2 maggio 2021

Quinta domenica di Pasqua

Una prospettiva per le parrocchie di Segrate

Venerdì 23 aprile si è svolto un breve incontro (a causa del coprifuoco) per i Consigli pastorali (e non solo) delle parrocchie di Segrate insieme con il vicario di zona mons. Antonio Novazzi che, tra l’altro, risiede a Redecesio. Scopo della serata era quello di far presente a “laici” operanti nelle parrocchie, di ciò che bolle in pentola sia nella chiesa universale (dove ci sta portando “Pietro”, nel senso di papa Francesco) sia nella chiesa diocesana (dove ci sta portando “l’Apostolo”, nella figura del vescovo Mario).
Papa Francesco soprattutto con l’enciclica Evangelii gaudium richiama il sogno di una Chiesa aperta e missionaria che, operando anche una conversione nelle attività pratiche, guardi avanti senza fermarsi, si lasci provocare dalla creatività dello Spirito, certa della presenza del Signore. Il vescovo Mario indica come prima prospettiva il sogno di una Chiesa che “vive nello stupore” per il dono che abbiamo della fede. In secondo luogo una Chiesa che sta bene nella storia, non si lamenta, non giudica, non si arrocca. In terzo luogo una Chiesa che sa gridare, che non tace soprattutto davanti all’ingiustizia verso i deboli e i poveri. Infine il sogno di una Chiesa “sposa dell’Agnello” che già sta nel futuro, nella meta e a cui noi siamo ogni domenica invitati: la famosa “Cena dell’Agnello”.
Ricorda don Antonio: “Sono sogni che passano appena si scende dal letto”? Sono sogni che vanno poi declinati, pena essere spettatori come in una sala cinematografica! Diverso essere protagonisti, laici e preti della Chiesa del Signore nel territorio e negli anni che abbiamo da vivere. I sogni sono linee di cammino che i nostri pastori ci lasciano per non essere affossatori di una fede ricevuta, vecchi nostalgici del tempo che fu, tristi esecutori di gesti religiosi vuoti.
Una ricaduta di queste linee o di “questi sogni” diventa anche una nuova sistemazione delle realtà parrocchiali e del territorio. Sempre in quella serata si è accennato ad una nuova modalità di presenza sul territorio. La diocesi è già divisa in tanti Decanati e noi facciamo parte del decanato di Cernusco sul Naviglio (insieme con Pioltello, Cassina de’ Pecchi e Bussero): anche questo aspetto sarà disegnato di nuovo. SI sente la necessità e l’importanza di un luogo dove preti e laici del territorio possano trovarsi da credenti per mettere in atto i sogni ricordati. Preti, sempre meno, laici sempre più decisivi. “Assemblea sinodale” sarà il nome di una nuova realtà che “mette insieme e in ascolto reciproco”, andando oltre le singole parrocchie affinché esse siano comunità vitali. Nel prossimo anno si costituirà questo luogo di incontro. I preti sono soliti trovarsi mensilmente ma d’ora in avanti quell’incontro non avrà un potere decisionale ma sarà luogo di fraternità e di formazione per i sacerdoti.

E noi di Segrate?

La nostra città ha una sua particolare configurazione. Per ora ogni parrocchia va un po’ a sé, anche se ci sono stati momenti di convergenza tra di esse. La stessa impostazione del Centro di Ascolto ne è un segno. Per anni ha operato egregiamente anche un gruppo di persone nel “Coordinamento cittadino”. Vorremmo in qualche modo riproporre quella stessa parola dando un “taglio” dentro il cammino della Chiesa milanese. Soprattutto dopo il tempo del Covid come rinnovare le nostre sette realtà parrocchiali? Nessuno da solo, nessuna parrocchia da sola, potrà dare una risposta adeguata e, soprattutto, una linea concreta. Cosa sta dicendo a noi lo Spirito Santo?

E noi di santo Stefano? Una domanda!

Sono appena arrivato e non mi permetto di dire molto, anche perché le mascherine impediscono molte azioni che prima erano comuni e molti incontri “vis à vis”.
Però una domanda per noi che ci troviamo da anni nelle nostre assemblee sorge: “Ci siamo accorti dell’arrivo di quasi 800 nuclei familiari in via Caravaggio, 2? Sappiamo che al Village ci sono nuclei di coppie giovani, molti dei quali si stanno sposando o stanno portando i loro bambini per il battesimo?”. La stessa domanda vale per gli arrivi nuovi in via san Rocco o in via Giotto. La nostra parrocchia in un certo senso si sta “ringiovanendo” anche per questi arrivi. Un pensiero non sarebbe giusto farlo circa l’approccio nuovo ad un annuncio? Alcuni di questi nuclei vengono da una esperienza cristiana: come incrociarle?
Una domanda potrà essere fatta anche ai credenti che, appena giunti in città, stanno partecipando, anche se in forma ridotta, alle nostre messe e leggono il “Verso Emmaus”. A ciascuno di loro direi così: “Voi che avete una fede cristiana e per lavoro o per altri motivi siete in questa comunità, vi sta a cuore che essa sia come desidera il Signore?”.
Non è forse arrivato il momento per cui prendere maggior coscienza che a me (prete, laico, giovane o adulto che sia) il Signore chiede di portare ad altri “il lieto annuncio della Pasqua?”.
Tutti non sanno concretamente cosa fare (nessuno è nato “imparato”!) però sappiamo che lo Spirito ci sta parlando e forse scuotendo le nostre coscienze. Credo quindi  che non siano chiare ricette ma spetta a noi prendere gli ingredienti (quelli sono di Dio e ci sono) e cucinarli per ciò che oggi molte donne e uomini attendono.  Ecco allora la proposta:

Trovarsi tra chi, nelle varie parrocchie di Segrate, ha voglia di “stare in questa prospettiva” e poi lasciare che sia lo Spirito a suggerire cosa fare, come accadeva nelle comunità cristiane descritte dagli Atti degli Apostoli.
Primo appuntamento: domenica 9 maggio 2021, nell’oratorio di santo Stefano, “in presenza”, alle ore 18.


Avvisi

Invito alla preghiera personale del rosario in comunione con Papa Francesco

Rosario mese di maggio
Ore 20.45           da lunedì a venerdì in oratorio (tranne il giovedì)
Ore 20.45           giovedì S. Messa (non alle 20.30)

Festa dell’ Ascensione giovedì 13 maggio: Messa solenne ore 8.30 e ore 20.45

Vigilia di Pentecoste sabato 22 maggio: Messa vigiliare solenne ore 18

Solennità di Pentecoste 23 maggio e Settimana della Pentecoste

Lunedì 24 maggio lettura della nuova lettera del vescovo Delpini

Martedì 25 maggio giornata eucaristica

Mercoledì 26 maggio giornata delle Confessioni

Giovedì 27 maggio pellegrinaggio a Caravaggio decanale (modalità da definire)

Prima Comunione
Date: sabato 8 – 15 – 22 – 29 maggio 2021, alle ore 15.30
Preghiera di preparazione per genitori: lunedì 3 maggio 2021, alle ore. 20.50
Confessione dei genitori comunicandi: ogni venerdì precedente proprio turno dalle 20.30


Circolo ACLI
Dal 3 maggio 2021 il circolo ACLI apre il centro operativo Caaf;
il martedì per 8 ore, il venerdì per 4 ore.


AKATHISTOS: cosa è?

