30 ottobre 2022

Seconda domenica dopo la Dedicazione

Scubidù o scoubidou?

Chi corregge puntualmente e con precisione le bozze, avrebbe messo l’unica versione possibile, ma così non è stato. Pare che la parola si possa scrivere in entrambi i modi!  Una persona mi ha segnalato l’errore del termine… segno che aveva letto l’articolo del numero precedente.
Con l’immagine del ciondolo colorato volevo introdurre, a partire da un oggetto simpatico, l’esperienza per cui ogni elemento che prende un inizio deve essere un punto sicuro e fermo. Lo è per il ricamo, lo è per appunto per lo scubidù, lo è anche per l’inizio di una esperienza dove sono implicate molte persone. In questo ultimo caso il punto certo è la presenza delle persone che iniziano e il motivo forte che li lega. Senza questo presupposto tutto si sfila e si attorciglia, tutto finisce in fretta per poi litigare e venire alle mani…
Che cosa voglio dire? Se è vero che l’insieme di momenti liturgici e di attività, di pranzi e cene, di giochi e conferenze, di incontri sulla Parola di Dio e di gite, sono come fili che si intrecciano in una comunità cristiana, qual è il nodo di partenza che garantirà la solidità di ogni filo colorato poco fa elencato?
Mi piacerebbe lasciare ancora in sospeso questa domanda al fine di obbligare ognuno ad una riflessione, ma non si può troppo tardare nel proseguire una ipotesi di risposta.
Il nodo a cui mi riferisco sta nella “Pasqua”. Tutto qui? Tutto questo richiamo ai fili colorato per dire “l’ovvietà dell’acqua calda”? Accolgo queste ipotetiche domande, cercando di precisare. Certo il termine “pasqua” è un termine che contiene di tutto, da un uovo ad una colomba, da un ponte vacanziero all’inizio di primavera, da un regalo ad un augurio, eppure questo è il nodo, senza il quale i fili vanno per loro conto e non si cresce nella bellezza di un intreccio tra il divino e l’umano. Guarda caso “divino e umano” sono come due fili colorati!
Nodo perché? Mi fermo, per non tirare in lungo, su un primo aspetto. Se la resurrezione del Signore vuol dire il superamento della morte, significa che “la Pasqua” questo è un evento indistruttibile, un “nodo-nodo” dove neppure il tempo, il finire, la corruzione potranno scioglierlo. Durante la vita terrena Gesù aveva sempre vinto sul maligno e su tutte le forme di morte ma, quando toccò a lui, nessuno lo ha salvato o nessuno è arrivato per tirarlo giù da quella croce.
Solo “il terzo giorno” avviene una novità impressionante, quando la morte dichiara sconfitta, a causa di un amore, quello divino, più resistente e indistruttibile. Senza la centralità della Pasqua (cosa vorrà mai dire?) ogni comunità cristiana gira a vuoto, non cresce perché manca un nodo solido. Comunità senza la Pasqua, è scubidù che si sfilaccia e non tiene. Fermiamoci qui… alla prossima!

Don Norberto


Morti e cimitero

La festa del 1° novembre (festa dei Santi) è occasione, in quanto giorno non lavorativo, per visitare i cimiteri, andando alle tombe di coloro che sono morti e che hanno avuto con noi un legame familiare o di amicizia.
Vado a trovare i miei morti” è una frase che ricorre e che possiede una carica emozionale forte. Se uno ci pensa bene la frase è ben strana: trovare i morti! Niente di macabro nei cimiteri, solo un silenzio per il ricordo, il raccoglimento per una fotografia, la preghiera a Dio, il dialogo con una immagine. Per noi cristiani nella morte emerge il volto luminoso del Signore risorto, e vivo. Certamente è anche giorno di incontro e saluto con altri che ritroviamo al cimitero, dove ognuno, in qualche modo, riconosce le proprie radici.
Viviamo il 1° e il 2 novembre con attenzione e cura, come già si fa; faccio solo opera di promemoria. Il 2 novembre in ogni parrocchia della città si animerà una Messa: diamo un’occhiata al cartello esposto fuori dal cimitero o fuori dalla chiesa. A santo Stefano la Messa si celebra anche alle ore 6.30 e 20.45: chi lavora potrà trovare questi orari favorevoli, oltre al fatto che a San Felice si celebra, secondo l’orario, alle ore 18.30.
Un piccolo ringraziamento al Comune e a quanti tengono in ordine le tombe dei bambini o quelle tombe di cui nessuno si prende più  cura: segni molto teneri e molti umani!
L’appello fatto lo scorso anno per “dare un occhio” anche alle tombe degli altri, è stato accolto da mani gentili.


