22 gennaio 2023

Terza domenica dopo l’Epifania

Una pagina da non perdere

Ritengo sia utile, dopo alcuni giorni, riprendere l’omelia che Papa Francesco ha pronunciato al funerale di Benedetto XVI. La curiosità per le parole di un Papa che avrebbe comunicato alla morte del Papa emerito forse ha impedito un ascolto profondo e sincero. Riproponiamo il testo con tutte le citazioni. Normalmente non vengono mai riportate, anche perché… nessuno va a controllare e, se lo volesse, lo potrebbe fare attraverso i motori di ricerca. Riportiamo in questo caso tutte le citazioni evangeliche e anche le quattro tratte dagli scritti di Benedetto XVI solo per evidenziarne la profondità e la delicatezza. Una grande lezione di spiritualità alla scuola della Sacra Scrittura incarnata in un pastore buono che ha amato la Chiesa. Possano essere parole centellinate alla maniera del buon vino.
Don Norberto

Omelia di Papa Francesco

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Sono le ultime parole che il Signore pronunciò sulla croce; il suo ultimo sospiro – potremmo dire –, capace di confermare ciò che caratterizzò tutta la sua vita: un continuo consegnarsi nelle mani del Padre suo. Mani di perdono e di compassione, di guarigione e di misericordia, mani di unzione e benedizione, che lo spinsero a consegnarsi anche nelle mani dei suoi fratelli.
Il Signore, aperto alle storie che incontrava lungo il cammino, si lasciò cesellare dalla volontà di Dio, prendendo sulle spalle tutte le conseguenze e le difficoltà del Vangelo fino a vedere le sue mani piagate per amore: «Guarda le mie mani», disse a Tommaso (Gv 20,27), e lo dice ad ognuno di noi: “Guarda le mie mani”. Mani piagate che vanno incontro e non cessano di offrirsi, affinché conosciamo l’amore che Dio ha per noi e crediamo in esso (cfr 1 Gv 4,16). [Cfr Benedetto XVI, Enc. Deus caritas est, 1].
 «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» è l’invito e il programma di vita che ispira e vuole modellare come un vasaio (cfr Is 29,16) il cuore del pastore, fino a che palpitino in esso i medesimi sentimenti di Cristo Gesù (cfr Fil 2,5). Dedizione grata di servizio al Signore e al suo Popolo che nasce dall’aver accolto un dono totalmente gratuito: “Tu mi appartieni… tu appartieni a loro”, sussurra il Signore; “tu stai sotto la protezione delle mie mani, sotto la protezione del mio cuore. Rimani nel cavo delle mie mani e dammi le tue”. [Cfr Id., Omelia nella Messa Crismale, 13 aprile 2006].
È la condiscendenza di Dio e la sua vicinanza capace di porsi nelle mani fragili dei suoi discepoli per nutrire il suo popolo e dire con Lui: prendete e mangiate, prendete e bevete, questo è il mio corpo, corpo che si offre per voi (cfr Lc 22,19). La synkatabasis totale di Dio.
Dedizione orante, che si plasma e si affina silenziosamente tra i crocevia e le contraddizioni che il pastore deve affrontare (cfr 1 Pt 1,6-7) e l’invito fiducioso a pascere il gregge (cfr Gv 21,17). Come il Maestro, porta sulle spalle la stanchezza dell’intercessione e il logoramento dell’unzione per il suo popolo, specialmente là dove la bontà deve lottare e i fratelli vedono minacciata la loro dignità (cfr Eb 5,7-9).
In questo incontro di intercessione il Signore va generando la mitezza capace di capire, accogliere, sperare e scommettere al di là delle incomprensioni che ciò può suscitare. Fecondità invisibile e inafferrabile, che nasce dal sapere in quali mani si è posta la fiducia (cfr 2 Tim 1,12). Fiducia orante e adoratrice, capace di interpretare le azioni del pastore e adattare il suo cuore e le sue decisioni ai tempi di Dio (cfr Gv 21,18): «Pascere vuol dire amare, e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza». [Cfr Benedetto XVI, Omelia nella Messa di inizio del pontificato, 24 aprile 2005].
E anche dedizione sostenuta dalla consolazione dello Spirito, che sempre lo precede nella missione: nella ricerca appassionata di comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo (cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate 57), nella testimonianza feconda di coloro che, come Maria, rimangono in molti modi ai piedi della croce, in quella pace dolorosa ma robusta che non aggredisce né assoggetta; e nella speranza ostinata ma paziente che il Signore compirà la sua promessa, come aveva promesso ai nostri padri e alla sua discendenza per sempre (cfr Lc 1,54-55).
Anche noi, saldamente legati alle ultime parole del Signore e alla testimonianza che marcò la sua vita, vogliamo, come comunità ecclesiale, seguire le sue orme e affidare il nostro fratello alle mani del Padre: che queste mani di misericordia trovino la sua lampada accesa con l’olio del Vangelo, che egli ha sparso e testimoniato durante la sua vita (cfr Mt 25,6-7).
San Gregorio Magno, al termine della Regola pastorale, invitava ed esortava un amico a offrirgli questa compagnia spirituale: «In mezzo alle tempeste della mia vita, mi conforta la fiducia che tu mi terrai a galla sulla tavola delle tue preghiere, e che, se il peso delle mie colpe mi abbatte e mi umilia, tu mi presterai l’aiuto dei tuoi meriti per sollevarmi». È la consapevolezza del Pastore che non può portare da solo quello che, in realtà, mai potrebbe sostenere da solo e, perciò, sa abbandonarsi alla preghiera e alla cura del popolo che gli è stato affidato. [Cfr Benedetto XVI, Omelia nella Messa di inizio del pontificato, 24 aprile 2005].
È il Popolo fedele di Dio che, riunito, accompagna e affida la vita di chi è stato suo pastore. Come le donne del Vangelo al sepolcro, siamo qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che egli ha saputo elargire nel corso degli anni. Vogliamo dire insieme: “Padre, nelle tue mani consegniamo il suo spirito”.
Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce!
Giovedì, 5 gennaio 2023

