VI domenica dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 19, 30-35
In quel tempo. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.


Il Vangelo di oggi ci porta tutti sul monte calvario, al momento preciso della morte di Gesù: "E, chinato il capo, consegnò lo spirito", tutto è compiuto!
Dicendo: «È compiuto!», Gesù non intende dire che «è finita», ma che «ha raggiunto la pienezza, la totalità». È lo stesso verbo che introduce la Lavanda dei piedi: «Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine, sino al compimento» (Gv 13, 1). Gesù, sentendo che il suo cuore stava per cedere dopo tanti terribili tormenti, disse: «Ho compiuto la mia missione di amare. Ho amato totalmente e nulla e nessuno rimane fuori dal desiderio d’amore, per il quale il Padre mi ha mandato». Gesù ha dato veramente tutto e ha amato con la totalità che Dio solo Dio può avere.
Allora diventa forte il contrasto con quello che segue, la decisione crudele di spezzare le gambe ai due "ladroni", perché morissero rapidamente soffocati: bisognava fare in fretta, perché stava per iniziare il sabato, il giorno del Signore!
Quale differenza! Gesù ha donato la sua vita per amore di tutti gli esseri umani, mentre ora quella gente crede di amare Dio, facendo morire tra atroci sofferenze due poveracci, simbolo di tutti gli uomini, uccisi per cieca violenza, anzi con la terribile bestemmia di uccidere "nel nome di Dio"! Troppe volte è successo nella storia e ancora succede ai nostri giorni.
L’evangelista Giovanni ci vuol insegnare che anche il malvagio di fronte all’amore indietreggia, si ferma: i soldati non si lasciarono prendere dalla loro consueta bestiale ferocia e non spezzarono le gambe a Gesù. Non osarono toccare quel "morto per amore" e si limitarono ad accertarsi che fosse veramente morto, spaccandogli il cuore.
Così facendo ci hanno offerto la prova più sicura della verità della nostra fede. Quel Gesù che è veramente morto, tre giorni dopo mangiò con i suoi discepoli, come solo i vivi possono fare. Giovanni non ha paura di proclamarlo: «Chi ha visto lo testimonia e la sua testimonianza è vera».
Giovanni ci consegna un duplice messaggio: la fede dei cristiani non è un mito né una leggenda, ma è storica, è basata su fatti veramente accaduti. La fede non è mai illusione, piuttosto è decisione, è scelta di fidarsi di una persona precisa e vera, Gesù, e di credere in quello che ci insegna proprio con la sua morte e resurrezione: lo uccisero pieni di odio, ma non sono riusciti a far morire il suo amore. L’odio non vince mai, solo l’amore vince. Sempre.
Su questo tema continuiamo la riflessione riascoltando un passaggio della meditazione offerta da Papa Francesco all’Angelus Domenica scorsa: "Che cosa significa perdere la vita per causa di Gesù? Questo può avvenire in due modi: esplicitamente confessando la fede o implicitamente difendendo la verità. I martiri sono l'esempio massimo del perdere la vita per Cristo. In duemila anni sono una schiera immensa gli uomini e le donne che hanno sacrificato la vita per rimanere fedeli a Gesù Cristo e al suo Vangelo. E oggi, in tante parti del mondo, ci sono tanti, tanti, - più che nei primi secoli - tanti martiri, che danno la propria vita per Cristo, che sono portati alla morte per non rinnegare Gesù Cristo. Questa è la nostra Chiesa. Oggi abbiamo più martiri che nei primi secoli! Ma c'è anche il martirio quotidiano, che non comporta la morte ma anch'esso è un "perdere la vita" per Cristo, compiendo il proprio dovere con amore, secondo la logica di Gesù, la logica del dono, del sacrificio. Pensiamo: quanti papà e mamme ogni giorno mettono in pratica la loro fede offrendo concretamente la propria vita per il bene della famiglia.! Pensiamo a questi. Quanti sacerdoti, religiosi e suore svolgono con generosità il loro servizio per il Regno di Dio! Quanti giovani rinunciano ai propri interessi per dedicarsi ai bambini , ai disabili, agli anziani… Anche questi sono martiri!
Martiri quotidiani, martiri della quotidianità".


Un augurio per l’estate

Per questi giorni estivi, non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e per il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti; tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle e tempo per crescere e per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.


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