24 ottobre 2021

Prima domenica dopo la Dedicazione del Duomo di Milano

Gli aggettivi del Vescovo

Riprendiamo altri passaggi della lettera del vescovo, già introdotta nel mese di settembre su queste pagine. Anche il Consiglio Pastorale lo scorso lunedì ha sviluppato gli elementi legati ai tre aggettivi della Chiesa che il vescovo segnala (unita, libera e lieta). Lo scambio è stato arricchente per tutti. Dopo aver stampato l’introduzione e la parte del primo aggettivo, proseguiamo con l’aggettivo “libera”.

 

“Nel mondo ma non del mondo” – Chiesa libera

  1. Vocazione dell’umanità a diventare fraternità

Il messaggio dell’enciclica di papa Francesco, Fratelli tutti, offre ai discepoli di Gesù e a tutti gli uomini di buona volontà una visione dell’umanità e delle sue responsabilità. L’umanità non può sopravvivere se non diventa una fraternità. In particolare le religioni sono chiamate in causa. In questo orizzonte la comunità dei discepoli di Gesù è chiamata a testimoniare il principio della fraternità universale nel riferimento al Padre di tutti, che ha mandato il Figlio nel mondo non per condannare il mondo, ma per salvarlo.
I discepoli danno testimonianza di questa vocazione alla fraternità universale in modo inadeguato, perché sono divisi tra loro, e tuttavia non possono tacere il Vangelo e sono nel mondo per seminarvi speranza di salvezza, nella concordia.
I principi generali e gli appelli universali chiedono di tradursi nello stile quotidiano del buon vicinato e dell’alleanza costruttiva con tutte le confessioni, con tutte le religioni, con tutte le istituzioni. Sono benedetti da Dio i suoi figli e le sue figlie che in ogni parte del globo sono operatori di pace. Molti, originari della nostra terra, di ogni età e condizione, compiono gesti ammirevoli in ogni parte del mondo dove sono in missione come consacrati, come cristiani impegnati, come volontari di ogni credo: beati gli operatori di pace.
I signori della guerra, le persone e le organizzazioni avide di guadagni a prezzo della schiavitù e dello sfruttamento della terra non vinceranno. Certo, però, faranno molti danni. Noi tutti, insieme, uomini e donne di buona volontà, ci ostiniamo a seminare pace, a edificare fraternità, a praticare una prossimità rispettosa e generosa verso tutti, specie coloro che sono considerati insignificanti, gli scarti del sistema.

  1. Tratti della missione: la Chiesa dalle genti

La nostra Diocesi si trova a vivere anche in questo caso una situazione inedita: dopo anni ricchi di invii e di partenze verso la Chiesa ad gentes, ci troviamo ora a vivere una situazione quasi rovesciata: mentre si riducono le nostre vocazioni alla missione, stiamo sperimentando la gioia di accogliere un numero sempre maggiore di preti, consacrate e consacrati che giungono nelle nostre terre per aiutarci nel nostro impegno pastorale di annuncio della fede cristiana. Un dato che va letto nella linea dei “segni dei tempi”: è l’unica Chiesa di Cristo che nutre le sue comunità, sopperendo alla stanchezza delle antiche terre di cristianità, per dare slancio alla missione di cui tutti sentiamo il bisogno, in questo momento di cambiamento d’epoca. È con questo spirito, d’altronde, che ci prepariamo a ospitare, all’inizio del prossimo anno pastorale, il secondo Festival della Missione (ndr a novembre poi Missione a Segrate!).

  1. Nei tempi della Chiesa “antipatica”

Nel testo del Vangelo secondo Giovanni che, in particolare quest’anno, meditiamo, ampio spazio è dedicato al tema dei discepoli nel mondo e il “mondo” è connotato da Gesù come un contesto ostile, animato da un odio che perseguita lui e, coerentemente, coloro che parlano in suo nome. La Parola di Gesù invita i discepoli a non turbarsi, a non scandalizzarsi: sono partecipi della sua stessa sorte. I persecutori crederanno di rendere culto a Dio uccidendo i suoi discepoli.
Lo strazio per i troppi morti, processati o linciati per motivi religiosi, politici, sociali, ci coinvolge in una preghiera e in un cammino di conversione, in una domanda che è piuttosto attesa. Noi non possiamo dimenticare i martiri del nostro tempo e continuiamo a domandarci: perché? Se facciamo il bene, perché siamo trattati male?  Tutti gli interrogativi, tutte le paure, tutti i sensi di colpa per le zone d’ombra del passato, tragiche e vergognose, non possono però convincerci a tacere la Parola di Dio e a darne testimonianza, con vera libertà.
La Chiesa è libera quando accoglie il dono del Figlio di Dio; è lui che ci fa liberi davvero; liberi dalla compiacenza verso il mondo, liberi dalla ricerca di un consenso che ci rende inautentici; liberi di vivere il Vangelo in ogni circostanza della vita, anche avversa o difficile; capaci di parresìa di fronte a tutti; Chiesa libera di proporre il Vangelo della grazia, di promuovere la fraternità universale, Chiesa libera di vivere e annunciare il Vangelo della famiglia; Chiesa libera di vivere la vita come vocazione perché ogni persona non è un caso ma è voluta dal Padre dentro il suo disegno per la vita del mondo.
Il messaggio di Gesù e la testimonianza della Chiesa suscitano una reazione che può essere di accoglienza grata, di esultanza per la liberazione attesa e sperata. Ma può esservi anche una reazione di antipatia, di ostilità e indifferenza. Talora i discepoli possono rendersi antipatici e suscitare atteggiamenti ostili per un comportamento che non è conforme allo stile di Gesù.
Ma l’indifferenza e l’antipatia molto diffuse verso la Chiesa hanno la loro radice nella profezia che il Vangelo di Gesù ci chiede di testimoniare.
Il Vangelo è infatti invito a conversione, è parola di promessa per chi ascolta, è contestazione di quanto tiene uomini e donne in schiavitù. Molti, a quanto pare, chiamano bene il male e male il bene e sono infastiditi dalla contestazione e dall’invito a trasgredire “i decreti del faraone”. Come Mosè fu contestato dai suoi fratelli, così i discepoli di Gesù sono contestati da coloro che chiamano intelligenza il conformismo, libertà il capriccio, benessere la sazietà, tranquillità l’asservimento.
La Chiesa, docile al suo Signore, sa che è in debito del Vangelo presso ogni tempo, ogni popolo e ogni cultura. Continua ad ascoltare il Signore e a invocare lo Spirito, perché si rende conto che «per il momento non siete capaci di portarne il peso». Di fronte alle sfide inedite e ai vari contesti la Chiesa attinge al suo inesauribile patrimonio di sapienza e di santità, ma insieme si rende conto di dover ancora ascoltare, di dover ancora imparare, di dover ancora essere docile allo Spirito.