Francesco


Con gli allevatori

Martedì 17 gennaio, festa di sant’Antonio, ho avuto modo di collegarmi con la tradizione che vede in questo santo un richiamo al mondo agricolo attraverso la benedizione degli animali e la benedizione del falò, appunto di sant’Antonio.
Sono stato contattato, come parroco di Novegro, da contadini che desideravano la benedizione. Dalla telefonata sembrava tutto legato al falò. Si trattava invece degli allevatori che, con una cinquantina di mezzi, erano al parcheggio dell’Idroscalo, pronti alla protesta sempre per la questione delle quote latte.
Il richiamo era al 1997, quando il blocco durò circa 16 giorni. Il mio arrivo ha coinciso con l’arrivo della delegazione che, ricevuta dal Prefetto, si riteneva soddisfatta e quindi si decideva di chiudere il presidio la sera stessa.
Mi sono trovato con uomini adulti e giovani, provenienti da diverse province, nel tendone allestito. Ero colpito che, in quel giorno fossero venuti a cercare il prete della chiesa.
Vedevo dietro a loro i paesi con le rispettive chiese e preti, i loro terreni, le famiglie, le mogli, i bambini, le stalle, le bestie, l’azienda… Vedevo il sudore nascosto dietro le mani grosse e a muscoli evidenti, con i problemi che raccontavano.
Ho pregato con loro, benedicendo i loro terreni per intercessione di sant’Antonio. Mi è venuto spontaneo riconoscere che senza la terra non potrei celebrare la Messa, comprendere il Padre Nostro. Mi sono venute in mente, nell’incrocio di terreni, le edicole con una immagine della Madonna a cui far arrivare (un tempo almeno era così) una preghiera.
Sono figlio di operai e non di quel mondo ma mi sono trovato bene nella preghiera a Dio e nella stima reciproca in quegli auguri e in quelle strette di mani. Mi sono sentito prete.
Don Norberto


