informatoreIII domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Inizio della scuola particolare!
Il Vescovo invita alla preghiera, e suggerisce di usare questa preghiera per iniziare… insieme a Lui.

PREGHIERA PER LA SCUOLA
Anno scolastico 2020/2021, nei tempi della pandemia

Padre nostro, che sei nei cieli,
benedici tutti noi che siamo tuoi figli in Gesù
benedici tutti i giorni dell’anno scolastico.

Vogliamo vivere nella tua grazia: donaci fede, speranza, carità.

Ogni giorno di questo anno scolastico, nelle speranze e difficoltà presenti,
sia benedetto, sereno, ricco di bene per potenza di Spirito Santo.

Sia benedetto il lunedì, con la grazia degli inizi,
il desiderio del ritrovarsi, la sconfitta del malumore.

Sia benedetto il martedì, per la curiosità e la gioia di imparare,
per la passione e il gusto di insegnare.

Sia benedetto il mercoledì, per la fierezza
e la nobiltà di affrontare le sfide e la fatica e vincere la pigrizia.

Sia benedetto il giovedì, per l’amicizia,
la buona educazione e la correzione dei bulli e dei prepotenti.

Sia benedetto il venerdì, per la fiducia contro lo scoraggiamento,
per la semplicità nell’aiutare e farsi aiutare.

Sia benedetto il sabato, per la promessa degli affetti familiari e del riposo.

Sia benedetta la domenica, il tuo giorno, Signore!
Per la serenità, la consolazione della preghiera per vivere la nostra vocazione.

Padre nostro che sei nei cieli, sia benedetto ogni tempo, occasione per il bene, ogni incontro, vocazione a servire e ad amare, ogni ora di lezione, esercizio di intelligenza, volontà, memoria per percorsi di sapienza.

Benedici tutti noi, benedici le nostre famiglie, benedici la nostra scuola.

Amen


Se uno ti scrive una lettera… leggila!
Se il tuo vescovo scrive a te, credente… sei onorato!
E se fosse un aiuto proprio per l’oggi?

Prima lettera del vescovo Mario Delpini

Carissimi,

le attività della comunità cristiana, come la scuola e la vita sociale, riprendono dopo la pausa estiva di questo anno così tribolato, strano, frustrante. In questa ripresa è più che mai necessario “metterci l’anima” per diventare saggi, perché l’organizzazione delle iniziative e la predisposizione del calendario non possono essere il ripetersi, per inerzia, di quello che “si è sempre fatto”. Cerchiamo una sapienza che orienti le scelte, gli stili, le cose. La ricerca della sapienza necessaria per vivere bene, per trovarci a nostro agio nella storia è un’arte da imparare di nuovo. Il devoto e diligente scriba Gesù Ben Sira può incoraggiare percorsi fiduciosi.

I primi adempimenti del nuovo anno pastorale potranno essere passi verso la sapienza per interpretare il tempo che abbiamo vissuto e quello che stiamo vivendo, per invocare il dono dello Spirito che continui a custodire in noi i sentimenti che furono in Cristo Gesù e il pensiero di Cristo, per compiere esercizi di discernimento comunitario.

Per molti di noi e per molte comunità “l’inizio dell’anno pastorale” è segnato in calendario con la festa della Natività della beata vergine Maria. Nel mese di settembre e di ottobre ricorrono feste che celebrano Maria che sono così care alla nostra comunità: propongo che si intensifichino la devozione e la contemplazione di Maria donna di fede, abitata dal timore di Dio, fedele fino alla croce, unita a Gesù fino alla gloria. Questo inizio avrà i tratti di una “ripresa”, forse particolarmente faticosa e complicata. Molto di quanto era previsto nei mesi di primavera è stato rimandato a questo autunno. Suggerisco esercizi.

  1. “Ricercai assiduamente la sapienza nella mia preghiera”

Il testo biblico e la tradizione spirituale insistono nel suggerire la preghiera e il timore del Signore come via per diventare saggi e ottenere la sapienza. Tuttavia, nella sensibilità contemporanea preghiera e sapienza/intelligenza si presentano addirittura come alternative e l’individuo è sovraccaricato di un peso insopportabile, trovandosi angosciosamente solo di fronte all’enigma del mondo e della storia. Se non vuole rassegnarsi all’ignoranza, tocca lui, in solitudine, cercare, studiare, raccogliere documentazione. I credenti possono affrontare la medesima sfida ma con maggior fiducia e serenità.

