Imparare ad ascoltare Lui

Sappiamo che a Messa si ascolta la Parola di Dio sia nella parte “difficile” dell’Antico Testamento, nella fase spesso “tosta” di san Paolo e nel vangelo più “alla portata”. Quest’ultimo produce due “effetti”: da una parte, con la scusa che lo sentiamo da anni, si dice: “Lo so già”; dall’altra, soprattutto se siamo nel vangelo di Giovanni, ci viene spontaneo: “Che difficile, che cosa c’entra con la mia vita?”.

Ahimè: quanta abitudine, quanto “prendere sotto gamba” la Parola di Dio, quanta “ignoranza” nei testi biblici, quanto distacco tra noi e ciò che si proclama nella liturgia. Magari poi i lettori sono frettolosi e non hanno meditato prima il testo sacro oppure non fanno arrivare in modo corretto il significato di ciò che leggono. Per non parlare della predica e delle solite cose che i preti dicono. Così si toglie l’audio, si pensa ad altro e si perde l’opportunità perché ci arrivi il suono di Dio… ahimè!

In certo casi si potrebbe procedere con un bel “fai da te” portando a casa il foglietto (lo faremo anche per un po’ di settimane) meditandolo personalmente, alla faccia dei lettori e dei preti.

Il problema però è un altro: ascoltare sì le letture con un po’ di preparazione e attenzione affinché… si senta la Voce: Lei arriva, e come arriva! Talvolta nella forma della consolazione, altre volte nella forma del silenzio o nell’indicazione di una strada da intraprendere, talvolta nel semplice arricchimento di un legame di amore. Desiderare che risuoni in noi la Voce del Signore, dentro la Parola che si proclama.