informatoreDomenica delle Palme - Settimana autentica

Prepararsi alla Settimana Santa... quel poco che basta!

Quel poco che basta... perché il soffio dello Spirito attraversi le pareti di casa e superi ogni porta... come quella volta, proprio a Pasqua! Un cuoco di valore (nelle case ce ne sono tanti e tante!) con pochi ingredienti, fa quello che il sottoscritto non potrebbe fare, a parte qualche "bruciatura di padelle".

Poche cose: "Farina, vino, pane, croce, immagine sacra, una tovaglia, un profumo"...
Qualche sentimento: "Amore, fatica nell'amare, sofferenze, peccato, lacrime"...
Un pizzico di: "Invocazione allo Spirito, silenzio, Parola di Gesù, intercessione, lode"...
Altri ingredienti: "Fantasia, creatività, intraprendenza" ... "quanto basta" (titolo di un simpatico film recente). Ci viene in aiuto un testo dalla nostra diocesi:
https://www.chiesadimilano.it/wp-content/uploads/2020/04/2020_Settimana_Autentica_con_tutti_i_link_BASSA.pdf
Usare... "quel poco che basta"!

Poi sarà lo Spirito Santo (è brutto paragonarlo ad un cuoco?) a mettere insieme tutto e far diventare cibo (anche senza eucarestia), presenza (anche senza una comunità fisica), sorpresa (come quel "pace a voi" mentre nessuno se lo aspettava), partecipazione alla eterna liturgia celeste.

La Pasqua del Signore ci porta lì, liberati dal male e dalla morte per ascoltare ancora le parole di Gesù nella traversata sul lago ripresa dal Papa in piazza san Pietro: "Perché avete paura? Non avete ancora fede?".
Una proposta allora: ciascuno provi a pensare come organizzare la festa della Pasqua cristiana in casa, con il materiale ricordato sopra. Poi, dal 12 aprile in avanti, racconteremo cosa si è fatto: servirà per il futuro, al di là delle emergenze.

Nel frattempo, siamo all'inizio della Settimana Autentica:

Certo se ci fosse anche un rametto verde...

Ma in chiesa cosa faremo, per ora?
Metteremo l'incenso e faremo che sia abbondante per tutta la chiesa, volendo quasi profumare con il buon profumo dell'amore di Dio tutte le case. Celebreremo "senza popolo" e faremo sapere gli orari per vivere in comunione... la Pasqua del Signore.
Per concludere, ho trovato forte il titolo di un articolo sull'Osservatore Romano: "Sacerdoti senza essere preti". Così chiudeva il testo: "È vero, le case delle chiese sono chiuse e i preti presiedono con frazioni di popolo minuscole, ma la Chiesa non smette di celebrare. Io, per fatica o per vizio, posso smettere. E per fortuna anche essere riaccolto. Ma i santi e le sante, che della Chiesa fanno parte piena, non interrompono mai il loro canto di lode all’Altissimo e di intercessione per il Popolo di Dio che cammina lungo le strade della storia. E la storia è fatta di urgenze, mai evidenti e confuse come oggi. Se le vivessimo per quello che sono e le presentassimo all’Altissimo per quello che si mostrano alla luce della Parola di Dio, forse, faremmo solo cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza. Sacerdoti, senza essere preti".

don Norberto


C'è silenzio e silenzio

Mio padre Giovanni, morto ormai più di trent'anni fa, mi diceva spesso nel suo dialetto brianzolo: "Non fare la predica lunga perché quando sei alla fine mi sono dimenticato di quello che hai detto all'inizio". Mi sollecitava inoltre a non stare troppo seduto in silenzio dopo la predica o dopo la comunione: lui era per i metodi spicci! Sulla prima richiesta mi trovavo d'accordo, sulla seconda richiesta... tenevo lungo il silenzio (un po' bastian contrario).

Fare silenzio non è possibile nelle messe teletrasmesse per ovvi motivi tecnici. Talvolta si tagliava il silenzio ahimè... anche nelle "messe con partecipazione di popolo". Silenzio per entrare in chiesa? "Optional". Silenzio prima della messa? "Non pervenuto". Silenzio durante la messa? "Dipende dal vicino, è sempre colpa sua se si parla". Quanti di questi spazi sono stati eliminati, eppure momenti essenziali e belli nella liturgia!

Ci accorgiamo ora di questo valore davanti al silenzio delle strade, delle case o di quel silenzio percorso dal Papa in piazza san Pietro.

Eppure nella liturgia è molto richiesto. È previsto nel momento penitenziale (già ricordato nel precedente foglio); dopo che il celebrante introduce l'orazione, quasi a raccogliere il silenzio di ognuno, dicendo: "Preghiamo". Viene suggerito tra una lettura e l'altra ma anche prima e dopo il salmo, e soprattutto dopo il vangelo e l'omelia. C'è poi il silenzio segnalato dal "suono del campanello" alla consacrazione del pane e del vino; mi permetto di valorizzare l'attimo per il ricordo dei defunti. Infine, dopo aver ricevuto l'eucarestia in modo personale e in modo comunitario, si cerca di salvare l'amico silenzio dagli avvisi o dai rumori. C'è infine il breve silenzio prima che il prete ci congedi con la orazione finale. Così dovrebbe! Ma: "Tutto in fanteria", della serie, "Sì, tagliamolo pure, tanto non serve e poi allunga la messa!".

Il silenzio di queste settimane può stordire e infastidire, eppure esiste un silenzio con una forza che possiamo trovare negli spazi, anche se brevi, delle nostre liturgie. È il silenzio che riconosce la mancanza delle persone, che permette il suono degli uccelli, che risveglia l'attenzione all'altro, che rivela ciò che siamo. È il silenzio cercato da Gesù sul monte, è il silenzio di quella morte "mentre il sole si eclissò" o di quell'alba quando le donne trovano vuoto il sepolcro. È il silenzio nella liturgia, forse da salvare, riconoscendo Lui, vivo. Che il Signore riempia il nostro silenzio e nel silenzio noi lo si accolga. E se il bello fosse proprio il Silenzio in questa settimana?

don Norberto


Un semplice ricordo

Mentre scrivo questi appunti è il 2 aprile. È il giorno della morte di Giovanni Paolo II: quindici anni fa il mondo si fermava, ed era presente in piazza san Pietro per quell'uomo vestito di bianco. Altri tempi!
La memoria ritorna a quel mese di aprile mentre ero, per un mese da solo, sul Cammino di Santiago. Appresi la notizia, piansi, pregai unendomi a quel Papa che aveva accompagnato un bel pezzo della mia vita sacerdotale. Mi rimane ben impressa quella decisiva esperienza, vissuta proprio quindici anni fa.