La rubrica del telefono

Ricordo il tempo in cui veniva portata, di casa in casa ogni anno, la rubrica del telefono contenente i numeri aggiornati degli utenti della Provincia di Milano (o Varese). Poi, per allargarti oltre quei confini, cercavi qua e là rubriche vecchie con i numeri di altri paesi limitrofi alla provincia, per avere a disposizione qualche eventuale contatto in più. C’era anche il volume delle pagine gialle per le attività, negozi e artigiani vari: altro tomo.
Due o tre ragazzi scendevano dai camion e distribuivano “in qualche modo” (non sempre la precisione era adeguata) il materiale, guadagnando qualche soldo per l’università.
Quando trovo in giro le rubriche vecchie del telefono, sento una certa emozione vedendo nomi di gente che forse non esistono più, i cui numeri erano appoggiati ai tavolini vicini al “telefono a muro” nelle nostre vecchie case. Nomi e nomi mai chiamati ovviamente che però avevano un posto in tutte le case. Quando iniziai a perdere qualche diottria, per non confessare l’avanzata degli anni, dicevo: “Accidenti hanno rimpicciolito i nomi della rubrica del telefono!”.
Ora tutto viene personalizzato nelle nostre rubriche tascabili, dentro i numerosi numeri presenti sul cellulare. Appena arriva una chiamata non identificata (al di là delle persone “non desiderate”) ci si premura di scrivere il nome della persona… e quel numero è inserito per sempre in una rubrica. Poi in fretta si scambiano i numeri con altri amici, con un semplice invio, tramite Whatsapp. La possibilità, impensabile un tempo, di avere un profilo che identifica la persona con un volto o con un logo, ora è routine. Chi ha più contatti di lavoro o più amici aumenterà il numero degli “utenti” senza per questo appesantire il cellulare e, nel frattempo, senza l’aggiunta di nomi e persone che non hanno un legame con te.
Mi domando come un cellulare possa essere strumento di preghiera, oltre che della storia dei propri affetti. Possiamo allora immaginare un lunghissimo rosario dove ad ogni Ave Maria corrisponda un numero con nome e profilo. Rosario breve per chi ha pochi numeri, infinita catena di grani (con una maggior responsabilità) per chi ha una rubrica piena.
Nel momento in cui compare un “nome amato” potrebbe essere introdotto “il mistero”: “Che bello: grazie Signore di lui o di lei che magari non sento da tempo ma che mi riempirà di gioia”. Poterlo fare anche con chi “è pesante”… sarebbe un piccolo miracolo forse possibile grazie al fatto della presenza del Signore sul quadrante del cellulare.
Come dire che avendo una rubrica personalizzata si potrebbe benissimo attuare una intercessione continua, quasi un libretto di preghiera le cui pagine vengono mosse da un dito che scorre.

Signore quanti nomi, quante storie, quante commozioni, quanta tristezza, quanta gioia, quanto dolore in un cellulare tra un volto e l’altro, tra un numero e l’altro! Lasciamo andare le voluminose rubriche telefoniche (una potremmo salvarla come cimelio!) senza però buttare al macero quei numeri così importanti che fanno la nostra storia.

don Norberto

Amici

Riparte un asterisco
È parecchio che non “parte un asterisco”. Diciamo che non c’è stata nessuna particolare ispirazione o, se presente, non è diventata uno scritto: la pigrizia opera alla grande! L’inizio dell’anno, dopo le vacanze, predispone a riattivare tutte le energie del cuore, della mente e dell’animo affinché una biro torni a scrivere, delle dita si mettano sulla tastiera del computer, per “partorire” un pensiero e renderlo fruibile a chi vorrà leggerlo ed essere, magari, “foriero” (un po’ di termini “forbiti”… ci vogliono!) di nuovi pensieri in chi legge. Ecco allora “un asterisco” dopo questa dovuta premessa.


