diocesi di milanoDomenica delle Palme Milano, Duomo – 5 aprile 2020

Lo spreco del puro nardo.

“Abbà Antonio, aiutami! – chiedeva il giovane Gregorio che era giunto presso l’eremo del santo padre Antonio – ho provato tutto nella vita e non ho trovato niente. Ho provato il piacere dell’amore, il fremito della passione, ma l’amore è finito e la passione mi ha lasciato più vuoto di prima. Ho provato l’ebbrezza del potere e l’orgoglio di avere servitori che obbedissero ai miei ordini. Ma poi mi sono guardato allo specchio e mi sono detto: che meschinità! Ho provato l’abbondanza del denaro che può comprare tutto. Ma mi sono accorto che la gioia di vivere non si compra da nessuna parte. Abbà Antonio, che cosa devo fare? Devo ritirarmi anch’io in questo deserto?”. Ma il santo padre Antonio rispose al giovane deluso e smarrito: “Se stai male con te stesso, non starai bene andando altrove. Ecco che cosa dicono le Scritture: tieni fisso lo sguardo su Gesù! Quando non sai dove andare, tieni fisso lo sguardo su Gesù; Egli è la via. Quanto non sai per che cosa vivere, tieni fisso lo sguardo su Gesù; Egli è la vita. Se non sai come intendere il momento che vivi, tieni fisso lo sguardo su Gesù; Egli è la verità!”. E il giovane Gregorio se ne partì pensoso. Aveva cercato risposte, forse aveva perso tempo. Forse aveva trovato una via.

Il santo padre Macario si confidava un giorno con Abbà Antonio: “Ecco, non posso fare più niente. Non ho più forza per lavorare la terra. Le mie mani sono malferme, non posso più curare le ferite e le piaghe dei fratelli. I miei occhi affaticati non possono leggere le parole sante. Dimmi, Abbà Antonio, a che cosa può servire la mia vita?”. Abbà Antonio si commosse della confessione del santo padre Macario e lo consolò: “Padre Macario, non affliggerti. Tu piuttosto siediti a mensa e sorridi, siedi all’ingresso della tua cella e sorridi, passeggia tra i campi e sorridi. Ecco che cosa puoi fare: irradiare la gioia e donare la pace. La gioia è come il profumo di puro nardo: rende amabile l’umanità e desiderabile abitare la terra!”. Non so quanto ancora visse il santo padre Macario, ma dicono che la sua cella sorrida ancora.

Il monaco Agatone fremeva di impazienza. In città infuriava l’epidemia e in lui ardeva il desiderio di correre là per dare aiuto. Si consultò con Abbà Antonio: “Abbà Antonio, c’è bisogno di aiuto là dove infuria il morbo e troppi sono contagiati. Devo correre in città! Subito, subito!”. Abbà Antonio rispose: “Quello che hai nel cuore è una santa ispirazione, ma prima scava un pozzo”. Il monaco Agatone era impaziente, ma obbediente. Con grande energia scavò un pozzo e ne venne acqua abbondante e buona. Tornò quindi da Abbà Antonio: “Abbà Antonio, c’è bisogno di aiuto là dove infuria il morbo e troppi sono contagiati. Devo correre in città! Subito, subito!”. Abbà Antonio rispose: “Quello che hai nel cuore è una santa ispirazione, ma prima semina il grano”. Il monaco Agatone era impaziente e fremeva, ma era anche obbediente. In tutta fretta seminò il campo di grano”. Tornò quindi da Abbà Antonio: “Abbà Antonio, c’è bisogno di aiuto là dove infuria il morbo e troppi sono contagiati. Devo correre in città! Subito, subito!”. Abbà Antonio ripose: “Quello che hai nel cuore è una santa ispirazione, ma prima raccogli in un libro le parole sapienti dei santi monaci”. Il monaco Agatone era impaziente e fremeva ed era esasperato, ma anche obbediente. Scrivendo giorno e notte portò a compimento l’impresa. Tornò quindi da Abbà Antonio: “Abbà Antonio, c’è bisogno di aiuto là dove infuria il morbo e troppi sono contagiati. Devo correre in città! Subito, subito!”. Allora Abbà Antonio rispose: “Quello che hai nel cuore è una santa ispirazione. Parti subito. C’è bisogno di te. In fretta, in fretta!”. Non si sa più nulla del monaco Agatone. Quello che si sa è che ancora adesso, dopo molti e molti anni, i monaci si dissetano all’acqua del pozzo, ogni anno raccolgono grano nel campo seminato e continuano a meditare le parole dei santi monaci.

Forse anche così si prepara la Pasqua, questa Pasqua: versando profumo di nardo che riempie tutta la casa. L’attenzione che tiene fisso lo sguardo su Gesù, come quella di Maria di Betania, versa il puro nardo di grande valore. Anche la semplicità di chi non può fare niente e si limita a irradiare la gioia, versa il puro nardo di grande valore. Anche il tempo dedicato a preparare il futuro nella frenesia del pronto soccorso nulla sottrae ai poveri e invece versa il puro nardo di grande valore.

Mario Delpini