DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 10, 22-30
In quel tempo. Ricorreva a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me.
Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Il venti ottobre 1577 san Carlo celebrava la Dedicazione del nostro Duomo, consacrava il magnifico edificio iniziato due secoli prima, ne faceva la dimora di Dio nel cuore della città e la casa del popolo di Dio raccolto attorno al suo Vescovo. Da allora la terza domenica di ottobre ricorda quel gesto e soprattutto il nostro essere Chiesa. Il termine chiesa non indica solo l'edificio ma anche e soprattutto la comunità che nell'edificio si raccoglie ed è la chiesa costruita da tutti noi, 'pietre vive', raccolti attorno al vescovo, successore degli Apostoli. Quando diciamo 'chiesa' il nostro pensiero corre a Roma, a san Pietro, al papa Francesco. Quella sarebbe la Chiesa con le sue succursali, le sue filiali, in tutto il mondo, le diocesi o chiese locali guidate dai vescovi. Questo modo di pensare la Chiesa è proprio sbagliato. La chiesa come la Banca d'Italia che ha la sua sede centrale a Roma e le agenzie periferiche in tutte le province? No, secondo l'insegnamento del Concilio, la chiesa avviene, cioè si realizza interamente e pienamente là dove un Vescovo, successore degli apostoli, annuncia l'Evangelo e raccoglie una comunità attorno all'Eucaristia. Scrive il Concilio: "In ogni chiesa locale, per quanto piccola e dispersa è presente Cristo, per virtù del quale si raccoglie la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica" (L.G. 26).
Per noi che abitiamo questo territorio la chiesa è questa santa Chiesa ambrosiana, chiesa dei santi Ambrogio e Carlo, chiesa del cardinale Schuster, chiesa del Card. Montini ora Santo Paolo VI, chiesa di Carlo Maria Martini testimone della Parola e uomo di dialogo, chiesa di Dionigi Tettamanzi, di Angelo Scola e oggi di Mario Delpini. Grazie a questi pastori noi riconosciamo che uno solo è il grande pastore delle pecore: il Signore Gesù.
L'evangelo di questa domenica disegna la relazione tra il pastore e le pecore, relazione che potrebbe sembrare passiva e gregaria appunto come di un gregge, attraverso alcuni significativi verbi. Le pecore ascoltano e seguono. Anzitutto ascoltano. L'ascolto è apertura e disponibilità verso l'altro, l'ascolto è relazione attiva e consapevole. La chiesa non è un gregge ma orecchie attente e capaci di ascolto. Seguono ma dopo aver ascoltato: la fede, la vita cristiana non è gesto conformista, dettato dall'abitudine ma è scelta consapevole che nasce dall'apertura dell'intelligenza e della volontà che ascoltano per seguire. Queste pecore sono intelligenti. A sua volta il pastore conosce e dà la vita alle pecore. Siamo conosciuti dal pastore; in un altro testo si dice che il pastore chiama per nome le sue pecore, ad una ad una: di nuovo non un gregge dove ogni individualità si cancella: siamo conosciuti. E sappiamo che questo verbo evoca una relazione intrisa di amore e dedizione, fino a dare la vita. E infine un ultimo verbo dice l'irrevocabile tenacia di questa appartenenza : nessuno strapperà le pecore dalla mano del pastore. Siamo nelle sue mani, siamo in buone mani.
Alla luce di questi verbi ripensiamo alla nostra appartenenza alla Chiesa, una appartenenza che per molti è problematica, difficile: si sta nella Chiesa solo perché conosciuti e amati perdutamente dal Pastore, l'unico grande Pastore che è Gesù. E ci si sta con l'apertura vigile, intelligente dell'ascolto e della sequela. Nonostante tutto è bello stare nella Chiesa.


Per la preghiera in famiglia

Signore Gesù,
tutte le volte che entriamo in una chiesa, sia essa grande come il nostro Duomo o piccola, come la più umile chiesetta di montagna, noi sappiamo di poterti incontrare.
E sappiamo anche che tu vuoi renderci attenti alle infinite dimore del nostro Dio, soprattutto a quelle nascoste nel cuore degli uomini.
Tu ci porti a scoprire la tenerezza di Dio nella vastità del cielo e nelle umili creature della terra: anche un fiore, anche un semplice filo d’erba può essere un segno della tua presenza amante.
Ma tu ami soprattutto rivelarci che Dio ha posto la sua dimora nella cella segreta del nostro cuore, perché ciascuno di noi possa diventare pietra viva di un tempio più grande, di quella costruzione, compaginata dall’amore, che tu hai sognato e per la quale tanto hai pregato.
Aiutaci a credere che le pietre più preziose sono quelle umili e nascoste che nel silenzio celebrano la gioia di poter servire; aiutaci a confidare solo nel tuo sguardo il quale sa accarezzare con infinita dolcezza tutti coloro che, come te, sono miti e umili di cuore.
Tienici uniti a te, o Signore, fino a quando entreremo tutti nella Gerusalemme celeste dove non ci sarà più alcun tempio perché Dio dimorerà in noi e noi dimoreremo per sempre nel suo amore.
Amen


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