Epifania e morte

La strada del ritorno a casa

Epifania (del Signore) e pandemia prima, epifania (sempre del Signore) e curiosità dopo, ora epifania (ancora del Signore) e morte.
A quante parole possiamo accostare la festa della manifestazione del Signore? Azzardo, in questo scritto, una lettura probabilmente esegeticamente non corretta ed anche una lettura un po’ forzata del testo per accostare epifania e morte.
Ci sono due eventi che accomunano tutta l’umanità passata, presente e futura. La nascita e la morte. Due eventi della vita a cui nessuno può sottrarsi. Diverso è cosa sta in mezzo ma l’inizio e la fine sono inscritti nella vita di tutti. Con la nascita si parte per un viaggio più o meno lungo, più o meno doloroso, felice, sano o malato che ha un momento di trasformazione con la morte.
I Magi partono e percorrono una strada che li conduce ad un incontro quasi banale, con un bambino all’apparenza come tanti, ma quello con il bambino Gesù è l’incontro per eccellenza, capace di trasformare la vita.
Nel brano di Matteo c’è scritto che i Magi, dopo aver deposto i loro doni, tonano ai loro paesi, tornano a casa. Un giro in tondo, sembrerebbe. Ma l’evangelista Matteo fa notare che tornano per un’altra strada. È sì un giro in tondo, ma percorrendo due strade diverse: una prima di incontrare Gesù ed una dopo. Non sappiamo quella che è più lunga né sappiamo quale delle due è più difficile, sappiamo solo che sono diverse e che i Magi devono tornare a casa.
Tutti noi dobbiamo tornare a casa, è solo questione di tempo. Ma come torneremo? Quale strada ci riporterà a casa? L’incontro con il bambino avviene per i Magi alla massima distanza da casa, poi rimane solo il rientro. Più nulla li può tenere lontani dal loro paese ma, come detto, tornano per un’altra strada.
Tutti noi, prima o poi, torneremo alla casa del Padre o alla Madre Terra (dipende se usiamo un linguaggio da credenti oppure no) ed i Magi ci insegnano che in fondo va bene così. Lì siamo attesi. E questo è per me un pensiero rasserenante. Per quanto sia difficile accettare l’idea della morte, da credenti sappiamo che esiste una strada buona che lì ci conduce perché lì siamo attesi. Si torna a casa probabilmente più sereni se abbiamo incontrato il Signore. Ma comunque sia si torna a casa!
Diacono Dario


Coppie verso il matrimonio

Una quarantina di coppie hanno iniziato giovedì scorso il percorso per giungere a celebrare il matrimonio cristiano. Sono coppie abitanti soprattutto a Segrate Centro, ma un bel numero proviene da Redecesio e dal Villaggio, più ridotta la rappresentanza della parrocchia di Milano Due e di San Felice, ridotte infine quelle da fuori Segrate, giunte per la comodità delle date.
Questa annotazione per dire che questa esperienza sta coinvolgendo tutta quanta la città, come ulteriore tassello del lavorare insieme. Il percorso (predisposto lo scorso anno) è guidato dai parroci insieme a due coppie, mentre altre coppie vengono coinvolte per offrire le testimonianze della loro esperienza.
Un clima che si è sciolto la sera stessa dopo la freddezza dell’inizio. Quest’anno avremo modo di proporre a loro il momento della Mission Segrate, anche per l’incontro con i missionari.


Festa della famiglia e annuncio

Sappiamo che nel rito romano questa festa viene celebrata subito dopo Natale, mentre nel rito ambrosiano si celebra la quarta domenica di gennaio. Lo sguardo va alla famiglia di Nazaret così unica e particolare, così umana e divina insieme. Normalmente si adotta uno slogan. Quello di quest’anno recita: «Annunciate con gioia la bellezza dell’essere famiglia» (Papa Francesco).
Questo tema ci trova sul pezzo, perché proprio circa un anno fa abbiamo avuto il primo contatto con i missionari in vista della Mission Segrate 2023. Ora siamo vicini a quella data; si sono fatti molti incontri, parecchie persone si sono fatte coinvolgere. Si è attivato un movimento in uscita da ogni parrocchia che ha permesso a molti di conoscersi, apprezzarsi e creare piccoli legami di stima nel lavoro che si voleva attivare insieme con i missionari.
Il programma è quasi definito e verrà divulgato la prossima domenica.

