C’è però e però!

Spesso, davanti ad una idea nuova o davanti ad una proposta, sento dire: “Si va bene, però!”.
Anni fa ho lavorato in parrocchia con una simpatica e brava collaboratrice religiosa che era solita esprimersi in questo modo. Infatti, prima di accennare a una iniziativa, mi preparavo pensando: “Vuoi scommettere che mi dirà: sì però?”. Ovviamente vincevo! Quel modo di esprimersi lo interpreto e lo interpretavo come la maniera per evidenziare i problemi, gli aspetti pratici davanti ad una iniziativa.
Perché il “però” deve avere sempre un’aria negativa? Capita solo qualche volta nel linguaggio comune di aprirsi al positivo e alla meraviglia quando si dice: “Però, mica male!”.
Mi piace l’idea di rivoltare il termine, in senso inverso, come se invece di “però”, si dicesse “òrep” (NdR inversione delle lettere).
Dire per esempio: “La Chiesa non va bene, il Covid ci sta distruggendo, la società è così, la scuola è cosà, i giovani non hanno valori, la parrocchia non va bene…, ecc. ecc.”, è un modo normale di esprimersi. Sarebbe bello completare le frasi dicendo: “Si, però!”.
In questo caso il “però rovesciato” obbligherebbe a notare invece i segni nuovi che non sempre si vedono e soprattutto non si riconoscono. E allora: “Si, però nella Chiesa molti stanno riprendendo in mano il loro battesimo; … questo tempo è diventato motivo di vicinanza e impegno; … diversi giovani fanno scelte forti; … la parrocchia permette l’incontro tra persone della stessa fede, si riprende in mano la Parola di Dio”, ecc. ecc.
Credo che occorra proprio liberare il “però” dalla sua normale veste negativa o, per lo meno, problematica. Forse si aprirebbero momenti più calorosi come, in questo mese di marzo, fa il sole durante il giorno rispetto al freddo del mattino o della sera.
Chissà, forse faremmo un piacere a questa povera congiunzione, affinché possa recuperare anche un suo taglio positivo e saremmo più portati a notare l’azione dello Spirito. “Sì, però…”!
don Norberto