20191103 donnorberto1Ben arrivato don Norberto!

Come va? Si trova bene? sono le domande che mi rivolgono quelli di Segrate.
"Come vai nella nuova Parrocchia? Come ti trovi?", sono le domande che mi scrivono quelli delle parrocchie dove sono stato per 11 anni. C'è un dare del "lei" nel primo gruppo e c'è un ovvio dare del "tu" nel secondo gruppo, a causa della lunga frequentazione.
Raccolgo queste domande a cui rispondo con due espressioni: "Mi sento diverso rispetto a prima" e, in secondo luogo, dico: "Mi trovo bene, faccio il prete". Dietro a queste parole ci sta una storia ma anche una sensazione. Iniziamo dalla storia "a ritroso" come oggi si fa nelle notizie che passano sui nostri computer. Sentirsi diversi presuppone il racconto di ciò che è accaduto durante gli anni.

20191103 donnorberto2Parto dalle ultime quattro parrocchie del varesotto in cui sono stato: Casciago, Morosolo, Luvinate e Barasso. La denominazione precisa è "Comunità pastorale sant'Eusebio". Significa che, pur rimanendo quattro entità "precise" e pur essendo parroco (insieme ad un altro sacerdote) di ogni parrocchia, è chiesto di muoversi in una logica di insieme, con l'intento di creare un legame nello Spirito del Signore, quasi a formare… la "quinta parrocchia" (come sono solito dire), ossia una comunione di cuori, una comunità di fratelli che non ha nessuna struttura se non l'unione in Gesù.
Esperienza20191103 donnorberto3 interessante anche perché sono i "primi passi" nella Chiesa di un modo di essere così, e questo comporta una certa fatica per superare un esagerato attaccamento al proprio campanile e alle proprie abitudini. Esperienza però promettente perché è come chiedere al Buon Dio: "È ora che faccia molto più Tu... che fare noi a nome tuo". Del resto noi discepoli un po' di errori ne facciamo! Chi entra in questa logica (non si è tutti uguali e non si hanno gli stessi tempi!) cambia il suo essere e immette nella singola parrocchia un clima più cristiano, più attento alla preghiera e alla Parola, più centrato sulle cose di Dio che non sulle beghe di paese, più mirato all'essenziale, più aperto a coloro che cercano il divino, più disponibile alle domande di chi si avvicina alla comunità, più predisposto a tenere aperte le porte della chiesa invece che allontanare. Molte cose vissute, alcune scelte fatte insieme, altre non ancora sedimentate, errori certo, pur nella brevità di undici anni, ma questa è la via.
Precedentemente, nella parrocchia di Madonna Regina a Busto Arsizio, ho vissuto l'esperienza come parroco. Ero da solo, con l'aiuto di una suora, su una comunità di circa cinquemila persone in gran parte proveniente dal Veneto. Fu la prima volta in cui avvertii di essere "padre" nella fede di una comunità, a cui dare retta sia nella sua forma adulta che nelle sue componenti più giovani. E poi battezzare, introdurre nella comunione eucaristica, guidare al matrimonio, diventare riferimento spirituale, accompagnare nella morte: momenti in cui si capisce che non si è solo sacerdoti ma appunto si diventa padri di una comunità. Aggiungiamo le incombenze giuridiche, le responsabilità economiche, il dovere dire l'ultima parola ed essere l'ultimo a chiudere la porta... e la cosa si completa.
Dieci anni passati con molto impegno ed entusiasmo ma anche con il passaggio da una lunga capigliatura... alla caduta in brevissimo della stessa, causa alopecia. Non fu facile assistere a quel passaggio dove il corpo a suo modo risponde quando lo si esaspera. Mi fu chiesto di arrivare a Madonna Regina nel mese di marzo del 1998 (mese insolito per un trasferimento) ma così fu la chiamata repentina che mi obbligò a lasciare il lavoro specifico in oratorio.