Amici perché santi, santi perché amici

Sono abbastanza a disagio (confesso) vedendo il numero di coloro che la Chiesa segnala come beati o come santi. Non critico la Congregazione della Causa dei Santi a cui arrivano (mi è stato detto da un prete che collabora in quell’organismo vaticano) tantissime testimonianze pur vagliate dalle diocesi di provenienza. Mi diceva quel prete: “‘È impressionante la ricchezza di persone segnate dalla Grazia”. Però, ecco il mio disagio: mi pare di riscontrare una certa esagerazione quasi un modo per riattivare la fede dal momento che “si boccheggia nelle chiese”. Come se usassimo loro per annunciare il vangelo visto che facciamo fatica, forse per una sorte di stanchezza spirituale. Certo poi avendo a disposizione i social, ci vuole un attimo per creare eventi, trasmissioni, video ecc. sul santo “A” o sul beato “B”.

Mi chiedo: come facevano una volta (quando non c’era né radio né TV) a far passare la santità nel popolo di Dio e a far conoscere i santi? Immagino che facessero uso della liturgia: in fondo troviamo lì gli amici di Dio perché sono in Dio. Non nelle loro opere, non nelle statue, ma nella preghiera, grazie ai loro scritti o a quell’amore nutrito all’Eucarestia e trasformato in carità.

Al di là di questo disagio, sento che il modo più corretto per considerare i santi sia l’amicizia grazie anche ad una certa affinità che possiamo avere con loro. Gli amici li puoi trovare per circostanze o per varie occasioni. Succede spesso che siano degli amici che ti presentano persone che poi diventano a loro volta amiche e amici. Così per i santi: succede di leggere un libro, di vedere un film, di sentirne parlare con affetto, di scoprire per caso le reliquie e così essi entrino nel cerchio delle tue amicizie.

Con i santi diventati amici si parla in macchina, si parla in casa da soli (come i matti!), si parla in chiesa perché si trovano tutti lì. Mi piace la parte nei funerali, nei matrimoni o nel rito del battesimo dove vengono invocati i santi. Ho un forte ricordo del momento in cui i coristi, nell’ordinazione diaconale nel dicembre 1979 e nella ordinazione sacerdotale nel giugno 1980, cantavano le litanie dei santi mentre io, con i miei compagni, eravamo distesi a terra offrendo la vita così giovane ma decisa.

Certo con gli amici non si parte subito chiedendo un favore e soprattutto non si ha voglia di imitarli perché gli amici… non si imitano e non si sfruttano. Si ha voglia di compagnia, di sentirne l’affetto e corrispondervi, di stare insieme… poi potrebbe nascere il bisogno di raccontare una propria necessità, ma poi! Forse i santi, intesi come intercessori o modelli di vita, non vanno del tutto bene. Dovremmo liberare “la categoria presente nei calendari” da ciò che appesantisce e renderli semplicemente… “amici”! Scegliere san Pio o san Francesco, santa Teresa o santa Rita, san Norberto o Charles de Foucauld, Franz o don Mario, Teresina o Etty… come amici, è un’altra cosa.

Qui l’amicizia porta in alto, molto in alto, in quella Gerusalemme celeste piena zeppa della viva santità di uomini e donne. Chissà, forse da amici è tutto più bello.

don Norberto

22 maggio 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: 1Cor 2,9-15 Sal 103 (104) Gv 16,5-14

“Una riga”: silenzio…
Dopo tanti passi eccoci alla Pentecoste. Grazie per le molte parole della…Parola, e anche per le molte parole della…Liturgia. Quarantadue passi senza contare le domeniche ed eccoci alla festa dello Spirito Santo.
Che dire dopo tutti questi passaggi, questi fogli, queste preghiere… solo il silenzio!
Per accogliere: punto! Per goderne: punto! Per provare la Comunione: stop!
E un ricordo a chi ha aiutato a mettere insieme questo periodo, a chi a predisposto queste immagini prese dal santuario mariano nell’isola di Gozo a Malta.

*        silenzio ora…

Quarantaduesimo: Ricevere
Fratelli, sta scritto: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano.
Ma noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi, infatti, conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. (1Cor 2,9-15)

Preghiera di chiusura
Dio ci riempia di ogni gioia e pace nella fede
Perché abbondi in noi la speranza
Per la potenza dello Spirito Santo, alleluia.