Hanno infatti la persuasione di avere due punti di riferimento che orientano e sostengono la ricerca di ciascuno. Il primo è Dio, fonte della sapienza e interlocutore della preghiera; non un Dio lontano, ma vicino, presente, coinvolto con la nostra vita, fino a diventare uno tra noi in Cristo Gesù. Il secondo è la Chiesa, la comunità dei credenti, casa ospitale della preghiera .

Nel libro della Sapienza, Salomone confida il suo percorso per accedere alla Sapienza: “Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne me lo spirito di sapienza“. Il desiderio di saggezza dà buone ragioni per proporre con insistenza la preghiera per chiedere la sapienza nella vita quotidiana di ogni fedele e nel ritmo ordinario delle comunità. I sapienti di Israele testimoniano che la loro preghiera è stata esaudita. E ciascuno di noi può riconoscere che i maestri personalmente conosciuti e i dottori di cui abbiamo studiato le opere, sono state persone di preghiera. La Chiesa stessa ha riconosciuto come “dottori della Chiesa“ anche persone che non hanno avuto incarichi di insegnamento né hanno prodotto ricerche specialistiche.

Erano persone di preghiera: perciò hanno avuto qualche cosa di importante da insegnare alla Chiesa. Caterina da Siena, Teresa D’Avila Teresa di Lisieux, Ildegarda di Bingen sono venerate con il titolo di dottore. Molte altre donne e molti altri uomini sono stati i nostri maestri: erano persone di preghiera. Dalla vita, dai libri, dagli incontri e dagli scontri attingevano domande, parole, compassione e sdegno da mettere alla presenza di Dio. Pregavano. Pregano. La sapienza di cui abbiamo bisogno non è anzitutto un insieme di nozioni da sapere ma un gusto per la vita che ne gode il senso, ne sperimenta il mistero come buono.

Ritengo pertanto che sia opportuno proporre all’inizio dell’anno pastorale, una pratica della preghiera che non sia tanto una “scuola di preghiera“ ma piuttosto un accompagnamento pratico e semplice che aiuti a consegnarsi alla comunione con il Padre, per grazia dello Spirito Santo. Noi infatti “non sappiamo come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili”. Siamo chiamati ad affidarci allo Spirito per praticare la preghiera che ci dispone a ricevere la sapienza che viene dall’alto.

Qual è l’atteggiamento adatto? In che modo possiamo coniugare la pratica personale e la pratica comunitaria di questa preghiera? Quale rapporto c’è tra la preghiera personale e la preghiera della Chiesa, la liturgia delle ore e la celebrazione eucaristica? Che significa fare silenzio? Che significa ascoltare il Signore? Che significa essere alla presenza del Signore? Come vigilare perché non si chiami preghiera una ripetizione di parole, un ripiegamento su di sé, un’esposizione di richieste, un cantare, parlare, piangere, come se l’interlocutore fosse un’assenza, un vuoto? In questo preghiera docile allo Spirito riceveremo la grazia di convertire i quesiti, che si sono spessi raccolti in questo periodo, alla preghiera che ci conforma al pensiero di Cristo. Molte volte infatti sono state enunciate domande inquietanti: perché questo male? Dove sei Signore? Che cosa abbiamo fatto per meritare queste disgrazie?

Sono domande spontanee ma nella comunione con Gesù che lo Spirito rende possibile, possono diventare domande cristiane alimentate cioè non da un sospetto su Dio ma dalla ricerca della via sapiente per vivere il dramma alla sequela di Gesù.

La comunità cristiana propone la preghiera quotidiana. La preghiera della comunità celebra la liturgia delle ore.

Raccomando che in ogni comunità sia proposta la preghiera delle Lodi, dei Vesperi, di Compieta. Nei tempi del lockdown alcune comunità, gruppi giovanili, gruppi di amici, si sono organizzati per ritrovarsi su piattaforme e pregare insieme con la preghiera delle ore che costituisce il modello della preghiera ecclesiale. Sarebbe bene continuare questo appuntamento quotidiano.

La preghiera di famiglia è stata per alcuni una riscoperta nelle settimane di isolamento. L’esercizio del sacerdozio battesimale abilita tutti i fedeli a promuovere, animare, condurre la preghiera anche nella propria casa. Nella consapevolezza che il primo luogo in cui impariamo a pregare, e quindi ad apprendere la sapienza, è la famiglia, chiedo ai servizi competenti della curia di offrire strumenti per preghiere condivise, celebrazioni domestiche, momenti particolari che convochino la famiglia per eventi lieti e tristi della vita, e di sostenere la preghiera familiare con appositi sussidi che aiutino genitori, figli, nonni a crescere nella sapienza del Vangelo. Attraverso la celebrazione domestica della grazia di Dio, i vari momenti della vita familiare diventano occasione per ascoltare la Parola di Dio, per maturare il pensiero di Cristo, per camminare nello Spirito. Il rosario è la preghiera di tutti: nella semplicità delle ripetizioni dell’Ave Maria, nell’invito a contemplare i misteri della vita di Gesù, nella confidenza in Maria che prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte, è scritto un itinerario spirituale intenso e che può essere praticato da tutti.