Madonna del Bosco e papa Giovanni

Ottobre è chiamato il mese del Rosario e quale occasione migliore per visitare il Santuario della Madonna del Bosco, un luogo di vero culto dove si percepisce una spiritualità sincera ed autentica, un posto che permette di riconciliare fede e natura.
Il nostro pellegrinaggio inizia alla Scala Santa, una stupenda scalinata che incornicia tutto il Santuario con il suo significato religioso. Recitando il s. Rosario saliamo gli oltre 300 scalini, capaci di dare indulgenza ai fedeli che li percorrono. Alla fine della scalinata veniamo accolti da “Papa Roncalli” il Papa buono che con le sue braccia aperte ti fa sentire “a casa”. Il Santuario sorge in una meravigliosa posizione panoramica che spazia dalla valle dell’Adda fino alle Prealpi.
Don Norberto e Padre Giuseppe del Villaggio Ambrosiano celebrano la s. Messa; la chiesa è tutta per noi, piccola, raccolta, trasmette quella sensazione di serenità e tranquillità di cui tutti abbiamo bisogno di provare ogni tanto. Don Eugenio, il prete che ci accoglie, ci racconta la storia dei miracoli e ci invita a visitare la cappella del miracolo e la grotta con la sua fonte. A lato del Santuario una ricca esposizione di ex-voto, più di un centinaio di dipinti di varie epoche. C’è anche la camera del Beato Card. Schuster che testimonia il suo legame a questo luogo.
A pochi chilometri dal Santuario una breve sosta al “porto” di Imbersago con il famoso traghetto di Leonardo che unisce le due sponde del fiume Adda sfruttando unicamente la forza della corrente del fiume. Suggestivo e indubbiamente una vera genialata !!!
A Sotto il Monte, paese incantevole, pranzo con i caratteristici “casoncelli alla bergamasca”.  Bella visita alla casa natale di Papa Giovanni con l’aiuto di padre Paolo, missionario del PIME : bella la struttura, un piccolo luogo tenuto benissimo che lascia veramente il cuore pieno di bontà. Apparentemente è una normale cascina con un porticato e un’antica scala che porta alle semplici stanze, in realtà visitando le stanze dove visse il Papa con la sua famiglia si percepisce l’umiltà della famiglia Roncalli. Dal cortile si dirama un lungo corridoio chiuso da vetrate che riproducono le principali tappe del suo pontificato fino a giungere alla venerata statua di bronzo ad altezza naturale. A pochi passi dalla casa natale, c’è la piccola e bella chiesa di s. Maria che ricorda il battesimo di Papa Giovanni. Affascina la sua storia. Che dire di più?  Ecco questi sono luoghi dove ritrovare pace e serenità e un cuore pieno di bontà.
Enza


Venerdì 4 novembre – festa di san Carlo e festa dell’unità nazionale
Alle ore 10.30: al cimitero momento commemorativo – segue la Messa nella cappella

Domenica 6 novembre – festa di Cristo re dell’universo
Ultima domenica dell’anno liturgico e Giornata Caritas

Sabato 12 e domenica 13 novembre – Inizio dell’anno liturgico con l’Avvento
Lancio ufficiale di “Open Mission Segrate 17 – 26 marzo 2023” in tutte le sette parrocchie!


Il 7 novembre scendono le campane

Lunedì 7 novembre verranno collocate a terra le nostre campane perché siano sistemate, e il castello, che permette il movimento, sia messo in sicurezza. Sarà un momento particolare come il giorno in cui saranno ricollocate e torneranno a suonare.
Diamo così inizio al lavoro per il ripristino della facciata; a breve parleremo anche di costi, aprendo, magari in vista del Natale, la richiesta “per un regalo alla parrocchia”. Saremo in grado di completare il lavoro con il contributo, pur piccolo, di tutti.