Usiamo il mese di maggio, tradizionalmente dedicato a Maria, nel contesto del tempo pasquale per conoscere meglio un “classico” della preghiera a Maria. L’introduzione spiega  bene la ricchezza di questo inno. Lo faremo in due puntate, perché si tratta di 24 “stanze”, mentre useremo queste parole per la preghiera serale che viene proposta in questo tempo pasquale.
“Cinque minuti alle 20.55”, da sabato 3 a sabato 15 maggio, sul canale Youtube della parrocchia

È uno tra i più famosi inni che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos (Genitrice di Dio). Akathistos si chiama per antonomasia quest’inno liturgico del secolo V, che fu e resta il modello di molte composizioni innografiche e litaniche, antiche e recenti. “Akathistos” in greco significa “non-seduti”, perché la Chiesa ingiunge di cantarlo o recitarlo “stando in piedi”, come si ascolta il Vangelo, in segno di riverente ossequio alla Madre di Dio.
La struttura metrica e sillabica dell’Akathistos si ispira alla celeste Gerusalemme descritta dal cap. 21 dell’Apocalisse, da cui desume immagini e numeri: Maria è cantata come identificazione della Chiesa, quale “Sposa” senza sposo terreno, Sposa vergine dell’Agnello, in tutto il suo splendore e la sua perfezione.
L’inno consta di 24 stanze (in greco: oikoi), quante sono le lettere dell’alfabeto greco con le quali progressivamente ogni stanza comincia.
Ma fu sapientemente progettato in due parti distinte, su due piani congiunti e sovrapposti – quello della storia e quello della fede -, e con due prospettive intrecciate e complementari – una cristologica, l’altra ecclesiale -, nelle quali è calato e s’illumina il mistero della Madre di Dio.
L’inno procede in maniera binaria, in modo che ogni stanza dispari trovi il suo complemento – metrico e concettuale – in quella pari che segue.
Le stanze dispari si ampliano con 12 “Ave” e terminano con “Gioisci, sposa senza nozze!”. Le stanze pari invece terminano con l’acclamazione a Cristo: “Alleluia!”.
Così l’inno si presenta cristologico insieme e mariano, subordinando la Madre al Figlio, la missione materna di Maria all’opera universale di salvezza dell’unico Salvatore.

La prima parte dell’Akathistos (stanze 1-12) segue il ciclo del Natale, ispirato ai Vangeli dell’Infanzia del vangelo di Luca e di Matteo. Essa propone e canta il mistero dell’incarnazione (stanze 1-4), l’effusione della grazia su Elisabetta e Giovanni (stanza 5), la rivelazione a Giuseppe (stanza 6), l’adorazione dei pastori (stanza 7), l’arrivo e l’adorazione dei magi (stanze 8-10), la fuga in Egitto (stanza 11), l’incontro con Simeone (stanza 12). Eventi che superano il dato storico e diventano lettura simbolica della grazia che si effonde, della creatura che l’accoglie, dei pastori che annunciano il Vangelo, dei lontani che giungono alla fede, del popolo di Dio che uscendo dal fonte battesimale percorre il suo luminoso cammino verso la Terra promessa e giunge alla conoscenza profonda del Cristo.

Inno Akathistos

Prima parte

  1. Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal Cielo per dir “Ave” alla Madre di Dio. Al suo incorporeo saluto vedendoti in Lei fatto uomo, Signore, in estasi stette, acclamando la Madre così:

Ave, per Te la gioia risplende;
Ave, per Te il dolore s’estingue.
Ave, salvezza di Adamo caduto;
Ave, riscatto del pianto di Eva.
Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;
Ave Tu abisso profondo agli occhi di Angeli
Ave, in Te fu elevato il trono del Re;
Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.
Ave, o stella che il Sole precorri;
Ave, o grembo del Dio che s’incarna.
Ave, per Te si rinnova il creato;
Ave, per Te il Creatore è bambino.
Ave, Sposa non sposata!

  1. Ben sapeva Maria d’esser Vergine sacra e così a Gabriele diceva: «Il tuo singolare messaggio all’anima mia incomprensibile appare: da grembo di vergine un parto predici, esclamando: Alleluia!»
  2. Desiderava la Vergine di capire il mistero e al nunzio divino chiedeva: «Potrà il verginale mio seno mai dare alla luce un bambino? Dimmelo!» E Quegli riverente acclamandola disse così:

Ave, Tu guida al superno consiglio;
Ave, Tu prova d’arcano mistero.
Ave, Tu il primo prodigio di Cristo;
Ave, compendio di sue verità.
Ave, o scala celeste che scese l’Eterno;
Ave, o ponte che porti gli uomini al cielo.
Ave, dai cori degli Angeli cantato portento;
Ave, dall’orde dei dèmoni esecrato flagello.
Ave, la Luce ineffabile hai dato;
Ave, Tu il «modo» a nessuno hai svelato.
Ave, la scienza dei dotti trascendi;
Ave, al cuor dei credenti risplendi.
Ave, Sposa non sposata!

  1. La Virtù dell’Altissimo adombrò e rese Madre la Vergine ignara di nozze: quel seno, fecondo dall’alto, divenne qual campo ubertoso per tutti, che vogliono coglier salvezza  cantando così: Alleluia!
  1. Con in grembo il Signore premurosa Maria ascese e parlò a Elisabetta. Il piccolo in seno alla madre sentì il verginale saluto, esultò, e balzando di gioia cantava alla Madre di Dio:

Ave, o tralcio di santo Germoglio;
Ave, o ramo di Frutto illibato.
Ave, coltivi il divino Cultore;
Ave, dai vita all’Autor della vita.
Ave, Tu campo che frutti ricchissime grazie;
Ave, Tu mensa che porti pienezza di doni.
Ave, un pascolo ameno Tu fai germogliare;
Ave, un pronto rifugio prepari ai fedeli.
Ave, di suppliche incenso gradito;
Ave, perdono soave del mondo.
Ave, clemenza di Dio verso l’uomo;
Ave, fiducia dell’uomo con Dio.
Ave, Sposa non sposata!

  1. Con il cuore in tumulto  fra pensieri contrari il savio Giuseppe ondeggiava: tutt’ora mirandoti intatta  sospetta segreti sponsali, o illibata! Quando Madre ti seppe da Spirito Santo, esclamò: Alleluia!
  1. I pastori sentirono  i concerti degli Angeli  al Cristo disceso tra noi. Correndo a vedere il Pastore,  lo mirano come agnellino innocente  nutrirsi alla Vergine in seno,  cui innalzano il canto:

Ave, o Madre all’Agnello Pastore,
Ave, o recinto di gregge fedele.
Ave, difendi da fiere maligne,
Ave, Tu apri le porte del cielo.
Ave, per Te con la terra esultano i cieli,
Ave, per Te con i cieli tripudia la terra.
Ave, Tu sei degli Apostoli la voce perenne,
Ave, dei Martiri sei l’indomito ardire.
Ave, sostegno possente di fede,
Ave, vessillo splendente di grazia.
Ave, per Te fu spogliato l’inferno,
Ave, per Te ci vestimmo di gloria.
Ave, Vergine e Sposa!

  1. Osservando la stella che guidava all’Eterno,  ne seguirono i Magi il fulgore.  Fu loro sicura lucerna  andando a cercare il Possente, il Signore.  Al Dio irraggiungibile giunti,  l’acclaman beati:  Alleluia!
  1. Contemplarono i Magi  sulle braccia materne  l’Artefice sommo dell’uomo. Sapendo ch’Egli era il Signore  pur sotto l’aspetto di servo, premurosi gli porsero i doni,  dicendo alla Madre beata:

Ave, o Madre dell’Astro perenne,
Ave, o aurora di mistico giorno.
Ave, fucine d’errori Tu spegni,
Ave, splendendo conduci al Dio vero.
Ave, l’odioso tiranno sbalzasti dal trono,
Ave, Tu il Cristo ci doni clemente Signore.
Ave, sei Tu che riscatti dai riti crudeli,
Ave, sei Tu che ci salvi dall’opre di fuoco.
Ave, Tu il culto distruggi del fuoco,
Ave, Tu estingui la fiamma dei vizi.
Ave, Tu guida di scienza ai credenti,
Ave, Tu gioia di tutte le genti.
Ave, Vergine e Sposa!