La preghiera personale utilizza tutte queste forme e insieme può essere vissuta nell’esercizio della lectio divina che, cercando la familiarità con la Parola di Dio, orienta il cammino, genera frutti di sapienza per leggere la propria storia, i segni dei tempi, il momento presente con lo sguardo di Dio, con il pensiero di Cristo.

  1. La sapienza e l’audacia degli inizi

C’è una grazia speciale in ogni inizio. Chi si mette all’opera è attratto da una meta da raggiungere, da un risultato desiderabile, dall’intenzione di vivere il tempo come amico del bene.  C’è anche una speciale tentazione in ogni ripresa, quando chi si mette all’opera sembra spinto dall’inerzia e dice: “Ancora? Sempre le stesse cose? I soliti volti, i soliti fastidi le solite tensioni. Uffa!”. Si può vivere il tempo come nemico del bene, logoramento che spegne, fatica che stanca.

Come inizieremo quest’anno? Dopo il trauma subìto, dopo le molte previsioni e le molte smentite, sotto molti condizionamenti e forse inestirpabili paure, come comincerà quest’anno? La sapienza cristiana legge in ogni inizio un’occasione, una grazia, una novità. Tanto più in questo 2020: molte delle solite cose sono da re-inventare. Forse tutto come prima? Forse niente come prima? Piuttosto saremo docili allo Spirito di Dio e come “ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli: è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.

C’è in tutti noi un desiderio di ripensamenti coraggiosi nella pratica pastorale, sugli atti essenziali che la caratterizzano e su tutto quanto si è accumulato con il tempo. Come dire la buona notizia del Vangelo con l’annuncio della Parola, con la celebrazione dei sacramenti, con l’esercizio delle responsabilità educative, con la pratica della carità e le forme della solidarietà, con la testimonianza negli ambienti del vivere quotidiano, con la promozione di iniziative di aggregazione e di animazione. La ripresa delle attività ordinaria è il tempo propizio non solo per raccogliere la lezione che viene dei mesi strani e complicati che abbiamo vissuto, ma anche per interrogarci insieme su come dobbiamo riprendere, su quali siano le cose essenziali, quali le zavorre, quale il segreto per l’irradiazione della gioia nel percorrere le vie di Dio verso la terra promessa.

La domenica dell’ulivo

Propongo di caratterizzare domenica 4 ottobre come “domenica dell’ulivo”. Non è stato possibile celebrare la Domenica delle Palme per entrare nella settimana autentica ricordando l’ingresso festoso di Gesù in Gerusalemme. Pertanto è mancato anche quel segno popolare tanto gradito e significativo di far giungere in tutte le case un rametto di ulivo benedetto. La “domenica dell’ulivo” intende incoraggiare la benedizione e la distribuzione dell’olivo come messaggio augurare. Ripensiamo subito alla colomba di Noè.

Nel tempo che abbiamo vissuto, l’epidemia ha devastato la terra e sconvolto la vita della gente. Abbiamo atteso segni della fine del dramma. La benedizione dell’ulivo o di un segno analogo deve essere occasione per un annuncio di pace e di ripresa fiduciosa, di augurio che può raggiungere tutte le case.

Celebrare questo segno nel giorno in cui ricorre la memoria di San Francesco d’Assisi, nell’anno dedicato a rileggere e recepire l’enciclica di Papa Francesco Laudato sii, è un messaggio ricco di significati che può essere coniugarsi senza complicazioni con quanto può essere programmato per quella domenica.

L’apertura degli oratori

La festa di apertura degli oratori merita di essere particolarmente voluta e preparata quest’anno, così che possa essere una vera e propria festa della comunità cristiana che si ritrova tornando ad abitare un luogo tanto importante per l’educazione della fede e la fraternità. Provo ammirazione per la tenacia e la speranza dimostrate dalle nostre comunità. Nei segni del blocco totale non si sono fermate, hanno immaginato e realizzato un modo inedito per stare accanto ai ragazzi e agli adolescenti. È ammirevole questa straordinaria espressione di creatività educativa.

