III domenica dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo 1, 20b-24b
In quel tempo. Apparve in sogno a Giuseppe un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: / «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: / a lui sarà dato il nome di Emmanuele, / che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.


Premetto che la mia omelia non può avere la pretesa di addentrarsi nell'interpretazione del racconto della Genesi che oggi ci è stato proposto, non ne avrei né il tempo né la capacità. E allora vorrei tentare di dire innanzitutto che il racconto nasce da un'interrogazione che attraversa la storia. Un'interrogazione che la storia poneva agli ebrei e che la storia continuamente pone a tutti noi. I racconti dell'Esodo parlavano al cuore degli israeliti; e parlavano loro di un Dio schierato per il suo popolo in cammino verso la libertà.
Ed ecco l'interrogazione: se questo è Dio, come mai allora il male dentro la storia, come mai la lacerazione dei rapporti tra uomo e donna, come mai la fatica del lavoro, come mai la disarmonia del creato? Ed ecco si scrivono pagine, ricche di simboli e di miti, per interpretare la storia. Una di queste pagine è quella che insieme abbiamo ascoltato. Pagina drammatica e cupa questa del racconto del peccato dei nostri progenitori. Però non ha cancellato il brivido di alcune luci, su cui possiamo soffermarci. C'è per esempio, la memoria di un Dio che comunque ritorna nel giardino alla brezza del giorno: i suoi passi possono essere colti in un primo momento con paura, ma poi si scopre che quei passi nient'altro sono che il segno di un Dio che non desiste, segno che la sua passione per gli umani ricomincia da capo: la sua ricerca appassionata non verrà meno e attraverserà tutta la storia fino a trovare il suo approdo, il segno estremo della passione, sulla croce.
A volte dimentichiamo che la nostra storia personale e collettiva, nonostante i colori cupi che a volte dolorosamente la segnano, è attraversata dai passi di un Dio alla ricerca di noi umani. Di un Dio che, nonostante tutto, fa balenare, all'uomo e alla donna nudi, una promessa. E forse fu proprio quella promessa a spingere Adamo a dare un nome di vita alla sua donna: non la chiamò madre dei mortali, ma la chiamò Eva, madre dei viventi. Ebbene Dio entra nella storia degli umani, che non è scevra di negatività e di nudità, per ridestare vita, per rivestire le nudità, per riprendere vie di fecondità.
Il racconto di Matteo ce lo ricorda. Dio entra nella storia con il suo Figlio: è il punto più alto della ricerca dell'uomo da parte di Dio. E come entra? Entra con passo leggero, con un annuncio di angelo, nel sonno: "Apparve in sogno a Giuseppe un angelo". Entra in punta di piedi. Entra quando Giuseppe è immerso in un turbinio di pensieri, che lo vanno lacerando. Non è detto che Dio venga preferibilmente nei momenti in cui la vita è calma come un mare piatto. Giuseppe si stava tormentando la mente e il cuore per quella maternità di Maria, a lui fidanzata. La legge gli chiedeva di denunciarla pubblicamente, il cuore gli proibiva di farlo, e aveva deciso di ripudiarla ma in segreto. Nella notte entra Dio nella sua vita e gli chiede una strada insolita. Perché anche questa è una costante: che Dio spesso entra per vie strane, strane ai nostri occhi, strane e alternative. Gli chiede di essere padre, padre legale per quel bambino: sarà lui a dargli il nome, il nome di Gesù, il nome di un Dio che non è condanna, ma salvezza. Ebbene è scritto: "Quando si alzò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato il Signore". Divenne collaboratore del disegno di Dio. Giuseppe divenne custode di una vita, che aveva in sé la pienezza della presenza di Dio. Giuseppe aprì a Dio, ai pensieri di Dio, aprì alla vita.
Ebbene penso che a ciascuno di noi è chiesto di aprire a Dio, a un Dio che ha nel suo stile quello di ricostruire la storia, di riprendere in mano il suo disegno, un Dio che non si lascia scoraggiare né dalle nostre durezze né dai nostri fallimenti. Che chiede però a noi, come a Giuseppe, una collaborazione. Perché il suo disegno sulla terra possa fiorire ha bisogno anche delle nostre mani. Ha bisogno di uomini e donne che, come Giuseppe, sappiano ascoltare nel silenzio della loro coscienza la voce dell'angelo e la sappiano mettere in pratica: "Giuseppe" è scritto "fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore".
Avvenga questo, anche per ciascuno di noi.


Per la preghiera in famiglia

Signore Gesù,
ci siamo accostati oggi al tuo mistero che si inoltra nelle profondità arcane e insondabili del mistero stesso della vita di Dio.
E tu ci hai fatto conoscere la verità del nostro destino in cui, per il dono della tua presenza, la grazia del Signore si riversa dentro la nostra povertà di creature anelanti verso una pienezza di luce e di amore.
È certamente grande la dolcezza nel sapere che anche noi con te siamo figli di Dio, ma non ci basta sapere: vorremmo anche provare, sentire, percepire qualcosa di questa nuova e più vasta misura del nostro essere.
Potessimo custodire e scoprire sempre dentro di noi una risonanza viva della tua Parola, un riverbero almeno della tua luce divina, una vibrazione della vita che palpita nelle profondità di Dio e del tuo cuore umano!
Signore Gesù, Dio dei peccatori, Dio dei perduti e degli umili, vedi come i nostri desideri ci portino in direzioni diverse, sempre alla ricerca di un oltre e di una pienezza che nessuna esperienza umana è in grado di assicurare.
Non lasciare che l'oscurità della nostra notte possa arrestare la tua luce o che il silenzio della nostra debole fede possa far tacere la tua Parola.
Vieni a sognare con noi e con tutte le creature il tuo sogno di trasformazione e di trasfigurazione perché, come figli di Dio, fragili eppure tanto amati, possiamo essere una parola che dia a tutti pace, conforto e fiducia nella vita.
Amen


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