10 gennaio 2021

“Quando scende la rugiada della pace”?
Così la scritta sulla cancellata della parrocchia segnalando, a quanti passavano davanti ad essa, l’arrivo del Natale, non con una data ma ogni volta che, appunto, “scende la rugiada della pace”.
Già la parola “pace” non c’entra con un normale augurio natalizio (si dice infatti “buon o felice Natale”), eppure la pace è detta dagli angeli in quella notte benedetta ma soprattutto è portata dal Signore Risorto: la sua prima parola e il suo primo regalo. Si diceva mesi fa che noi credenti, comunque sia: “Eppure, si va verso la Pasqua” perché abbiamo ben chiara la meta.
Ogni volta quindi che arriva un affetto su un cuore cattivo, quando passa del calore su ciò che è egoisticamente gelido, quando ci si trova riappacificati, quando c’è frescura rispetto a ciò che sa di secco e arido, il Natale è assicurato, perché si tratta di un momento sorgivo, appunto come quella nascita.
La rugiada poi (il riferimento è a ciò che avviene alla terra, ai campi, alle piante e all’erba al mattino) è fenomeno dello Spirito quando, in modo silenzioso e imprevedibile, scende, rinnova e rigenera.
È una parola che ora sentiremo normalmente quando il prete, nella preghiera eucaristica, dirà proprio così: “Manda la rugiada dello Spirito Santo su questo pane e su questo vino”. Così accade in ogni Messa e così…”Lui viene, Lui scende, Lui nasce, Lui la pace”!

Dato che ci siamo…
Riprendo un’altra espressione che è entrata nella Messa dopo la recente riforma del messale romano, accolta anche dal rito ambrosiano: “Ecco l’agnello di Dio ecco colui che toglie i peccati del mondo” e poi “Beati gli invitati alla cena dell’Agnello“.
Sono le parole del celebrante prima che l’assemblea preghi dicendo: “Non sono degno di partecipare alla tua mensa…“.
Va bene, ma se siamo di mattina non è la cena… E poi, cos’è la cena dell’agnello? Non siamo a Pasqua con il capretto e l’agnello!
Che strano invito. Sarebbe più facile da capire che sono invitati quelli che faranno la Comunione e gli altri… peggio per loro. Oppure, se tutto fosse relegato ad un semplice incontro tra amici che poi alla fine mangiano e bevono qualcosa insieme
Bisogna aprire la sacra Scrittura e trovare lo sfondo spettacolare dell’Apocalisse dove si dice, al capitolo 19: “Udii poi come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano: Alleluia. Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l’Onnipotente. Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché son giunte le nozze dell’Agnello; la sua sposa è pronta, le hanno dato una veste di lino puro splendente». La veste di lino sono le opere giuste dei santi. Allora l’angelo mi disse: «Scrivi: Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello»“. Così questa lunga citazione.
Allora l’Agnello è il Signore sgozzato (agnello condotto al macello) che si dona per amore e per amore libera dai peccati (al plurale) e libera dal peccato (al singolare)!
Altro che nozze, altro che “wedding planner“, altro che “catering“, altro che sbronza…
Partecipare all’Amore, mangiare di quell’amore, abbeverarsi in quell’amore, essere matti nell’amore, essere nella eterna festa che si anticipa ogni domenica. Non caramelle, non salamelle, non una “smilza ostia”, non un bicchierino.
Rubiamo l’immagine del profeta: “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre“.
Siamo così nella Gerusalemme (certo con il nostro corpo e le nostre preoccupazioni) e siamo invitati a quella eterna festa… se potessimo avvertire dove si è!

Riporto quanto si dice per il messale: “Segue poi la Comunione sacramentale, accompagnata dal canto e seguita dal silenzio orante. Significative le parole di invito del sacerdote nella versione latina: “Beati qui ad cœnam Agni vocati sunt“, “Beati gli invitati alla cena dell’Agnello” o “al banchetto di nozze dell’Agnello“. Infatti, pur essendo più intuitiva la versione in italiano, “Beati gli invitati alla cena del Signore“, quella latina richiama indubbiamente a due dimensioni: quella escatologica e quella sponsale.
Infatti, l’eucarestia è anticipazione del banchetto eterno, e in essa i fedeli possono pregustare la liturgia che viene celebrata nella Gerusalemme celeste.
Non solo, parlare di nozze dell’Agnello sottolinea l’unione sponsale tra Cristo e la Chiesa, grazie alla quale il fedele che si comunica al corpo e al sangue del Signore si unisce con lui come una sposa con il suo Sposo, affinché diventi una sola cosa con Cristo”.
Se non è bello questo!

don Norberto


Orario messe feriali
Riprende l’orario delle messe feriali… potendo andare alla Messa. Novità introdotte dall’Avvento:
– mercoledì, alle ore 6.30 (prima del lavoro)
– giovedì, alle ore 20.30 (dopo il lavoro)

“Nella tua Parola noi”: entriamo nei quattro vangeli
– in chiesa alle ore 15.30
– su piattaforma Zoom alle ore 21 – ID: “3693691955” –  password: “parola2”

Sabato dalle ore 15 alle 17: presenza in chiesa di un sacerdote per la Confessione

Il Papa chiede che l’anno 2021 sia tempo per l’approfondimento dell’Esortazione apostolica “Amoris Laetitia“, a cinque anni dalla sua nascita e che sia anche un anno dove porre attenzione a “san Giuseppe” per ricordare i 150 anni dalla sua proclamazione a patrono universale della Chiesa.


E infine qualche battuta del Vescovo Mario nella Messa dell’Epifania
– Il male oscuro. Gente del mio tempo, perché non sei in cammino? Gente del mio tempo, quale male oscuro impigrisce il tuo pensiero, sfianca le energie, dissuade dal sognare?  Gente del mio tempo perché te ne stai a testa bassa a compiangere la tua situazione? E voi sapienti, perché non sapete dire la via, voi esperti di ogni sapere, perché non siete in cammino?
– Sembra che il virus, che stiamo combattendo e che cerchiamo con ogni mezzo di arginare, abbia seminato non solo malattia e morte, ma un male più oscuro, una paralisi dello spirito, una sospensione della vita, una confusione sul suo significato, uno scoraggiamento e un senso di impotenza.
– È apparsa la grazia di Dio. Forse sono ancora in tempo a ripetere l’invito del profeta, l’annuncio dell’apostolo, l’esperienza dei Magi.
– Noi, dunque, non abbiamo altro da dire che la parola della speranza, la verità di Gesù. È un messaggio inquietante che spaventa il re Erode e turba tutta Gerusalemme. È un messaggio inquietante e antipatico che attira l’ostilità di molti in molte parti della terra e che causa reazioni violente e persecuzioni. Ma è la parola che non possiamo tacere.
– Venite ad adorare il re dei Giudei, il Cristo. Prendo quindi coraggio e rivolgo l’invito, che suona antipatico e forse mi attira il disprezzo che ha spaventato anche Tito, il discepolo di Paolo. Mettiamoci in cammino per andare a adorare il re dei Giudei, il Cristo, il nostro Dio e salvatore Gesù Cristo. Riconosciamo che abbiamo bisogno non solo della salute, ma della salvezza! E Gesù è il Salvatore.