Lo spazio tra le parentesi

In questo asterisco raccolgo la parte di una lettera che un amico mi ha inviato (bei tempi quando le lettere con il francobollo arrivavano… in ritardo). Mi scrive:

Le parentesi abbracciano le parole, tengono stretti a sé i sentimenti, li custodiscono e ne fanno tesoro ma, più i pensieri sono lunghi e più le parentesi si allontanano, si distanziano, come due grandi mani che si allargano per poterli contenere tutti. Poche parole, invece, rimangono strette, in un abbraccio che stringe, toglie l’aria, cattura i pensieri e li lascia evaporare verso l’infinito, l’eternità.
Dio ci invia le sue “parole”, i suoi “pensieri”, ci mette tra le sue mani, le sue parentesi, manciate di parole per farci fermare, soffermare e discernere, lentamente, fino al momento del distacco, fino a quando le sue parentesi si riaprono per farle volare via e farne entrare altre. È così che accade!!
Accolto, o meglio non lo hanno accolto del Prologo di Giovanni e Non mi trattenere di quel mattino di Pasqua a Maria di Magdala: due parentesi, le Sue mani, tengono racchiusi questi pensieri, li custodiscono al caldo, come a proteggere il tempo che intercorre tra la venuta del Figlio a Betlemme e la Sua ‘nuova’ venuta“.

A parte il discorso legato alla punteggiatura, già bello di suo e che si collega con altri articoli scritti sul foglio della settimana, la lettera arrivata merita attenzione. Le Sue mani trattengono le parole che nutrono la nostra vita interiore e poi, quando le parole diventano la nostra carne, tutto si apre in attesa che le stesse mani di Dio custodiscano altre Sue parole.

Potrebbe benissimo essere così tratteggiato il cammino dello Spirito in noi: bello perché le parentesi non sono fatte per chiudere ma per salvaguardare e, una volta recepite, per attendere nuove parole di vita eterna, perché sono di Dio.

Anche se solo banalmente ci accorgessimo, mentre scriviamo alla tastiera del nostro computer, del segno che sta sopra l’8 e sopra il 9 (parentesi, sic! chiusa parentesi…) e tenessimo conto dei pensieri che sono nati, faremmo un leggero ma profondo esercizio spirituale. Tutto diventa spazio dello Spirito, dove agisce e si muove anche tra la punteggiatura o tra gli oggetti di casa. Non male!

don Norberto