+ Mario Delpini


Domenica del mandato missionario – “Non possiamo tacere”

La nostra liturgia ambrosiana porta questo titolo. Succede quest’anno che siamo “in linea” con il rito romano. Nella chiesa universale, infatti, è la penultima domenica di ottobre in cui si celebra la Giornata missionaria. Spesso però le domeniche non coincidono. Valorizzare il mandato missione dei discepoli dopo la festa della chiesa cattedrale mi sembra molto interessante. Lasciamo uno spazio a ciò che il Papa scrive a proposito di questa festività:
“La storia dell’evangelizzazione comincia con una ricerca appassionata del Signore che chiama e vuole stabilire con ogni persona, lì dove si trova, un dialogo di amicizia. Gli Apostoli sono i primi a riferirci questo, ricordando perfino il giorno e l’ora in cui lo incontrarono: «Erano circa le quattro del pomeriggio». L’amicizia con il Signore, vederlo curare i malati, mangiare con i peccatori, nutrire gli affamati, avvicinarsi agli esclusi, toccare gli impuri, identificarsi con i bisognosi, invitare alle beatitudini, insegnare in maniera nuova e piena di autorità, lascia un’impronta indelebile, capace di suscitare stupore e una gioia espansiva e gratuita che non si può contenere.
Tuttavia, i tempi non erano facili; i primi cristiani incominciarono la loro vita di fede in un ambiente ostile e arduo. Storie di emarginazione e di prigionia si intrecciavano con resistenze interne ed esterne, che sembravano contraddire e perfino negare ciò che avevano visto e ascoltato. Nella Giornata Missionaria Mondiale il cui tema è: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato», ricordiamo con gratitudine tutte le persone che, con la loro testimonianza di vita, ci aiutano a rinnovare il nostro impegno battesimale di essere apostoli generosi e gioiosi del Vangelo. Ricordiamo specialmente quanti sono stati capaci di mettersi in cammino, lasciare terra e famiglia affinché il Vangelo possa raggiungere senza indugi gli angoli di popoli e città dove tante vite si trovano assetate di benedizione.
Contemplare la loro testimonianza missionaria ci sprona ad essere coraggiosi e a pregare con insistenza «il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe»; infatti siamo consapevoli che la vocazione alla missione non è una cosa del passato o un ricordo romantico di altri tempi. Oggi, Gesù ha bisogno di cuori che siano capaci di vivere la vocazione come una vera storia d’amore, che li faccia andare alle periferie del mondo e diventare messaggeri e strumenti di compassione. Ed è una chiamata che Egli rivolge a tutti, seppure non nello stesso modo” (messaggio giornata missionaria 2021).


“Invitare il sacerdote” per le benedizioni nelle case

Non potendo girare casa per casa per la tradizionale benedizione, abbiamo scelto di “venire su invito”, in modo tale che, avendo tutti la mascherina e l’adeguata distanza, rimaniamo nelle regole stabilite.
Per organizzare il tutto in modo adeguato occorre far arrivare in parrocchia il foglietto colorato entro il 10 novembre. Sarà compito nostro fare una telefonata di risposta segnalando il giorno e la fascia oraria dell’arrivo del sacerdote. Bello sarebbe che ognuno possa farsi promotore di questa possibilità nel proprio palazzo o nel vicinato.
I fogli si possono trovare in chiesa: si dovranno compilare e consegnare negli appositi contenitori.

“35 – 50”

Proposta per chi è in questa fascia di età: appuntamento quindicinale alla domenica sera dopo la messa, a partire dal 7 novembre. Per maggior informazioni rivolgersi a don Norberto.


17 ottobre 2021

Dedicazione del Duomo di Milano

È una cosa nuova!

Ogni cosa nuova è nuova perché… non c’era prima! “Lapalissiano, signor La Palice” si direbbe.
Un grande plauso, per esempio, a chi ha inventato il telefono, nel senso di chi ha costruito il primo in assoluto, dal momento che non esisteva! Una medaglia a chi ha inventato il cellulare nel senso che prima di lui nessuno lo aveva mai fatto! Ci vuole un monumento al primo che ha trovato un rimedio contro una malattia grave, perché prima non esisteva… eccetera, eccetera.
La grandezza di una persona o di una équipe di professionisti sta nel fatto che hanno saputo inventare l’inizio, appunto una cosa nuova, inesistente prima. Dire poi che “acquisto un nuovo cellulare” o “compro una macchina nuova” significa che aggiorno il modello che però esiste già.
Siamo in un momento nuovo anche della storia della Chiesa! “Possibile?”, direbbe qualcuno, dal momento che la Chiesa è bimillenaria? Eppure, si sta aprendo un nuovo tempo, perché ciò che ora indichiamo come nuovo non c’era prima!
È il “nuovo” percorso che Papa Francesco chiede di fare alla Chiesa cattolica. Chiede che ognuno, perché battezzato, venga messo nella condizione di ascoltare lo Spirito Santo mentre si mette in ascolto dei fratelli e delle sorelle, insieme!
Affermare che: “Lo abbiamo sempre fatto” è un errore con possibilità di ricevere un “cartellino rosso”, con il rischio di perdere il valore dell’aggettivo “nuovo” e di quello che proprio il Signore ci va dicendo.


In ascolto

Oggi, con la festa della Dedicazione del Duomo inizia anche per la nostra Chiesa ambrosiana un tempo chiamato “sinodale”, tempo che non è mai accaduto nella Chiesa. Il “Gruppo Barnaba” (rappresentanti di ogni decanato della diocesi) inizieranno il loro impegno che durerà un anno circa, con il Mandato da parte del Vescovo: dovranno preparare le parrocchie, preti e laici, per entrare in questo periodo sinodale.
Ricordiamo che il popolo di Dio è sorto grazie ad un’esperienza nuova, ma proprio nuova, che è la Pasqua. Mai nessuno aveva avuto questa esperienza più forte del cimitero! Così da una fonte nuova è sorto un nuovo popolo. Purtroppo, in tanti secoli ci si è “scollegati” dalla fonte e ne vediamo i risultati. Un Papa, “venuto dall’altra parte del mondo”, indica un inizio, un “nuovo tempo”.
Certamente fa parte dell’inizio il non sapere dove si andrà a parare: non sarebbe un vero inizio se lo si sapesse di già! Ma sapendo che l’inizio sarà nello Spirito Santo, lasceremo che lo Spirito Santo, parlandoci, ci guiderà verso ciò che ora non possiamo minimamente immaginare. Senza paura, senza timore quindi direbbe il Maestro di Nazareth. Superando un po’ di pigrizia spirituale o un certo scoraggiamento, questo sì, chissà!
Suggerisco pertanto di non perdere il filo di quello che il Papa va dicendo e con lui i Vescovi italiani (ndr. i vescovi hanno avuto dal Papa su questo tema una… bella strigliata!).
Suggerisco la visione di un interessante e facile video dell’incontro che il Papa ha avuto con la sua Chiesa di Roma: “Diocesi di Roma: incontro con il Papa“: (https://youtu.be/riogr2FvSV4).