Con la nostra passione educativa abbiamo giocato un ruolo importante per richiamare tutta la società alle attese e alle fatiche dei ragazzi e delle loro famiglie. Desidero ringraziare tutti ancora per l’impegno e il coraggio che hanno consentito la ripresa delle attività in tanti nostri oratori. Insieme condivido il dolore delle comunità che, a malincuore, non sono riusciti a offrire come avrebbero desiderato spazi e proposte di fede e socializzazione nel tempo estivo.

La festa degli oratori può diventare quest’anno l’occasione per coltivare una lettura sapiente, continuare un coraggioso discernimento pastorale coinvolgendo le istituzioni del territorio, i diversi attori sociali a cominciare dalle famiglie e dai giovani. Così proprio educando alla fede cristiana i nostri oratori contribuiranno attivamente ad una lungimirante costruzione di nuovi scenari.

Le proposte di pastorale giovanile/universitaria,  cioè vocazionale

Nella Milano città della università e di gruppi giovanili, degli oratori e dei movimenti la condizione giovanile a subito, come tutti lo sconvolgimento causato dall’epidemia.  L’emergenza che abbiamo vissuto negli scorsi mesi richiama particolarmente i giovani ad una matura assunzione di responsabilità: nella Chiesa e nella società sono chiamati a raccogliere la sapienza di vita trasmessa dagli anziani e a divenire sempre più consapevolmente testimoni gioiosi del Vangelo tra i loro coetanei, corresponsabili nella costruzione delle comunità cristiane.

Per camminare insieme nella prospettiva di una “sinodalità missionaria“ devono coordinarsi pastorale giovanile e pastorale universitaria. I giovani hanno risorse da offrire, idee da condividere, storie nuove da scrivere. Nel servizio degli anziani e nell’aiuto ai poveri molti giovani si sono rivelati volontari generosi e intelligenti. Nel loro impegno di studio hanno messo a frutto una familiarità con le tecnologie disponibili che ha prodotto anche eccellenze. Le comunità devono essere grati ai giovani e incoraggiarli a mettersi in gioco, ad assumere responsabilità.

La pastorale diocesana quest’anno propone il percorso denominato “Senza indugio“: i giovani inviati dei decanati e da diverse realtà ecclesiali movimenti, associazione insieme ad alcuni adulti significativi delle nostre comunità, ci aiuteranno a rileggere la pastorale giovanile in chiave missionaria, in ascolto delle esortazione posta sinodale Christus Vivit di Papa Francesco.

Le comunità pastorali e decanali saranno coinvolte in particolare nei mesi di febbraio e marzo, in un discernimento comunitario che promuova la missionarietà quale criterio per interpretare strutture e proposte ecclesiali. Insieme cerchiamo quella sapienza che consenta ai ragazzi e i giovani il gusto per una vita evangelica, il fascino di una vita piena. Alcuni appuntamenti sono proposti ai giovani perché senza indugio accolgano l’invito a cercare Gesù. In ambito universitario pur tra molte incertezze si profilano modalità di incontro, metodologie di studio, prospettive occupazionali, tutte da scoprire. I cristiani sentono la responsabilità per il proprio futuro e per i propri coetanei e sanno di essere chiamati a dire parole di speranza. Alcuni eventi possono offrire occasioni per confronti, proposte, preghiera.

La giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore

La ricorrenza della 90ª giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si avvia a celebrare il centenario della sua fondazione, si intitola Alleati per il futuro. Prevista per il 24 aprile è stata fissata per il 20 settembre. Può essere l’occasione anche per trarre profitto dalle ricerche condotte dall’Osservatorio Giovani e da Laboratorio Futuro. La celebrazione del centenario dell’Università Cattolica offre anche la possibilità di rileggere l’audacia, la lungimiranza, la determinazione, la capacità di coinvolgimento popolare dei promotori del sogno di cattolici italiani. Padre Agostino Gemelli, Ludovico Necchi, Francesco Olgiati, Armida Barelli, Ernesto Lombardo, sono nomi che dobbiamo ricordare con ammirazione e riconoscenza.

Vorrei in particolare invitare ad approfondire la conoscenza di Armida Barelli che spero prossima alla beatificazione. E’ stata una “donna tra due secoli”, pilastro insostituibile della nascente Università Cattolica del Sacro Cuore e fondatrice della Gioventù Femminile di Azione Cattolica.