Giornata della Memoria: 27 gennaio

Tra le grandi testimoni dei campi di sterminio ricordiamo, nel giorno dell’arrivo dell’Armata Rossa ad Auschwitz, Edith Stein, santa Teresa Benedetta della Croce. Così scriveva: “Che gli esseri umani potessero arrivare ad essere così, non l’ho mai saputo e che le mie sorelle e i miei fratelli dovessero soffrire così, anche questo non l’ho veramente saputo … in ogni ora prego per loro. Che oda Dio la mia preghiera? Con certezza però ode i loro lamenti”.


Appuntamenti e avvisi

Santo Stefano

  • Giovedì 26 gennaio, alle ore 20.45: corso di preparazione al matrimonio cristiano
  • Domenica 29 gennaio, festa della famiglia: pranzo in oratorio

Novegro

  • Mercoledì 25 gennaio, alle ore 21: Gruppo pastorale

San Felice

  • Domenica 29 gennaio: vendita prodotti dalla missione con le suore del Benin
  • Domenica 5 febbraio: vendita delle primule a cura del Centro Aiuto alla Vita della Mangiagalli

Pellegrinaggio in Polonia: 1 – 5 giugno

  • 1 giugno: Segrate – Cracovia
    Partenza da Linate alle ore 7.10 Visita alle miniere di sale patrimonio dell’Unesco
  • 2 giugno: Cracovia
    Visita alla città – santuario di Giovanni Paolo II
  • 3 giugno: Czestochowa
    Giornata al santuario della “Madonna nera”
  • 4 giugno: Auschwitz – Birkenau – Wadowice
    Luoghi natali di Giovanni Paolo II
  • 5 giugno: Cracovia – Milano
    Santuario “Divina misericordia” di suor Faustina Kowalska Partenza per Linate: ore 14.25

Quota: € 990,00 (supplemento singola € 180,00)
Acconto: all’iscrizione € 300,00 entro il 20 febbraio.
Sono ancora disponibili 9 posti: contattare Enza (tel. 3357571786)


Parrocchia santi Carlo e Anna – quartiere San Felice

 “The Woman King” – Venerdì 3 febbraio, ore 21.15
Spettacolo unico – ingresso gratuito

Film uscito nel 2022 e ambientato nella terra di don Saturnino.


Parrocchia sant’Alberto Magno – Novegro

“Novegro 2030 – 7 anni per crescere” – Sabato 4 febbraio, ore 17.30

La comunità cristiana si interroga su come essere un segno di Dio nella realtà di Novegro: proposte – ascolto –  confronto per il nostro impegno.
Un tempo per mettere in moto un processo di presenza nel quartiere.
Incontro organizzato in collaborazione con il Comune di Segrate, E.One abitare generativo.

  • Saluto di: don Antonio Novazzi vicario episcopale e di don Norberto
  • Interventi di
    • Johnny Dotti, pedagogista
    • Chiara Nogarotto, sociologa
    • Matteo Sana, attivatore sociale

Moderatore: diacono Dario Gellera


Parrocchia Dio Padre – Milano Due

Credere? Parliamone – “Cominciare dopo la pandemia”

  • Giovedì 26 gennaio, alle ore 21
    Effetto Covid esplosione dei social con Hari De Miranda esperto Web e influencer
  • Giovedì 2 marzo, alle ore 21
    Social: benefici e rischi con Monica Bormetti, psicologa
  • Giovedì 30 marzo, alle ore 21
    La fede alla prova del digitale con don Gianluca Bernardini, responsale diocesano sale comunità