Ora una lettera dei Vescovi italiani

“Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà” in relazione al cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia

Carissima, carissimo, tu che desideri una vita autentica, tu che sei assetato di bellezza e di giustizia, tu che non ti accontenti di facili risposte, tu che accompagni con stupore e trepidazione la crescita dei figli e dei nipoti, tu che conosci il buio della solitudine e del dolore, l’inquietudine del dubbio e la fragilità della debolezza, tu che ringrazi per il dono dell’amicizia, tu che sei giovane e cerchi fiducia e amore, tu che custodisci storie e tradizioni antiche, tu che non hai smesso di sperare e anche tu a cui il presente sembra aver rubato la speranza, tu che hai incontrato il Signore della vita o che ancora sei in ricerca o nell’incertezza… desideriamo incontrarti!
Desideriamo camminare insieme a te nel mattino delle attese, nella luce del giorno e anche quando le ombre si allungano e i contorni si fanno più incerti. Davanti a ciascuno ci sono soglie che si possono varcare solo insieme perché le nostre vite sono legate e la promessa di Dio è per tutti, nessuno escluso. Ci incamminiamo seguendo il passo di Gesù, il Pellegrino che confessiamo davanti al mondo come il Figlio di Dio e il nostro Signore; Egli si fa compagno di viaggio, presenza discreta ma fedele e sincera, capace di quel silenzio accogliente che sostiene senza giudicare, e soprattutto che nasce dall’ascolto. “Ascolta!” è l’imperativo biblico da imparare: ascolto della Parola di Dio e ascolto dei segni dei tempi, ascolto del grido della terra e di quello dei poveri, ascolto del cuore di ogni donna e di ogni uomo a qualsiasi generazione appartengano. C’è un tesoro nascosto in ogni persona, che va contemplato nella sua bellezza e custodito nella sua fragilità. Il Cammino sinodale è un processo che si distenderà fino al Giubileo del 2025 per riscoprire il senso dell’essere comunità, il calore di una casa accogliente e l’arte della cura. Sogniamo una Chiesa aperta, in dialogo.
Non più “di tutti” ma sempre “per tutti”. Abbiamo forse bisogno oggi di rallentare il passo, di mettere da parte l’ansia per le cose da fare, rendendoci più prossimi. Siamo custodi, infatti, gli uni degli altri e vogliamo andare oltre le logiche accomodanti del si è sempre fatto così, seguendo il pressante appello di papa Francesco che, fin dall’esordio del suo servizio, invita a “camminare, costruire, confessare”. La crisi sanitaria ha rivelato che le vicende di ciascuno si intrecciano con quelle degli altri e si sviluppano insieme ad esse. Anzi, ha drammaticamente svelato che senza l’ascolto reciproco e un cammino comune si finisce in una nuova torre di Babele. Quando, per contro, la fraternità prende il sopravvento sull’egoismo individuale, dimostra che non si tratta più di un’utopia. Ma di un modo di stare al mondo che diventa criterio politico per affrontare le grandi sfide del momento presente.
Questo è il senso del nostro Cammino sinodale: ascoltare e condividere per portare a tutti la gioia del Vangelo. È il modo in cui i talenti di ciascuno, ma anche le fragilità, vengono a comporre un nuovo quadro in cui tutti hanno un volto inconfondibile.
Una nuova società e una Chiesa rinnovata. Una Chiesa rinnovata per una nuova società. Ci stai? Allora camminiamo insieme con entusiasmo. Il futuro va innanzitutto sognato, desiderato, atteso. Ascoltiamoci per intessere relazioni e generare fiducia. Ascoltiamoci per riscoprire le nostre possibilità; ascoltiamoci a partire dalle nostre storie, imparando a stimare talenti e carismi diversi. Certi che lo scambio di doni genera vita. Donare è generare. Grazie del tuo contributo. Buon cammino!


Preghiera del Sinodo (usiamola nella preghiera personale!)

Siamo davanti a Te, Spirito Santo,
mentre ci riuniamo nel Tuo nome.
Con Te solo a guidarci,
fa’ che tu sia di casa nei nostri cuori:
insegnaci la via da seguire
e come dobbiamo percorrerla.
Siamo deboli e peccatori:
non lasciare che promuoviamo il disordine.
Non lasciare che l’ignoranza ci porti sulla strada sbagliata
né che la parzialità influenzi le nostre azioni.
Fa’ che troviamo in Te la nostra unità
affinché possiamo camminare insieme verso la vita eterna
e non ci allontaniamo dalla via della verità e da ciò che è giusto.
Tutto questo chiediamo a te,
che sei all’opera in ogni luogo e in ogni tempo,
nella comunione del Padre e del Figlio,
nei secoli dei secoli. Amen.


Appuntamenti della settimana

  • in settimana: iscrizione al primo anno di catechismo
  • lunedì 18 ottobre: Consiglio pastorale
  • giovedì 21 ottobre: primo incontro per i genitori dei cresimati sulla Parola di Dio
  • sabato 23 ottobre: incontro con genitori dei ragazzi di terza elementare
    ore 20.45: Veglia missionaria in Duomo
    partenza in auto alle ore 19
    è necessario iscriversi attraverso  il sito della diocesi.
  • domenica 24 ottobre: Domenica del mandato missionario – Battesimo di otto bambini

10 ottobre 2021

Sesta domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

E non è finita!

Non si inizia un foglio dal numero 13 ma dal numero 1! Chi prendesse in mano questo foglio potrebbe sentirsi a disagio non sapendo cosa viene prima. In chiesa lasciamo il numero della scorsa domenica per chi avesse perso la “puntata precedente”.
Ecco altri punti su cui ci muoveremo come comunità parrocchiale. Sono date e delle proposte con un loro “perché” offrendo così ad ognuno l’occasione di vivere nella fede, insieme! Prepareremo poi una brochure con tutti punti scritti che daranno la linea di vita della nostra comunità di Segrate Centro.

  1. Iniziazione cristiana e oratorio

La proposta di una cura cristiana per i figli porta molti genitori a chiedere un percorso al cui interno vengono posti i sacramenti della Confessione (sacramento battesimale!), Comunione e Cresima. Per permettere un’adeguata celebrazione, al di là della pandemia, faremo quattro gruppi. Ecco le date
Prima Confessione
Sabato 20 e domenica 21 novembre 2021, ore 15
Sabato 27 e domenica 28 novembre 2021, ore 15
Prima Comunione
Sabato 7 – 14 – 21 – 28 maggio 2022, ore 15.30
Cresima: ottobre 2022
Attraverso questa proposta si innesta e prende senso l’oratorio che viene incontro ai ragazzi e alle famiglie anche nelle fasce educative della preadolescenza, dell’adolescenza e giovanile.
Attendiamo la possibilità di riaprire gli ambienti, ma questo obbliga sempre a chiedersi: “Che tipo di oratorio avrà un futuro ?”.

  1. Gruppi di ascolto

Sono gli attuali gruppi, nati anni fa, che proseguono con una scansione settimanali il loro trovarsi nelle case, attorno alla Parola di Dio. Chi volesse partecipare, faccia riferimento ai sacerdoti oppure chiamando direttamente Stella (3398374891), Elisa (3289625024, Pierina (3491750561), Simona (3402690032) Mauro (3294176796), Diana (3209608425), Raffaella (335605212)
Si seguirà il percorso indicato dal vescovo con il vangelo di Giovanni, dal capitolo 13 al 17.

  1. Vivere nella Carità

Proseguirà l’attenzione alle urgenze e ai bisogni a cui si cerca di venir incontro in stretta e feconda collaborazione con il Centro di Ascolto cittadino che opera in modo egregio.
Predisporremo raccolte adeguate di denaro e di generi alimentari in base alle richieste.
Lo spirito che ci muove a partire dall’incontro con il Signore diventa inevitabilmente pensiero (anche il pensiero cambia), gesto e mentalità.

