{"id":2889,"date":"2023-02-24T07:52:08","date_gmt":"2023-02-24T06:52:08","guid":{"rendered":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/?p=2889"},"modified":"2023-02-24T07:52:08","modified_gmt":"2023-02-24T06:52:08","slug":"lettura-nuovo-testamento-11","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/linformazione\/dalla-diocesi\/lettura-personale-quotidiana-del-nuovo-testamento\/lettura-nuovo-testamento-11\/","title":{"rendered":"Lettura Nuovo Testamento \u2013 11"},"content":{"rendered":"<p>Cari tutti,<\/p>\n<p>siamo arrivati al capitolo 17 del <em>Vangelo di Luca<\/em>. Da Lc 9,51 siamo in cammino con Ges\u00f9 alla volta di Gerusalemme, dove il Maestro gi\u00e0 intuisce dover avvenire qualcosa di doloroso e oscuro, ma come il grembo di qualcosa di straordinario.<br \/>\nNel suo racconto, Luca ci ha accompagnato, tra le altre cose, a varcare la soglia di un certo numero di racconti elaborati da Ges\u00f9.<br \/>\nGrazie agli evangelisti ci sono giunte poco pi\u00f9 di una trentina di parabole di Ges\u00f9. Possiamo essere ragionevolmente certi del fatto che ne avesse raccontate anche altre, che sono andate perdute. Il che ci dice che il racconto era una strategia comunicativa che sentiva a s\u00e9 congeniale: Ges\u00f9 raccontava volentieri, gli piaceva inventare e narrare storie. Lo trovava un buon modo per accompagnare le persone dentro il mistero del Dio vivente.<br \/>\n________<\/p>\n<p>Anni fa ho letto, in un romanzo, una pagina che mi ha acceso a una comprensione pi\u00f9 profonda del motivo per cui Ges\u00f9 raccontasse storie. La condivido con voi:<br \/>\n<em>\u00abIl bradipo tridattilo ha un&#8217;idea piuttosto vaga del mondo che lo circonda. [&#8230;] Se vi imbattete in un bradipo tridattilo che dorme nella foresta, due o tre spinte leggere basteranno a svegliarlo; ma non appena sveglio guarder\u00e0 in tutte le direzioni eccetto la vostra. Perch\u00e9 si guardi intorno \u00e8 di per s\u00e9 un mistero, considerato che la sua vista \u00e8 paragonabile a quella di Mister Magoo. Quanto all&#8217;udito, il problema non \u00e8 la sordit\u00e0 del bradipo, ma la sua indifferenza ai suoni. [L&#8217;etologo] Beebe riferisce che un colpo di arma da fuoco non gli provoca particolari reazioni se sta dormendo o mangiando. Anche l&#8217;olfatto, leggermente pi\u00f9 sviluppato degli altri sensi, non va sopravvalutato. Teoricamente i bradipi sono in grado di fiutare i rami marcescenti, ma Bullock (1968) nota che &#8220;non di rado&#8221; essi precipitano a terra per essersi aggrappati al ramo sbagliato<\/em>\u00bb (Y. Martel, <em>Vita di Pi<\/em>, Casale Monferrato 2018, 14)<em>.<br \/>\n<\/em>Perch\u00e9 Ges\u00f9 racconta storie? Perch\u00e9 i suoi ascoltatori escano dalla condizione di bradipi tridattili, insensibili agli stimoli del mondo e perduti nelle nebbie della propria opacit\u00e0. A chi gli chiede perch\u00e9 insista a parlare alla gente attraverso racconti spesso un po&#8217; ermetici, il maestro risponde che li vuole svegliare (cfr. Mt 13,10-13). Destarli alla vita, far percepire alle persone la ricchezza che freme nelle cose.