31 gennaio 2021

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

La messa senza la Comunione

Vale celebrare la messa e non fare la Comunione? Certo è una domanda forse posta male perché – potremmo dire – cosa significa che un gesto vale?
Nelle nostre assemblee (c’era anche prima!) si nota di più che sono meno coloro che si alzano per ricevere il Corpo di Cristo rispetto a quelli che rimangono seduti. Non può essere un giudizio anche perché sono diversi i motivi per cui una persona, pur venendo alla Eucarestia, non mette la mano per unirsi al Pane Santo (situazione matrimoniale, non sentirsi degni, non essere preparati…). Di fatto, nelle messe domenicali così è. Parleremo un’altra volta di tutti quelli che ricevono l’Eucarestia e non si confessano mai.
Diverso è quello che avviene in un funerale, dove il problema è più evidente. Certamente alle esequie arrivano credenti e non credenti, “habitué” e “pasqualini o natalini” (ndr, chi fa la comunione in quelle feste), però ritengo che sia bello che la Chiesa, nel momento di dolore e di morte, celebri la santa liturgia celeste, il “pezzo da 90 che possediamo”. In questo caso il prete (in qualche occasione ho consumato solo io l’Eucarestia) e i pochi che fanno la Comunione rendono evidente quel comando dato dal Maestro: “Prendete e mangiate”.
Mi chiedo: “Forse non facciamo percepire il profumo di quel pane; forse non passa la forza di quella farina che diventa corpo di Cristo di cui noi siamo parte…”. Forse, appunto.
Ognuno a livello personale è invitato a cercare la “bellezza normale della comunione” e completare il comando del Signore.
don Norberto


Nella festa di oggi

Diversamente dal rito romano, abbiamo la possibilità di entrare in quella casa di Nazaret dopo alcune settimane dal Natale. Oggi più che in Galilea il vangelo si concentra su Gerusalemme, méta del pellegrinaggio di ogni buon ebreo. Ogni anno si andava nella città. Meglio si sta in città e nei dintorni, alle prese con la scomparsa del piccolo Gesù.
Interessano meno gli elementi educativi: l’ansia dei genitori, l’indipendenza del ragazzo, il senso dell’abbandono… Gli indizi riportano ad altre suggestioni, come bene sappiamo: trovare il ragazzo dopo tre giorni assomiglia troppo al famoso “terzo giorno risuscitò da morte”; troppo evidente la relazione di Gesù con un Padre che è venuto a farsi conoscere; la sapienza del ragazzo è più di una bravata preadolescenziale; trovarlo nel tempio non è una semplice casualità, Lui è il vero Tempio.
Perché oggi non considerare una presenza di Lui, di Maria e Giuseppe tra le nostre case? SI potrebbe anche dare un occhio a Giuseppe, figura che il Papa ci segnala in quest’anno nella lettera apostolica “Patris corde”.


Iniziativa per persone dai 35 ai 50 anni

Dopo ogni messa verrà chiesto alle persone che hanno un’età compresa tra i trentacinque e cinquant’anni di fermarsi: verrà fatta loro una proposta.
La prossima domenica la faremo conoscere sul foglio informatore.


Domenica 31 gennaio, alle ore 19
In chiesa: inizio del percorso verso il matrimonio. Altri incontri vengono previsti “in remoto”.

Martedì 2 febbraio, festa della Presentazione al tempio e ricordo di san Biagio
Viene proposto di accendere una candela colorata per tutto il giorno a ricordo della “Candelora”. Un foglio consegnato dopo la messa indica il senso e propone un breve testo per la preghiera in casa.  Chi può partecipi alla messa feriale.

Mercoledì 3 febbraio: san Biagio
La tradizione lega questo santo ala benedizione della gola e del panettone. In casa si suggerisce la benedizione del pane attraverso il foglietto, in chiesa faremo così:
– ore 6.30: messa e benedizione del pane e della gola
– ore 8.30: liturgia della Parola e benedizione del pane e della gola
– ore 18: messa e benedizione del pane e della gola
– ore 21: ultimo incontro serale sulla Parola di Dio: ID “3693691955” – password “parola2”

Sabato 6 e sabato 13 febbraio
– ore 15: celebrazione della Prima Confessione

Giovedì 11 febbraio: festa dell’apparizione della Madonna a Lourdes
– ore 15: preghiera del rosario e celebrazione della messa


Christian Bobin

Forse pochi conoscono questo autore francese a cui sono molto legato. Lascio solo alcuni suoi pensieri, tra i molti, tratti da due piccoli libri “Resuscitare” e “Autoritratto” (tra i molti!):

  • Un letto di luce, una sedia di silenzio, una tavola di speranza, null’altro: così è la stanzetta in cui vive in affitto l’anima.
  • In cielo c’è una stella per ciascuno di noi, sufficientemente lontana perché i nostri errori non possono mai offuscarla.
  • Al momento della comunione, durante la messa di Pasqua, la gente si alzava in silenzio, raggiungeva il fondo della chiesa attraverso una corsia laterale, poi tornava a piccoli passi stretti nella corsia centrale, avanzando sino al coro dove riceveva l’ostia da un prete barbuto con gli occhiali cerchiati d’argento, aiutato da due donne con il volto indurito dall’importanza del ruolo, quel genere di donne senza età che cambiano i gladioli sull’altare prima che marciscano e si prendono cura di Dio come di un vecchio marito stanco. Seduto in fondo alla chiesa, in attesa del mio turno per unirmi al corteo, guardavo le persone, i loro abiti, le loro schiene, le loro nuche, il profilo dei loro visi. Per un secondo mi si è aperta la vista ed è l’umanità intera, i suoi miliardi di individui, che ho scoperto avvolta in questa colata lenta e silenziosa: vecchi e adolescenti, ricchi e poveri, donne adultere e ragazzine seriose, pazzi, assassini e geni, tutti che raschiavano con le scarpe le lastre fredde e gibbose della chiesa, come morti che uscivano senza impazienza dalla loro notte… per andare a mangiare della luce. Allora ho capito che cosa sarebbe stata la resurrezione e quale sbalorditiva calma l’avrebbe preceduta. Questa visione è durata un secondo soltanto. Il secondo successivo mi è tornata la visione consueta, quella di una festa religiosa così antica che il suo senso si è attenuato e che sussiste solo per essere vagamente associata alle prime febbri della primavera.
  • Alla mia nascita una fata si è chinata sulla mia culla dicendomi: “Assaporerai soltanto una parte minuscola di questa vita e in cambio la percepirai tutta”.
  • Ho trovato Dio nelle pozzanghere d’acqua, nel profumo del caprifoglio, nella purezza di certi libri e persino in certi atei. Non l’ho quasi mai trovato presso coloro il cui mestiere consiste nel parlarne.
  • La maggior parte degli incontri che faccio non lasciano nessuna traccia nella mia memoria. Significa dunque che hanno luogo solo in apparenza. Le nostre immagini si sono parlate, ma non i nostri cuori.