meno9 r

Con le mascherine di tutti i tipi che coprono i nostri volti, ci sono rimasti gli occhi. Almeno quelli, altrimenti... si va a sbattere! Dopo avere fatto gli otto passi, siamo arrivati all'ultimo momento, di questa unica e irripetibile "novena" (possono essere ripresi in ogni momento i vari suggerimenti ovviamente). I nostri occhi "hanno visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli; luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele": così i grandi e luminosi occhi del vecchio Simeone. Non solamente una serie di gesti o di obblighi ma... accedere "in punta di piedi" (si diceva nel primo giorno) alla Gerusalemme celeste: e dite poco!

Ahimè: quante volte i nostri occhi sono entrati in chiesa opachi e sono usciti... identici, come se nulla fosse capitato; quanto abbiamo respirato con i polmoni del mondo e il nostro sguardo ha seguito gli stessi procedimenti mondani; quanta falsità, doppi sensi, inganno, sguardo cupo e giudicante... ahimè!

Eppure, abbiamo il dono del "trapianto di cornee" in ogni liturgia, così che si veda con gli occhi di Dio, si noti il particolare, si veda il bene con trasparenza... Forse un po' come gli occhi dell'Uomo di Nazareth che hanno guarito, convertito, hanno chiamato, hanno perdonato, hanno amato nello stesso modo in cui il Padre vede e ama.

meno9 r

Parliamo di quella trepidazione davanti al fatto di ricevere il Corpo di Cristo nel pane eucaristico. Per molte settimane molti hanno sentito dire: "Ti Ricevo spiritualmente nel mio cuore, dal momento che non posso riceverti sacramentalmente". Ora possiamo accogliere sul palmo delle nostre mani il pane concreto diventato Corpo di Cristo. Dicendo un bel "Amen" confermiamo ciò che ci viene regalato. Questa è la trepidazione di cui tener conto, proprio perché ne sentivamo la mancanza! Ci sta che la trepidazione diventi anche commozione, perché no?

Ahimè che guai quando abbiamo preso tutto come se fosse una "gomma da masticare" (mi si perdoni l'immagine); come se fosse un nostro diritto o fosse una "abitudine", la stessa con cui ci si lava i denti alla sera; quanto è diventato un rito "senza distinguere il Corpo del Signore" o come bere un bicchiere d'acqua... ahimè!

Possano le nostre mani essere sempre un po' "tremolanti" davanti al mistero di Dio che diventa cibo per nutrire ed è lì, non chissà dove, ma lì tra quelle dita che dovranno poi aprirsi e accogliere, accarezzare, stringere, aiutare, perdonare tutti coloro che si incontrerà.

meno9 r

L'ingresso nella liturgia cristiana, quando si supera in punta di piedi la soglia e si inizia "Nel nome del Padre, del Figlio e dello spirito Santo", non è come l'ingresso ad un edificio pubblico dove ci si reca perché si ha bisogno di un certificato o di una prestazione. Non passiamo in chiesa per una rivendicazione, della serie: "Ti chiedo questo e quest'altro e tu mi devi dare", e neppure andiamo come ad una pompa di benzina per fare il rifornimento, quasi trampolino per un impegno nella vita morale. Certo, si dice: "Se Dio non mi aiuta come faccio?", ma dovremmo intenderci. Noi andiamo per esprimere la nostra lode al Padre che, attraverso il Figlio e per una "potenza dell'altro mondo", ci fa sedere a tavola e passa a servirci, ci porta ad inserirci in questa comunione divina.

Ahimè: le volte che si lodava, ma non si faceva caso alle parole - per esempio - del prefazio o delle orazioni. Si era con la testa rivolta ai bisogni contingenti e veri (dalla pace del mondo all'aiuto per trovare le chiavi di casa...) tanto da non accorgersi. Certo un "canto" di qui, un "alleluia" di là, ma senza il cuore umile di chi recita perennemente il "Magnificat", perché "Dio ha guardato alla sua serva ed ha esaltato gli umili"... Ahimè!

Che bello poter recuperare... il "proprio" della preghiera cristiana! Da figlio che loda continuamente arrivo a dire: "Tu che conosci i cuori, sostienici, ricordati, consola, aiuta in questa fatica della malattia". Tutto prenderà un altro tono, appunto il tono cristiano.

Esprimere la lode, rendere grazie ora e in ogni luogo, con un pizzico di commozione perché è venuto tra noi, è passato nella sofferenza e nella morte, è risorto e con la sua Provvidenza guida la Chiesa. La lode per restituire ciò che ci viene dato gratuitamente. E la liturgia cristiana è restituire l'amore nella lode.