  1. Banditori di Dio  diventarono i Magi  sulla via del ritorno. Compirono il tuo vaticinio  e Te predicavano, o Cristo,  a tutti, noncuranti d’Erode lo stolto incapace a cantare: Alleluia!
  1. Irradiando all’Egitto  lo splendore del vero, dell’errore scacciasti la tenebra:  ché gli idoli allora, o Signore,  fiaccati da forza divina caddero; e gli uomini, salvi,  acclamavan la Madre di Dio:

Ave, riscossa del genere umano,
Ave, disfatta del regno d’inferno.
Ave, Tu inganno ed errore calpesti,
Ave, degl’idoli sveli la frode.
Ave, Tu mare che inghiotti il gran Faraone,
Ave, Tu roccia che effondi le Acque di Vita.
Ave, colonna di fuoco che guidi nel buio,
Ave, riparo del mondo più ampio che nube.
Ave, datrice di manna celeste,
Ave, ministra di sante delizie.
Ave, Tu mistica terra promessa,
Ave, sorgente di latte e di miele.
Ave, Vergine e Sposa!

  1. Stava già per lasciare  questo mondo fallace  Simeone, ispirato vegliardo. Qual pargolo a lui fosti dato, ma in Te riconobbe il Signore perfetto, e ammirando stupito  l’eterna sapienza esclamò: Alleluia!

(l’introduzione è presa da Internet)


25 aprile 2021

Quarta domenica di Pasqua

La Madonna del lago

È stata partecipata, con Istituzioni e un bel numero di persone, l’inaugurazione della cappella dedicata alla Madonna del lago all’idroscalo. La decisione della direzione di rimettere in ordine la cappella e la richiesta fatta a noi preti di utilizzarla apre una porta nuova per le nostre chiese, al fine di svolgere bene un servizio “fuori casa”. Non sappiamo come andrà il futuro…però vedremo!

Per ora noi ci siamo dati il primo appuntamento sabato 1° maggio alle ore 16, per la recita del rosario all’inizio del mese. Chi vorrà partecipare si trovi lì a quell’ora: sarà un modo per molti di vedere la cappella messa in ordine.

Nel mese di luglio prevediamo una celebrazione domenicale, sperimentando un servizio liturgico “stile vacanza”. La cappella potrà essere usata da gruppi parrocchiali e ragazzi dell’oratorio che la richiederanno. In questo periodo travagliato, questo nuovo spazio potrebbe diventare una occasione di annuncio del vangelo. Se poi sono rose…

Mese di maggio

Iniziamo la recita del rosario in presenza presso la cappella della Madonna in oratorio. Fino al 23 maggio, domenica di Pentecoste, proseguirà il momento di preghiera sul canale YouTube alle ore 20.55, sperando che la qualità del video migliori.


Oggi “Giornata delle vocazioni”

Riprendiamo parte del messaggio del Papa collegato con san Giuseppe, nell’anno a lui dedicato.

Dio vede il cuore e in San Giuseppe ha riconosciuto un cuore di padre, capace di dare e generare vita nella quotidianità. A questo tendono le vocazioni: a generare e rigenerare vite ogni giorno. Il Signore desidera plasmare cuori di padri, cuori di madri: cuori aperti, capaci di grandi slanci, generosi nel donarsi, compassionevoli nel consolare le angosce e saldi per rafforzare le speranze. Di questo hanno bisogno il sacerdozio e la vita consacrata, oggi in modo particolare, in tempi segnati da fragilità e sofferenze dovute anche alla pandemia, che ha originato incertezze e paure circa il futuro e il senso stesso della vita. S. Giuseppe ci viene incontro e ci suggerisce tre parole-chiave per la vocazione di ciascuno.

La prima è sogno. Tutti nella vita sognano di realizzarsi. Ed è giusto nutrire grandi attese, aspettative alte. In effetti, se chiedessimo alle persone di esprimere in una sola parola il sogno della vita, non sarebbe difficile immaginare la risposta: “amore”. È l’amore a dare senso alla vita, perché ne rivela il mistero. La vita, infatti, si ha solo se si dà, si possiede davvero solo se si dona pienamente. San Giuseppe ha molto da dirci in proposito, perché, attraverso i sogni che Dio gli ha ispirato, ha fatto della sua esistenza un dono.

I Vangeli narrano quattro sogni. Erano chiamate divine, ma non furono facili da accogliere. Dopo ciascun sogno Giuseppe dovette cambiare i suoi piani e mettersi in gioco, sacrificando i propri progetti per assecondare quelli misteriosi di Dio. Egli si fidò fino in fondo.  Possiamo però chiederci: “Che cos’era un sogno notturno per riporvi tanta fiducia?”. Per quanto anticamente vi si prestasse parecchia attenzione, era pur sempre poca cosa di fronte alla realtà concreta della vita. Eppure, San Giuseppe si lasciò guidare dai sogni senza esitare. Perché? Perché il suo cuore era orientato a Dio, era già disposto verso di Lui. Al suo vigile “orecchio interiore” bastava un piccolo cenno per riconoscerne la voce. Ciò vale anche per le nostre chiamate: Dio non ama rivelarsi in modo spettacolare, forzando la nostra libertà. Egli ci trasmette i suoi progetti con mitezza; non ci folgora con visioni splendenti, ma si rivolge con delicatezza alla nostra interiorità, facendosi intimo a noi e parlandoci attraverso i nostri pensieri e i nostri sentimenti. E così, come fece con San Giuseppe, ci propone traguardi alti e sorprendenti.

In tutti questi stravolgimenti il coraggio di seguire la volontà di Dio si rivelò dunque vincente. Così accade nella vocazione: la chiamata divina spinge sempre a uscire, a donarsi, ad andare oltre. Non c’è fede senza rischio. Solo abbandonandosi fiduciosamente alla grazia, mettendo da parte i propri programmi e le proprie comodità, si dice davvero “sì” a Dio. E ogni “sì” porta frutto, perché aderisce a un disegno più grande, di cui scorgiamo solo dei particolari, ma che l’Artista divino conosce e porta avanti, per fare di ogni vita un capolavoro. In questo senso San Giuseppe rappresenta un’icona esemplare dell’accoglienza dei progetti di Dio. La sua è però un’accoglienza attiva: mai rinunciatario o arrendevole, egli «non è un uomo rassegnato passivamente. Il suo è un coraggioso e forte protagonismo». Possa egli aiutare tutti, soprattutto i giovani in discernimento, a realizzare i sogni di Dio per loro; possa egli ispirare l’intraprendenza coraggiosa di dire “sì” al Signore, che sorprende e mai delude!

Una seconda parola segna l’itinerario di San Giuseppe e della vocazione: servizio. Dai Vangeli emerge come egli visse in tutto per gli altri e mai per se stesso. Il Popolo santo di Dio lo chiama castissimo sposo, svelando con ciò la sua capacità di amare senza trattenere nulla per sé. Liberando l’amore da ogni possesso, si aprì infatti a un servizio ancora più fecondo. È anche patrono della buona morte, lui che ha saputo incarnare il senso oblativo della vita. Il suo servizio e i suoi sacrifici sono stati possibili, però, solo perché sostenuti da un amore più grande.

Il servizio, espressione concreta del dono di sé, non fu per San Giuseppe solo un alto ideale, ma divenne regola di vita quotidiana. Si adattò alle varie circostanze con l’atteggiamento di chi non si perde d’animo se la vita non va come vuole: con la disponibilità di chi vive per servire. Con questo spirito Giuseppe accolse i numerosi e spesso imprevisti viaggi della vita: da Nazaret a Betlemme per il censimento, poi in Egitto e ancora a Nazaret, e ogni anno a Gerusalemme, ben disposto ogni volta a venire incontro a circostanze nuove, senza lamentarsi di quel che capitava, pronto a dare una mano per aggiustare le situazioni. Si può dire che sia stato la mano protesa del Padre celeste verso il suo Figlio in terra. Non può dunque che essere modello per tutte le vocazioni, che a questo sono chiamate: a essere le mani operose del Padre per i suoi figli.