La Carità non ha mai fine

Le attività di assistenza e di carità che impegnano le comunità cristiane o più ampiamente le realtà ecclesiali non si sono mai interrotte. In questo periodo le Caritas territoriali e diversi gruppi caritativi hanno reagito all’emergenza, facendo ciò che serviva, intervenendo senza escludere nessuno, rispondendo ai bisogni con la “fantasia della carità” che i territori hanno saputo sperimentare e far crescere (centri di ascolto ed empori, consegna di cibi e pacchi, cura per tante persone isolate e bisognose mentre tutto era chiuso).

L’opera non si è mai interrotta, ma è necessario ora pensare a nuovi inizi: sarà richiesta la disponibilità a creare le condizioni per nuove forme di carità anche diverse da quelle che abbiamo sperimentato finora per non lasciare indietro nessuno. Sarà importante leggere in profondità questo tempo, per cogliere i nuovi bisogni intercettati, come si è mossi, con quali risorse, con quali risultati, sia livello centrale che territoriale. L’avvicendamento di molti giovani all’esperienza caritativa ha rappresentato una delle novità di questo periodo. Essa andrà curata con una formazione mirata e ci chiede di riconoscere ai giovani il protagonismo che può generare diverse e originali modalità di gestione degli interventi caritativi, lasciando loro gli spazi e i tempi necessari. Occorre quindi ripartire senza tornare indietro, senza cioè ripercorrere le stesse strade che ci hanno portato alla globalizzazione dell’indifferenza, alla cultura dello scarto, al crescere esponenziale delle diseguaglianze di cui la stessa pandemia, come una cartina tornasole, ha mostrato l’evidenza ed esasperato le fragilità.

Raccomando quindi percorsi di formazione alla carità. Percorsi che promuovano il legame tra liturgia, catechesi e carità, perché ogni liturgia si proietti dal tempio al tempo e sia credibile perché fonte di buona notizia per tutti gli uomini, e l’azione caritativa riveli un Dio che ama tutti senza distinzione e veda del povero la presenza di Cristo. L’incontro con il povero interpella la comunità cristiana come soggetto di una carità che individua e rimuove le cause, non dà per carità ciò che è previsto per giustizia, opera per liberare dal bisogno di chiedere aiuto attivando percorsi di responsabilità personale e di dono anche nel povero. La Caritas diocesana propone al riguardo incontri e un percorso che, situandosi nel solco della Laudato sii, ci aiuti a rileggere le sfide del tempo presente alla luce della sapienza che Dio ci ha donato nel suo Figlio. La partenza è fissata per il 2 settembre con un convegno a cui farà seguito la consueta presentazione del programma dettagliato dei percorsi formativi.

Le riaperture delle scuole

Tra le preoccupazioni di coloro che hanno responsabilità nella nostra società, la scuola merita di essere prioritaria. Il percorso scolastico ha mostrato una grande generosità e capacità di adattarsi alle situazioni per continuare l’attività didattica. Ma forse in qualche momento è sembrato che fossero più meritevole di attenzione altri ambiti rispetto alla scuola, mortificando la responsabilità educativa dei docenti e del personale della scuola. L’ottusa e ostinata censura sul servizio che la scuola pubblica rende al futuro del paese e sul contributo che la scuola pubblica paritaria rende al servizio scolastico ha causato sofferenze profonde, fino a indurre alla resa e alla chiusura di scuole paritarie.

La complicazione delle procedure e gli aspetti organizzativi talora finiscono per oscurare la cura per l’educazione e l’istruzione delle giovani generazioni. I cristiani e tutte le persone di buona volontà esprimono la loro attenzione per l’educazione e devono trovare le forme per pretendere l’aiuto delle istituzioni: alle nostre comunità sta cuore offrire percorsi educativi per tutti, per tutte le condizioni sociali, per i ragazzi di ogni provenienza che abitano in Italia. Per tutti siamo un Paese ospitale che pratica i valori dell’umanesimo: la stima per ciascuno, la valorizzazione per le capacità di tutti, l’educazione alla convivenza civile, la verità della speranza, la fiducia in Dio. L’inizio dell’anno scolastico può essere l’occasione per dichiarare quale sia il valore della scuola per la nostra società e con quale cura si accompagna ogni figlio d’uomo al compimento della sua vocazione. Mi piacerebbe che ci fossero messaggi corali della comunità cristiana, della società civile, dell’istituzioni per condividere l’augurio per un anno di singolare intensità e qualità.

La sorpresa della santità adolescente

La beatificazione di Carlo Acutis sarà celebrata nel pomeriggio di sabato 10 ottobre ad Assisi. E’ l’invito per tutti, in particolare per gli adolescenti, a conoscere e a lasciarsi ispirare da un coetaneo, simpatico, moderno, lieto, ad apprezzare la santità con i tratti sorprendenti e affascinanti dell’adolescenza.