  1. Casa Mamre

Stiamo predisponendo gli ultimi accorgimenti (acquisto materassi, lavatrice, piatti, …) e le modalità in riferimento alla pandemia per iniziare; grazie anche ai volontari che potranno offrirsi per questa opera a servizio di quanti vengono a Milano per cure mediche.

  1. Benedizioni delle case

Quest’anno non seguiremo la modalità tradizionale che vedeva il sacerdote suonare ogni campanello (esperienza faticosa ma molto interessante!); lo scorso anno non se ne parlava neppure.
Faremo così: nel mese di novembre andremo, previo accordo, nelle case e nelle famiglie dei ragazzi di terza elementare che hanno iscritto i loro figli al catechismo. Un modo rispettoso e corretto di accedere a quelle famiglie con cui abbiamo avuto pochi contatti per ovvi motivi.
Nel mese di dicembre andremo presso le famiglie che ce lo richiedono (così non mettiamo in difficoltà chi dovesse rifiutarci a causa del Covid). A breve prepareremo un foglio in cui iniziare a prenotarsi (fa un po’ sorridere perché sembra un appuntamento vaccinale!).
Potrebbe succedere che una famiglia (un po’ in chiave missionaria) si faccia carico della propria scala o di qualche vicino. Potremo così venire al mattino o al primo pomeriggio (per i pensionati e gli anziani), il tardo pomeriggio, la sera o al sabato per chi ha orari complicati.

  1. Malati

Attualmente sono pochi gli incaricati che vanno nelle case dei malati per portare l’Eucarestia anche a causa della pandemia. Solo il sacerdote per ora accede periodicamente alle case. Apriremo ad altri la possibilità del servizio come ministro straordinario della Eucarestia.

  1. Pellegrinaggio

La fede cresca anche con le opportunità di vivere un pellegrinaggio. Oltre quelli che si potranno fare nei santuari locali, si prevede un pellegrinaggio al santuario di Fatima. Pochi giorni (due notti al massimo anche per motivi economici) ma intensi per chi desidera accogliere o conoscere il massaggio che Maria ha offerto a quei pastorelli portoghesi. Quel tocco di campane che alle 8.30 dà inizio alla giornata è ispirato al canto che richiama quella apparizione della Madonna.

  1. Cresima per gli adulti

Qualora ci fossero persone che per vari motivi volessero vivere il sacramento della Cresima non celebrato da ragazzi, contattino direttamente i sacerdoti.

  1. I “desiderata” …ci piacerebbe
  • Ci piacerebbe vincere le resistenze di chi potrebbe accedere, nella messa domenicale, alla Comunione e ora, per vari motivi, non lo fa: solleciteremo…
  • Ci piacerebbe proseguire l’esperienza di un gruppo di accoglienza di coloro che vengono alla messa, attraverso un saluto e la consegna del foglio, per chi lo desidera, che favorisca l’attenzione alle letture e la conoscenza del canto: ci organizzeremo…
  • Ci piacerebbe la costituzione di un gruppo “Lampade viventi” che possa garantire una presenza organizzata per le volte in cui viene proposta l’adorazione eucaristica.
  • Ci piacerebbe ipotizzare, oltre alle vacanze proposte ai ragazzi, anche qualche giorno di convivenza per adulti e famiglie in estate.
  • Ci piacerebbe che al compleanno una persona, giovane o adulto o anche ragazzo, non solo festeggi con torte e affini ma si senta “quasi in dovere” di rendere grazie a Dio per quello che è la propria storia, partecipando alla messa del giorno magari dicendolo anche a coloro che poi faranno la festa: sarebbe un’originalità!
  1. Cosa è questa benedetta sinodalità

Sappiamo come il Papa insista e insista molto, sappiamo come i vescovi, pur in ritardo, si stiano attivando, come anche fa il nostro vescovo…
Di cosa si tratta? Iniziamo a dire di cosa non si tratta: non si tratta di assemblee dove si parla, si discute, si litiga; dove si prega o si fa catechesi; non si tratta di commissioni per organizzare o fare meglio…
Il Papa vuole che la Chiesa sia l’insieme di fratelli e sorelle… in ascolto dello Spirito Santo, soffio leggero certamente ma che sta parlando ad una Chiesa che non ascolta, che va per proprio conto, che crede di fare da sola, che è stanca e crede di essere abbandonata dal suo Signore. In ascolto allora di Lui che parla e lo fa attraverso ogni persona battezzata che si ritrova con altri, appunto insieme.
E allora: un tempo che inizia ora e che proseguirà per tutto il 2022 nella Chiesa italiana in forma capillare, dando voce ad ogni battezzato; l’anno successivo si raccoglierà al Centro ciò che si è sviluppato in tutte le comunità cristiane nel mondo. Ci sarà nel 2024 un ritorno alle comunità locali di ciò che si è sintetizzato del precedente lavoro, per concludere questo percorso sinodale (a questo punto potremo dire: cambiati!) nell’Anno Santo del 2025.

Troppi punti? Dipende. Alcuni sono solo date, altri punti invece sollecitano ognuno perché “si cammini”, si inizi a “fare un passo nuovo rispetto a dove si trova nelle vita e nella fede: proprio ciò che era scritto al punto 1!


Mese missionario

A partire dal 1 ottobre, memoria di santa Teresa di Lisieux – carmelitana di clausura, mai uscita dal convento, morta a 23 anni e onorata con il titolo di “patrona delle missioni” – si vuole ricordare ciò che la Chiesa è di natura: aperta all’annuncio con la vita e le parole.
Domenica 17 ottobre, festa della dedicazione del Duomo: è punto di inizio del cammino che rimodella le parrocchie e i decanati in questa chiave missionaria e sinodale.
Sabato 23 ottobre, veglia missionaria abbinata alla Redditio Symboli.
Domenica 24 ottobre, nel nostro rito ambrosiano: domenica del mandato missionario.


3 ottobre 2021

Quinta domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Si comincia

Iniziamo a mettere i primi 12 paletti a questo anno di ripresa continuando ciò che stiamo già facendo. Teniamo conto anche della lettera del Vescovo che abbiamo presentato in due puntate. Più avanti riprenderemo la lettera con l’ultima parte in cui si accenna agli altri due aggettivi della Chiesa: libera e lieta. Ecco proposte e iniziative con due parole per indicare il perché.

  1. Fare un passo

Per partire o ripartire, occorre predisporre una “scelta”, quella di fare un passo rispetto a dove siamo nella vita secondo lo Spirito, nella situazione di vita in cui ci troviamo. Del resto, sappiamo che tu o Dio, se siamo aperti al movimento, non farci mancare la Tua sorpresa. Abbiamo voglia di fare un passo in avanti? Converrebbe… dirlo anche al Padreterno!