<br \/>\nGes\u00f9 intende i suoi racconti come una terapia. Le immagini e le vicende che propone sono impastate della stessa materia delle guarigioni di ciechi e sordi: se entri nel mio racconto &#8211; dice Ges\u00f9 \u2013 e ci cammini un po&#8217; dentro, poi vedrai meglio quel che vivi ogni giorno, ascolterai davvero il linguaggio che ti sfugge, gusterai con pi\u00f9 meraviglia e gratitudine quel che spesso tratti con sufficienza. Passeggia spesso nelle mie parabole e diverrai un po&#8217; per volta l&#8217;avventuroso esploratore dell&#8217;opera di Dio.<br \/>\nQuella nebbia che ci toglie la gioia delle cose \u00e8 la grande nemica con cui lottano i poeti, i profeti e i narratori: \u00ab<em>Una nube pesava sulla nebbia degli uomini, ma alcuni giganti lavoravano in quella nube per alzarla dal mondo<\/em>\u00bb (G.K. Chesterton, <em>L&#8217;uomo che fu gioved\u00ec<\/em>, Milano 1975, 11-12).<br \/>\nDi che cosa \u00e8 fatta questa nebbia? Il &#8220;gigante&#8221; Ges\u00f9, impegnato a sollevarla, con che cosa ha a che fare? Da che cosa ci vuole guarire?<br \/>\nL&#8217;evangelista Luca ce lo ha detto, ad esempio, all&#8217;inizio del capitolo 15: \u00ab<em>Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: Costui riceve i peccatori e mangia con loro!<\/em>\u00bb (Lc 15,1-2).<br \/>\nL&#8217;evangelista sta per lanciarsi in uno dei capitoli pi\u00f9 conosciuti del suo lungo scritto (Luca e Atti): l&#8217;ascoltatore che lo segue \u00e8 sulla soglia di tre parabole tra le pi\u00f9 note (la pecorella smarrita, la dracma perduta, il padre misericordioso). E Luca sottolinea che Ges\u00f9 elabora i suoi racconti in risposta a una sollecitazione: i farisei e gli scribi <em>mormorano<\/em>. Bofonchiano, protestano sottovoce in circolini scandalizzati. Non chiedono il suo confronto, a quanto pare. \u00c8 Ges\u00f9, allora, a prendere l&#8217;iniziativa: attacca a raccontare storie.<br \/>\nQuel che cerca di fare \u00e8 di rendersi comprensibile a chi non lo capisce. \u00abSiete scandalizzati perch\u00e9 sto volentieri con queste persone?\u00bb. \u00abS\u00ec \u2013 gli direbbero \u2013 gli antichi ci dicono che per onorare Dio bisogna star lontano da gente come questa. Le tue frequentazioni rivelano la dubbia qualit\u00e0 della tua persona. Il profeta e il saggio sono un&#8217;altra cosa\u00bb.<br \/>\nE Ges\u00f9 comincia: \u00abDitemi, quando un pastore si accorge che gli manca una pecora, cosa fa? La va a cercare, vero? Lo capite bene, \u00e8 l&#8217;unica cosa sensata. Se non la ritrova dovr\u00e0 ripagarne il prezzo al padrone [spesso i pastori pascolavano pecore per conto di altri]. L&#8217;impegno del pastore vi \u00e8 del tutto comprensibile. Allora son qui a chiedervi: che cosa vi impedisce di applicare lo stesso sguardo sulla vicenda reale che avete davanti agli occhi, qui e ora? La gioia di cui esulta il pastore, una volta che ha ritrovato la pecora che gli era stata affidata, la capite bene. Come mai non capite la gioia che provo io a stare con pubblicani e peccatori? Guardando a questa gente, voi vedete lupi pericolosi o bestie immonde da tener lontane. Io vedo pecore che si erano perse lontano dal sentiero, e che sono venuto a riportare all&#8217;ovile. La gioia che vivo nello stare con loro \u00e8 della stessa natura di quella del pastore, che ha avuto successo nella sua ricerca: capite la sua, allora che cosa vi impedisce di comprendere anche la mia?\u00bb.<br \/>\nQuella che Ges\u00f9 predispone \u00e8 una strategia di <em>spostamento dell&#8217;uditore<\/em>.