IV DOMENICA DI PASQUA

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15, 9-17
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

L'evangelo di questa domenica racchiude il comandamento che Gesù lascia ai suoi: amatevi come io vi ho amati. L'antico precetto ebraico: Ama il prossimo tuo come te stesso, non basta più: ama come Cristo ti ha amato. Davvero vertiginosa questa parola che chiede a me, ad ognuno di noi - esseri fragili e incerti quali siamo - di amare come Dio ci ha amati e ci ama. Non è l'unica volta che nel Vangelo ascoltiamo questa parola: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,48) o "Siate misericordiosi come misericordioso è il padre vostro " (Lc 6,36).
Queste diverse parole in forma di comandamento sembrano indicare l'imitazione di Dio Misericordioso e perfetto. Una proposta francamente sproporzionata per le nostre deboli spalle. Come la creatura potrà imitare il Creatore? Ecco che ci viene in soccorso una lettura più attenta del testo nella sua forma originaria e non nella sua traduzione che, come in questo caso, è inadeguata. La parola di Gesù può esser meglio resa così: Amatevi dell'amore con cui io vi ho amati, amatevi in forza del mio amore.
Gesù e il suo amore per noi non è solo modello grande e irraggiungibile per noi ma è causa, sorgente, principio della nostra capacità di amare. L'amore che ci ha avvolti - Gesù ci ha chiamati amici – l’amore che è in noi ci rende capaci di amare, quasi lasciando dilagare quell'amore che ha interamente invaso la nostra vita. Con una formula breve: capaci di amare perché amati. Dio per primo ci ha amati e così ci ha resi capaci di amare. Questa stupenda certezza trova una conferma nella nostra vita quotidiana. Chi non ha mai sentito su di sé il calore d'esser amato, chi non è stato accolto da un grembo di tenerezza, a fatica poi si apre all'amore; più facilmente è chiuso, duro, ostile, diffidente. Le famiglie che si sono aperte all'adozione e non sono poche nella nostra comunità, conoscono la fatica di far sentire il calore, la tenerezza di una famiglia ad un bambino segnato da un abbandono e che ha sperimentato solo l'anonimato di un Istituto. Quando si scava nel passato di giovani aggressivi, violenti, duri, spesso si trova un deserto di affetti, l'assenza della cura premurosa di un volto.
Una delle parole più belle di papa Francesco: "Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede d'essere vissuto con tenerezza”. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza. È addirittura una legge biologica: senza il calore del solco il seme non si schiude, senza il sole che comincia a riscaldare questa incerta primavera gli alberi non si vestono di foglie e di fiori. Così è anche per l'essere umano. Diventa capace di amore, di confidente apertura all'altro se è accolto in un grembo di tenerezza.

Oggi è la Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni. Ho pensato, allora, bello proporre alcuni passaggi del Messaggio che Papa Francesco ha indirizzato per l’occasione:
«Cari fratelli e sorelle, come vorrei che tutti i battezzati potessero sperimentare la gioia di appartenere alla Chiesa! [...] Ogni vocazione nella Chiesa ha la sua origine nello sguardo compassionevole di Gesù. La conversione e la vocazione sono come due facce della stessa medaglia e si richiamano continuamente in tutta la vita del discepolo missionario. [...]
La chiamata di Dio avviene attraverso la mediazione comunitaria. Dio ci chiama a far parte della Chiesa e, dopo una certa maturazione in essa, ci dona una vocazione specifica. Il cammino vocazionale si fa insieme ai fratelli e alle sorelle che il Signore ci dona: è una con-vocazione. [...]
La comunità diventa, in questo modo, la casa e la famiglia dove nasce la vocazione. Il candidato contempla grato questa mediazione comunitaria come elemento irrinunciabile per il suo futuro. Impara a conoscere e amare fratelli e sorelle che percorrono cammini diversi dal suo; e questi vincoli rafforzano in tutti la comunione. [...]
Dopo l’impegno definitivo, il cammino vocazionale nella Chiesa non finisce, ma continua nella disponibilità al servizio, nella perseveranza, nella formazione permanente. Chi ha consacrato la propria vita al Signore è disposto a servire la Chiesa dove essa ne abbia bisogno.


Per la preghiera in famiglia

Signore Gesù,
ai tuoi Apostoli, come Risorto, hai affidato un prezioso mandato: "Andate ed ammaestrate tutte le nazioni…", rassicurando loro e noi: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Hai chiesto ai tuoi discepoli di farsi carico del bisogno delle folle, a cui volevi offrire non solo il cibo per sfamarsi, ma anche rivelare il cibo "che dura per la vita eterna".
Da questo tuo sguardo di amore sgorga per tutti noi, ancora oggi, il tuo invito: "Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe".
Aiutaci a comprendere, o Signore, che corrispondere alla tua chiamata significa affrontare con prudenza e semplicità ogni situazione di difficoltà e sofferenza nella vita, perché "un discepolo non è da più del suo maestro".
Grazie, o Signore, per le "testimonianze commoventi" che sempre ci doni, capaci di ispirare tanti giovani a seguire a loro volta Te, che sei la Vita, trovando così il senso della "vita vera".
Grazie per questi "testimoni della missione", liberi di lasciare tutto, per annunciare Te con profonda originalità e umanità.
Santa Maria,
Regina degli apostoli, Madre della speranza, insegnaci a credere, sperare e amare con te.
Stella del mare, brilla su di noi, rendici "missionari della speranza" e guidaci nel nostro cammino!
Amen


Avvisi e appuntamenti settimanali

  • Venerdì 17, alle ore 21: Confessioni per i genitori dei ragazzi della Prima Comunione
  • Domenica 19, alle ore 11.30: celebrazione della Prima Comunione (terzo gruppo)
  • In questo periodo facciamo anche la raccolta di doni per il banco di beneficenza per la nostra festa patronale