DOMENICA ALL’INIZIO DI QUARESIMA - I di Quaresima

Lettura del Vangelo secondo Matteo 4, 1-11
In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: / “Non di solo pane vivrà l’uomo, / ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: / “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo / ed essi ti porteranno sulle loro mani / perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: / “Il Signore, Dio tuo, adorerai: / a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Abbiamo aperto il libro dei Vangeli alla pagina che Sant’Ambrogio leggeva e commentava ai milanesi iniziando la Quaresima. Diceva: «Abbiamo appena letto e ascoltato che Gesù digiunò nel deserto». Dopo tanti secoli ci troviamo a ripercorrere i passi dei nostri Padri nella fede.
Iniziamo il tempo della Quaresima secondo una tradizione che risalirebbe al tempo degli Apostoli. San Gerolamo, nel V secolo scriveva: «In tutto il mondo noi cristiani digiuniamo secondo la tradizione apostolica». Gesù è tentato dal diavolo. Sostiamo anzitutto sull’esperienza della tentazione. Quante volte, ogni giorno, ci troviamo di fronte alla scelta. Diciamo: dovrei fare così, ma sono tentato di fare il contrario... Questa esperienza attesta la nostra libertà. È certo vero che l’ambiente in cui viviamo, la trama delle relazioni, l’esempio di chi ci sta accanto, tutto quello che chiamiamo “il contesto”, segna le nostre scelte. Ma alla fine decisiva è la nostra libertà, decisivo il giudizio che nel segreto della coscienza ognuno di noi è chiamato a esprimere.
La tentazione, però, non è solo una possibile scelta tra possibilità diverse. Esser tentati vuol dire esser sottilmente sedotti, attirati da ciò che appare più seducente, più affascinante, più facile, lasciando ciò che è più vero, più giusto, più coerente. Saper discernere, non cedendo alla tentazione, ma scegliendo secondo verità è compito talvolta assai arduo.
Anche Gesù all’inizio della sua missione è tentato: tentato da Satana. Notiamo un particolare significativo. Il testo odierno adopera tre termini per indicare questa misteriosa presenza: diavolo, tentatore, Satana. Ma molti altri sono nelle pagine evangeliche i nomi del male: demonio, maligno, avversario, nemico, principe di questo mondo, Beelzebul. Il male assume volti e forme mutevoli e varie, così come si dice con nomi molteplici. Il primo, diavolo, il più comune (e quasi familiare: è un buon diavolo, si dice). Il termine è greco e sta per divisione. Tutto ciò che scava inimicizia, erige muri di separazione, genera distanza ed estraneità, è opera diabolica. Diabolica la nostra separazione da Dio e dai nostri simili.
Il secondo nome è tentatore. Tutte le volte che le nostre scelte sono guidate da ciò che è seducente, piuttosto che da ciò che è vero, giusto e buono, allora il tentatore è all’opera.
E infine il terzo nome: Satana, cioè l’avversario. Indica tutto ciò che si oppone a Dio. È non volere che Dio sia l’unico Signore della nostra vita preferendogli altri pseudo-valori. Diversi i nomi del demoniaco, diversi i volti del male. L’evangelo odierno, ricordandoci questa presenza vuole tener viva in noi la consapevolezza del male che sfigura il volto dell’uomo e della terra.
Guardiamo a noi stessi e al mondo con serena capacità di apprezzamento, ma c’è una dura verità nella preghiera: «Liberaci dal male». Alla domanda, dove va l’uomo, dove va la storia? l’ottimismo fondato sulle risorse dell’uomo ha risposto: l’uomo è in costante progresso verso il meglio... va di chiarezza in chiarezza... magnifiche e progressive sono le sorti dell’umanità. Di questi tempi più vero è riconoscere che il mondo ha le sue notti, c’è una geografia del male, tanti i suoi volti ed i suoi nomi. Riconoscerlo in noi e fuori di noi per opporvi resistenza. Questo il compito serio che vogliamo assumerci, ricevendo, al termine della celebrazione, “il segno delle ceneri”. S. Paolo, nella Lettera ai Corinti, dice: “Fratelli, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno”.
La Quaresima risponde a questo desiderio di essere ravvivati e rianimati. In questa direzione va anche la nuova formula che può sostituire quella antica , anziché “Ricordati che sei cenere e cenere ritornerai”, “Convertiti e credi al Vangelo”.
La cenere che usiamo per questo gesto è quella dei rami di ulivo (l’albero che è stato testimone dell’estremo patire di Gesù, la notte dell’agonia nel Getsemani). Cos’è la cenere? Attraverso il passaggio nel fuoco, nella cenere rimane come la quintessenza dell’ulivo bruciato. Ebbene nelle antiche culture agricole la cenere di alcune piante veniva mescolata e gettata nel solco insieme al seme; serviva a rianimare quel seme, a dargli vigore. “La cenere che ci viene posta sulla fronte “ scrive Padre Turoldo “non è segno di cordoglio, di penitenza, ma essendo la cenere di ulivo, simbolo di Gesù, indica che veniamo rianimati dall’essenza di Gesù. Non è perciò un gesto di penitenza, ma gesto di rianimazione, perché Gesù cresca e giunga in noi a maturazione. Il credente diventa vivente, come la terra del primo uomo che, per il soffio di Dio, si trasformò in carne viva, consapevole del suo grande destino”. Polvere si, ma, se crediamo al Vangelo, destinati a diventare luce.
Così sia.


Per la preghiera in famiglia

Signore Gesù,
anche la nostra esistenza è continuamente esposta alla dura prova delle tentazioni.
Nel deserto delle nostre solitudini e dei nostri smarrimenti il tentatore è pronto a suggerire le sue beatitudini con parole suadenti, che vengono ad accendere e ad amplificare i nostri desideri e i nostri sogni.
Abbiamo fame tutti, anche la tua Chiesa, di ricchezze, di potere e di onore, e c’è qualcuno accanto a noi che è prodigo di promesse, se solo fossimo disposti a consegnargli la nostra fiducia.
Signore Gesù,
tu che hai vinto nel deserto il tentatore, aiutaci a non vendere mai la nostra anima.
La forza del tuo Vangelo, come un grande vento sulla sabbia del deserto, venga a disperdere la voce del tentatore e le sue false promesse di gloria e di felicità.
E venga invece a sedurci la voce del Padre, quella voce che, al momento del battesimo, ha fatto vibrare di adorazione tutto il tuo essere e lo ha colmato di gioia divina.
È di questa voce che abbiamo veramente bisogno, è di uno sguardo che ci parli di accoglienza, di perdono, di infinita tenerezza.
Signore Gesù,
siano le tue beatitudini la nostra perenne tentazione alla quale vogliamo arrenderci, come ti sei arreso tu nel deserto, confidando nell’amore del Padre: solo lui infatti può appagare il desiderio immenso che rende inquieto il nostro cuore.
Amen


Avvisi e appuntamenti settimanali

  • Venerdì 15, alle ore 8.30 e 15.30: Via Crucis
    In questo primo venerdì di Quaresima, per favorire la partecipazione di tutti, faremo anche la Via Crucis serale alle ore 20.45
  • Sabato 23 marzo, alle ore 21 in oratorio: rappresentazione teatrale a cura del Gruppo “Arciallegri” il cui ricavato andrà favore di Casa Mamre; i biglietti sono in vendita tutti i pomeriggi presso la segreteria dell’oratorio