  1. Ripartire dal feriale

Questo punto era legato al fatto che la ripresa della liturgia con il popolo ripartì proprio da un giorno feriale, lunedì 18 maggio 2020, dopo tre mesi di assoluta assenza dell’assemblea liturgica. E allora perché non riprendere il gesto del “segno di croce” che inizia la giornata e quello che chiude il giorno? Perché non scegliere di partecipare ad una messa feriale nei vari orari proposti come la messa al mercoledì ore 6.30 e al giovedì ore 20.30? Anche per chi lavora…

  1. Verso la Missione cittadina

Non ha ancora un nome ufficiale ma, come annunciato la scorsa settimana, nell’Avvento 2022 e nella Quaresima 2023 ci sarà un evento che coinvolgerà tutte le parrocchie di Segrate, grazie all’aiuto del SUAM (Associazione che coordina tutti gli istituti missionari italiani). Nell’ottobre 2022 a Milano si svolgerà il Festival nazionale missionario. Subito dopo, Segrate avrà un evento specifico con due obiettivi: risvegliare la fede in chiave missionaria delle nostre parrocchie e permettere un maggior coordinamento, stima e collaborazione tra le nostre 7 comunità.
Quest’anno inizieremo passi di avvicinamento.

  1. L’anno liturgico in sei mosse

Scandito dalla domenica, la comunità cristiana e ogni singolo partecipante si forma e cresce aiutati dallo Spirito Santo che è presente nella Parola e nei gesti dei sacramenti. Continueremo a dare importanza proprio alla scansione dell’anno liturgico proponendo delle occasioni in sei volte: Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua, Pentecoste, festa di san Rocco. In ogni settimana proporremo:

  • invito alla lettura personale o di gruppo (gruppo di ascolto o gruppi di amici che si incontrano) sui capitoli 13 – 17 del vangelo di Giovanni proposti nella lettera pastorale.
  • spunti per la conoscenza e l’amicizia con una santa, donna, patrona d’Europa: Edith Stein. Dopo l’incontro con Etty Hillesum grazie alla mostra organizzata lo scorso anno, è la volta di un’altra grande donna, importante non solo per il suo sacrificio nei campi di sterminio ma soprattutto (questo sarà il taglio) perché passata “dalla incredulità alla fede autentica”.
  • daremo importanza alla Confessione, da riscoprire come sacramento battesimale. Non sarà al martedì come lo scorso anno (capita che noi preti siamo assenti) ma al giovedì con la nostra disponibilità dalla mattina alla sera dopo cena.
  • daremo importanza al silenzio e alla adorazione eucaristica al giovedì per tutto il giorno (costituiremo un gruppo di persone per garantire la presenza in chiesa).
  1. La cura della liturgia

Utile la presenza di chi accoglie in chiesa, utile la presenza di alcuni che aiutano a rendere ordinata la celebrazione nella scelta dei canti, nella scelta dei lettori, nella cura dei foglietti, nella pulizia della chiesa, nella scelta di coloro che raccoglieranno le offerte oporteranno i doni all’altare, nella scelta dei chierichetti…

  1. Custodire il calendario dal … 17 aprile

Attenzione alle domeniche, alle solennità, alle feste, alle memorie dei santi segnalando meglio queste celebrazioni e il modo con cui viverle. Le quattro solennità: il Triduo Pasquale – la Pentecoste con la veglia – il Natale con la veglia notturna – l’Epifania con la veglia.
Le festività: san Rocco nella patronale – l’Immacolata – il Battesimo del Signore – la Sacra Famiglia – la Presentazione al tempio – l’Annunciazione – l’Ascensione – il Corpus Domini.
Infine, le feste mariane e festa dei santi.

  1. No agli esercizi spirituali ma…

La positiva esperienza degli esercizi spirituali fatti lo scorso anno, fa sì che quest’anno…non la riproporremo! Sarà ripresa l’anno prossimo creando una scansione di alternanza.
E allora? Proposta di riflessione per togliere ciò che non c’entra con la liturgia e invece riscoprirla nella sua bellezza e nella sua caratteristica specifica, al di là delle forme religiose.
Verrà mons. Marco Navoni prefetto della Biblioteca Ambrosiana, esperto della liturgia ambrosiana e grande comunicatore.
I giorni: 14 – 16 – 18 marzo 2022 ore 15.30 lo faremo ci incontreremo al pomeriggio (il relatore non poteva fermarsi tutto il giorno) e riprenderemo la registrazione video commentandolo alla sera con l’aiuto del parroco.
Temi: “Liturgia come opera di Dio”; “Liturgia come scuola di preghiera cristiana”; “Liturgia azione che forma il credente”.

  1. La preghiera con la Parola di Dio

Proseguiamo, in presenza, l’attenzione alla Parola di Dio con lo stile che permette ad ognuno di inserirsi in ogni momento (non è un corso dove è prevista la continuità) e prendere dimestichezza con il Vangelo. Tre blocchi di giornate durante l’anno in compagnia dei quattro evangelisti, letti in parallelo. Al pomeriggio e alla sera, possibilmente nella cappella dell’oratorio:

  • 1ª serie 2021: 25 nov. 2, 9, e 16 dicembre
  • 2ª serie 2022: 7, 14, 21, 28 gennaio
  • 3ª serie 2022: 22, 29 aprile e 6, 13 maggio
  1. Per il Battesimo e il dopo

Centrale è la proposta di annuncio di quella vita nuova che scaturisce dal Battesimo.
Per adulti che chiedono il battesimo, inizio dell’itinerario battesimale 5 dicembre 2021.
Per famiglie che chiedono il sacramento per i loro bambini, procediamo portando ad otto famiglie (al massimo) a vivere insieme la celebrazione. Ecco i passi:

  1. Prendere contatto con don Norberto
  2. Partecipare ad un incontro sulla bellezza del battesimo cristiano
  3. Ci sarà un incontro nelle case con una delle cinque coppie dell’equipe battesimale
  4. Partecipare all’incontro sul rito, nel giorno precedente la celebrazione
  5. La celebrazione avverrà nelle seguenti domeniche alle ore 15.
  • Nel 2021: 24 ottobre (completo) – 7 novembre (completo) – 8 dicembre
  • Nel 2022: 9 gennaio – 6 febbraio – 1° maggio – 22 maggio – 29 maggio – 12 giugno

Proponiamo una iniziativa per il post battesimo, offrendo ai genitori occasioni di incontro con altre coppie e spunti per educare nella fede: tre domeniche alle ore 16.30 alla festa Battesimo di Gesù 9 gennaio, alla festa del papà 20 marzo; alla festa della mamma 8 maggio.

  1. Per il matrimonio cristiano

Percorso da giovedì 5 febbraio: prendere contatto con don Norberto.

  1. Adulti età 35-50

Opportunità, per chi è in quella fascia di età, di trovarsi con scadenza quindicinale, una volta in settimana e una volta dopo la messa domenicale delle ore 18.

  1. Coppie giovani

Opportunità di trovarsi per quelle coppie appena sposate, con una scansione mensile dopo la messa della domenica sera.