Mi piace pensare allora a San Giuseppe, custode di Gesù e della Chiesa, come custode delle vocazioni. Dalla sua disponibilità a servire deriva infatti la sua cura nel custodire. Non perse tempo ad arrovellarsi su ciò che non andava, per non sottrarne a chi gli era affidato. Questa cura attenta e premurosa è il segno di una vocazione riuscita. È la testimonianza di una vita toccata dall’amore di Dio. Che bell’esempio di vita cristiana offriamo quando non inseguiamo ostinatamente le nostre ambizioni e non ci lasciamo paralizzare dalle nostre nostalgie, ma ci prendiamo cura di quello che il Signore, mediante la Chiesa, ci affida!

C’è un terzo aspetto che attraversa la vita di San Giuseppe e la vocazione cristiana, scandendone la quotidianità: la fedeltà. Giuseppe è l’«uomo giusto», che nel silenzio operoso di ogni giorno persevera nell’adesione a Dio e ai suoi piani. In un momento particolarmente difficile si mette a “considerare tutte le cose”. Medita, pondera: non si lascia dominare dalla fretta, non cede alla tentazione di prendere decisioni avventate, non asseconda l’istinto e non vive all’istante. Sa che l’esistenza si edifica solo su una continua adesione alle grandi scelte. Ciò corrisponde alla laboriosità mansueta e costante con cui svolse l’umile mestiere di falegname, per il quale non ispirò le cronache del tempo, ma la quotidianità di ogni padre, di ogni lavoratore, di ogni cristiano nei secoli. Perché la vocazione, come la vita, matura solo attraverso la fedeltà di ogni giorno.

Come si alimenta questa fedeltà? Alla luce della fedeltà di Dio. Le prime parole che San Giuseppe si sentì rivolgere in sogno furono «Non temere». Non temere: sono le parole che il Signore rivolge anche a te, cara sorella, e a te, caro fratello, quando, pur tra incertezze e titubanze, avverti come non più rimandabile il desiderio di donare la vita a Lui. Sono le parole che ti ripete quando, lì dove ti trovi, magari in mezzo a prove e incomprensioni, lotti per seguire ogni giorno la sua volontà. Sono le parole che riscopri quando, lungo il cammino della chiamata, ritorni al primo amore. Sono le parole che, come un ritornello, accompagnano chi dice sì a Dio con la vita come San Giuseppe: nella fedeltà di ogni giorno. Questa fedeltà è il segreto della gioia. Come sarebbe bello se la stessa atmosfera semplice e radiosa, sobria e speranzosa, permeasse i nostri seminari, i nostri istituti religiosi, le nostre case parrocchiali! È la gioia che auguro a voi. San Giuseppe, custode delle vocazioni, vi accompagni con cuore di padre!

Papa Francesco


Resoconto economico dell’oratorio – anno 2020

entrate
affitto ambienti: 3.581,00 €
offerte catechismo: 8.600,00 €
offerte varie: 135,00 €
bar: 2.685,00 €
pranzi: 738,09 €
totale entrate: 15.739,09 €

uscite
spese bancarie: 336,92 €
bollette: 11.978,71 €
pulmino: 3.123,05 €
manutenzione ordinaria: 9.775,00 €
manutenzione straordinaria: 2.970,00 €
spesa bar: 1.467,31 €
catechismi/libreria/riviste: 2.444,90 €
cartoleria/stampe: 570,00 €
arredamento vita comune: 1.280,00 €
altre spese: 2.005,05 €
totale uscite: 35.980,94 €

Saldo dell’anno 2020: – 20.241,85 € –
Al 31 dicembre 2020, sul conto corrente: 20.939,69

Mentre le spese fisse dovute alle manutenzioni ordinarie e straordinarie restano all’incirca uguali ogni anno, le mancate entrate sono dovute soprattutto alla chiusura del bar, alla non organizzazione dell’oratorio estivo, al non affitto dei campi da calcetto e delle salette dopo la celebrazione dei sacramenti e sale riunioni, alla non organizzazione di pranzi e cene in occasione delle feste (fine anno, festa oratorio, festa san Rocco). Da notare che non ci sono state particolari spese straordinarie come lavori edili, elettrici o relativi al giardino.
E’ l’occasione per ringraziare quanti si prestano per le attività in oratorio e nei vari bisogni concreti!

Conto intestato a parrocchia s. Stefano
IBAN Banca di Asti – oratorio
IT49W0608520600000000020493

Nuovo IBAN Banca Intesa
chiesa di santo stefano – parrocchia
IT81J0306933590100000062301


Giovedì 29 aprile: incontro con il vangelo di Luca

ore 15.30 in chiesa; ore 21 su piattaforma zoom 3693691955 “parola”

Domenica 2 maggio

ore 19.00 Incontro gruppo “35– 50”


 

18 aprile 2021

Terza domenica di Pasqua

Diamo i numeri

Il rendiconto parrocchiale vuole mettere in evidenza l’uso dei soldi che transitano nella comunità, attraverso le varie offerte o attraverso le differenti iniziative. Evidentemente il periodo del Covid ha impedito l’azione pastorale normale che la parrocchia e l’oratorio erano soliti fare: anche l’economia ne ha risentito, come quello che è successo in molte case. Questo non ci ha impedito di svolgere, pur in modo limitato, l’azione educativa e liturgica.
La parrocchia, come sappiamo, è un ente che si gestisce in forma autonoma. Non riceve fondi dal Vaticano né dalla diocesi come taluni pensano. Semplicemente, sono i parrocchiani che sostengono la loro parrocchia!
Guardando i conti del 2020 (resoconto che deve essere inviato in Curia entro la fine di marzo di ogni anno) notiamo una entrata evidentemente inferiore rispetto all’anno passato: per alcuni mesi non si è celebrata insieme l’eucarestia domenicale e molte persone sono ancora titubanti sulla frequentazione; l’attuale modalità di raccolta delle offerte è meno incisiva rispetto a prima e, non dimentichiamo, qualche problema economico tocca diverse famiglie. A fronte di questo, ci sono state anche meno uscite soprattutto per le spese di utenze. Questo ha permesso una certa tenuta dei conti.
La parrocchia nel futuro dovrà stare ancora attenta alle spese e pian piano (come fa del resto ogni capo famiglia) predisporre un fondo per i necessari lavori di ordinaria e soprattutto di straordinaria manutenzione.


Qualche intervento fatto

Passando per la parrocchia avete visto più volte la presenza di una autogru. Si è dovuto tamponare il tetto della chiesa a causa dello spostamento di tegole (segno è l’infiltrazione sul soffitto all’ingresso della chiesa), della caduta dei supporti antipiccione e per la caduta di pezzi del cornicione di facciata. Si è messo in sicurezza il tetto della casa parrocchiale fatto di tegole canadesi. Non si è rifatto il tetto ma si sono evitate infiltrazioni di acqua e il distacco delle tegole. In oratorio poi il lavoro impegnativo è stato quello di predisporre una vasca nel prato alla destra dell’edificio per le acque bianche che, con i violenti temporali, più volte hanno allagato il piano -1 e creato problemi alla controsoffittatura dei bagni.
Un piccolo intervento è stato fatto, a nostre spese, nella cappella del cimitero che, pur essendo di proprietà del Comune, viene curata da nostri volontari.


