Quel 10 febbraio

Il 10 febbraio è una data particolare.
Certo è il “Giorno del Ricordo”, per portare all’attenzione la tragedia delle foibe con le numerose vittime di quella carneficina avvenuta durante la seconda guerra mondiale e negli anni successivi.
Ma non è per questo che scrivo: mi riferisco alla notte del 10 febbraio 2013 che, credo, sia stata una notte mistica di questo secolo.
Nel silenzio e nel buio del Palazzo Apostolico in Vaticano, Benedetto XVI era nella consolazione dello Spirito Santo. Il giorno successivo avrebbe dato le impensabili dimissioni dal suo servizio petrino, in un latino che i cardinali presenti non compresero (qualcuno era pure abbioccato). Sappiamo tutto di quello che accadde dopo che la giornalista dell’Ansa Giovanna Chirri, captando il significato di quelle parole, lanciò al mondo l’informazione. ,
Ma la sera prima? Una sera come le altre a Roma, tra la sonnolenza di una città e il buio che imperversava sulla Chiesa. Eppure quella notte nel mistero di una coscienza cristallina del Papa tedesco c’era l’abbraccio di lui con la santa Trinità.
Mentre tutti dormivano e niente trapelava (caso più unico che raro!) un uomo di Dio, chiamato qualche anno prima ad essere successore di Pietro e segnato da una sofferenza che non possiamo augurare a nessuno, lascia il suo incarico. Mai nessuno era giunto a tanto, mai si pensava ad un gesto di tale levatura. Fu necessario un Papa fine teologo, un uomo segnato dallo Spirito Santo, un discepolo disposto a obbedire ad un Maestro che gli parlava. Questo credo sia stato quella notte: da brivido dello Spirito!
E allora sia il 10 febbraio una data importante nel cuore dei credenti.
Pregherò per lui, lo sentirò vicino nella Messa, ricordando il suo nome insieme a quello del successore Francesco. Credo che anche lui sarà collegato, nel filo dello Spirito, con tutte le eucaristie del mondo. E che Dio ti benedica, caro Joseph!
don Norberto