informatoreIII domenica dopo Pentecoste

Per una ricorrenza

C'è gioia e trepidazione, aspettativa e sorpresa in ogni circostanza festosa quale un compleanno o un particolare anniversario. Ci sono riti che si fanno quasi in modo naturale, come gli inviti, le partecipazioni, gli addobbi, i regali, l'abbondanza del cibo e del bere, per finire con la torta... ciliegina di ogni ricorrenza.

Si cerca di stupire anche con feste a sorpresa, con arrivo di persone importanti e con regali "ricercati" al millesimo per essere all'altezza di chi si festeggia. Succede così che nelle feste, in modo speciale in quelle importanti, viene coinvolto tutto il mondo delle relazioni legato al festeggiato o ai festeggiati.

Il credente normalmente non sa che alla festa, in incognito, senza dar fastidio, senza consumare, senza apparire e con tanti altri "senza", è presente... il buon Dio. È un credente e, se nella sua vita ha un posto il Signore, perché escluderlo, immaginandolo da un'altra parte tra odori di incenso o di cera?

Infatti, il buon Dio si rende presente in un modo nascosto perché fa parte delle relazioni del festeggiato.

In una festa non si fanno preghiere ("ci mancherebbe quello!"), non si fanno segni di croce ("non siamo in chiesa"), non si accenna alla fede ("mi pare un argomento fuori posto"), non si mettono immagini ("e poi menano gramo!"). Eppure misteriosamente in un luogo di affetto, di storia, di ricordi, di amore non può mancare Lui.

Il credente (dico il credente!) trova spazio e tempo per riandare al miracolo della sua nascita, di ciò che è successo nel corso degli anni (magari l'incontro con un "lei" o un "lui"), delle esperienze di crescita, di una vocazione particolare... avverte il bisogno di riconoscere l'azione della Provvidenza.

Il credente (dico il credente!) prova a ritagliare minuti in preparazione alla festa, per rendere evidente la presenza dell'Altro magari con queste parole: "So, o Signore, che sei stato presente dal mio concepimento, sono prezioso ai tuoi occhi, mi hai chiamato più volte, mi hai sollevato su ali d'aquila, sei stato riparo, hai illuminato gli incubi e il buio, hai liberato dal laccio il mio piede, sei stato fortezza nelle prove, scudo di difesa, suggeritore dell'anima. Posso ricordarti quella volta in cui... e quell'altra volta che... e poi in quella crisi ma anche in quella sorpresa...".

Il credente (dico il credente!) magari decide di andare a Messa proprio il giorno esatto del compleanno o della ricorrenza (prima che arrivino gli invitati) e, se non può, ci va il giorno precedente. Quasi a rendere grazie di tutto quel mistero di amore che riconosce, che mette in evidenza senza clamore. Poi magari prova a scrivere un biglietto di ringraziamento da dare agli amici prima che se ne vadano dicendo: "E che Dio benedica te amico... o amica...".

Mentre la festa procede, gli basta poco per rendere grazie della tavola preparata che ricorda l'altra tavola della liturgia. Riconosce la bellezza delle persone che sono lì attorno a lui, gusta la bravura di chi ha preparato e cucinato cibi delicati, assapora la bontà del buon vino o della buona birra, esprime la gioia per un regalo ricevuto così che la ricorrenza sia quasi - si può dire? - ricorrenza "divina"...

Non si parla di apparizioni che sarebbero fuori posto e di gusto pacchiano: non è nello stile del Padre di Gesù. È dell'amore sparire pur essendoci, non centrare su di sé l'attenzione e Lui, in questo, è un campione, si muove "da Dio"!

Il festeggiato credente (dico credente!) favorisce che il mistero passi dentro la ricorrenza o la festa e lo fa "senza che nessuno si accorga se non lui stesso". Nulla di "bigotto" o di "cattolico" (parola usata spesso con sarcasmo), ma solo comunicare, in un modo nuovo, la propria storia, quello che si è, in occasione della ricorrenza e della festa.

Così facendo il credente (dico il credente!) non si sente stupido e non fa cose strane: semplicemente mostra ciò che è, con intelligenza e creatività!

don Norberto


Siamo quasi alla fine

Credo che a breve sia giusto fare una pausa di questo foglio informatore che ha accompagnato i miei primi mesi a Santo Stefano. Ero partito tranquillo in gennaio, tra qualche segnalazione, qualche avviso, proponendo poi spunti a partire dalla liturgia della Chiesa che rimane una... "sconosciuta". L'abitudine spesso produce ciò che avviene per i mobili che a causa della polvere e del tempo si anneriscono o diventano opachi. C'è da ripulire la liturgia perché ripulire è... risanare (verbo modernissimo!): poter vedere lo splendore di quello che la Chiesa ci offre per unirci a Dio e pregarlo.

Poi è arrivato il crack! "Non possiamo dire la Messa", non si può questo, non si può quest'altro, non si può… E allora il foglio è diventato occasione per dare voce a pensieri che venivano, al fine di "accompagnare" ciò che mai potevamo immaginare o prevedere.

La prima facciata dell'8 marzo, domenica della chiusura delle chiese, era con un grande riquadro bianco. In quei giorni mi esprimevo con poche parole:

"Non è una pagina vuota, ma una pagina bianca! Questi giorni... strani... per tutti... per i ragazzi... i genitori... i nonni... per i trasporti... il lavoro... per la chiesa...Tanti discorsi, tanti pensieri, tante preoccupazioni... Se il tempo che stiamo vivendo fosse una "pagina bianca", pagina mai usata, nuova? Sarebbe bello che si scrivesse anche materialmente qualcosa di ciò che viviamo a patto... di non pubblicarlo, di non dirlo a nessuno, di rimanere nascosto e segreto. Ci farebbe compagnia la frase di un "Amico" che dice: "Il Padre tuo che vede nel segreto...". Mi pare sufficiente!

Nelle altre settimane si è proseguito a "stare in edicola" e a pubblicare poche copie per chi passava dalla chiesa.

Ora basta, fermiamoci per l'estate, però...

Mi piacerebbe che nel prossimo numero ci fossero delle brevi riflessioni a partire da quello che si è scritto sul foglio: vedremo. Mi piacerebbe anche indicare un ultimo desiderio: riprendere ciò che era scritto nei precedenti fogli, rileggendolo e farne delle considerazioni. Molto di quello che si scriveva non era legato ad una circostanza specifica ed ecco che può essere utile anche in un secondo tempo.

È possibile trovare i testi nel sito della parrocchia, ormai facile da consultare dal momento che siamo stati costretti ad imparare meglio e a navigare con più precisione nel mondo virtuale. Stiamo anche predisponendo un cambio di impostazione nel nostro sito.