21 aprile 2024

Quarta domenica di Pasqua – domenica delle vocazioni


“Creare casa”

Nella 61ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, i Vescovi italiani, vogliono recuperare l’invito del Papa per creare ambienti adeguati nei quali sperimentare il miracolo di una nuova nascita. “Fare casa è imparare a sentirsi uniti agli altri al di là di vincoli utilitaristici e funzionali, uniti in modo da sentire la vita più umana. Creare casa è permettere che la profezia prenda corpo e renda i nostri giorni meno inospitali, meno indifferenti e anonimi”. La nostra preghiera e i gesti nelle comunità perché così accada.


Una bella chiarificazione

Nell’incontro dello scorso lunedì con quello che è, per ora, un piccolo gruppo di cinquantenni, si è parlato della recente Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della fede, “Dignitas infinita”. In essa, dal n.1 al n.6, sono riportate le parole degli ultimi pontefici, mentre sono bastati i n. 7 e 8 per sviluppare un interessante incontro di scambio e di approfondimento. Diamo voce a questa parte iniziale della Dichiarazione che determina i principi portanti.

  1. Sebbene ora esista un consenso piuttosto generale sull’importanza ed anche sulla portata normativa della dignità e del valore unico e trascendente di ogni essere umano, l’espressione “dignità della persona umana” rischia sovente di prestarsi a molti significati e dunque a possibili equivoci e «contraddizioni che inducono a chiederci se davvero l’eguale dignità di tutti gli esseri umani sia riconosciuta, rispettata, protetta e promossa in ogni circostanza» (Papa Francesco).

Tutto questo ci porta a riconoscere la possibilità di una quadruplice distinzione del concetto di dignità: dignità ontologica, dignità morale, dignità sociale ed infine dignità esistenziale. Il senso più importante è quello legato alla dignità ontologica che compete alla persona in quanto tale per il solo fatto di esistere e di essere voluta, creata e amata da Dio. Questa dignità non può mai essere cancellata e resta valida al di là di ogni circostanza in cui i singoli possano venirsi a trovare. Quando si parla di dignità morale ci si riferisce, invece, all’esercizio della libertà da parte della creatura umana. Quest’ultima, pur dotata di coscienza, resta sempre aperta alla possibilità di agire contro di essa. Facendo così, l’essere umano si comporta in un modo che “non è degno” della sua natura di creatura amata da Dio e chiamata all’amore degli altri. Ma questa possibilità esiste. Non solo. La storia ci attesta che l’esercizio della libertà contro la legge dell’amore rivelata dal Vangelo può raggiungere vette incalcolabili di male inferto agli altri. Quando questo accade, ci si trova davanti a persone che sembrano aver perduto ogni traccia di umanità, ogni traccia di dignità. Al riguardo, la distinzione qui introdotta ci aiuta a discernere proprio tra l’aspetto della dignità morale che può essere di fatto “perduta” e l’aspetto della dignità ontologica che non può mai essere annullata. Ed è proprio in ragione di quest’ultima che si dovrà con tutte le forze lavorare perché tutti coloro che hanno compiuto il male possano ravvedersi e convertirsi.

  1. Restano ancora altre due accezioni possibili di dignità: sociale ed esistenziale. Quando parliamo di dignità sociale ci riferiamo alle condizioni sotto le quali una persona si trova a vivere. Nella povertà estrema, per esempio, quando non si danno le condizioni minime perché una persona possa vivere secondo la sua dignità ontologica, si dice che la vita di quella persona così povera è una vita “indegna”. Quest’espressione non indica in alcun modo un giudizio verso la persona, piuttosto vuole evidenziare il fatto che la sua dignità inalienabile viene contradetta dalla situazione nella quale è costretta a vivere. L’ultima accezione è quella di dignità esistenziale. Sempre più spesso si parla oggi di una vita “degna” e di una vita “non degna”. E con tale indicazione ci si riferisce a situazioni proprio di tipo esistenziale: per esempio, al caso di una persona che, pur non mancando apparentemente di nulla di essenziale per vivere, per diverse ragioni fa fatica a vivere con pace, con gioia e con speranza. In altre situazioni è la presenza di malattie gravi, di contesti familiari violenti, di certe dipendenze patologiche e di altri disagi a spingere qualcuno a sperimentare la propria condizione di vita come “indegna” di fronte alla percezione di quella dignità ontologica che mai può essere oscurata. Le distinzioni qui introdotte, in ogni caso, non fanno altro che ricordare il valore inalienabile di quella dignità ontologica radicata nell’essere stesso della persona umana e che sussiste al di là di ogni circostanza.