Calendario di ottobre

Domenica 3
Festa dell’oratorio
Martedì 5
Incontro con missionari
Il vescovo per gruppi di ascolto
Venerdì 8
Confessioni genitori e padrini
Sabato 9
ore 15.30: Cresima
Domenica 10
ore 15.30: Cresima
Inizio Gruppo giovani
Lunedì 11
Inizio catechismo – dopo cresima
Venerdì 15
Inizio Preado
Confessioni genitori e padrini
Sabato 16
ore 15.30: Cresima
Domenica 17
ore 15.30: Cresima
Inizio gruppo 35-50
Lunedì 18
Iscrizioni catechismo primo anno
Consiglio pastorale
Sabato 23
Veglia missionaria
Domenica 24
Giornata missionaria – Battesimi
Gruppo giovani


26 settembre 2021

Quarta domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

“Ebbene sì: ci interessa la parola del Vescovo”

Chiudiamo il secondo capitolo della lettera del Vescovo.
Questa parte potrebbe risultare pesante o poco importante rispetto a pensieri alti e profondi. Credo che il Vescovo voglia incidere anche su alcune strutture diocesane al fine di renderle adeguate e vivaci in questo tempo. Del resto, i credenti talvolta fanno parte dei lamentosi: si lamentano perché il Vescovo non parla ma se parla non lo ascoltano; si lamentano perché è teorico ma quando entra nella pratica non lo ascoltano; si lamentano perché è “molle” ma quando alza il tono non lo ascoltano… si lamentano e si lamenteranno perché non andrà mai bene nulla! … Proviamo a conoscere “cosa bolle in pentola”.


«SIANO UNA SOLA COSA» – LA CHIESA UNITA

  1. La forma “territoriale” della comunione ecclesiale

L’articolazione del territorio diocesano è stata una scelta lungimirante della nostra Chiesa diocesana: hanno così preso forma le zone pastorali, i decanati intesi come pastorale d’insieme per coordinare e supportare la pastorale locale che le comunità e le parrocchie devono praticare per essere prossime alla vita delle persone.
L’ampiezza della Diocesi esige una suddivisione del territorio che non dev’essere una complicazione burocratica ma un’articolazione atta a favorire la comunione nella Chiesa locale e a superare l’autoreferenzialità della parrocchia.
La Diocesi non è un insieme di parrocchie, piuttosto l’unica Chiesa che si rende presente.
Il presbiterio diocesano non è l’insieme dei parroci, ma la comunione con il Vescovo che la grazia del ministero ordinato raduna, insieme con i diaconi, per collaborare alla missione.
Il decanato rappresenta uno strumento per la sussidiarietà dell’attività pastorale.

  1. Verso le Assemblee Sinodali Decanali

Il decanato ha bisogno di uno strumento proporzionato alla sua finalità. Il percorso che ha portato agli orientamenti contenuti nel documento Chiesa dalle genti ha aperto una prospettiva per un nuovo volto della nostra Chiesa diocesana, che è chiamata a una forma di comunione più intensa e più diversificata per una missione più coraggiosa. La proposta di immaginare l’Assemblea Sinodale Decanale esprime l’intenzione di configurare un organismo più proporzionato al compito di interpretare il territorio e di descrivere e motivare forme di presenza dei cristiani nella vita quotidiana.
L’Assemblea Sinodale Decanale non ha una definizione precisa perché deve essere adattata alla realtà concreta del decanato. La costituzione del Gruppo Barnaba intende avviare il percorso per la costituzione dell’Assemblea Sinodale Decanale.
C’è qualche cosa di inedito in questo processo, perché non intende sovraccaricare i ministri ordinati di ulteriori compiti, ma provocare tutte le vocazioni (laici, consacrati, diaconi e preti) ad assumere la responsabilità di dare volto a un organismo che non deve “guardare dentro” la comunità cristiana e la sua attività ordinaria; piuttosto deve guardare al mondo del vivere quotidiano dove i laici e i consacrati hanno la missione di vivere il Vangelo.

  1. Il ministero ordinato animato da passione e responsabilità condivisa

Il ruolo dei presbiteri e dei diaconi permanenti, in questa sfida dell’inedito per assecondare lo Spirito che tiene vivo l’ardore della missione e della testimonianza, è decisivo, come in ogni aspetto della vita della comunità cristiana.  La missione parte sempre dalla comunione eucaristica, è sempre ispirata dalla Parola di Dio. I presbiteri e i diaconi, in comunione con il Vescovo, celebrano l’eucaristia e annunciano autorevolmente la Parola. In questo servizio non hanno il ruolo di controllare e decidere a prescindere dalle responsabilità dei laici, ma quello di “tener vivo il fuoco” e di rallegrarsi nel vedere la grazia di Dio ed esortare tutti a restare fedeli al Signore, da uomini pieni di Spirito Santo e di fede.  Il cammino che, a Dio piacendo, condurrà alla costituzione e funzionamento dell’Assemblea Sinodale Decanale richiede ai presbiteri non “un lavoro in più da fare”, ma un incoraggiamento costante, un saggio consigliare, una disponibilità ad accompagnare perché i laici assumano le loro responsabilità.

  1. Sinodo, sinodalità, percorsi sinodali, assemblee sinodali

L’avvio di procedimenti nella Chiesa universale, nella Chiesa italiana, nelle Diocesi rischia di logorare il vocabolario “sinodale” e di generare confusione, ridurre la gioia e il gusto della partecipazione, suscitare l’impressione che il tutto si riduca a produrre carta.
Il disagio ha qualche buona ragione anche per il fatto che molti aspetti sono ancora in fase di definizione.  Mi permetto di formulare una precisazione per come io vedo le questioni.
Si deve intendere per Sinodo il Sinodo dei Vescovi, convocato da papa Francesco per definire che cosa sia sinodalità nella Chiesa.  Il Sinodo si celebrerà nell’ottobre del 2023, come XVI Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, con il tema Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione. Per volontà del Papa il percorso per preparare questa assemblea coinvolge tutta la Chiesa.
Si deve intendere per percorso sinodale della Chiesa italiana, dice il card. Gualtiero Bassetti, “quel processo necessario che permetterà alle nostre Chiese che sono in Italia di fare proprio, sempre meglio, uno stile di presenza nella storia che sia credibile e affidabile, perché attento ai complessi cambiamenti in atto e desideroso di dire la verità del Vangelo nelle mutate condizioni di vita degli uomini e delle donne del nostro tempo”.
Si deve intendere per Assemblea Sinodale Decanale lo strumento che la Diocesi di Milano si darà per lo stile di presenza della Chiesa nel nostro territorio. La composizione, le competenze e le procedure dell’assemblea prenderanno la forma adatta al territorio del decanato secondo il discernimento che il Gruppo Barnaba compirà con la collaborazione del vicario episcopale e degli organismi diocesani.

  1. Che siano una sola cosa: la preghiera, le fatiche, la gratitudine e il lamento

Se siamo grati per il dono ricevuto, il dono di essere salvati, il dono di essere in una comunità di redenti, il dono di essere in cammino per una speranza affidabile, perché il lamento è tanto diffuso?  Propongo di meditare il testo (Gv 13 – 17) che è offerto per la lectio personale e comunitaria in questo anno pastorale per entrare nelle confidenze di Cristo e condividere i suoi sentimenti e il suo pensiero.
L’amore fraterno comporta una specie di gara nello stimarsi a vicenda, il riconoscimento del bene che l’altro rappresenta per me, la riconoscenza per essere un cuore solo e un’anima sola nella comunione dei santi. Come posso essere amareggiato e risentito verso il fratello?
Nella comunità cristiana gli argomenti per essere scontenti gli uni degli altri hanno una radice ambigua e invito tutti a decifrare questa sorgente inquinata delle parole, dei pensieri, dei giudizi.
Per me è incomprensibile che il risentimento, l’amarezza, le ferite siano, per così dire, una buona ragione per lamentarsi dei fratelli e delle sorelle della propria comunità, dei preti, del Vescovo e del Papa. Piuttosto si dovrebbe riconoscere un desiderio ardente di correggere e di correggersi, di dedicarsi a un’intensa preghiera di intercessione, di praticare la correzione fraterna e il perdono benevolo.