L'oratorio che abbandonai nel mezzo dell'anno fu quello di Legnanello, a Legnano, dove svolgevo da 5 anni il servizio tra i ragazzi. Furono gli anni della "maturità giovanile" del prete, dove appunto venivano a sedimentare quegli aspetti di vita con il mondo dei giovani dei ragazzi e delle famiglie abbozzati nei dodici anni precedenti. Ricordo il lavoro nell'impostare un nuovo centro parrocchiale che si apriva proprio in occasione del mio arrivo. Anni brevi ma significativi soprattutto per il tipo di rapporto che si iniziava ai istaurare con le persone.
20191103 donnorberto5Arrivo così alla prima destinazione, nel 1980 a san Pietro in Sala, piazza Wagner a Milano, che quasi quasi intravedo da qui (si fa per dire...). Prete giovane messo in una situazione difficile e complicata a causa della contestazione ecclesiale che esisteva in quegli anni e che lì aveva avuto un forte impatto con la presenza di una "comunità di base" particolarmente vivace. Mi sono fatto le ossa, pestando un po' la testa ma imparando molto da quel mondo ecclesiale e civile che si stava evolvendo, che dava segni di insofferenza pur nella ricerca di un cristianesimo vero. Devo molto a quegli anni milanesi che mi hanno formato, attraversando anche un periodo di crisi sacerdotale, senza andare fuori strada: mi sono fatto accompagnare dal cardinal Martini e grazie a Dio e a lui, si è ripartiti.
20191103 donnorberto6Attorno alla seconda risposta, "Faccio il prete", ruota la seconda annotazione. Capisco che quella scelta fatta quasi quaranta anni fa, diventa più accordata man mano che passano gli anni. Fare il prete in un posto o in un altro, a Segrate o in Brianza, a Novegro o nel varesotto, è dato dalle circostanze, dall'invito del vescovo anche se, alla fin fine, è il lavoro della Provvidenza. Il vescovo potrebbe sbagliare la destinazione di un sacerdote (non siamo tra le cose infallibili dei nostri pastori), ma poi ci pensa la Provvidenza a far sì (rubo una frase!) … che "la situazione sia una occasione".
Tante incombenze e tanti lavori li ho dovuti imparare sul campo: vedere bilanci, sapere di preventivi, organizzare eventi, trattare con le persone, usare macchine da stampa... Rimango un po' imbranato nell'uso delle nuove tecnologie che mi obbligano a dipendere dagli esperti.
Eppure si capisce con il tempo che il prete è chiamato ad indicare quel divino che viene verso di noi, ricordare le Sue parole, riconoscerlo presente nel domenicale gesto dello spezzare del pane, trovarlo nelle vicende che capitano, offrire un perdono superiore ad ogni male, saperlo nascosto in chi pensa che l'amore divino non esista o sia esaurito. Questo lo avverto in modo sempre più chiaro, come ciò che mi è domandato di vivere a nome di Dio e della Chiesa.
Una volta un bambino mi chiese: "Ma cosa fa il prete"? Vorrei proprio girare questa domanda a tutti voi che state leggendo questo scritto, quasi "compito a casa", magari alla luce di quello che va dicendo papa Francesco, il vescovo Mario o la vita dei credenti.
"Cosa è chiamato a fare il prete oggi, rispetto a quaranta anni fa?". Potrebbe essere che le riflessioni di ognuno arricchiscano questa pagina così che l'articolo diventerà lungo... non per causa mia però!
E così sono qui, con tutti voi...che ancora non conosco.
don Norberto