Questo il testo della interessante chiarificazione. C’è una dignità morale data dai nostri comportamenti per cui “si parla di una persona che con i suoi comportamenti vive una vita dignitosa” piuttosto che “un altro che sceglie una vita non degna”. Altre situazioni sono determinate dalla condizione sociale per cui molte persone possono dire di “vivere in modo dignitoso per il lavoro, la salute”, piuttosto che in alcune zone della terra “dove non c’è una vita dignitosa per mancanza di cibo, acqua, pace, giustizia”.
C’è una dignità di vita che una persona sprigiona “nonostante la malattia o una disgrazia”, piuttosto che annotare “una vita che non è vita in un letto di ospedale” dove si vede il degrado dell’individuo.
Se queste situazioni dipendono dalle circostanze o dalle nostre scelte, esiste una dignità della persona “a prescindere”, utilizzando il vocabolo “ontologico”, che si riconosce nella persona in quanto tale, fatto a immagine e somiglianza di Dio. Questo aspetto non può essere eliminato da nessuna forza, fosse anche la più demoniaca e su questa base nasce un atteggiamento previo di rispetto e uno sguardo buono. Averlo puntualizzato ha favorito una notevole comunicazione e queste righe non sono il resoconto della serata, ma l’incipit per proseguire questa riflessione che ci viene offerta dalla Chiesa.
Don Norberto


Lavori

A Santo Stefano sono iniziati i lavori per la sistemazione degli autobloccanti davanti all’ingresso dell’oratorio, lavori resi necessari soprattutto in previsione del prossimo oratorio estivo, come sempre molto frequentato. Costo dell’opera: 20.000 €. In contemporanea si sta ultimando il lavoro per il “parco inclusivo” che è stato possibile realizzare grazie alla “Fondazione di comunità Milano”. Pubblicheremo meglio il progetto.


Dopo un pellegrinaggio

Rapallo è la riviera dei milanesi, era feudo del vescovo di Milano e da qui molte cose in comune, come i sestrieri (a Milano si chiamano quartieri) e la chiesa principale dedicata ai santi milanesi Gervasio e Protasio, le cui reliquie si trovano a Milano in Sant’Ambrogio.
Patrona della città è Nostra Signora di Montallegro, santuario ubicato sulle alture di Rapallo ed edificato in seguito all’apparizione della Vergine ad un contadino il 2 luglio 1557 sul monte Letho. Conosciuto come “monte della morte” a causa delle numerose scorribande dei briganti, dopo l’apparizione gli abitanti chiamarono il monte non più Letho, ma Laetus, cioè lieto, da cui il nome rimasto di Montallegro. Per dar prova dell’apparizione la Madonna lasciò in dono sulla roccia un quadretto bizantino raffigurante la Dormitio Mariae, tuttora collocato sull’altare maggiore. Si raggiunge con la funivia che ti dà un panorama davvero unico, così come questo imponente santuario neogotico in marmo bianco, particolare per gli ex voto che riempiono le pareti, alcuni molto curiosi, in segno di ringraziamento e testimonianza di fede alla Madonna, per l’icona sacra che nasconde la leggenda e per l’acqua miracolosa che sgorga nella cappella di S. Giuseppe, adiacente alla basilica. Davvero suggestivo questo santuario mariano, un luogo di preghiera e meditazione in un posto da cartolina, con il mare da un lato e i monti dall’altro.
Dopo un caratteristico pranzo ligure sotto un magnifico pergolato di tigli, ci addentriamo nella graziosissima Chiavari, città ricca di storia, diocesi e sede vescovile. Colpo d’occhio eccezionale l’imponente cattedrale del 1600, in cui spiccano le maestose colonne che formano il pronao. Entrando ci si confonde con un sovrabbondante barocco ligure bellissimo e prezioso: putti e santi, marmi, importanti candelabri, un altare maestoso, cappelle raccolte, affreschi e soffitti da perdercisi. I portici del centro storico lasciano trasparire un senso di antichità. La passeggiata a mare è il suo forte con il lungomare che permette di godere una bella vista sul golfo del Tigullio, ammirando in lontananza il monte di Portofino e le scogliere. Si ritorna da questi luoghi arricchiti di esperienze e sensazioni autentiche che restano indelebili agli occhi e nel cuore.
Enza


“Mese di Maggio” all’esterno

Riprendiamo l’abitudine di “portare all’esterno” la recita del Rosario serale in quattro luoghi delle rispettive parrocchie. Per Novegro il giorno sarò il martedì, per San felice e santo Stefano il mercoledì. La prossima settimana preciseremo meglio i luoghi, aiutati anche da una locandina.


“Festa degli 83” – 4 maggio

E’ il numero di coloro che sono stati battezzati nel 2023 a santo Stefano. Proposta di incontro sabato 4 maggio dalle ore 16 alle 18.30.  Ovviamente la proposta si aprirà alle giovani famiglie. Programma sulla locandina.