Uno sguardo avanti

Circa alcune prospettive future, abbiamo indicato con il Consiglio affari Economici alcune priorità prossime: la sistemazione della facciata, del campanile e di una parte del tetto; in secondo luogo, la sistemazione dell’organo a canne che necessita dopo tanti anni di una totale revisione a fronte delle periodiche manutenzioni. Inizieremo a breve la ricerca di preventivi. L’azione su questo bene importante per la liturgia e per la musica sacra potrà essere effettuata nel 2023. Fin da ora lo comunichiamo affinché si possa procedere (pandemia permettendo) a iniziative specifiche per raccogliere fondi. Si parla di una cifra che si aggira attorno ai 120mila euro. L’oratorio e la casa parrocchiale non necessitano per ora di grandi interventi.


Casa Mamre

Un discorso a parte riguarda l’operazione casa Mamre, nata sulla intuizione di don Stefano e dei parrocchiani, circa l’utilizzo dello stabile cadente a lato della chiesa. L’operazione, nata nel 2018, ha visto l’inaugurazione nell’ottobre del 2019 alla presenza del vescovo Delpini. Possiamo indicare la fine del 2020 come chiusura dei pagamenti e degli impegni presi con la banca (qualche piccola operazione è slittata nel gennaio 2021).
Casa Mamre, oltre che favorire convivenza di giovani per esperienze spirituali, sarà adibita ad ospitare 7 persone provenienti da varie parti per seguire i propri malati nei ricoveri ospedalieri. La casa resa abitabile è pronta per partire appena la situazione lo permetterà. Nel frattempo, il Centro Ascolto e le ACLI stanno egregiamente portando il loro lavoro di attenzione ai vari bisogni.
Questa operazione che ha impegnato per una cifra così consistente è stata possibile grazie a diversi fattori:

  • Un fondo di partenza che si era costituito negli anni, dopo la chiusura dell’altrettanto impegno alla costruzione dell’oratorio.
  • La risposta significativa di molte persone sia nella forma della mensile raccolta durante la messa, sia con impegno attraverso bonifici bancari di cifre anche significative. Sulla stessa linea mettiamo offerte finalizzate o iniziative fatte per raccogliere fondi.
  • Parte degli oneri di urbanizzazione da parte del Comune secondo la legge regionale.
  • Il contributo di alcune fondazioni come la Cariplo e la Mondadori.
  • Infine, la provvidenziale donazione legata a due testamenti: la prima del Sig. Dario Vailati e la seconda della sig.ra Maria Pini. Quest’ultima ha permesso di chiudere il cerchio dei pagamenti e lasciare alla parrocchia un bene immobile che risulterà nel resoconto del prossimo anno.

I ringraziamenti a tutti sono più che doverosi anche perché esprimono un gesto che sarà a favore della collettività e di quanti verranno dopo di noi. Ogni gesto fatto dal cuore, possiede una forza commovente!


Una parola sul senso delle offerte

  • Esistono le offerte che ogni domenica, durante il rito liturgico, vengono raccolte. Hanno un secondo appunto liturgico di accompagnamento a quel pane e a quel vino frutti della terra e del lavoro dell’uomo.
  • Esistono le offerte legate ai ceri votivi, segno di una partecipazione alla preghiera.
  • Esistono le offerte in occasione del ricordo di un defunto: il richiamo è alla Gerusalemme celeste nella memoria di una o più persone: l’offerta indica l’attenzione alla chiesa che vive oggi sulla terra. Sarebbe bello che possa essere, in alcuni momenti dell’anno, il raccogliersi come famiglia o come amici, per ricordare i propri cari.
  • Esistono le offerte in occasione di un battesimo, di un matrimonio o di altri sacramenti: alla festa faccio parte anche la mia comunità con un contributo. Non può esserci “tariffa” (ovviamente) ma senso di partecipazione alla comunità cristiana.
  • Esistono le offerte in occasione della benedizione natalizia. Quest’anno non si è effettuata. Questa non può essere considerata quasi un gesto “per il disturbo del prete”. Più giusto sarebbe che coloro che comprendono il valore della propria parrocchia dicano: “Bene, in occasione del Natale diamo questo contributo per la comunità”. Ideale sarebbe che ognuno portasse in chiesa la busta, che viene inviata da noi, con al fondo quella motivazione.
  • Esistono le offerte come è avvenuto per motivi ereditari. Questo non vuole dire che un parrocchiano debba dare alla chiesa la sua eredità: è un elemento che riguarda gli eredi ovviamente.  Il fatto che però una parte di essa possa diventare un contributo alla vita della comunità cristiana è elemento interessante, ovviamente per il credente.

Tutto rimane nella logica per cui la comunità vive delle offerte dei parrocchiani, delle iniziative che può mettere in atto e dell’attenzione ad evitare spese non necessarie e un uso oculato analogo a quello che ogni famiglia attua.


Giovedì 22 aprile: incontro con il vangelo di Matteo

  • ore 15.30 in chiesa; ore 21 su piattaforma zoom 3693691955 “parola”

Venerdì 23 aprile ore 20.45 a Lavanderie

  • Incontro con il Vicario di Zona mons. Antonio Novazzi aperto a tutte le parrocchie: “Il  futuro della diocesi e delle parrocchie di Segrate”

11 aprile 2021

Seconda domenica di Pasqua

Dopo la Messa di Pasqua

Immaginiamo una strana Messa dove, a parte il ritardo di inizio (sic!), un gruppetto arrivi al termine della prima lettura con il suono di qualche tacchetto femminile, mentre nel frattempo sette persone escono rumorosamente di chiesa; immaginiamo poi che al momento dell’offertorio altre quindici persone entrino (sempre con il suono dei tacchetti) e altre venti persone escano; immaginiamo ancora che durante la Consacrazione avvenga un altro scambio di persone con magari la suoneria musicale del cellulare e lo stesso nel momento della  Comunione. Che Messa sarebbe tra un “andare e venire”?
Certo ho esagerato, eppure così potrebbe sembrare la Pasqua appena celebrata. Possibile? Il presupposto è intendere il Triduo Pasquale come un’unica celebrazione, come se la liturgia iniziasse il giovedì sera e terminasse la mattina della domenica di Pasqua. Un’unica celebrazione! Se questo è vero (sto calcandolo le tinte ma non troppo!) la celebrazione dovrà essere vissuta nella sua interezza. Valore diverso sarebbe intendere le celebrazioni staccate l’una dall’altro, come quattro Messe… Si rischierebbe il “via e vai” di cui dicevo e la percezione che basti “un pezzo” del Triduo. I credenti dovranno piano piano prendere coscienza che l’evento Pasquale di morte e resurrezione va vissuto nel suo insieme.
“Ma allora devo stare in chiesa tutto il giorno?”.  “Per le celebrazioni sì, e per il resto vivo le azioni di lavoro o di casa (spesa compresa) nel clima del Triduo Pasquale”. “Come faccio se mi prendo qualche giorno di vacanza, quando si potrà?”. “Nessun problema: le succursali della chiesa non sono ancora chiuse come avviene per le banche. Potrai trovare una chiesa in cui vivere le celebrazioni”. “Ma così è tanto…!”. “Sì, questa è la Pasqua cristiana e, caro amico o amica, lasciami aggiungere qualche punto esclamativo: !!! … perché Pasqua è Pasqua!
don Norberto

Passi verso la Pentecoste

Prosegue la proposta di seguire la liturgia attraverso un foglio pubblicato sul sito, come pure la proposta “20.55: cinque minuti di preghiera con il parroco” sul canale YouTube della parrocchia.

Settimana di Giovanni: 11 – 17 aprile 2021

Proposta di leggere da soli o insieme tutto il vangelo di Giovanni… in una settimana!

La lettera del vescovo per il Tempo Pasquale – lunedì 12 aprile 2021, alle ore 15.30 in chiesa

(quasi nessuno la leggerà… perché non provare?)