  1. «Nessuno ha un amore più grande di questo»: il fondamento della Caritas

Nella gara della stima reciproca non può non essere presente e non rappresentato l’amore gratuito verso l’altro, verso il diverso, così diverso che addirittura mi può essere nemico. Proprio come ricorda l’apostolo Paolo, che sembra completare la riflessione dell’evangelista Giovanni: «Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo peccatori, Cristo è morto per noi».
Mi auguro che la meditazione delle pagine del Vangelo secondo Giovanni in questo anno pastorale possa diventare un utile esercizio per tutte le Caritas parrocchiali e decanali, chiamate anche loro a sostenere il cammino di conversione pastorale innescato dall’avvio delle Assemblee Sinodali Decanali. Tutti abbiamo bisogno di imparare come l’amore è la forma del legame che distingue i cristiani dentro il tessuto sociale più ampio; tutti abbiamo bisogno di imparare che la carità non è un atto che si può delegare a qualche organismo, ma un’energia che anima tutta la comunità cristiana, e che vede in qualche ente specializzato l’occasione per un richiamo globale alla forza dell’amore come collante di ogni società, non solo della Chiesa.


ANNUNCIO DI UNA GRANDE GIOIA (Annuntio vobis gaudium magnum…)

Avvento 2022 – Quaresima 2023 – MISSIONE NELLA CITTÀ DI SEGRATE

Non scomodiamo l’annuncio della scelta del nuovo Papa… ma usiamo quella espressione per indicare per la prima volta ciò che prossimamente avverrà di bello, di importante e stimolante.
Nell’ottobre 2022 ci sarà a Milano il Festival Nazionale della Missione e… subito dopo: Segrate!
Cosa succede? Saranno presenti missionari e missionarie di diversi istituti religiosi (Pime, Consolata, Comboniani, Salesiani, Saveriani, Villareggia…) che, avendo vissuto una esperienza in altre terre, ci porteranno l’entusiasmo di una fede che vivono e hanno annunciato.
“Ma c’è tempo ora dal 2022”, si potrebbe dire! Ma, tra un attimo siamo già nel 2022! Conviene allora avere uno sguardo lungo. Inizieremo a fare primi passi attraverso incontri aperti a tutti i cristiani di Segrate con l’equipe dei missionari ed individueremo i punti deboli su cui innestare fiducia ed entusiasmo.
Sarà un evento che lascerà una traccia per il fatto che le nostre comunità presenti in città saranno contagiate e potranno, alla partenza dei missionari, proseguire questa opera, che poi è ciò che chiede Gesù risorto: “Andate in tutti il mondo…”. Allora: aperti alla curiosità!


Sabato 2 e domenica 3 ottobre: FESTA DELL’ORATORIO

ore 10: Messa nel campo – ore 12.30: pranzo al sacco: occasione per stare insieme
ore 15: giochi e animazione dell’oratorio (vedi programma qui)


19 settembre 2021

Terza domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

“Che Chiesa unita sia e Chiesa unita fu”!
Se fossimo al primo capitolo della Genesi, così ci esprimeremmo! Ma la comunione dei credenti non è come la creazione del sole o della luce perché c’è di mezzo la libertà delle persone e quella condizione di attaccamento al male che ci rovina. Può succedere qualcosa di nuovo nella linea della unità solo, solo, se agisce Gesù risorto mentre noi lasciamo che si realizzi questa fraternità, agendo con cura: piccola opera la nostra ma essenziale anche perché… tutto è garantito dal comandamento nuovo.
Ecco tratti della lettera del vescovo nel 2° capitolo che continueremo a proporre.


«SIANO UNA SOLA COSA» – LA CHIESA UNITA

1. Resi partecipi della comunione trinitaria per il dono dello Spirito Santo
La preghiera di Gesù invoca dal Padre che i discepoli siano una cosa sola, entrando nella comunione trinitaria: «Perché tutti siano una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato».
La missione di Gesù si compie nell’edificare la comunità dei discepoli, come profezia del Regno. La grazia di questa edificazione è offerta nel mistero celebrato: coloro che condividono lo stesso pane, il corpo di Cristo, diventano un solo corpo. La liturgia ci insegna a pregare: «Ti preghiamo umilmente: per la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo». La vocazione alla comunione è riproposta nei diversi aspetti durante i tempi dell’anno liturgico.
Coloro che offrono alla comunità il servizio della preparazione e dell’animazione liturgica possono valorizzare questa grazia di comunione.  Coloro che prendono parte alle celebrazioni della comunità cristiana sono chiamati a verificare quali frutti ne vengano per la loro vita personale e comunitaria: possiamo celebrare il mistero che ci dona la grazia di partecipare alla comunione trinitaria ed essere divisi, scontenti gli uni degli altri, invidiosi, risentiti?
Nel mistero dell’Incarnazione risplende la gloria del Verbo: «I miei occhi hanno visto la tua salvezza». Nel mistero della Pasqua l’invito alla conversione predispone ad accogliere il dono dello Spirito che produce frutti di comunione e contrasta con le «opere della carne». Nel tempo dopo Pentecoste, le parole che orientano la missione dei discepoli offrono uno sguardo nuovo sull’umanità. Il mistero rivelato in Cristo è «che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa […] promessa per mezzo del Vangelo»
La Chiesa dalle genti non è solo il mistero nascosto alle precedenti generazioni, ma è la grazia e l’impegno di questo nostro tempo, di questa nostra terra per offrire un aiuto a tutti gli uomini a credere e a sperare.
Dalla preghiera di Gesù impariamo a pregare: il capitolo 17 di Giovanni può aiutarci a farlo in unione con Cristo. Noi non sappiamo neppure che cosa domandare. Ma lo Spirito intercede per noi, perché le nostre preghiere non siano solo parole ma una pratica della libertà che si lascia plasmare dallo Spirito.  Intercedono per noi i nostri santi, perché noi viviamo nella comunione dei santi. Celebreremo, a Dio piacendo, la beatificazione di Armida Barelli e di don Mario Ciceri.

