Cosa sa fare l’olio

All’inizio di questa rubrica (era il 17 marzo) mi ero ispirato alla parabola delle dieci vergini, sottolineando che forse, per noi che abbiamo le lampade, il periodo che stiamo vivendo è tempo per acquistare l’olio perché all’arrivo dello sposo si possa accendere il lume ed entrare nella festa. Al di là delle immagini, si tratta di recuperare l’Amore di Dio che, guarda caso, si mostra nel costato aperto, anticipo della Pasqua, lo stesso costato che viene indicato all’amico Tommaso da Gesù risorto.

Un olio che noi abbiamo perché siamo “unti”, siamo “cristiani” (scrivevo il 20 marzo). Di olio se ne fa un uso “industriale” (si fa per dire) nei sacramenti a partire dal battesimo e dalla cresima ma anche nei confronti dei malati e dei giovani che diventano preti. Guarda caso, molti di questi momenti si vivono nel tempo pasquale. Impegnati poi nei preparativi di una prima messa, di una cresima, delle prime comunioni, di un battesimo, ci si dimentica… dell’olio. Su questo unguento, consacrato al giovedì santo (questa’anno nulla però!) pongo una particolare attenzione quando vivo l’unzione dei malati, sacramento nella malattia del corpo e dello spirito. Premere sulla fronte del malato e rifare il gesto su entrambe le mani (quasi a significare le braccia aperte di Gesù sulla croce), è molto toccante. Senti di compiere un gesto di salvezza dal male, innestare ancora di più il crocifisso Gesù con il sofferente in quel letto, dando così un posto sicuro alla malattia e al dolore, forse un senso. Oggi più che mai, l’impossibilità di questo sacramento è fonte di preoccupazione, attenuata dal fatto che la Chiesa arriva comunque, grazie a medici e infermieri e grazie alla preghiera di tanti, perché nessuno può impedire questo “contagio divino” tra lo Spirito Santo e ogni persona.

Si dice nell’introduzione al rito: “E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati gli saranno perdonati”. Per molti il sacramento diventa sostegno per rafforzarsi nella lotta, in altri casi è preparazione alla morte che giunge magari dopo qualche ora. Ho ben impresso nella mente il breve tempo tra la considerazione fatta dal medico che, per mia mamma, era “questione di poco” e l’arrivo degli oli santi da parte di una amica. Il tempo di imprimere sulla fronte e sulle mani l’olio degli infermi e poi l’arrivo della morte dopo circa dieci minuti. Era già pronto il Signore perché la morte non la tenesse con sé. Non avendo potuto accompagnare il papà morto improvvisamente, ho avuto il dono di esserci in ospedale con le mani di sacerdote.

Grande forza di un olio che, non potendo sempre guarire dalla malattia, vince comunque sui tentacoli della morte. Quell’Amore giunge prima che la morte deturpi e annulli l’animo di un fratello o di una sorella: è così avviene la Pasqua per ognuno di essi. Quando sarà l’ora, avrò bisogno anch’io di quell’olio, di quell’amore che accenderà la mia lampada.

don Norberto