  1. Viaggia in terre di popoli stranieri, sperimentando il bene e il male in mezzo agli uomini

Chiesa dalle genti

Una lunga tradizione della cultura europea e in genere occidentale ha coltivato la presunzione di poter esibire un patrimonio paradigmatico per il sapere umano. Le acquisizioni scientifiche e le applicazioni tecnologiche hanno fornito alla presunzione occidentale il supporto della potenza, del potere che dimostra la sua superiorità dominando il mondo, non solo strumentalizzando le risorse del pianeta al proprio benessere, ma conquistando e sfruttando popoli e nazioni.

La potenza si è rivelata dominante non perché abbia ragioni da esibire ma perchè produce armi e strumenti di dominio temibili e distruttivi. Papa Francesco nell’enciclica Laudato sii (17-61) offre una descrizione e una diagnosi dell’esito drammatico di un atteggiamento aggressivo verso l’ambiente, verso i popoli della terra che soffrono di una drammatica “inequità”, che conduce al deterioramento della qualità umana e al degrado sociale. La crisi del modello di vita, di produzione, di organizzazione sociale che il mondo occidentale sta attraversando induce donne e uomini pensosi a riconoscere i limiti di un contesto complessivo che ha certo assicurato a coloro che sono dentro il sistema un livello di vita altissimo, ma ha condannato gran parte dell’umanità a condizione incompatibili con la dignità della persona.

La nostra generazione è alla ricerca di una cultura diversa. Il fenomeno migratorio favorisce il mescolarsi di persone che portano con sé diverse tradizioni, culture, religioni. Il pianeta assomiglia sempre di più a un magma in movimento e sempre di meno ad un repertorio di paesaggi da fissare in foto ricordo. In questo globalizzarsi del movimento, quindi anche dell’inquietudine, del confronto, dello scontro, la Chiesa cattolica è chiamata a riconoscere la sua vocazione ad essere casa ospitale per tutti i fratelli e le sorelle. Dalla grande crisi del 1^ secolo nel concilio di Gerusalemme i discepoli di Gesù hanno imparato a esercitare la responsabilità che “le nazioni ascoltino le parola del Vangelo e vengano alla fede”.

Alla luce della destinazione universale della predicazione apostolica e della fruttificazione del Vangelo in ogni cultura, popolo e nazione, la comunità cristiana che vive in questa terra si riconosce “Chiesa dalle genti”, secondo quanto abbiamo esplorato nel periodo sinodale e siamo ora chiamati a recepire. “La Chiesa non è una roccaforte ma una tenda capace di allargare il suo spazio perché entrino tutti e di dare accesso a tutti”.

Nell’esperienza della pandemia abbiamo osservato che la Chiesa dalle genti è una realtà concreta e capillare che si rivela nel quotidiano. Le nostre chiese sono stati aperti e visitate da “vicini e lontani”, una sete di speranza, una ricerca di senso, una docilità nell’affidamento a Dio. La Chiesa dalle genti è andata tra le gente, nelle strade, nelle famiglie, sui mezzi di comunicazione sociale, Ha raggiunto molti. La pandemia ci ha fatto sentire “tutti nella stessa barca”, ha abbattuto pregiudizi, ha sprigionato la creatività e la solidarietà, ci ha fatto sentire fratelli e sorelle nella paura e nella speranza.

Invito tutte le comunità a partecipare con intelligenza, docilità allo Spirito, disponibilità costruttiva all’impegno di ricezione del “Sinodo minore” accogliendo le proposte della Consulta, dando vita all’assemblee decanali, compiendo scelte concrete, ancorché sperimentali, per essere la Chiesa che il Signore vuole.

Come saremo una comunità in cui tutti si sentano fratelli e sorelle e non solo “stranieri, ospiti ma concittadini dei santi e familiari di Dio”? Come possiamo evitare la tentazione di omologazione o la tentazione della giusta posizione di diverse comunità che celebrano i loro riti ignorando la vocazione ad essere un corpo solo e un’anima sola? Come possiamo favorire l’ascolto reciproco e non solo l’accondiscendenza benevola? Come possiamo sperimentare che la comunità multietnica, multiculturale è veramente una comunità più ricca? Quale spazio di ascolto offriamo alla sapienza dei popoli, dei lontani nella fede, delle altre religioni, di chi nella società esercita un servizio a favore della vita nella cura della conoscenza, della bellezza, della salute?

