20 dicembre 2020

Domenica dell’Incarnazione

“Quest’anno”

Credo che la parola più cliccata, più scritta, più parlata in queste settimane sarà “quest’anno”. Dire così è dire tutto e risulterà spontaneo prendere “quattro lettere: a – n – n – o” aggiungendo l’aggettivo dimostrativo con la sparizione della vocale “o” e con l’aggiunta della “apostrofo” (sic!).
Un gioco grammaticale per ricordare in tutte le salse chi sarà il protagonista dei nostri discorsi, dei nostri scritti, dei nostri auguri, delle nostre prediche… appunto “quest’anno”.
Eppure, non dovremmo unicamente forzare su questa espressione perché “Natale di Gesù” supera il tempo e non può essere rinchiuso dall’aggettivo “questo”. Certo c’è una nascita che tocca un giorno, una notte, una grotta, una famiglia, angeli e pastori, luce e buio ma che va oltre quel giorno e quella notte, va oltre ogni casella di tempo.
Siamo obbligati a superare il tempo perché il Natale “di Gesù” (sempre importante completare per noi credenti la frase e non lasciare in sospeso l’espressione citando solo il termine “natale”) appartiene all’eternità, termine alquanto difficile da comprendere perché a noi umani manca la voce verbale del “futuro”. Come potremmo governare il futuro se non l’abbiamo?
Ma quel Dio che normalmente si considera eterno ha infilato con il filo, ago e ditale (simile a quello usato dalle nostre madri o dalle nostre nonne) il tessuto della nostra umanità bella e scalcinata, semplice e strafottente, buona e bastarda, generosa e cinica, pulita e deformata, creativa e banale. generosa e arruffona.
Quel punto (lo potremmo definire anche “punto croce” se completato con il 4 aprile 2021) è eterno e non potrà essere eliminato. Usando i colori degli antichi possiamo dire che il filo rosso (colore del divino) è entrato nel tessuto blu (segno dell’umano) e nel segreto del cuore e della carne di Maria è accaduto il mistero a noi sempre incomprensibile!
Dovremo guardare il Natale di Gesù nella sua ricchezza eterna (senza dimenticare ovviamente il mese in cui viviamo) perché siamo così benevolmente “costretti” ad ammirare quel mistero. Sapere che in molti saremo “sul pezzo” ci metterà in comunione gli uni e gli altri senza distrarci, condizionati da quel termine che non voglio citare e che, se proprio devo, corrisponde a… “quest’anno”.
Possa il mio augurio e quello di don Gabriele arrivare tra le case e i palazzi che non abbiamo potuto visitare. Possa la nostra preghiera essere un unico rendimento di grazie a Dio che non smette di “imbastire” con noi un eterno legame.

don Norberto


Confessioni adulti: ore 20 – 21.45

  • lunedì 21 dicembre al Villaggio (con quattro sacerdoti)
  • martedì 22 dicembre a Santo Stefano (con quattro sacerdoti)
  • mercoledì 23 dicembre a Lavanderie (con quattro sacerdoti)
  • giovedì 24 dicembre ore 9 – 12 e ore 14 – 17 (con due sacerdoti)

Messa della vigilia

  • ore 17.30: Santo Stefano
  • ore 18: Novegro
  • ore 20.30: Santo Stefano

Messa di Natale

  • ore 8.30 – 10 – 11.30: Santo Stefano
  • ore 16.30: Novegro
  • ore 18: Santo Stefano

Solennità di Santo Stefano

  • sospesa la Messa delle ore 8.30
  • ore 10.30: Messa solenne con accensione del “Faro”

Orario delle Messe feriali nel periodo natalizio

  • 28 – 29 – 30 dicembre, alle ore 8.30: Messa (sospesa la Messa delle ore 18)
  • 31 gennaio, alle ore 18: Messa con il Te Deum (sospesa la Messa delle ore 8.30)
  • 4 gennaio, alle ore 8.30: Messa (sospesa la Messa delle ore 18)
  • 5 gennaio, alle ore 18: Vigilia solennità della Epifania (sospesa la Messa delle ore 8.30)

Due inni proprio belli

Ho preso due inni dalla preghiera liturgica delle Lodi: il primo si sta usando in questa settimana di novena o “Ferie dell’Accolto”; il secondo si userà per il tempo di Natale.
Commentarli sarebbe un po’ rovinarli. Suggerisco di leggerli al rallentatore, intuendo cosa sta dietro ad una immagine, una parola, una espressione o un verbo.

Accogli gioiosa nel casto tuo grembo,
o Vergine santa Maria,
il Verbo splendente del Padre
che viene a redimere il mondo.

L’arcana virtù dello Spirito
è nube che avvolge e ti cela:
ti rende mistero fecondo,
dimora del Figlio di Dio.

O porta beata che solo ti schiudi
al Re della gloria,
o inaccessibile tempio
di chi è disceso dal cielo.

Stupisca e si allieti la schiera degli angeli
si allietino i popoli tutti:
l’Altissimo viene tra i piccoli,
si china sui poveri e salva.

A te gloria, Cristo Signore,
e al Padre che regna sovrano,
sia gloria allo Spirito Santo,
che vive nei secoli eterni. Amen.


In tutte le terre baciate dal sole
inneggino i popoli a Cristo,
pietoso Signore del mondo,
che dalla Vergine è nato.

L’onnipotente Creatore
assume natura di schiavo,
un corpo di morte vestendo
ci scioglie dai lacci di morte.

Divino vigore dal cielo
nel grembo di pura fanciulla
arcanamente accende
la vita del Figlio di Dio.

Sul fieno di povera stalla
è nato Gesù Salvatore:
l’Eterno che sfama i viventi
si nutre da un seno di donna.

Il coro degli angeli canta
festoso la gloria di Dio:
così l’invocato Pastore
dal cielo si svela ai pastori.

O Figlio di vergine Madre,
a te si proclami la lode
col Padre e lo Spirito Santo
nella distesa dei secoli. Amen.