata); l’ingresso si apriva verso ovest: la chiesa era orientata secondo le antiche usanze.
Altri due altarini, uno dedicato a s. Teodoro e l’altro a s. Caterina d’Alessandria, erano addossati alle pareti della sacrestia e del campanile nella zona destinata ai fedeli.
Di modeste dimensioni: 15 cubiti di larghezza per 33 cubiti e 8 once di lunghezza (circa m.15,80 x m. 6,50) era alta solamente 8 cubiti (3,50 m), ma era soffittata.
Sulle pareti non c’erano raffigurazioni; l’acquasantiera, a sinistra, e il fonte battesimale, a destra, erano presenti nel fondo della chiesa, prima della porta d’ingresso.
Una seconda porta nella parete di destra dava accesso ad un oratorio dedicato alla Beata Vergine Maria. Anch’esso di modeste dimensioni, 16 cubiti x 6 cubiti e 8 once (circa m 7,00x3,00), aveva l’altare appoggiato alla parete che lo divideva dalla chiesa madre. Le pareti non avevano decorazioni.
Dall’esterno si accedeva all’oratorio tramite una porta posizionata sempre ad ovest.


Pianta della chiesa S.to Stefano di Segrate (sec. XVI-XVII)
archivio della Curia Arcivescovile di Milano (sez. X – carte topografiche e disegni)

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Gli ingressi esterni delle chiese si aprivano in un cortile recintato con un’area cimiteriale posta sulla sinistra delle chiese; un secondo cimitero era sito esternamente in prossimità dell’ingresso del cortile.
La canonica, con cortile, orto e pozzo, sorgeva adiacente la chiesa.

Gli atti di una successiva visita pastorale del 1607 descrivono le chiese un po’ modificate: all’interno della chiesa madre affreschi raffiguranti s. Sebastiano, s. Agostino, s. Paolo, s. Stefano, s. Martino e la Vergine ornavano la parete di sinistra; la facciata esterna era stata arricchita con un pronao, una bifora e, ai lati della porta principale, altre due porte d’entrata.
Una statua della Madonna in legno dorato era stata collocata nell’oratorio della Beata Vergine e le raffigurazioni delle s. Caterina d’Alessandria, s. Agata, s. Maria Maddalena, sulla parete di destra; s. Marta, ed i Misteri del S. Rosario sulla parete di sinistra; s. Apollonia e s. Lucia nella parete di fondo, abbellivano la chiesetta della Madonna.

Nella mappa catastale del 1721 la pianta della chiesa risulta di nuovo modificata.
Questa carta non mostra l’interno della chiesa, ma solamente il tetto; osservando il disegno e confrontandolo con la pianta precedente si nota che l’edificio sacro risulta più ampio e, cosa nuova, l’orientamento non è più lo stesso: l’ingresso è a est e si apre verso la strada, quindi l’altare maggiore era posizionato a ovest; la disposizione attuale.
In questa carta non è più presente l’oratorio della Vergine e nemmeno il muro di cinta che delimitava il cortile,  ma il solo tetto di copertura continuo fa supporre che sottendesse una chiesa con alla sua sinistra un campanile, una cappella, forse dedicata alla Madonna in sostituzione di quella demolita, e dei locali a corredo.
Quando sia avvenuta la costruzione di questo nuovo edificio non è noto, si può supporre forse nella seconda metà del XVII secolo.
Documenti successivi  affermano che la chiesa misurava 20 cubici di larghezza per 60 cubici di profondità (circa m 9,00 x 27,00)

 


L’interno della chiesa dopo il 1740 ricostruito con l’ausilio dei documenti di progetto per il nuovo edificio del 1840.

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Nel 1740 avvennero altre modifiche: nella fiancata di destra furono aperti una nuova cappella dedicata alla Madonna e un battistero a pianta quadrata e senza finestre, ma con l’effige di S. Giovanni Battista; per poter effettuare questo ampliamento il Prevosto dovette spostare il cimitero nella zona del Lazzaretto dove allora esisteva un oratorio dedicato a s. Nicola da Bari (l’attuale zona cimiteriale con la chiesetta dedicata a s. Rocco).
Nella cappella di sinistra, forse precedentemente dedicata alla Madonna, allora si venerava s. Carlo Borromeo (culto rimasto fino al 1945).
La facciata era ornata con una statua di pietra raffigurante s. Stefano e con una croce di rame sulla sommità della cuspide.