Il tempo della pandemia ci ha fatto sognare un “dopo che non sarà più come prima”. “La Chiesa dalle genti suggerisce la necessità di individuare occasioni e luoghi di dialogo e confronto, nei quali far crescere la consapevolezza dei processi di mutamento, dei nuovi bisogni e delle nuove sfide che si portano con sé, favorendo la maturazione di competenze e il rinnovamento dell’azione pastorale“. Nelle settimane inizio dell’anno pastorale si convochino il consiglio pastorale o un’assemblea decanale che, rileggendo i molteplici frammenti dell’esperienza del tempo della pandemia. si riconoscano quei segni della sapienza di Dio che promettono nuovi cammini..

La fatica ad ascoltare e a riconoscere il valore della diversità etnica e culturale di tante persone, gruppi e comunità è spesso il segnale di una fatica a comprendere quanto sia preziosa questa ricchezza per la nostra Chiesa ambrosiana. Per questo il Sinodo minore c’è insegnato che la “Chiesa dalle genti” non coincide con e non può essere soltanto la “Chiesa dei migranti”: è invece la Chiesa che riconosce la ricchezza dei carismi che la abitano; che sa ascoltare quanto la fede individuale sa lasciarsi istruire dagli ambienti che abita e dalle sfide con cui è chiamato a misurarsi; è la Chiesa che finalmente riconosce che, pur abitando da generazioni questo territorio, è comunque chiamata a mettersi in movimento, perché è lo Spirito che ci raduna e non soltanto i legami di sangue o la radice territoriale.

Essere Chiesa, essere missione

La prospettiva della Chiesa delle genti colora e amplifica il significato del mese di ottobre tradizionalmente vissuto come il mese missionario. Lo scorso anno siamo stati impegnati in un’animazione speciale, come chiesto da papa Francesco. Rilancio anche quest’anno l’invito: l’interpretazione della missione è una sfida importante per riconoscere la verità e la potenzialità innovativa della natura missionaria della Chiesa: “O la Chiesa è missionaria o non è la Chiesa di Gesù”.

Chiedo l’aiuto di preti, laici e famiglie che hanno vissuto l’esperienza fidei donum. Chiedo l’aiuto degli istituti missionari. Chiedo l’aiuto agli istituti di vita consacrata presenti in diocesi che hanno una lunga tradizione di presenza missionaria. Chiedo l’aiuto a consacrate consacrati provenienti da altre culture e che vivono la loro missione nelle nostre terre ambrosiani. Chiedo l’aiuto di teologi, filosofi, intellettuali esperti in molti ambiti del sapere. Chiedo aiuto di fratelli e sorelle proveniente da ogni parte del mondo è presente nel territorio della diocesi che qui hanno le loro case e le loro famiglie. Chiedo l’aiuto di fratelli e sorelle che sono giunti in questa nostra Italia per sfuggire a condizioni di vita disumane

Chiedo l’aiuto di tutti perché specialmente in questo mese missionario siano pensati arrivate iniziative occasioni per costruire insieme una sapienza che sia ricca di contributo di tutti. L’esortazione del Papa Querida Amazonia offre un percorso esemplare per confrontarsi e lasciarsi arricchire dalla culture indigene locali. La dimensione missionaria della chiesa deve essere esplorata perché non venga meno la missio ad gentes e la missione assuma i tratti evangelici per onorare il debito che i discepoli hanno di far giungere il vangelo a tutte le genti. Il prossimo 25 ottobre (giornata del mandato missionario) ci potrà essere di grande aiuto in tutte le riflessioni e iniziative che saremo chiamati a vivere.

Gente pensosa per l’onesta ricerca della sapienza

Gesù Ben SIra dichiara di aver cercato la sapienza presso popoli stranieri per convincersi che la sapienza più alta e custodita nella Torah. L’esempio di Gesù Ben Sira suggerisce di cercare l’incontro, di ascoltare volentieri le narrazioni di persone che non condividono la nostra fede ma sono onesti cercatori della sapienza. le nostre città ospitano molte persone studiose, pensose, forse anche irrequiete e polemiche. Hanno anche loro qualche cosa da dirci, hanno domande e risposte che non ci sono consuete e talora e cinque esami ci mettono a disagio. Non è una buona ragione per non ascoltarle. Propongo che si costruiscono per iniziative delle nostre comunità occasioni di ’incontro senza complessi di inferiorità, senza presunzioni apologetiche: si condivida l’unità della ricerca di percorsi di sapienza che aiutino a dare un nome alla vita, al suo splendore e alle sue miserie. Filosofi, poeti, gli scienziati, i cultori di tutte le discipline meritano un ascolto attento, disponibile a un confronto critico e costruttivo. Le domande sono comuni, talora risposte sono divergenti, talora nessuno sa la risposta, talora è presente una scintilla di luce laddove non te l’aspetti. La scintilla può bastare per accendere un fuoco.