20191103 donnorberto4

'Mentre don Stefano, nel giorno del suo addio ha pubblicato una sua "antica foto"... rilancio! Questa foto riguarda la 4ª ginnasio del seminario di Seveso. Sezione D, abbastanza agitata. Altri tempi, altri vestiti, altre facce. Trovate voi i due soggetti in questione'.


Il mio saluto a don Norberto

A nome di tutta Segrate, sono lieto di salutare il nostro nuovo prevosto, don Norberto Brigatti, ben sapendo quanto sia impegnativo il compito che lo attende nel succedere a don Stefano Rocca, trasferito a un nuovo impegno a Milano nella Parrocchia del Preziosissimo Sangue di Milano, quindi non molto lontano, in zona viale Corsica.
Don Norberto riceve in eredità da don Stefano una parrocchia ricca di iniziative, assai partecipata e con attività quale l'oratorio estivo che vedono una presenza giovanile entusiasmante e continua nel tempo (anch'io ne ho bei ricordi risalenti a qualche anno fa). Gli lascia anche il compito di attivare e far crescere Casa Mamre, il progetto di centro di ascolto e di accoglienza il cui successo potrà fortemente migliorare l'offerta socio assistenziale della nostra città e del nostro capoluogo. Ricade anche su don Norberto la responsabilità della parrocchia di Sant'Alberto Magno a Novegro, la più piccola di Segrate come numero di residenti ma certamente impegnativa sotto molti aspetti.
Come accade a tutti i nostri parroci oltre alla diffusione del messaggio evangelico e alla cura delle anime che rappresentano la traccia della loro vocazione, attendono quindi don Norberto anche questi forti impegni rispetto ai quali sono lieto di assicurare la massima attenzione e disponibilità da parte dell'Amministrazione cittadina. Don Norberto, quale prevosto in Santo Stefano, avrà certamente un ruolo di riferimento tra le parrocchie della nostra città, che stanno quasi tutte attraversando un periodo di forti cambiamenti. Contemporaneamente alla parrocchia di Segrate Centro, anche a Milano 2 c'è stato un avvicendamento: è arrivato don Adelio Brambilla in sostituzione di don Angelo Zardoni che ha lasciato per raggiunti limiti di età. Ormai da qualche anno le parrocchie di Lavanderie e Redecesio sono unitamente seguite da don Alberto Lucchina, al quale fortunatamente non mancano forza, dedizione e impegno che pure distinguono don Massimo Proscia, il parroco clarettiano di Sant'Ambrogio ad Fontes (Rovagnasco-Villaggio Ambrosiano).
Sono comunque evidenti anche qui a Segrate le conseguenze della ormai annosa carenza di vocazioni, di impegno missionario in questa nostra società che invece ne avrebbe tanto bisogno. La lettera del nostro arcivescovo Mario Delpini in occasione del mese missionario, che "Verso Emmaus" del 13 ottobre ha pubblicato per intero, richiama anche i laici a un maggior impegno, sollecitando, ad esempio la crescita di animazione missionaria nelle nostre comunità. Una richiesta sulla quale siamo tutti sollecitati nel nostro essere Chiesa.

Paolo Micheli - Sindaco di Segrate


Da amici della Comunità Pastorale Sant'Eusebio

20191103 mosaicoDurante la composizione del mosaico che rappresenta la discesa agli inferi, nel battistero di Casciago, padre Marko Rupnik si rese conto che mancavano sassi neri per la decorazione della bocca dello Sheol. Fu così che don Norberto e padre Marko iniziarono una ricerca nei negozi per l’edilizia della zona, senza trovare nulla di interessante. Finalmente, in un deposito di materiale edile sulle rive del lago di Varese, trovarono quello che cercavano: abbandonati nel cortile, raccolti in una rete di ferro e coperti dai rovi, un mucchio di sassi neri della dimensione e della tonalità giusta.
Si misero a raccogliere sassi, don Norberto e padre Marko; ne riempirono tre sacchi: 50 kg. Se ne stava lì fermo a pensare, don Norberto, in mezzo al cortile, con un piccolo sasso nero in mano. Rigirandolo tra le dita, sembrava dirgli: “Te ne stavi qui, sperduto, ai bordi del lago di Varese, sotto un cespuglio di rovi. Ma oggi un artista ti ha scelto e ti ha chiamato a comporre un mosaico meraviglioso, che tu nemmeno ti immagini. Un sasso senza valore in un mucchio di sassi alla rinfusa, scelto per occupare un posto dentro un’opera che lascerà il segno!”.
Questo è don Norberto: un piccolo sasso nelle mani del Grande Artista del mondo impegnato a comporre il meraviglioso mosaico della storia.
Noi della Comunità di S. Eusebio abbiamo gustato la sua presenza, abbiamo condiviso un pezzo del suo percorso, abbiamo preso parte al disegno, siamo cresciuti insieme in bellezza e colore. Quel giorno don Norberto ha voluto collocare con le sue stesse mani il sasso nero nel mosaico di Casciago: lascia un’impronta, un segno d’amore nei nostri cuori, gli saremo sempre riconoscenti.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: il Grande Artista sposta le tessere nel mosaico per creare armonia, per estendere la bellezza. Noi non abbiamo chiara la completezza del disegno, ma abbiamo fede e sappiamo che sarà un capolavoro.
Buon cammino!