Negli anni trenta del XIX secolo si sentì la necessità di ampliare la chiesa per poter ospitare la cresciuta popolazione della pieve. Il progetto fu redatto dall’Ing. Angelo Parrochetti nel 1838 e l’esecuzione dell’opera fu affidata al capomastro Giovanni Toscani di Milano.  
Nell’agosto del 1840, poco prima dell’inizio dei lavori un fulmine si abbatté sull’edificio demolendo gran parte del campanile e della sacrestia; a seguito di un sopralluogo  fu deciso l’abbattimento di tutta la costruzione e l’edificazione di una nuova chiesa. Il tempio, con l’attuale configurazione, si inaugurò il 2 giugno 1842. L’interno fu arricchito con dipinti raffiguranti soggetti sacri e due cherubini.
La chiesa venne consacrata nel 1901 dal cardinal Ferrari.


La sezione longitudinale nella Tav. II del progetto dell’Ing. Parrochetti
(in giallo la chiesa da demolire, in rosso la nuova costruzione)

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Nel giugno del 1931 furono inaugurati gli affreschi realizzati dal pittore Giovanni Briani degli Artigianelli di Monza che sostituirono i dipinti alle pareti.

Il 29 marzo 1944, durante la seconda guerra mondiale, un ordigno esplosivo squarciò il fianco settentrionale dell’edificio e fece crollare il tetto, la volta, il braccio sinistro del transetto e gran parte della parete nord della navata. Terminata la guerra si dovette procedere alla ricostruzione dello stabile sotto la sovraintendenza del Genio Civile di Milano; la rinata chiesa fu nuovamente consacrata dal cardinal Schuster il 25 aprile 1947.
La ricostruzione fu infine completata con l’inaugurazione del nuovo organo Tamburini nel giorno di Pasqua del 1955.


S. Stefano dopo il bombardamento del 29 marzo 1944

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L’interno dell’edificio era, però, scarno di decorazioni, solamente dei cartoni con figure di santi erano appesi alle pareti, così nel 1966 e nel 1968 fu commissionato l’incarico di affrescarne e ornare i muri ai fratelli Ferdinando Monzio Compagnoni, pittore, e Davide, decoratore.

Nel 1992 e nel 1998 si sostituirono i vetri trasparenti delle finestre e delle lunette del transetto con vetrate artistiche.

In occasione dell’anno santo del 2000 furono restaurati gli affreschi e gli stucchi, ormai degradati dal tempo e dalle infiltrazioni, fu rifatto il pavimento con marmi pregiati e si spostò il fonte battesimale nel transetto di destra.
La ricostruzione completa è terminata nel mese di dicembre 2000 con la posa del nuovo Altare di forma quadrata e dell’ambone, realizzati in marmo botticino giallo con ai lati inserti di marmo verde a forma di foglia di palma (simbolo del martirio di s. Stefano), e con la ricollocazione degli angeli dell’adorazione anch’essi restaurati.


A cura di:  Maurizio Benzoni


BIBLIOGRAFIA

• A. MOSCONI (a cura di) - Storia di segrate - Segrate -1975
• A. MOSCONI, M. BENZONI - Sessant’anni… ed è domani – Segrate - 2007
• E. BRIVIO, A. BURATTI MAZZOTTA, P. FIGINI, C. MARTORA, A. PALESTRA - Itinerari di s. Carlo nella cartografia delle visite  pastorali – Milano - 1984
• PARROCHETTI - Progetto di ampliamento della chiesa S. Stefano di Segrate – Milano - 1838
• P. FOSSATI - Processo Verbale di visita di Collaudo delle Opere di ampliamento della chiesa Prepositurale di Segrate - Segrate - 1842
• M. BENZONI (a cura di) - L’Importante è … - Segrate - 2004
• L. BONAPACE - Segrate attraverso la storia - Gorla Minore - 1995
• A MOSCONI (tesi di laurea) - Circoscrizioni ecclesiastiche e luoghi di culto nelle pievi  di Segrate,Mezzate, Settala, Corneliano e Gorgonzola secondo il Liber Notitiae Santorum Mediolani e il Codex Diplomaticus Langobardiae – Milano - 1976/77
• C. CANTÙ (ristampa) - Storia di Milano – Milano - 1975

Altri documenti:

• BORROMEO - Atti della Visita Pastorale - 1569
• C. BORROMEO  - Atti della Visita Pastorale - 1573
• O. BARONIO -  Atti della Visita Pastorale - 1607
• G. POZZOBONELLI - Atti della Visita Pastorale - 1753
• A. C. FERRARI - Atti della Visita Pastorale - 1901
• A.I. SCHUSTER - Atti della Visita Pastorale - 1935
• AUTORI VARI - Liber Cronicon della parrocchia di S. Stefano di Segrate vol. I
• L. CALANICO NAVA - Liber Cronicon della parrocchia di S. Stefano di Segrate vol. II
• L. CALANICO NAVA - Liber Cronicon della parrocchia di S. Stefano di Segrate vol. III
• AUTORI VARI - Liber Cronicon della parrocchia di S. Stefano di Segrate vol. IV
• AUTORI VARI - Registro della Fabbriceria di S. Stefano di Segrate  dal 1893 al 1907


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