Battesimo dei bambini

Tre famiglie il 18 aprile 2021 e altre cinque famiglie il 25 aprile 2021 si accosteranno a questo sacramento.

Incontro sul vangelo – giovedì 15 aprile 2021

Riprende la terza serie degli incontri sulla Parola di Dio (previsti quattro incontri): Marco 4, 1-30
Ore 15.30 in chiesa e ore 21 su piattaforma zoom ID: 3693691955 – password: “parola”

Cresima degli adulti – sabato 17 aprile 2021

Sabato 17 aprile  2021, alle ore 18, don Massimo Donghi, nuovo decano di Cernusco sul Naviglio e parroco a Cassina de Pecchi, celebrerà l’Eucarestia e impartirà a 12 adulti il sacramento della Cresima.

Cappella dell’Idroscalo – domenica 18 aprile 2021

Domenica 18 aprile 2021, alle ore 12, verrà celebrata una Messa in occasione della riapertura al culto della cappella dedicata alla Madonna del lago presso l’Idroscalo. Presiederà la liturgia il Vicario generale della diocesi, mons. Franco Agnesi.

Risonanza della Parola di Dio – 18 aprile 2021

Nuova proposta, domenica 18 aprile 2021, alle ore 16.30. In chiesa disporremo in modo adeguato le panche per uno scambio fraterno sulla liturgia della domenica. Possibilità di far risuonare la Parola attraverso interventi brevi dei partecipanti.

Tempo di rilettura o riascolto

Proviamo a riprendere alcuni interventi del vescovo Delpini durante le celebrazioni del Triduo Pasquale. Credo che ne valga la pena:


“Messa giovedì santo”: Gli altri discepoli

1. I discepoli di cui non si parla.

“Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono”. Nel dramma di questa notte noi possiamo in un certo senso riconoscerci tra gli “altri discepoli”. Non ci identifichiamo con il traditore e con la sua disperazione. Non ci identifichiamo con Pietro e con la sua passione esuberante che lo espone al rinnegamento. Non ci identifichiamo neppure con i figli di Zebedeo che Gesù ha chiamato a inoltrarsi in quella notte di tristezza e angoscia, inoltrandosi più avanti nel podere del Getsemani. Noi possiamo riconoscerci con i discepoli che non sono nominati. Rileggiamo le pagine della passione di Gesù e siamo presi da una tristezza che è la consapevolezza della nostra umiliazione e della nostra inadeguatezza. Che sarà della nostra tristezza?

2. I discepoli che non capiscono.

Noi, come gli altri discepoli, siamo quelli che non capiscono. Ascoltano le parole di Gesù e non capiscono. Ascoltano le parole di Gesù, i discorsi di Gesù: sono tre anni che Gesù annuncia lo stesso vangelo, eppure noi siamo tra i discepoli che non capiscono, che non sanno di quale regno Gesù stia parlando, non capiscono di quale evento decisivo per la storia dell’umanità essi siano testimoni. Siamo i discepoli che non capiscono quale angoscia Gesù viva nella sua preghiera nel podere del Getsemani. Siamo i discepoli che non capiscono di quale tradimento Gesù stia parlando e si agitano cogliendo nella dichiarazione di Gesù una incomprensibile insinuazione. Noi, anche oggi, come gli altri discepoli siamo tra quelli che non capiscono quale beatitudine sia rivelata nelle parole di Gesù, quale sapienza, quale promessa, quale alleanza sia celebrata nel sangue di Gesù, l’agnello immolato. La rivelazione di Gesù è troppo alta e noi non la comprendiamo: siamo i discepoli che non capiscono.

3. I discepoli che non resistono.

Noi, come gli altri discepoli, siamo quelli che s’addormentano mentre Gesù deve prendere l’estrema decisione. Mentre Gesù prega in tristezza e angoscia, i discepoli non riescono a vegliare con lui, a essere presenza amica e incoraggiante. Noi, anche oggi, siamo come gli altri discepoli, tra quelli che sono spossati, logorati dalla tensione, insofferenti nei confronti di un contesto ostile e di una situazione opprimente. La stanchezza diventa insostenibile e noi ci lasciamo vincere dalla prostrazione e ci abbandoniamo al sonno. La storia di Gesù e la nostra storia sono troppo faticose, non abbiamo abbastanza forza per fare fronte, non abbiamo abbastanza pazienza: siamo i discepoli che non resistono.

4. I discepoli che hanno paura.

Noi, come gli altri discepoli, siamo quelli che hanno paura. Il potere ostile a Gesù, il potere che Gesù ha provocato e sfidato è troppo impressionante, dispone di troppi mezzi, spaventa con spade e bastoni. I discepoli che hanno paura non possono reggere il confronto con l’ostilità: tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono (Mt 26,56b). Hanno paura. Salvare la pelle piuttosto che un amico. Rendersi irreperibili, piuttosto che essere esposti a pubbliche accuse, derisioni, violenze. Noi, anche oggi, siamo come gli altri discepoli, quelli che hanno paura. Essere riconosciuti come “coloro che erano con Gesù” di fronte a temi impopolari e contro corrente, poco coerenti con il politicamente corretto, è imbarazzante e mette a disagio. Forse non ci sono pericoli reali, ma la paura consiglia di fuggire: essere anonimi è meglio che essere riconosciuti.

5. Che sarà di noi?

In questa sera così intensa, in questa celebrazione così suggestiva, noi siamo indotti a riconoscerci tra gli altri, gli altri discepoli, quelli che non capiscono, quelli che non resistono, quello che hanno paura. Assomigliamo certo di più a Giona, figlio di Amittài che a Maria e alle donne che hanno seguito Gesù fin dalla Galilea e che arrivano fino al momento estremo, fino al compimento della missione di Gesù, fino al morire in croce.

Che sarà di noi? Che conto può fare su di noi il Signore Gesù? Eppure, proprio in questo sentirci una delusione per colui che ci ha chiamati, proprio in questo sentirci inadeguati alla missione che ci è affidata, noi riceviamo il principio di ogni consolazione: “prendete, mangiate; bevetene tutti: questo è il sangue della nuova alleanza”. Gesù insomma dice: io continuo ad amarvi, io continuo a darmi per voi. Il mio corpo, il mio sangue: la mia vita per voi. Voi mi avete lasciato solo, io non vi lascerò mai soli. Voi non mi avete capito, io continuo a capirvi ad amarvi a perdonarvi: il mio sangue per il perdono dei peccati. Che sarà di noi? Questo sarà: continueremo a celebrare l’Eucaristia e ricevere in dono quella comunione con Gesù che non meritiamo, quella comunione con Gesù che continuerà a essere dono, amicizia, vita condivisa, amore che ci rende capaci di amare.


Venerdì 23 aprile 2021 a Lavanderie – con il vicario don Antonio Novazzi

Una data importante per il Consiglio pastorale, il Consiglio affari economici e operatori parrocchiali di Segrate. Perché? Per sapere dove sta andando la Diocesi di Milano. Si è in un periodo di cambiamenti che coinvolgerà preti e laici di cui… sappiamo poco.
Il Vicario di zona dirà in concreto quali sono le linee di cambiamento che coinvolgeranno anche la nostra città. Appuntamento alla chiesa di Lavanderie alle ore 20.45.


4 aprile 2021

Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore

TEMPO PASQUALE – 50 giorni

Tempo ricco di risonanza della Pasqua… tempo spesso dimenticato.
50 giorni per gustare la Pasqua… invece di accontentarsi dell’inizio di primavera.
50 come i grani del rosario che accompagna la preghiera del popolo di Dio.
Il bello dello Spirito che agisce nella Chiesa attraverso noi.
Ecco alcune indicazioni al di là di quello che ognuno potrà e vorrà fare.

