Giocare di sponda

Il mio arrivo a fine settembre ha permesso, in parte, di incontrare le persone di Segrate e avere delle occasioni per una conoscenza. Dovevamo, secondo i progetti normali, progressivamente avvicinarci, presentarci, avviare un collegamento e fare insieme un pezzo di strada.
Il mese di marzo ha bloccato ogni possibilità di contatto lasciando solo il ricordo di ciò che avevamo fatto mesi prima (la festa di ingresso, le celebrazioni, i pranzi, l’inaugurazione di casa Mamre, l’incontro con genitori e ragazzi, le cresime, la benedizione delle case, l’incontro con i malati e con i giovani…).
Ho iniziato a registrare mentalmente i volti (sui nomi e cognomi, sarà lunga!) e qualche numero di cellulare o indirizzo mail: un po’ poco, rispetto ai legami avuti con la parrocchia precedente. Immagino che anche don Stefano possa dire lo stesso per i legami con la nostra parrocchia.

Con don Gabriele non ci siamo impegnati su canali televisivi o social (ce ne sono diversi attivi per i momenti religiosi, permettendo l’ascolto direttamente del vescovo e del Papa), se non usando i piccoli strumenti quali il sito e la pagina Facebook della nostra comunità.

Come essere presenti, da sacerdoti, nella propria comunità (e in quella di Novegro)? La domanda ritorna. Certo celebrare la liturgia eucaristica con don Gabriele e dire: “Il Signore sia con voi” oppure “Vi benedica Dio Onnipotente…”, non è un gesto e non sono parole tanto per dire. Nei periodi precedenti ero solito ascoltare il saluto di inizio o la benedizione al termine senza fiatare, nell’abitudine. Non posso immaginare come sono le case con bambini, ragazzi e giovani stretti tra le pareti, come stanno le persone anziane o quelli che arrivano stravolti dal lavoro; non posso conoscere tutti in numeri civici delle vie ma … “Il Signore sia con voi”, lo diciamo e ci crediamo!
Mi è venuto in mente il gioco del biliardo soprattutto per l’importanza delle sponde. Facile colpire la palla e far cadere i birilli in modo diretto, più difficile ma da esperti, colpire battendo su una o due sponde, facendo “filotto”.
Penso che il Signore (non me ne abbia!) faccia lui da sponda perché supplisca a quello che vorremmo dire o far arrivare. Passando attraverso lui, si direbbe “In Cristo, per Cristo e con Cristo”, la vicinanza di noi preti può giungere ad ognuno, sia a quelli che conosciamo sia a quelli che non abbiamo avuto modo di frequentare.
Possa aiutarci in questo legame che fisicamente è impossibile, facendo Lui da sponda affinché il male, in tutte le sue forme, non ci impedisca il legame con il Padre e non blocchi le relazioni tra le persone. Proprio perché siamo “gente di Pasqua”, sappiamo che Lui sicuramente opera così, da quella volta che ha vinto con la sua morte: quella vittoria, la Pasqua, rimane di sicuro un continuo e un grande “filotto”.

don Norberto