E' disponibile il numero 128 di settembre 2017 di Verso Emmaus.

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PAPA FRANCESCO A MILANO

Abbiamo ancora tutti negli occhi e nel cuore le immagini della recente visita di papa Francesco alla nostra Chiesa di Milano, lo scorso 25 marzo, nella solennità dell’Annunciazione del Signore.
È stato provvidenziale che proprio in questa data, nel giorno in cui la Chiesa celebra uno dei misteri più importanti legati alla vita del suo Signore, il vescovo di Roma abbia voluto trascorrere una intera giornata in mezzo a noi, rincuorandoci con la sua presenza. Nell’evento dell’Annunciazione, infatti, sono racchiusi tutti quegli elementi che hanno caratterizzato la visita del papa e che ci hanno aiutato a prepararci alle Celebrazioni Pasquali.
È il racconto evangelico a ricordarcelo: l’annuncio del concepimento di Gesù avviene in un luogo di periferia e in un contesto di povertà, porta con sé la gioia del vangelo ed è destinato a tutti, per edificare l’unico popolo di Dio.

I poveri e le periferie
Papa Francesco ha voluto caratterizzare la sua visita a Milano andando a incontrare anzitutto le periferie e le situazioni di povertà. Lo abbiamo visto nella sua presenza al Quartiere Forlanini e ancor più tra i carcerati di San Vittore, dove ha voluto sostare a lungo e pranzare con loro.
Nei giorni della Settimana Santa abbiamo avuto modo di contemplare nuovamente come il Figlio di Dio abbia scelto di condividere la morte degli ultimi, dei più poveri e degli emarginati, lasciandosi crocifiggere fuori dalle mura della città.
Proprio questo modo di morire di Gesù ci interroga personalmente riguardo alla nostra fede e alla modalità con cui la testimoniamo nella nostra vita quotidiana. Il papa, riprendendo la parola di una suora che lo interrogava nell’incontro in Duomo con i ministri ordinati e le persone consacrate, ha sottolineato il valore della “minorità” e della piccolezza. È questa una espressione tipicamente francescana, a cui il papa non può essere insensibile, visto la scelta del nome Francesco.
Vivere la “minorità” significa ripartire dagli ultimi, da chi è piccolo; è accettare di essere sale della terra e luce del mondo, senza voler trasformare il mondo in una saliera né renderlo una insegna luminosa; significa essere lievito nella pasta e, come ha ricordato Francesco, non c’è nessun pizzaiolo che usa un chilo di lievito per far fermentare un poco di pasta.

Il vangelo e la gioia
Accanto ai poveri, alla marginalità e alle periferie, papa Francesco ha voluto però sottolineare fortemente il tema della gioia, la gioia dell’evangelizzazione. Lo ha fatto a più riprese, chiedendo di vincere in modo particolare la rassegnazione: certo, forse siamo pochi; di sicuro le nostre forze spesso vengono meno; ma mai siamo rassegnati davanti al vangelo e al fratello a cui è destinato. La “minorità”, perché – a differenza della piccolezza e della povertà – la rassegnazione non appartiene al vocabolario cristiano. Al cristiano, invece, appartiene la gioia, e anche gli eventi della passione del Signore lo annunciano.
Sulla croce Gesù evangelizza nel silenzio e nell’immobilità, e pure è proprio questo suo atteggiamento, il modo con cui vive questa forzata costrizione, a toccare il cuore di chi sta accanto e a compiere il miracolo della conversione, al punto che il ladro invoca il Paradiso.
Noi spesso confondiamo l’evangelizzazione con la pesca dei pesci, ma Francesco ci ha ricordato – riprendendo il Vangelo – che il Signore ha domandato ai suoi di gettare le reti: i pesci li ha pescati lui. È sempre il Signore che tocca il cuore dell’uomo, a noi spetta testimoniare questo annuncio e di farlo con gioia, come ha fatto lui, che dalla croce non si è rassegnato e neppure ha maledetto qualcuno, ma si è affidato al Padre, ha pregato per i suoi nemici e ha salvato tutti.
Ma per possedere questa gioia ed entrare nel regno dei cieli – ce lo ricorda il vangelo e ce lo hanno mostrato anche le immagini del papa a Milano – bisogna diventare come bambini. Non per nulla la sua visita si è conclusa con i ragazzi cresimati della Diocesi allo stadio di San Siro, un incontro dove la gioia ha fatto la sua parte.

Il popolo e anche oltre
Accanto alla cura per i poveri e alla gioia del Vangelo, papa Francesco ha invitato a riscoprire la nostra appartenenza al popolo di Dio. Lo ha fatto nell’omelia a Monza, parlando della figura di Maria – povera e ricca di gioia – appartenente al popolo dell’alleanza e lo ha mostrato vivendo in mezzo a noi, come ogni buon pastore sta in mezzo al suo gregge. Anzi, nell’incontro iniziale alle “Case bianche”, dopo aver sottolineato di venire tra noi come sacerdote, ha ripetuto con forza: “il mio sacerdozio, come quello del vostro parroco e degli altri preti che lavorano qui, è dono di Cristo, ma è tessuto da voi, dalla vostra gente, con la sua fede, le sue fatiche, le sue preghiere, le sue lacrime”.
Nel saluto dopo la preghiera dell’Angelus di domenica 26 marzo, papa Francesco ha ringraziato il nostro Arcivescovo e tutto il popolo di Dio perché – ha detto – “a Milano mi sono sentito a casa con tutti, credenti e non credenti”.
Abbiamo bisogno un po’ tutti di riscoprire la dimensione comunitaria della nostra fede; abbiamo bisogno di sentirci un po’ di più a casa… anche nella nostra parrocchia, cominciando a cercarci un po’ di più, ad aiutarci e, perché no, a pregare maggiormente insieme. Per questo approfittiamo anche della bella tradizione del “mese di Maggio”: alle 20.15 il S. Rosario ed alle 20.30 la S.Messa.
Quest’anno è il centenario delle Apparizioni della Madonna di Fatima (1917 – 2017). A Fatima la Madonna ha invitato a pregare col S. Rosario; il Santo Giovanni Paolo II diceva spesso: “il rosario è la mia preghiera preferita”, riscopriamola anche noi.
Buona continuazione.
don Stefano


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