2. La reciprocità della comunione
Gesù introduce i discorsi di quell’ultima sera e l’insistenza per il suo comandamento con un gesto sconcertante e illuminante sullo stile e le opere che rendono quotidiana la comunione per cui prega. Spiega la lavanda dei piedi come un modello di comportamento dentro la comunità dei discepoli: «Anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri». Non si tratta solo di una prestazione di servizio, ma di una forma del rapporto in cui si può adempiere il comandamento nuovo di Gesù: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri».
L’insistenza di Gesù sulla reciprocità suggerisce percorsi da esplorare e criteri di valutazione preziosi sulla vita delle comunità. Le diverse accezioni del termine “amore” offrono una ricchezza di contenuti e di proposte di riflessioni  e di vita che meritano di essere meditate e praticate . L’amore che si dona gratuitamente senza considerare risultati e risposte è una delle forme più alte di dedizione. Per certe sensibilità questo amore gratuito è la manifestazione dell’amore di Dio, di cui la creatura è resa capace per grazia.
Nel Vangelo secondo Giovanni l’amore non è certo offerto calcolando la risposta: raggiunge il frutto più desiderabile quando non si riduce a un servizio per l’altro, ma suscita nell’altro la capacità e la disponibilità ad amare, rende amici, impegna in una dedizione reciproca. Non solo amare, ma anche lasciarsi amare, non solo lavare i piedi, ma lasciarsi lavare i piedi.
La reciprocità come forma matura dell’amore è la vocazione di ogni uomo e di ogni donna. La differenza di genere è la differenza originaria che permette di praticare nella forma più alta e promettente la relazione comandata dal comandamento nuovo: gli uni gli altri. Il tema della relazione tra uomo e donna, tra uomini e donne nella Chiesa Enella società è un tema di inesauribile profondità e di drammatica attualità.
La reciprocità come forma matura dell’amore è l’esperienza di ogni vera amicizia. Nella storia della santità cristiana il tema dell’amicizia come grazia che aiuta a diventare migliori e a dare gloria a Dio in una vita santa occupa un posto significativo. Nella vita di molti l’amicizia è un’esperienza di incoraggiamento reciproco, di confronto edificante, di esplorazione coraggiosa di percorsi di missione. Gesù ha mandato i suoi discepoli non come singoli eroi, ma a due a due, come fratelli. In epoca contemporanea la nozione di amicizia si è in parte inquinata in forme di complicità, di strumentalizzazione, di ambiguità. I discepoli di Gesù, che hanno sperimentato l’amicizia con lui, sono chiamati a vivere e a testimoniare la grazia, la responsabilità, la coltivazione di rapporti come contesti propizi per portare a compimento la vocazione alla santità.

3. La coralità della comunione
L’“essere una cosa sola” che Gesù chiede al Padre e ai discepoli deve assumere una forma storica, quindi determinata dalle relazioni, dallo spazio e dal tempo.  Le relazioni sono tra le persone, con la loro storia, con lo stato di vita di ciascuno, con i doni che ognuno ha ricevuto dal Signore. La legge riassunta da Gesù nel comandamento nuovo deve essere ispirazione costante e criterio imprescindibile di verifica per ogni persona e comunità. Molti testi della Scrittura descrivono le virtù necessarie, lo stile che deve essere abituale tra le persone nella comunità cristiana. Il rimando all’“inno alla carità” di Paolo può essere molto significativo. In modo particolare può essere utile che la descrizione dei tratti della carità offerta da Paolo sia letta con il commento che papa Francesco offre in Amoris Laetitia (cfr. nn. 89-119).
Tutti i talenti, tutte le qualità delle persone, tutte le esperienze di aggregazione di laici e di consacrati si possono chiamare carismi o vocazioni nella misura in cui edificano la comunione con il tratto della coralità, che comporta la stima vicendevole, la disponibilità a collaborare nel costruire percorsi e a dare vita a iniziative per il bene di tutti. In questa coralità di vocazioni il riferimento alla Diocesi, in comunione con tutta la Chiesa, è un criterio di autenticità.
Non siamo ingenui: le tentazioni di protagonismo, di rivalità, di invidia, di scarsa stima vicendevole sono sempre presenti e seducenti. Ci sono stati tempi di confronti aspri, di polemiche e divisioni anche nella nostra Chiesa. La preghiera di Gesù che chiede al Padre la grazia dell’unità sia la nostra preghiera e decida la disponibilità di tutti.  In questo esercizio, per certi versi inedito di comunione, di “pluriformità nell’unità” possiamo essere aiutati da quella singolare forma di scuola cristiana che è l’ecumenismo di popolo a cui siamo chiamati in questi anni.


Giornata del Seminario: la parola ancora al Vescovo

1. L’appello.
Rivolgo un appello non per reclutare personale. In effetti nessuno può dire quanti preti siano necessari perché sia offerta oggi, qui, la testimonianza della resurrezione di Gesù. L’appello è invece perché escano dall’anonimato, dal gruppo dei discepoli qualsiasi, coloro che sono chiamati a prendersi la responsabilità della testimonianza. L’appello non è una promessa di sistemazione, di prestigio, di vita facile. Piuttosto è una sorta di candidatura al martirio, a essere voce di un messaggio che potrebbe incontrare indifferenza, disprezzo, ostilità. E tuttavia vale la pena di presentarsi perché il nome sia scritto nel libro della vita, tra i nomi dei testimoni della resurrezione come successo per la chiamata di Mattia.

2. La responsabilità della comunità.
Invito a riconoscere che le nostre comunità stentano ad esser propositive, a compiere un discernimento, a proporre candidati per il ministero. Le comunità si aspettano che ci siano preti per accompagnare la vita, le iniziative, il servizio secondo il Vangelo. Si immaginano però che le “vocazioni” siano l’esito di un desiderio che in modo imprevedibile “sorge nel cuore” di un ragazzo, adolescente, giovane e lo convince all’autocandidatura da sottoporre al discernimento della Chiesa. L’enfasi che si pone sul desiderio di ciascuno coglie certo un aspetto molto vero. Si espone anche al rischio di configurare la figura del prete secondo le aspettative di ciascuno, piuttosto che secondo le esigenze del Vangelo e della comunità cristiana. Invito pertanto tutte le comunità e, in esse, i preti e coloro che accompagnano personalmente i giovani a interrogarsi sulla responsabilità di proporre la via verso il ministero ordinato a coloro che ritengono adatti. Nella mia esperienza ho constatato che la proposta fa pensare e talora sveglia nel giovane interpellato una intuizione rimossa, una prospettiva accantonata, un desiderio represso per tante ragioni ambientali, familiari. Lo Spirito opera anche attraverso le proposte sagge e le provocazioni personali.

3. Una giornata per la gratitudine, per la preghiera, per la generosità.
La Giornata per il Seminario è anzitutto il momento adatto per dire grazie. La Giornata per il Seminario è l’invito a pregare, in questa giornata e in molte occasioni durante l’anno, perché nelle nostre comunità ci siano parole di incoraggiamento e di proposta per ragazzi, adolescenti, giovani perché si sentano interpellati: “Cerchiamo persone che possano essere testimoni della resurrezione, possiamo contare su di te?”. La semplicità, la franchezza, la discrezione della proposta non costringe nessuno. Ma chi prega molto, con sincerità e libertà, può trovare le occasioni opportune e le parole adatte per rivolgere un invito e – chi sa? – accendere una luce. La Giornata per il Seminario è anche l’occasione per sostenere il Seminario Diocesano con generosa partecipazione alle sue spese e alle sue esigenze economiche.


In venti saremo a Lourdes dal 21 al 24 settembre con il Vescovo Delpini… qui molto citato! La preghiera per tutti.