informatoreQuinta domenica di Quaresima: di Lazzaro

Riconosciamo i nostri peccati"... una bufala!

Nella settimana passata si era programmato di vivere un "tempo penitenziale" anche con le altre parrocchie di Segrate. Non potendolo fare... cerco un'altra strada.

Mi viene da riflettere su ciò che facciamo all'inizio della messa quando il prete dice (almeno a quelli che sono presenti): "Fratelli, per celebrare degnamente i santi misteri, riconosciamo i nostri peccati". 

Confesso (non c'entra con quello che segue a messa...) che non mi riesce molto di comprendere fino in fondo questo momento. Anni fa ho provato a inventare di tutto in celebrazioni per ragazzi e giovani; ho inventato intenzione in tutte le salse ("per le volte in cui", "per le volte che"); suggerito canti di ogni specie con gesti di mani e braccia comprese.

Quello che sfugge è la velocità del momento: come si fa in brevissimo tempo, se il prete ce lo permette tra l'altro, a ricordare i nostri peccati o almeno quelli della sola settimana? Se invece è un "pro forma"... allora è un'altra cosa e si potrebbe quasi saltare.

Mi è venuta una illuminazione, mentre riflettevo in questi giorni. E se fosse su un altro livello che occorre muoversi? Ecco, in fondo basterebbe un attimo per dire o ricordare: "Sono figlio di Adamo, segnato dalla ferita del peccato, dal fondo del mio essere e della mia coscienza".

Questa realtà non ce la leva nessuno, anche se ce ne dimentichiamo! Credo che sia sufficiente il veloce silenzio che il prete suggerisce per ricordarci che siamo figli di Adamo (ed Eva ovviamente...) e questo non è poco dal momento.

Nell'incontro con la Gloria di Dio che la liturgia permette, si entra... da "figli di Adamo", non perfetti ma neppure trasandati e amorfi.

Quando Gesù è passato da noi, è sì diventato figlio della terra ma... "eccetto il peccato", dice san Paolo. Però ha preso i figli di Adamo, feriti per il peccato e marchiati con una libertà malata, portandoli in alto PER accedere al trono della Gloria, dove scorre il fiume della vita.

Forse non c'è da aggiungere nulla di nostro nelle parole, nei gesti e nel canto, basterebbe salvare sempre il breve silenzio dove, quasi idealmente, ognuno è come se alzasse la mano dicendo: "Sono figlio di Adamo o sono figlia di Adamo"! Un'assemblea che si qualificherebbe da queste mani alzate... Farò in modo di allungare di qualche secondo il silenzio perché anche io ricordi chi sono!

Anche la frase finale del prete: "Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna", potrebbe avere un bel significato. Purtroppo, prete e assemblea sorvolano questo valore con lo striminzito "Amen" della serie: "Ma sì va bene anche questa, male non fa, con poca convinzione". Ad un'amica impegnata come medico e alle sue colleghe ho suggerito che loro dovranno ripetere questa preghiera di esorcismo e di liberazione su coloro che accompagneranno alla morte, senza la vicinanza del prete e dei parenti. Il segno della croce sulla fronte o con la mano benedicente, e con queste parole si garantisce il perdono dei peccati per l'incontro con il Dio che ama e che non ci toglie dalla vita... perché Lui ci toglie dalla morte (ma riprenderemo un'altra volta questo pensiero presente nella messa).

Come se dovessimo entrare nella prossima liturgia che celebreremo insieme (magari con un commovente magone...) in punta di piedi, attratti da quel Gesù, ora sofferente con noi, che ci porta nella Gloria di Dio, nella Sua presenza.

don Norberto


E la confessione pasquale? Proviamo

La vicinanza della Pasqua strana nel suo essere celebrata quest'anno, ci impegna alla preparazione della confessione pasquale. Perché non iniziare in questi quindici giorni che ci preparano alla Pasqua un esame di coscienza?

Suggerisco un percorso a partire dalla casa dove stiamo "raccolti", per accenni, lasciando a ciascuno di "fare a modo suo". La verifica inizia da: "Da quanto non mi confesso?".  Partiamo allora... scrivendo però su un foglio, carta e penna!

Lo zerbino, il gesto di pulirsi i piedi...

  • La lode, innanzitutto, per i doni ricevuti, da prendere con delicatezza come quel "levarsi i sandali" sul monte; lode anche perché il Signore è sceso entrando nella nostra vita e nelle nostre case: quanto me ne rendo conto?

L'anticamera, con la sua porta di ingresso e di uscita:

  • Come ho accolto il Signore nella mia vita o i fratelli e sorelle che bussano alla mia persona (non solo alla porta)?
  • Invece non avrò per caso sbattuto la porta uscendo di casa dopo una forte tensione? Ho chiuso con qualcuno al di là della famiglia?

La cucina, luogo di incontro e del cibo

  • Quanto cibo usato bene per la cena e il pranzo o quanto la cucina ha alimentato il vizio della gola, l'abbuffo e ogni forma di ingordigia?
  • Quanto silenzio stampa e cattiveria a tavola o quanta bellezza nello stare con i propri figli, il marito o la moglie, con i vari nonni…

La sala, per stare con gli altri, nella distensione ma anche nel lavoro

  • La fatica del lavoro è nella linea della mia santificazione: rendere santo tutto?
  • Quanto disturbo in immagini oscene o violente grazie a internet...
  • Il ringraziamento per ciò che vedo nel mondo e nei programmi: ci penso?
  • Quanto svacco o stravacco, guidati dalla pigrizia…

Il bagno (sì, anche quello, perché necessario!) luogo per lavarsi, curare la propria persona oltre che liberarsi dai rifiuti

  • Quanto cura solo estetica della nostra persona, coprendo peccati, negando difetti, vivendo nella falsità?
  • Quanto scarico di parole, di cattiverie credendo che basti "tirare la corda" e che tutto poi passi... L'odore del male, come un virus, ha forse intaccato l'atmosfera di tutti? Non è che abbiamo contribuito ad un'aria di male?

La camera da letto, luogo degli abbracci, del riposo del corpo, dell'intimità

  • Quanto la relazione affettiva e il mondo sessuale è guidato dall'istinto e quanto è "trasfigurato" dall'Amore di Dio. Quanto essersi girati dall'altra parte?
  • Come vivo l'intimità affettiva con il Dio Amore e quanto la coltivo nel silenzio, nell'ascolto, nella lode, nella Messa (quando avrei potuto andarci, sic!)?

La maniglia, per toccare con mano l'entrare e l'uscire

  • E come ho vissuto la quaresima 2020, quella che nessuno immaginava, quella che non sapevamo che esistesse; la quaresima che da anni "non sapevamo più cosa fosse"? Una quaresima, senza la normale guida dei sacerdoti, come è andata?

Ora: "Se, in silenzio con il foglio in mano, chiedessimo perdono, anche nelle lacrime?”.

Nella verità dei gesti, nella sincerità del dispiace, in un proponimento che possa riparare il male compiuto... Dio risponde e perdona! E quando sarà possibile cercheremo il confessore che completerà con l'assoluzione, nella gioia di una lacrima!