La settimana in Albis

Per tutta la settimana sembra quasi che si voglia vivere un tempo di assorbimento dell’evento pasquale così forte e intenso. La liturgia prevede sempre tre letture e soprattutto chiede di rimanere sui vangeli che ricordano la resurrezione del Signore. Un tempo in cui i battezzati nella veglia pasquale potevano ripensare (si dice “mistagogia”) a ciò che è successo loro nell’acqua, nell’olio, nella veste bianca, nella luce, quello che è successo “nella illuminazione che al fonte battesimale si è compiuta”. Sarebbe bello poter andare ogni giorno, per chi può, alla messa feriale.

Attenzione alla domenica

Diamo centralità alla liturgia con un itinerario bello che ci farà compiere

  • 4 aprile: La Pasqua
  • 11 aprile: domenica di Tommaso
  • 18 aprile: domenica di Filippo e Tommaso

Giornata dell’Università Cattolica nel centenario della sua fondazione.

  • 25 aprile: domenica del Pastore bello

Giornata delle Vocazione, oltre che importante ricorrenza civile

  • 2 maggio: domenica con la preghiera sacerdotale
  • 9 maggio: domenica del Paraclito

Tradizionale Festa della Mamma nell’anno dedicato a san Giuseppe

  • 13 maggio: Giovedì dell’Ascensione
    – ore 20.30: solenne Eucarestia
  • 16 maggio: domenica con la preghiera sacerdotale
  • 22 maggio: Veglia di Pentecoste
    – ore 18: solenne Eucarestia
  • 23 maggio: la Pentecoste

Lettera del vescovo Delpini

Lunedì 12 aprile: unico incontro alle ore 15.30 in chiesa

Risonanza della domenica – mensile

Proposta nuova al fine di mettere insieme credenti che vogliono ritrovarsi a riprendere le letture della domenica. Creeremo uno spazio per favorire la comunicazione. Normalmente non si fa mai, perché non provarci?
– Terza domenica di aprile: 18 aprile
– Terza domenica di maggio: 16 maggio
alle ore 16.30, in chiesa: risonanza sulla Parola di Dio della domenica.

Celebrare i Sacramenti

Tempo di Sacramenti che scaturiscono dalla Pasqua cristiana per accedere al dono della vita nuova.
Ecco i Sacramenti della iniziazione cristiana:

  • Battesimo in aprile: domenica 18 e 25
  • Battesimo in maggio: domenica 9, 23 e 30
  • Cresima per adulti in aprile: sabato 17 aprile, alle ore 18 (12 adulti)
  • Prima Comunione in maggio: sabato 8 – 15 – 22 e 29, alle ore 15.30

Tutti i giorni per 50 volte

Due proposte per ogni giorno del tempo pasquale. Useremo il sito per lasciare uno spunto a partire dalla liturgia del giorno. Sarà un foglio scaricabile e leggibile.
Inoltre, usando la telecamera situata in chiesa, don Norberto offrirà una traccia di preghiera a partire dagli inni che sono presenti nella liturgia delle ore e che in pochi conoscono. Faremo conoscere anche l’antico inno Akatistos dedicato a Maria dalla tradizione ortodossa. Breve spiegazione e poi invito alla preghiera nei pochi minuti. Dopo gli interventi del vescovo… quelli del parroco.

  1. sul sito: “Una parola al giorno toglie…”
    Brevissimi spunti a partire dalla liturgia del giorno: http://www.santostefanosegrate.it
  1. su Youtube: “20.55 – Quasi come il vescovo…
    Cinque minuti di preghiera con don Norberto. Avendo terminato mons. Delpini il suo intervento alle 20.32, ci prova il parroco…

“Nella tua Parola noi…”

Quattro giovedì al fine di creare una familiarità con la Parola del Signore:
ore 15.30 (in chiesa) e ore 21. (con piattaforma zoom: ID 3693691955 – psw “parola”) con don Norberto:

  • 22 aprile, con Marco
  • 29 aprile, con Luca
  • 6 maggio, con Matteo
  • (celebrazione eucaristica – Ascensione)
  • 20 maggio, con Giovanni

La Messa nei giorni feriali

Continua l’invito alla partecipazione ad una messa nei giorni feriali: alle ore 6.30 di mercoledì o alle ore 20.30 di giovedì.

Un vangelo alla settimana da soli o con amici

Invito a leggere personalmente in una settimana il vangelo indicato o gli Atti degli apostoli in tre settimane. Sarebbe bello farlo tra amici “in remoto” (zoom) invitando alla lettura. Se volete invitarci, possiamo partecipare anche noi preti.

  • settimana 11 – 17aprile: vangelo di Giovanni
  • settimana 18 – 24 aprile: vangelo di Luca
  • settimana 25 apr-1 mag: vangelo di Matteo
  • settimana 2 – 8 maggio: vangelo di Marco
  • settimana 9 – 22 maggio: gli Atti degli Apostoli

Rosario nel mese di maggio

  • ore 20.30: Preghiera “in presenza”, alla cappella della Madonna in oratorio
  • ore 20.55: segue “5 minuti di preghiera con don Norberto”

Martedì penitenziale – 25 maggio

Nella settimana di Pentecoste, invitiamo a celebrare il Sacramento della Confessione come stiamo “abituandoci ” a fare.

Raccolta quaresimale

Sono arrivate 215 buste distribuite a inizio quaresima per un totale di €, 4.257.
Sono stati raccolte per l’ulivo € 2.436,20 che andranno alla cassa dell’oratorio.

Ci mettiamo in coda per gli auguri, … i Suoi auguri!

Avendo messo in prima pagina il nuovo periodo, il tempo pasquale che iniziamo a vivere, non tralasciamo ovviamente l’augurio pasquale. Mentre leggete questo foglio è Pasqua o pasquetta o un giorno successivo.
E allora, se gli auguri ce li facesse proprio il Signore? Lui che è sceso “per amore” negli inferi della morte e “per amore” è stato risuscitato, può parlare e dire a tutti: “Ti auguro, vi auguro, di imboccare la strada di questa vita nuova, senza il male, senza il peccato, senza il risentimento. Ti auguro, vi auguro, di trovare questo varco per uscire dall’apatia, dalla sfiducia in questa umanità, dalla pigrizia psicologia, dall’egoismo rampante! Me lo auguro per te e per voi. Ti faccio, vi faccio questo augurio!”.
Sono parole lunghe, un po’ più lunghe della semplice “buona Pasqua”, ma che possiamo ritrovare, immaginando, in due momenti: il momento della resurrezione dietro a quel “Pace a voi” detto da Gesù risorto o dietro al nome “Maria”, pronunciato sempre dal Kyrios alla Maddalena. Possiamo ritrovare il valore di un lungo augurio anche in quelle numerose parole che Gesù disse ai discepoli nel tempo in cui rimase con loro “aprendo loro la mente per comprendere le Scritture”.
Così siano gli auguri che ci scambiamo: “Che ognuno riprenda con la pace del cuore  la via della vita nuova, quella vera“. Con l’augurio mio e di don Gabriele!