Discendi, Santo Spirito, le nostre menti illumina;
del ciel la grazia accordaci Tu, Creator degli uomini.

Chiamato sei Paraclito e dono dell’Altissimo,
sorgente limpidissima, d’amore fiamma vivida.

I sette doni mandaci, Onnipotente Spirito;
le nostre labbra trepide in Te speranza attingano.

I nostri sensi illumina, fervor nei cuori infondici;
rinvigorisci l’anima nei nostri corpi deboli.

Dal male Tu ci libera, serena pace affrettaci,
con te vogliamo vincere ogni mortal pericolo.

Il Padre Tu rivelaci e il Figlio Unigenito:
per sempre tutti credano in Te, divino Spirito.


21 maggio 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: Ct 7,13-14;8,10; Sal 44(45); Rm 8,24-27; Gv 16,5-11

“Una riga”: E perché tu benevolmente accolga le nostre offerte, manda il tuo Spirito a rinnovare le nostre coscienze (orazione)
Altra bella invocazione allo Spirito con in mano il pane e il vino frutti della terra e del nostro lavoro. Sembra quasi il famoso detto a proposito dello “scambio di doni”: noi ti offriamo le cose che ci hai dato e tu in cambio donaci te stesso.
Toccare poi la coscienza è solo opera dello Spirito se noi apriamo almeno il chiavistello o togliamo la chiave dalla toppa. Solo lui può entrare nel sacrario della nostra coscienza. Certo quando arriva porta la consolazione, porta la luce, porta la pace del cuore, porta la serenità, immette la bellezza perché diventiamo casa di Dio, inabitazione dello Spirito.

*        Più di così, cosa chiedere?

Quarantunesimo passo: Pregare

Nella messa: Fratelli, nella speranza siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio (Rm 8,24-27)

Preghiera di chiusura
Cristo ci ha amato,
ha lavato nel suo sangue i nostri peccati
e ci ha fatto regno e sacerdoti per Dio suo Padre, alleluia.


Cristo Signore ritorna
alla dimora altissima dei cieli
e dal mistero splendente del Padre
effonde a noi lo Spirito.

Ecco si compie il numero
arcano e sacro dei giorni:
è l’ora terza e un fragore
scuote la terra attonita.

Dalla vita divina,
ardente mare di luce,
fuoco d’amore scende e trasfigura
i discepoli oranti.

Vibrano i cuori di gioia
al soffio dello Spirito,

scioglie ogni bocca in nuova lingua un canto
alle grandezze di Dio.

L’animo ottuso e incredulo
non intende il prodigio
e gli ispirati apostoli accusa
di vergognosa ebbrezza.

Ma il risonante annuncio
Pietro corrobora di miracoli;
così del profeta si avvera
l’antico vaticinio.

Gloria si levi al Signore risorto,
gloria a Dio Padre,
gloria allo Spirito Santo
nella distesa dei secoli. Amen


20 maggio 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: Ct 6,1-2 8,13; Sal 44(45); Rm 5,1-5; Gv 15,18-21

“Una riga”: Venga il tuo Spirito e ci trasformi interiormente con i suoi doni; crei in noi un cuore nuovo perché possiamo conformarci alla tua volontà (orazione)
Ancora una richiesta interessante che l’orazione liturgica innalza a Dio. Lo Spirito può solo interiormente lavorare, proprio là dove si muovono i meccanismi della nostra mentalità e dove, senza che noi lo sappiamo il Maligno cuce e ricuce, lavora alla grande!
Con un cuore ricostruito o meglio “nuovo”, ripiantato, il nostro organismo e la nostra volontà si adeguano ad un differente modo di essere e di agire. La nostra morale diventa impregnata di quello Spirito che ci viene dato per compere azioni “secondo Dio”, quindi vere e diverse da “ciò che passa il convento”.

*        Con i sette doni si ricostruisce la nostra personalità in una cornice fraterna.

