informatoreVI domenica di Pasqua

"Conversione" parola bella o brutta?

È rimbalzata sotto i riflettori della comunicazione sociale, la parola "conversione". Si tratta di un fatto di "cronaca bianca" (il ritorno a casa di una ragazza tenuta prigioniera) che alcuni hanno fatto diventare un avvenimento di "cronaca nera"... Quest’ultimo aspetto, grazie a Dio, "lascerà il tempo che trova" e una ragazza riprenderà a vivere.

La parola che ha un po' "infastidito" ora può essere giustamente ripresa! Da una persona amica ricevo la segnalazione di testi biblici, soprattutto legati ai vangeli.
Questa parola non ha solo un valore religioso. Infatti, ci si può convertire dalla musica rock alla musica classica oppure da incompetenti in cucina ad esperti "spadellatori", da persone allergiche alla lettura a mangiatori di libri... Ci possono essere dei cambiamenti nei gusti, negli impegni e negli hobby. È normale che per una circostanza, per l'incontro con un maestro o per una intuizione si "parte per la tangente" verso un nuovo interesse o una diversa attitudine. "Si è convertito finalmente, ha tolto il piercing e ascolta la buona musica": chi è quel genitore che, davanti ad un figlio "esuberante", non gioisce quando si "normalizza"?
Il punto di osservazione cristiano (preciso: "veramente cristiano") circa la vita spirituale, è un altro. In sala parto uno diventa figlio di suo padre e sua madre e questo è per sempre. Può allontanarsi giustamente dagli insegnamenti a causa di loro cattivi esempi, oppure uno può crescere bene in società, grazie a quei legami familiari e a quella educazione.
Nascere come figli in una relazione con Dio Padre è quello che succede al fonte battesimale. Si nasce per dono, così che Dio mi sarà sempre Padre perché Lui... si è convertito alla mia persona, si è girato verso di me, mi penetra con affetto di padre e di madre. Quell'amore che solo Gesù sperimentava, mi è stato offerto, è permesso a tutti coloro che lo desiderano.
Devo passare però "la sbarra" della libertà (passi l'immagine da dogana). La prima l'hanno aperta i genitori, perché i bambini da piccoli pensano al latte e al ruttino. "Ma i miei genitori mi hanno fatto battezzare senza chiedermelo", mi si dice. "Certo - rispondo - ma i tuoi genitori ti hanno fatto nascere senza che tu lo chiedessi e ti garantiranno un patrimonio che tu non hai sudato e si prenderanno cura di te... Come la mettiamo?".
Con questo duplice dono (la vita censita dal comune di nascita e la Vita di Dio evidenziata su un grande libro nella Chiesa) siamo al mondo, esistiamo e tutto ci viene in aiuto a partire dall'asilo nido in avanti (meglio se questi servizi educativi siano all'altezza!) e grazie al supporto della comunità cristiana con sacramenti annessi. Poi sarò io che crescendo dovrò alzare altre numerose "sbarre", quelle dell'egocentrismo, vivendo così in una relazione divina.
Questo è per noi il giusto significato della conversione: trovata la mia collocazione nella relazione con il Padre (come tasselli del puzzle!), quel legame rimane e lo aggiorno continuamente come avviene in ogni relazione amorosa. La vita è così un continuo aprire le "sbarre" per una relazione sempre più filiale che rasenta... la commozione: questa è la vera conversione!
Figli di un Dio Padre (questo è il grande dono della fede cristiana!) si è sempre... perché Dio sarà sempre Padre di Gesù e Padre nostro, per tutti i secoli dei secoli: Lui il grande convertito... convertito a noi!

Si può perdere la fede?

A chi pone questa domanda, o dichiara di avere perso la fede, dico sempre: "Se hai perso la fede è perché... non l'avevi!".
Si può perdere una certa idea di fede, appunto "una certa" idea! Posso lasciare quella fede che mi sono fatta per conto mio, quella che i miei genitori (più o meno esperti e coerenti) mi hanno fatto passare, quella che la Chiesa mi ha fatto intendere (più o meno bene) con le pratiche annesse... Ma, domanda: tutto questo tiene conto del mio rapporto di figlio con Dio Padre?
Posso lasciare la Messa con la sua pesantezza e con l'obbligo dovuto, posso prendere le distanze da comportamenti di uomini e donne di chiesa, posso allontanarmi perché è meglio "essere credenti non praticanti che credenti praticanti... ci si guadagna in tempo e in libertà": bene!
Perdendo questo non è un male… sono aspetti che non c'entrano con la paternità di Dio e la mia relazione con Lui, perché sono relegate tra ciò che non incidono sulla mia persona. Solo una cosa non si può fare: abbandonare gli aiuti e gli strumenti (in termine tecnico i “Sacramenti”) che curano e alimentano la famosa relazione con il Divino!
Figli si è per sempre agli occhi di Dio: per questo non perderò mai la fede!
Potrei sperperare i beni come il figlio della parabola; potrei essere "incavolato nero" come l'altro figlio; potrei protestare davanti ad un padre così (in una parabola alcuni se la sono presa perché il padrone della vigna pagava con la stessa moneta tutti mentre Gesù ricordava... "oppure tu sei invidioso perché io sono buono"?).
Il grosso problema diventa: "Che fede hanno i battezzati da bambini?" o anche "Che ne è della vera fede cristiana?" o ancora "Che ne è di me come figlio che il Padre ama?". Ah! Il discorso allora si fa molto interessante e intrigante perché io "mi converta" vivendo sul serio questa relazione con il Padre.
Le religioni possono essere come banchi al supermercato dove uno sceglie, "si converte" al prodotto più conveniente, più utile, più economico, più redditizio, più attraente. Ma, "per noi non è così": avendo ricevuto il dono di essere figlio, posso solo vivere di questo regalo, senza bisogno d'altro se non quello che è giusto fare perché cresca l'amore, il mio affetto verso Dio perché sono ultrasicuro del Suo Amore verso di me, per sempre!

don Norberto


Giovedì 21 maggio, solennità dell'Ascensione, oltre alle messe feriali delle ore 8.30 e delle ore 18
Messa straordinaria e solenne alle ore 20.45; è sospeso il rosario in streaming


Conto alla rovescia

Dal 14 maggio abbiamo iniziato un conto alla rovescia. Si tratta di nove passi, quasi una novena, per accedere alla prossima messa domenica di sabato 23 e domenica 24 maggio.
Così fino a venerdì 22 maggio si potrà seguire, passo dopo passo, l’avvicinamento alla liturgia con i nostri corpi.
Occasione per rivedere il nostro modo di celebrare la Messa: servirà senz’altro!