3 gennaio 2021

Domenica dopo l’Ottava del Signore

Siamo al 3 gennaio

Siamo ancora in tempo per quell’augurio che diventa speranza, desiderio di bene, proiezione verso il futuro, invocazione per un inizio bello, auspicio di globale vittoria sul morbo, richiesta di serenità, insieme a quelle bellissime espressioni della liturgia sentite il primo di gennaio: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.

Sì, o Dio, scenda la rugiada di pace…


Il “Te Deum” dopo

Sappiamo che questo termine è legato ad un famoso inno che si canta nelle chiese l’ultimo giorno dell’anno. “Te Deum“: prime parole nel testo latino. Poi, una volta cantato il 31 dicembre, lo si impacchetta per il successivo fine anno. Dal momento che lo abbiamo già cantato e prima di rimetterlo nel cassetto, ci prendiamo un attimo per rileggerlo e forse per apprezzarlo. Lo facciamo in tre mosse.

  1. Lode, lode, adorazione e ancora adorazione al Padre, unito al Figlio e allo Spirito Santo. E non solo “quattro gatti” a lodare ma tutta la terra, gli angeli, gli apostoli, i martiri, i profeti… la santa Chiesa. È proprio un inno corale e universale, con le persone venute prima di noi e ora noi come Chiesa, unita al creato nelle persone e nella creazione. Proviamo a leggere la prima parte.

    Noi ti lodiamo, Dio,
    ti proclamiamo Signore.
    O eterno Padre, tutta la terra ti adora.
    A te cantano gli angeli e tutte le potenze dei cieli:
    Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo.
    I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
    Ti acclama il coro degli apostoli
    e la candida schiera dei martiri;
    le voci dei profeti si uniscono nella lode;
    la santa Chiesa proclama la tua gloria,
    adora il tuo unico Figlio
    e lo Spirito Santo Paraclito.
  1. Al centro, come nocciolo, come punto incandescente è la figura di Gesù che viene dal Padre, ma che nasce nel presepio da Maria, che entra nella morte per salvare dal peccato, che è vincitore non “a tavolino” e che ora siede alla destra del Padre, come diciamo nel Credo, e che tornerà, sì, tornerà alla fine del mondo per dare la sua parola di giudizio. Lo diciamo spesso: “Nell’attesa della tua venuta”. Proviamo a leggere.

    O Cristo, re della gloria,
    eterno Figlio del Padre,
    tu nascesti dalla Vergine Madre
    per la salvezza dell’uomo.
    Vincitore della morte,
    hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
    Tu siedi alla destra di Dio,
    nella gloria del Padre.
    Verrai a giudicare il mondo
    alla fine dei tempi.
  1. Ed ora l’inno diventa richiesta, perché tu, Dio, guardi a noi come siamo, come siamo ridotti. Ecco i verbi da controllare: “Soccorri, accoglici, salva, guida e proteggi, custodiscici”. E per finire un’invocazione: “Sii con noi, abbi pietà per non essere confusi”.

    Soccorri i tuoi figli, Signore,
    che hai redento col tuo Sangue prezioso.
    Accoglici nella tua gloria
    nell’assemblea dei santi.
    Salva il tuo popolo, Signore,
    guida e proteggi i tuoi figli.
    Ogni giorno ti benediciamo,
    lodiamo il tuo nome per sempre.
    Degnati oggi, Signore,
    di custodirci senza peccato.
    Sia sempre con noi la tua misericordia:
    in te abbiamo sperato.
    Pietà di noi, Signore, pietà di noi.
    Tu sei la nostra speranza,
    non saremo confusi in eterno.

Non male questo inno: ben calibrato dalle note antiche e capace di dire “tutto”. Potremmo forse usarlo di più durante l’anno liturgico; vedremo. Nel frattempo, abbiamo un “Te Deum tascabile, da bigino”. È la tradizionale preghiera che sanno tutti:

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen

Accompagnàti da questa preghiera, siamo per forza “uomini e donne del Te Deum”, con quello che Dio (il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo) ha combinato… !

don Norberto


Una parrocchia con un nome

Siamo “di santo Stefano”, ma si dice anche che siamo “di Segrate Centro” se ci riferiamo ai quartieri della città. Il Santo diventa il patrono di quella parrocchia.
Ma cosa vuol dire “avere il patrono”? E poi: “come dare risalto al rispettivo patrono?”.
Nel corso degli anni la festa del patrono diventava la festa del paese a tal punto che non si andava al lavoro. La festa era un momento di aggregazione spesso con musica e balli, con salamelle e processione annessa, con messa e confessioni precedute dalla predicazione di un prete esterno…
Quando poi un paese cresceva si costituivano altre parrocchie con altri santi patroni.
La vicinanza di santo Stefano al Natale, pur essendo un fatto bellissimo, crea problemi ovvii.
La domanda che lascio, ma a cui non ho una risposta è: “Come dare importanza a santo Stefano, nostro patrono?”. Idee? Magari inviandole all’indirizzo di posta elettronica.


54ª GIORNATA MONDIALE DELLA PACE: PRIMO GENNAIO 2021

“LA CULTURA DELLA CURA COME PERCORSO DI PACE”

Un po’ lungo e complesso il testo: qui solo l’inizio e la fine.

  1. Il 2020 è stato segnato dalla grande crisi sanitaria del Covid-19, trasformatasi in un fenomeno multisettoriale e globale, aggravando crisi tra loro fortemente interrelate, come quelle climatica, alimentare, economica e migratoria, e provocando pesanti sofferenze e disagi. Questi e altri eventi, che hanno segnato il cammino dell’umanità nell’anno trascorso, ci insegnano l’importanza di prenderci cura gli uni degli altri e del creato, per costruire una società fondata su rapporti di fratellanza. Perciò ho scelto come tema di questo messaggio: La cultura della cura come percorso di pace. Cultura della cura per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente.
  1. Non c’è pace senza la cultura della cura
    La cultura della cura, quale impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti, quale disposizione ad interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca, costituisce una via privilegiata per la costruzione della pace. «In molte parti del mondo occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia».
    In questo tempo, nel quale la barca dell’umanità, scossa dalla tempesta della crisi, procede faticosamente in cerca di un orizzonte più calmo e sereno, il timone della dignità della persona umana e la “bussola” dei principi sociali fondamentali ci possono permettere di navigare con una rotta sicura e comune. Come cristiani, teniamo lo sguardo rivolto alla Vergine Maria, Stella del mare e Madre della speranza. Tutti insieme collaboriamo per avanzare verso un nuovo orizzonte di amore e di pace, di fraternità e di solidarietà, di sostegno vicendevole e di accoglienza reciproca. Non cediamo alla tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli, non abituiamoci a voltare lo sguardo, ma impegniamoci ogni giorno concretamente per «formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri».

Martedì 5 gennaio: VIGILIA DELL’EPIFANIA

Ore 18 Messa solenne con le SEI letture previste dalla liturgia ambrosiana.


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