14 marzo 2021

IV domenica di Quaresima – del cieco

11 marzo non solo un numero

Ci sono dei numeri che ciascuno porta nel cuore per particolari momenti. Mettiamo in evidenza questo numero che, simbolicamente, determina l’inizio della terribile pandemia che ci ha colpiti e che ancora oggi ci attanaglia. Segnaliamo l’omelia che il vescovo Delpini ha fatto proprio in quel giorno durante la messa celebrata con tutti i vescovi della Lombardia a Caravaggio.


Scaccio i demoni con il dito di Dio

Si aggira sulla nostra terra una specie di grigiore, una inclinazione alla rassegnazione, una inquietudine pervasiva che forse non si dichiara, ma che rende guardinghi, sospettosi, inclini a fare di meno piuttosto che di più, a stare soli piuttosto che in compagnia, a sospendere ogni cosa piuttosto che prendere iniziative. Si aggira sulla nostra terra una specie di inespressa persuasione che la battaglia sia persa. Come dice Gesù: c’era un uomo forte, ben armato, che faceva la guardia al suo palazzo, ma è arrivato uno più forte di lui e l’ha vinto.

  1. Il demone muto. C’è infatti il demone muto. Il demone muto impone il silenzio. Uomini e donne, anche discepoli del Signore Gesù hanno aperto la porta al demone muto. E perciò non hanno più parole. Non hanno più parole cristiane. Di fronte al tempo che vivono non sanno che cosa dire. Di fronte alle lacrime e alle domande di fratelli e sorelle che piangono i loro morti non sanno che cosa dire se non parole generiche di condoglianze. Di fronte alle provocazioni delle presenze prossime che dicono: “dov’è il tuo Dio?” non sanno che cosa rispondere. Un demone muto ha tolto loro la parola. Ma il regno di Dio è giunto a noi e Gesù ha scacciato il demone muto. Perciò ora coloro che il virus ha assalito e ucciso, hanno cominciato a parlare e cantano la vittoria di Gesù sul demone muto e proclamano che la morte è stata vinta, che Gesù risorto è il primogenito di coloro che risorgono da morte. E invitano tutti a unirsi al grande coro della comunione dei santi per cantare la gloria di Dio: “la morte è stata sconfitta e non ha più alcun potere sui figli di Dio. Chi crede in Gesù, anche se morto vivrà!”.
  2. Il demone ribelle. C’è il demone ribelle. Il demone ribelle insinua la disperazione. Suggerisce che non valga la pena di servire il Signore. Insinua che la sua promessa di rendere felici non sia affidabile. Convince che la parola dei profeti non merita di essere ascoltata. Il demone ribelle rende malvagio il cuore e ferisce il cuore di Dio: invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle. Nei mesi della pandemia il demone ribelle esibisce conferme alla sua ribellione: vedete quanti morti? Muoiono insieme il santo e il peccatore. A che cosa serve servire il Signore? Voltategli le spalle e siate disperati! Ma il regno di Dio è giunto a noi e Gesù ha scacciato il demone ribelle. Gesù ha sofferto con coloro che soffrono, Gesù ha pianto con coloro che piangono, Gesù è morto con coloro che sono morti. E mentre il demone ribelle suggerisce di non ascoltare la voce del Signore, nostro Dio, e di non accettare la correzione, i figli di Dio hanno ascoltato la voce amica di Gesù e si sono messi in cammino: venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi. Si sono messi in cammino: così si è diffusa tra la gente una nuova forma di compassione abitata da una fortezza mite e paziente, una pratica instancabile della dedizione abitata dalla carità, una rinnovata fiducia abitata dalla speranza di partecipare della morte e risurrezione di Gesù per entrare nella vita di Dio. È giunto a voi il regno di Dio.
  3. Il demone della divisione e della solitudine. C’è il demone della solitudine. Il demone della solitudine divide e separa, mette gli uni contro gli altri. Sequestra le persone e si impegna a renderle inaccessibili. Semina la desolazione nel constatare che coloro che amiamo sono irraggiungibili. Quante lacrime hanno accompagnato morti solitarie! Chi non ha sentito dire in questi mesi: “Mio papà è morto da solo. Hanno portato via mia mamma e non l’ho più rivista! È morto il mio nonno adorato e non ho potuto neppure partecipare al funerale! Mia moglie ha tanto sofferto e io non c’ero a stringerle la mano e io non c’ero per l’ultima carezza!”. Il demone della solitudine continua ad aggirarsi tra la gente e ad alimentare l’egoismo, a mettere gli uni contro gli altri: “Cerca di arrivare prima! Cerca di cavartela, non pensare agli altri, pensa per te, che si tratti della vaccinazione o del posto di lavoro o di qualsiasi interesse”. Ma il regno di Dio è giunto a noi e ha scacciato il demone della solitudine. Ha consolato i morti che non abbiamo potuto consolare, ha abbracciato i nostri cari che non abbiamo potuto abbracciare, ha introdotto in quella comunione che il demone non può spezzare, ci ha radunati nella preghiera che non teme le distanze. Abbiamo imparato a pregare nella comunione dei santi, insieme con Maria, la Madre e con tutti i santi nostri amici.

