IV domenica dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5, 21-24
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.


L'Evangelo di questa domenica è costituito da due frammenti del grande Discorso della Montagna, quel discorso che si apre con le Beatitudini e traccia lo stile del discepolo di Gesù, chiamato a essere perfetto, misericordioso come perfetto e misericordioso è il Padre.
Ripetutamente il discorso è scandito dalla formula, che ritroviamo anche nella pagina odierna: "Avete inteso che fu detto agli Antichi…ma Io vi dico..." "È stato detto 'Non ucciderai', ma io vi dico: amate i vostri nemici…", in altre parole non considerate nessuno come nemico. 
E se la legge antica si limitava a proibire l'omicidio, la nuova legge, quella che è la persona stessa di Gesù, proibisce anche solo pensieri e parole offensive verso l'altro.
Certo il linguaggio di Gesù è paradossale e può sembrare eccessivo esser chiamati in giudizio solo per aver pensato o detto parole ingiuriose.
Questo linguaggio di Gesù traduce con forza il comandamento: "Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22,39). Un comandamento che possiamo rendere ancor meglio così: "Amerai il prossimo tuo perché è te stesso".
L'altro che appunto avvertiamo come 'altro' cioè diverso, estraneo e ostile, l'altro che proprio con la sua alterità-diversità inquieta la mia sicurezza, in verità non è altro ma me stesso. E lo è in forza della medesima umanità, in forza della comune appartenenza ad un unico Padre di tutti. Davvero l'altro non è 'altro', è me stesso. Anzi, riconoscerlo non come 'altro' ed estraneo ma come prossimo, al punto d'esser me stesso, è l'unica condizione per poter accedere a Dio e al suo altare.
Una parola questa perfettamente adatta alla nostra attuale situazione di persone che si stanno avvicinando a Dio, al suo altare, per portarvi le proprie offerte. Ebbene: solo se siamo in pace con gli altri, se siamo pronti a rimuovere ogni ostacolo sulla via della riconciliazione, lo sguardo di Dio si volgerà benigno ai nostri doni e a noi stessi.
Tra poco questa parola evangelica ci sarà ricordata e saremo invitati a scambiare un segno di pace e fraternità prima di presentare i nostri doni all'altare. Prezioso questo gesto che deve ricordarci come il vero culto a Dio gradito è quello di un cuore riconciliato e aperto all'accoglienza e all'amore fraterno. 
È questo un messaggio che viene da lontano: lo troviamo secoli prima di Cristo nei Profeti che in nome di Dio rigettano gli atti di culto che non sono accompagnati dalla ricerca della giustizia e dall'amore per la vedova e l'orfano, cioè per i più deboli e indifesi (Is 1,10ss.).
Troppe volte noi siamo preoccupati per la corretta esecuzione degli atti di culto. Ne ho conferma nell'esercizio del sacramento della confessione quando la prima colpa che viene confessata è la mancata partecipazione alla messa o le distrazioni nella preghiera… Dovremmo piuttosto chiederci se guardiamo l'altro come altro, cioè estraneo e nemico o se tentiamo di riconoscere in lui un legame di comune appartenenza, una fraternità.
Quante volte nelle parole di Gesù il volto di Dio è raggiungibile solo attraverso il riconoscimento dell'altro: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40). E ancora: "Chi non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio che non vede…Chi ama Dio, ami anche il suo fratello" (1Gv 4,19). Opportunamente ci è proposta in questa domenica come prima lettura la terribile pagina di Abele e Caino e la parola di quest'ultimo, una parola che non dovrebbe mai risuonare sulle nostre labbra: "Sono forse io il custode di mio fratello?". Sì, ad ognuno di noi Dio affida la custodia del proprio fratello. Davvero ama il tuo prossimo, è te stesso.


Per la preghiera in famiglia

Signore Gesù,
ci capita talvolta, leggendo certe pagine di spiritualità, di raccogliere suggerimenti come questi: Ama il tuo collega anche se ti è antipatico.
Ama tua moglie anche se non ti stima.
Ama tuo marito anche se ti trascura.
Ama tuo figlio anche se ingrato.
Ama chi non ti ama.
Fa' del bene a chi non ti vuole bene.
Offri la pace per primo.
E poi spera, spera sempre, nella forza contagiosa dell'amore.
Signore Gesù, se è questo che vorresti da noi non ti pare di chiederci troppo, al di là delle nostre forze?
A volte abbiamo l'impressione di trovare in te un sognatore tanto generoso quanto pericolosamente lontano dalla realtà, perduto dietro immagini di mondi impossibili.
Se pensi che ci stiamo sbagliando, donaci tu la forza di convertirci a questo amore che non riusciamo a capire e ancor meno a praticare.
Togli dal nostro cuore ogni traccia di sospetto e di odio perché possa ospitare soltanto desideri di dolcezza e di pace.
Rendici capaci di vivere con una certa evangelica follia che ci porti a donare senza nulla calcolare, semplicemente perché è bello essere uniti a te e al Padre di misericordia nel sognare un mondo fondato sulla gratuità dell'amore e sulla meravigliosa forza creativa del perdono.
Amen


Avvisi e appuntamenti settimanali

  • In questo periodo raccogliamo doni per il banco di beneficenza per la festa patronale
  • Mercoledì 10, alle ore 21: serata conclusiva dell’oratorio estivo; siete tutti invitati
  • Dal 1° di luglio alla seconda domenica di settembre (compresa)
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