Quarantesimo passo: Ricordare

Nella messa: Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: “Se il mondo vi odi, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato”. (Gv 15,18-21)

Preghiera di chiusura
Venga il tuo Spirito,
o Padre, e ci trasformi interiormente con i suoi doni;
crei in noi un cuore nuovo perché possiamo conformarci alla tua volontà.
Per Gesù Cristo,
tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Giorno radioso e atteso!
Tu, sola nostra speranza,
varchi, Gesù Signore,
i cieli impenetrabili.

Ti guardano i discepoli
salire in alto su lucente nube;
si dischiude la porta della vita,
serrata dal primo peccato.

Al cospetto del Padre
splendono le ferite,
fonti perenni di pace e vittoria
sul Principe oscuro del mondo.

O della nostra stirpe inaridita
intatto e fresco virgulto,
tu che morte vivifica ha reciso,
fiorisci ormai nell’eterno giardino.

Al cielo fai ritorno,
ma desolata non lasci la terra:
dei pellegrini e dei cori beati
sei comune letizia.

Gesù, fratello, a te la nostra lode,
che queste fragili membra
hai fino alla gloria esaltato
dell’inaccessibile Dio.

A te, che trionfante ascendi, o Cristo,
si elevi il nostro canto
con il Padre e lo Spirito
negli infiniti secoli. Amen.


19 maggio 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: Ct 1,5-6. 7-8; Sal 22(23); Ef 2,1-10; Gv 15,12-17

“Una riga”: Mentre noi compiamo in questi misteri il nostro servizio sacerdotale, effondi su di noi la pienezza del tuo Spirito (orazione)
Non è un fatto “da preti” compiere il servizio sacerdotale. Ognuno “offre sé stesso” (questo è il senso del servizio sacerdotale) come ha fatto il vero e unico sacerdote che è Gesù, eliminando la casta! Che nella Chiesa si debba ragionare in modo diverso è evidente: no alla casta dei preti, monsignori e vescovi ecc… ma un unico stile di “dono di sé”, di “offerta di sé” che avviene nei momenti liturgici (i santi misteri appunto). Abbiamo il dono di essere “resi degni di compiere il servizio sacerdotale” si dice nella seconda preghiera eucaristica. E allora, proprio per questo o Padre, manda la pienezza del tuo Spirito così da godere di una comunione che “non ha parole”.

*        Solo una preghiera bella e alta da fare.

Trentanovesimo passo: Amico

Nella messa: Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni glia latri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone, ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. (Gv 15, 12-17)

Preghiera di chiusura
Padre misericordioso, fa che la tua Chiesa,
riunita dallo Spirito Santo,
ti serva con piena dedizione
e formi in te un cuore solo e un’anima sola.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio,
nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.


Tu nella tersa infinità dei cieli
accendi le miriadi di stelle:
o Gesù, pace, vita, luce vera,
ascolta chi ti implora!

Oggi fulgente un astro ci rivela
il parto verginale
e guida i Magi a prostrarsi
all’umiltà del presepio.

Il rito mistico del tuo battesimo
oggi consacra il corso del Giordano,
che nell’antica storia tre volte
sospinse a ritroso i suoi flutti.

Oggi al banchetto nuziale di Cana
per sorprendente miracolo
il servo dall’idrie ricolme
attinge vino squisito e stupisce

che l’acqua s’invermigli,
donino ebbrezza le fonti,
l’onda muti natura
e di nuova virtù lieta s’adorni.

Con uguale stupore i cinquemila
di cinque soli pani si saziano:
sotto l’avido dente
sempre si accresce il cibo.

Di là di quanto le bocche divorano
il nutrimento arcano si moltiplica:
chi della fresca e nitida sorgente
più meraviglia il perenne prodigio?

Copioso il pane tra le dita scorre;
ed altri tozzi ancora,
che mano d’uomo non ebbe spezzato
nei canestri rampollano.

A te, Cristo, sia gloria,
o Luce delle genti,
con il Padre e lo Spirito
negli infiniti secoli. Amen