Questa preghiera, questo canto di speranza, questa professione di fede celebriamo oggi qui, nel santuario della gente semplice, nel santuario che celebra la maternità di Maria che ha consolato la povera Giannetta e consola tutti noi.

Mario Delpini


Dopo la settimana di Esercizi spirituali

Più che predicazione, il silenzio e la preghiera; più che la bravura del predicatore (anche!), l’azione dello Spirito Santo; più che cose difficili, piccoli accorgimenti per la preghiera personale; più che andare lontano a trovare il silenzio (i colori ce lo impediscono), stare nella vita corrente con nell’animo il dialogo in Dio. Questo e altro nei giorni in cui si è fatto questa esperienza che ha coinvolto un numero di persone in presenza (più il pomeriggio che la sera) e molti altri attraverso il canale YouTube. Le riflessioni di p. Mario, sistemate e raggruppate, resteranno nel sito.


Prepariamo il giovedì con il pensiero – prima puntata

Parliamo del Giovedì Santo e lo facciamo ovviamente da credenti. È probabile che si vivrà la prossima Pasqua con le dovute ristrettezze anche se, conviene ribadirlo, mai come lo scorso anno!
E allora, chi ci vieta di preparare una tavola diversa giovedì 1° aprile, Giovedì Santo? Chi ci impedisce di dare risalto alla cena del 1° aprile, Giovedì Santo? Perché non mettere avanti lo sguardo proprio al 1° aprile, Giovedì Santo? Lo scorso anno eravamo troppo scossi per immaginare chissà cosa ma oggi…
E se preparassimo con il pensiero già la tavola del Giovedì Santo? Niente di speciale… il menu potreste sceglierlo “con calma e con amore”. Però, suggeriamo già da ora: proviamo a cercare una preghiera magari tratta dai salmi o ad inventarne una in base ad altre immagini. Poi proviamo a cercare il testo del vangelo dell’ultima cena o della lavanda dei piedi.
Giovedì 1°  aprile potrebbe svolgersi così: trovarsi a tavola in un orario prestabilito (anche dopo la celebrazione in chiesa); sedersi e fare il segno della croce insieme, leggere il brano di vangelo e la preghiera, il capo famiglia prenda la il pane e lo divida tra  tutti, poi si mangi, senza accensione della TV e dei cellulari. Alla fine, il semplice segno della croce che chiude la cena potrebbe acquistare un grande valore, quello di ringraziare, di ringraziare, di ringraziare… E se facessimo più o meno così? Pensiamoci.


Raccogliamo l’ulivo

Chi sta potando il proprio albero di ulivo e desidera portare i rami in parrocchia, è ben accetto. Lo scorso anno non si è fatto nulla come sappiamo. Fummo tutti a disagio per la mancanza di questo segno tradizionale che entrava nelle case. Quest’anno prepareremo, nei consueti sacchetti, questo segno cristiano e potremo quasi riscoprilo non come segno “che porta bene” ma come un richiamo alla morte (ricordo dell’entrata di Gesù in Gerusalemme) e resurrezione (la gioia della Pasqua).

Il Papa ha indetto un anno dedicato a san Giuseppe e non solo…

La lettera apostolica Patris corde, facile e più breve delle encicliche, potrà essere uno strumento adeguato per approfondire la figura, spesso un po’ nascosta, di san Giuseppe. Possibile acquistarla o leggerla attraverso Internet.
Ma non solo: il Papa chiede un anno di riflessione sull’Amoris laetitia. in occasione del quinto anniversario di promulgazione dell’Esortazione apostolica che ricorrerà proprio il 19 marzo.


Venerdì 19 marzo San Giuseppe: si celebrerà la santa Messa alle ore 8.30 e alle ore 18.

Alle ore 20.30 invece invitiamo alla Celebrazione penitenziale cittadina presso la parrocchia del Villaggio ambrosiano. Saranno presenti 10 sacerdoti per il sacramento della Confessione.

Mercoledì 24 marzo Veglia dei martiri cristiani

Nel ricordo della morte di mons. Romero, facciamo memoria di coloro che nel corso del 2020 sono stati uccisi in nome della fede: alle ore 20.45 nella chiesa di Lavanderie con tutte le parrocchie della città.