7 febbraio 2021

Penultima domenica dopo l’Epifania – della divina clemenza

Mi sono un po’ imputato

Mi sono messo a contare quante volte nella liturgia eucaristica risuona il termine “Padre”.
Perché? Proprio nel vangelo della scorsa domenica (festa della santa famiglia) Gesù diceva che “devo occuparmi delle cose del Padre mio”. Mi sono reso conto che molte volte nella Messa è citato espressamente il Padre: solo nel “Credo” ricorre cinque volte, nella “Terza preghiera eucaristica” lo si trova per sette volte; abbiamo poi il segno di croce all’inizio e alla fine della liturgia, le orazioni che il prete recita, il Padre nostro sia con il verbo “indurre” che con “l’abbandonare”.
Per non contare le volte in cui, senza citarlo, lo si invoca affinché “faccia, agisca, mandi, conceda…”. Quanta insistenza liturgica!
Eppure, è facile notare che, nel normale modo di pregare, sembra che questo non ricorra, rendendo il nostro pregare Dio identico ad altre forme religiose. I casi sono due: o la liturgia non c’entra con noi (e molti lo pensano, ne fanno a meno, non vi trovano l’ispirazione) o noi non ne vediamo la novità, che è sorprendente, del richiamo al Padre.
Se si prega così nella liturgia è perché… lo si fa da figli! Se non si è figli non si invoca Dio come “Padre, come Padre nostro”. Problema linguistico? No, elemento basilare!
Abbiamo il dono di entrare in una relazione filiale allo stesso modo del Figlio Gesù e… si esce dalla relazione per invocare un generico Dio! Abbiamo ricevuto, nel momento del battesimo, la vita da figli e preghiamo come se noi abitassimo al piano terra di una casa rispetto a Dio che abita nelle altezze celesti.
Gesù non ci ha insegnato una preghiera!
Ce ne sono altre affascinanti che rimandando all’alba, alle stelle, alla luna, al sole… Gesù vuole che, da figli, si possa essere in un legame bello come lo ha lui: questa è preghiera! È proprio il “da figli” che fa la differenza.
Perché occuparmi delle cose di Dio se non mi è Padre? Ma se lo è, mi sta cuore che il “regno”, la “volontà”, la “vita eterna”… si compia! Tutto qui.
don Norberto

La rincorsa

Quando si salta, quando si calcia una punizione o un rigore, si prende la rincorsa. Quando si vuole lanciare una “bordata” in prima battuta a pallavolo si prende una bella e slanciata rincorsa.
Anche nella liturgia ci può parlare di rincorsa (sic!).  Si tratta di pensare in questo modo l’attuale domenica (“divina clemenza”) e la prossima, quella del “perdono”.
Il profumo della donna sui piedi di Gesù sarà stato buono e prezioso ma nulla a che vedere circa quello che la donna si porta dentro appena esce da quella cena un po’ torbida per i pensieri che circolavano su di lei e su Gesù. Una uscita “libera” perché Gesù “sprigiona un amore nuovo”, e una uscita “profumata” da quel balsamo nell’animo.
Come non sentire liberante quello sguardo che il pubblicano sente su di sé, pur nel fondo di quel luogo dove si era cacciato…
La rincorsa allora per gettarsi nella Pasqua attraverso il tempo di Quaresima: così queste due settimane interessanti!

La Madonna di Lourdes

È particolarmente cara la data della apparizione in quel lontano 11 febbraio 1858.
Quel santuario si è praticamente svuotato in questo tempo di pandemia, pur avendo sempre un collegamento televisivo attraverso il rosario giornaliero. Quel luogo santo, tra l’altro, ha avuto precedentemente due violenti nubifragi nel giro di pochissimi mesi, portando detriti e fango in quella grotta benedetta. Un ricordo “normale” lo scorso anno, un ricordo “particolare” quest’anno.
Nel mese di settembre, il Vescovo propone un pellegrinaggio a Lourdes: quasi, quasi, si potrebbe fare!
Giovedì 11 febbraio: preghiera del rosario alle ore 15 e poi la Messa in onore di Maria.