Don Norberto


28 marzo 2021

Domenica delle Palme

Questa Settimana Santa

L’anno scorso il giorno delle Palme era il 5 aprile… non c’era nessuno con gli ulivi, nessuno per le strade. Il 27 marzo eravamo attoniti davanti alle immagine del Papa in quella piazza san Pietro vuota e una croce.
Sono andato a ripescare qualcosa che avevo scritto per la Settimana Santa. Non c’era molto, solo un semplice foglio con la fotografia mia e di don Gabriele nella sacrestia dove ogni giorno celebravamo in due la Messa. Si diceva così sul foglio “Prima del silenzio… stampa”:

Sì, perché cercheremo di non disturbare i giorni che vivremo.  Un saluto e un augurio che arriverà, via aria, anche a chi non conosciamo.
Si sono dette tante parole… custodiamole. Sono passati tanti sentimenti… conserviamoli.
Abbiamo la liturgia “diversa” quest’anno ma non bloccata perché chi opera è lo Spirito Santo. Prende la povertà delle nostre persone, delle nostre case, dei nostri affetti, delle nostre sofferenze, del nostro lavoro… e tutto diventa incontro tra Dio e noi, tra noi e Dio.
Fu così nei campi di sterminio, fu così nei luoghi di martirio, fu così anche quando… ce ne eravamo dimenticati (non è forse vero?): chi può fermare lo Spirito Santo?
Sarà un tesoro per i prossimi decenni, non dimentichiamolo e proviamo ad essere “creativi nello Spirito”. Noi celebreremo “a porte chiuse” nella chiesa di Santo Stefano… i nostri auguri…

Quest’anno sarà diversa la Settimana Santa, per lo meno meglio dallo scorso anno, ma dovrà essere “sempre più diversa” rispetto alle abitudini, al solito, allo scontato. Facciamo attenzione che non passi come ogni altra settimana. Curiamo la possibilità di partecipare “in presenza” alle funzioni o comunque di passare nel silenzio della chiesa nelle varie ore del giorno.
A Pasqua metteremo lo schermo esterno alle 10 e alle 11.30 per seguire la Messa, qualora ci fosse la chiesa piena. Certo, in caso di maltempo, non faremo nulla

Serviti di me, anche senza di me”

È una preghiera che mi frulla in testa da qualche giorno e che comunico. So benissimo che Dio ha bisogno di me, come persona, come prete, come mamma, come genitore, come donna, come uomo, come giovane, come materia: non potrebbe che essere così, altrimenti avrebbe fatto in un altro modo, avrebbe fatto da solo e soprattutto non si sarebbe infilato nel tunnel della morte. Però… però, so anche che Lui farebbe meglio se la parte di me (quella che reclama una medaglia, una considerazione, quella che è pesante e ingombrante, quella che…) non ci fosse. Meglio allora che tu, Signore, possa servirti di me (ne sono onorato) ma senza di me.

Tre giorni ma… non sono tre giorni

Come sappiamo il triduo pasquale (che riporta ai tre giorni della Pasqua) non si conta… come si legge, come i giorni che scorrono nel calendario e cioè: 1) giovedì, 2) venerdì e 3) sabato… (a parte il fatto che rimarrebbe fuori la domenica…). Nel rito ambrosiano si ha una interessante divisione:
1° giorno: giovedì – venerdì, dalla celebrazione serale del Giovedì Santo fino a quella del Venerdì Santo inclusa. È il giorno della sofferenza e morte del Signore. Utile nel primo giorno sostare dove è conservata l’Eucarestia.
2° giorno: venerdì – sabato, da dopo la celebrazione della morte al Venerdì Santo sera fino alla veglia pasquale esclusa. È il giorno del silenzio e del lutto e del pianto. Utile sarebbe in questo secondo giorno invece sostare davanti al crocifisso anche se non è possibile il tradizionale bacio.
3° giorno: sabato notte – domenica, dalla veglia pasquale alla sera di Pasqua. È il giorno della vittoria sulla morte e della gloria di Cristo risorto. Utile è lo scambio della pace e dell’incontro con la comunità riunita dalla presenza di Gesù con il Suo “pace a voi”.
Solo piccole annotazioni per una sempre maggior consapevolezza.


Preparare la domenica di Pasqua – terza puntata

Dopo il giovedì e il venerdì, il sabato è giorno di silenzio. Poter fare silenzio sarebbe l’ideale…
Poi la Domenica di Pasqua in forma ridotta rispetto ad anni precedenti. E se inventassimo qualcosa?  Si potrebbe valorizzare il giorno di festa con una bella e sostanziosa colazione insieme, senza far mancare la classica colomba (il panettone lo sconsiglierei…); si può chiudere la colazione con il segno di croce e con un “fresco” Padre nostro che abbia il profumo del pane appena sfornato o delle brioche.
Poi la possibilità di muoversi verso la chiesa per la Messa (faremo in modo di starci, avremo il video all’esterno…): sì per la Messa perché… è Pasqua!  Bello potere uscire ad augurare “Il Signore è risorto, veramente è risorto” come fanno gli ortodossi. Noi possiamo arricchire il semplice “buona Pasqua” con l’aggiunta: “Pasqua del Signore” (almeno intendendo così l’augurio). Non sappiamo se ci sarà il sole: certo il calore primaverile sarebbe il giusto, come la neve per Natale. Ma se anche fosse uggioso, freddo o piovoso… sarà sempre il giorno della vittoria di chi ha ucciso la morte con la Sua morte!

Colletta del Venerdì Santo

È segno di aiuto economico per sostenere le comunità cristiane della Terra Santa e permettere di custodite i luoghi santi.  Raccoglieremo nella messa del Giovedì Santo e della Pasqua quanto poi invieremo per questa finalità.

Tempo per la Confessione

Offriamo diversi orari per permettere a chi lo desidera di vivere il Sacramento della Confessione.
Lo scorso anno questo non è stato possibile, come bene sappiamo.
Il Martedì Santo vuole essere uno dei sei martedì dell’anno liturgico che abbiamo indicato e che vogliamo sostenere per “educarci alla bellezza del sacramento”. Dall’inizio dell’Avvento a Natale, dall’inizio della Quaresima alla Pasqua, a Pentecoste (che proporremo) e nella festa di San Rocco: sette momenti in cui considerare la propria vita di figli di Dio… deformata ahimè!
Nella Settimana Santa, oltre al martedì (da noi), i sacerdoti di Segrate saranno presenti alla sera del lunedì al Villaggio e alla sera del mercoledì a Redecesio.

In concreto:
Lunedì Santo: Confessioni presso la chiesa del Villaggio, dalle ore 20 alle ore 22 (quattro sacerdoti)
Martedì Santo: Confessioni presso la chiesa di Santo Stefano
– ore 7.30 – 8.30 (un sacerdote)
– ore 9 – 11 (due sacerdoti)
– ore 15 -18 (due sacerdoti)
– ore 20 -22 (tre sacerdoti)
Mercoledì Santo: Confessioni presso la chiesa di Redecesio, dalle ore 20 alle ore 22 (quattro sacerdoti)
Sabato Santo:  Confessioni in Santo Stefano
– ore 9 – 12 (un sacerdote)
– ore 15 -18 (due sacerdoti)


Orario delle celebrazioni pasquali

Giovedì Santo
– ore 18.30: Celebrazione nella “Cena del Signore” (chiesa di Novegro)
– ore 20.30: Celebrazione nella “Cena del Signore” (chiesa di santo Stefano)
Venerdì Santo
– ore 15: Via crucis presso la chiesa di santo Stefano
– ore 18.30: Celebrazione della morte del Signore (chiesa di Novegro)
– ore 20.30: Celebrazione della morte del Signore (chiesa di santo Stefano)
Sabato Santo
– ore 20: Veglia pasquale presso la chiesa di santo Stefano


Non si ferma il “Verso Emmaus”

Il foglio informatore sarà presente anche il giorno di Pasqua perché in esso si troverà la proposta per vivere “come Dio comanda” il tempo pasquale. Ho l’impressione che non lo si viva più di tanto: con la scusa che è primavera e poi è il tempo delle Comunioni e delle Cresime (almeno una volta).
Perché calare il tono della propria vita spirituale dopo la Pasqua?  Come vivere la risonanza di un fatto così bello e intenso che ha rotto il regno degli inferi? Daremo dei suggerimenti per la vita personale, familiare e comunitaria personale. Stop!
Per ora basti sapere che… anche a Pasqua ci toccherà leggere il “Verso Emmaus”.