Anche noi speriamo – speriamo – abbiamo la possibilità di viaggiare e vivere incontri intensi in ogni parte della terra, partecipare a pellegrinaggi, visite ai missionari, esperienze di incontro con altre religioni e culture, ma abbiamo anche la possibilità di incontrarci in questo nostro territorio nella molteplicità delle presenze. Professiamo la nostra fede in Gesù che “è potenza di Dio e sapienza di Dio”. infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio più forte degli uomini”. Questa espressione non può indurci a essere presuntuosi. Piuttosto ci dispone a sperimentare con meraviglia e gratitudine come il Vangelo produce frutti ogni cultura, eleva, corregge, esalta ogni seme del Verbo.

  1. Un re che non hai istruzioni rovina il tuo suo popolo, una città prospera per il segno dei capi.

Si avverte il bisogno di una “sapienza politica”. Le espressione di Gesù Ben Sira sono evidentemente frutto del suo tempio ma la persuasione dell’importanza di una sapienza per servire il bene comune è senza tempo. Credo che sia urgente approfondire i percorsi già tipicamente avviati per condividere un’interpretazione del bene comune e dei mezzi per perseguirlo, per propiziare la formazione di persone e di corpi intermedi che offrano un contributo per l’amministrazione della città, per la politica italiana, per l’Europa e per tutti gli ambiti della vita della nostra società e della comunità internazionale.

L’appello è velleitario se non viene accolto da istituzioni e persone che hanno responsabilità in abito politico economico culturale e comunicativo.

L’invito è a raccogliere la testimonianza di un mondo cattolico italiano che ha dato al Paese e all’Europa un contributo decisivo. Mi sembra che le incisività delle iniziative che hanno indotto a dare vita all’Università Cattolica abbia il suo segreto nella coralità di molteplici convergenze di personalità autorevoli, pastori illuminati, innumerevoli donne e uomini che sono appassionati all’impresa comune. Gli anni venti del secolo scorso erano anni grami, difficili e turbolenti ma il buon seme ha portato molto frutto. Saremo da meno dei nostri padre e nonni?

Mi permetto di rilanciare l’urgenza in alleanza tra soggetti istituzioni perché il momento è delicato e decisivo come quello attuale; Milano possa essere aiutate a raccogliere energie e risorse per vivere quella ripartenza che tutti auspichiamo ma che si fatica ad attivare. Occorre trovare insieme senza sprecare troppo tempo gli ingredienti e strategie perché Milano sia ancora capace di generare vita buona per tutti.. I dialoghi di vita buona intendono fare la stimolo e da sentinella di questo compito. In scia e in sinfonia con gli stimoli che ci saranno con i Dialoghi, chiedo ai centri culturali cattolici e alle nostre sale della comunità di raccogliere energie. La loro ripartenza avrà bisogno anche di molta fantasia Accanto a questo impegno culturale concreto oltre che teorico mi permetto di aggiungere un ulteriore fronte di investimento, più specifico. Una attenzione diretta al mondo della politica.

 

  1. Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nelle loro generazioni

La celebrazione della festa di tutti i santi e la commemorazione di tutti i defunti in questo 2020, sono appuntamenti di particolari rilevanza e significato. E’ anche l’occasione per recuperare la memoria della vita della comunità, che la morte vorrebbe cancellare decretando il finire nel nulla di quelli che hanno scritto la storia passata. I credenti sanno che la morte è vinta e che la comunione dei santi è il contesto più vero della nostra vita terrena ed eterna,

Propongo che in preparazione alla festa tutti santi, si promuova la conoscenza dei santi che sono di casa a Milano: Carlo Acutis e Armida Barelli. Chiediamo la grazia di continuare a scrivere questa storia di santità e ci affidiamo all’intercessione dei santi pastori, della nostra Madonnina. Propongo che la commemorazione di tutti i defunti sia celebrata il 2 novembre e nell’ottava dei morti in modo da essere “memoria di famiglia”. Il ricordo nominativo dei defunti dell’anno, la rievocazione di coloro che della comunità cristiana sono stati presenza particolarmente significative, morti durante i tempi di epidemia, può molti offrire il contesto propizio per la gratitudine, per il conforto ai familiari.