Guarda caso: Papa Francesco sulla preghiera liturgica

“Si è più volte registrata, nella storia della Chiesa, la tentazione di praticare un cristianesimo intimistico, che non riconosce ai riti liturgici pubblici la loro importanza spirituale. Spesso questa tendenza rivendicava la presunta maggiore purezza di una religiosità che non dipendesse dalle cerimonie esteriori, ritenute un peso inutile o dannoso. Al centro delle critiche finiva non una particolare forma rituale, o un determinato modo di celebrare, ma la liturgia stessa, la forma liturgica di pregare.
In effetti, si possono trovare nella Chiesa certe forme di spiritualità che non hanno saputo integrare adeguatamente il momento liturgico. Molti fedeli, pur partecipando assiduamente ai riti, specialmente alla Messa domenicale, hanno attinto alimento per la loro fede e la loro vita spirituale piuttosto da altre fonti, di tipo devozionale.
Negli ultimi decenni, molto si è camminato. La Costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio, rappresenta lo snodo di questo lungo tragitto. Essa ribadisce in maniera completa e organica l’importanza della divina liturgia per la vita dei cristiani, i quali trovano in essa quella mediazione oggettiva richiesta dal fatto che Gesù Cristo non è un’idea o un sentimento, ma una Persona vivente, e il suo Mistero un evento storico. La preghiera dei cristiani passa attraverso mediazioni concrete: la Sacra Scrittura, i Sacramenti, i riti liturgici, la comunità. Nella vita cristiana non si prescinde dalla sfera corporea e materiale, perché in Gesù Cristo essa è diventata via di salvezza. Potremmo dire che dobbiamo pregare anche con il corpo: il corpo entra nella preghiera. Dunque, non esiste spiritualità cristiana che non sia radicata nella celebrazione dei santi misteri.
La liturgia, in sé stessa, non è solo preghiera spontanea, ma qualcosa di più e di più originario: è atto che fonda l’esperienza cristiana tutta intera e, perciò, anche la preghiera è evento, è accadimento, è presenza, è incontro. È un incontro con Cristo. Cristo si rende presente nello Spirito Santo attraverso i segni sacramentali: da qui deriva per noi cristiani la necessità di partecipare ai divini misteri. Un cristianesimo senza liturgia, io oserei dire che forse è un cristianesimo senza Cristo. Senza il Cristo totale. Perfino nel rito più spoglio, come quello che alcuni cristiani hanno celebrato e celebrano nei luoghi di prigionia, o nel nascondimento di una casa durante i tempi di persecuzione, Cristo si rende realmente presente e si dona ai suoi fedeli.
La liturgia, proprio per la sua dimensione oggettiva, chiede di essere celebrata con fervore, perché la grazia effusa nel rito non vada dispersa ma raggiunga il vissuto di ciascuno.
Molte preghiere cristiane non provengono dalla liturgia, ma tutte, se sono cristiane, presuppongono la liturgia, cioè la mediazione sacramentale di Gesù Cristo. Ogni volta che celebriamo un Battesimo, o consacriamo il pane e il vino nell’Eucaristia, o ungiamo con l’Olio santo il corpo di un malato, Cristo è qui! È Lui che agisce ed è presente come quando risanava le membra deboli di un infermo, o consegnava nell’Ultima Cena il suo testamento per la salvezza del mondo.
La preghiera del cristiano fa propria la presenza sacramentale di Gesù. Ciò che è esterno a noi diventa parte di noi: la liturgia lo esprime perfino con il gesto così naturale del mangiare. La Messa non può essere solo “ascoltata”: è anche un’espressione non giusta, “io vado ad ascoltare Messa”. La Messa non può essere solo ascoltata, come se noi fossimo solo spettatori di qualcosa che scivola via senza coinvolgerci. La Messa è sempre celebrata, e non solo dal sacerdote che la presiede, ma da tutti i cristiani che la vivono. E il centro è Cristo! Tutti noi, nella diversità dei doni e dei ministeri, tutti ci uniamo alla sua azione, perché è Lui, Cristo, il Protagonista della liturgia.
Quando i primi cristiani iniziarono a vivere il loro culto, lo fecero attualizzando i gesti e le parole di Gesù, con la luce e la forza dello Spirito Santo, affinché la loro vita, raggiunta da quella grazia, diventasse sacrificio spirituale offerto a Dio. Questo approccio fu una vera “rivoluzione”.
Scrive San Paolo nella Lettera ai Romani: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (12,1). La vita è chiamata a diventare culto a Dio, ma questo non può avvenire senza la preghiera, specialmente la preghiera liturgica. Questo pensiero ci aiuti tutti quando si va a Messa: vado a pregare in comunità, vado a pregare con Cristo che è presente. Quando andiamo alla celebrazione di un Battesimo, per esempio, è Cristo lì, presente, che battezza. “Ma, Padre, questa è un’idea, un modo di dire”: no, non è un modo di dire. Cristo è presente e nella liturgia tu preghi con Cristo che è accanto a te.”

(Udienza generale, Biblioteca del Palazzo Apostolico, mercoledì 3 febbraio 2021)


Sabato 13 febbraio ore 19: Inizio preparazione di adulti alla Cresima.