<br \/>\n\u00ab<em>Come funziona? La parabola, la storia inventata, crea una distanza, introduce l&#8217;uditore in un altrove narrativo, e l\u00e0 costruisce con lui un accordo<\/em>\u00bb (Y. Redali\u00e9, <em>I Vangeli. Variazioni lungo il racconto<\/em>, Torino 2011, 115-116)<em>.<br \/>\n<\/em>Ges\u00f9 pone domande, esplicite o implicite, a cui gli ascoltatori sono sollecitati a dar risposta. Nella parabola della pecorella smarrita, ad esempio, \u00e8 implicita: <em>cosa far\u00e0 il pastore quando avr\u00e0 ritrovato la pecora? Sar\u00e0 felice o triste? Felice, certo: tanto \u00e8 vero che chiamer\u00e0 gli amici a festeggiare con lui. Siete d&#8217;accordo con me?<br \/>\n<\/em>\u00ab<em>La parabola \u00e8 un linguaggio della novit\u00e0, in quanto permette lo spostamento dell&#8217;uditore<\/em>\u00bb (ibid.) dalla realt\u00e0 che gli \u00e8 attuale al mondo del racconto. Questo spostamento favorisce un cambiamento di sguardo. \u00ab<em>Questo cambiamento non \u00e8 costretto. Pi\u00f9 che di appelli e di esigenze, si tratta di un linguaggio di sorpresa e di spostamento. La parabola racconta, liberando l&#8217;uditore da se stesso [&#8230;] La parabola non \u00e8 tanto un discorso rivolto alla volont\u00e0 dell&#8217;uomo, quanto la guarigione di uno sguardo impedito che, vedendo le cose, e prima di tutto la relazione con Dio, in modo totalmente diverso, non pu\u00f2 pi\u00f9 comprendersi e agire come prima<\/em>\u00bb (ibid.)<em>.<br \/>\n<\/em>Che cosa ci rende ottusi come il bradipo tridattilo? Anzitutto uno sguardo ripiegato, insensibile alla vibrazione della gioia per aver ritrovato chi era andato perso. Ges\u00f9 racconta la parabola per aiutare scribi e farisei moralmente miopi a rendersi conto della loro condizione di cecuzienti spirituali. Se ne lasceranno aiutare? Accoglieranno in profondit\u00e0 il racconto di Ges\u00f9, ci penseranno su nei giorni successivi? Che peccato se non cogliessero l&#8217;occasione. Sarebbero come una strada indurita, in cui il buon seme non \u00e8 proprio riuscito a penetrare.<br \/>\nQualcosa di simile nella parabola del ricco epulone (cfr. Lc 16,19-30). Un uomo ricco e gaudente trascura il povero Lazzaro alla sua porta, manco si avvede della sua presenza, apprezzata solo dai cani di casa, che possono leccargli le piaghe. I due muoiono: Lazzaro si ritrova nell&#8217;abbraccio di Abramo, il ricco (&#8220;epulone&#8221; deriva dal latino: vale &#8220;amante dei banchetti&#8221;, come se la sua identit\u00e0 fosse nient&#8217;altro che il cibo di cui s&#8217;ingozza) gi\u00f9 gi\u00f9 agli inferi. Le fiamme lo torturano, lui chiede un goccio d&#8217;acqua al patriarca lass\u00f9 in cielo, ma non c&#8217;\u00e8 via per soddisfarlo. Al centro del racconto c&#8217;\u00e8 lo sguardo: il ricco non l&#8217;ha proprio visto, quello straccio umano ripiegato alla sua porta. La parabola non indugia sulla presunta malvagit\u00e0 del festaiolo: non pare una persona malvagia, solo molto cieca alla triste condizione del povero. Come pure sordo alle parole della Legge di Mos\u00e8: se uno non ascolta Mos\u00e8, se uno non vede il senso profondo della sua Legge \u2013 prendersi cura del Dio del cielo nel proprio fratello l\u00ec per terra \u2013 non c&#8217;\u00e8 modo di aprirgli gli occhi, manco gli risuscitasse un morto l\u00ec davanti.<br \/>\nGes\u00f9 racconta perch\u00e9 chi lo ascolta apra gli occhi: sul bisogno di chi ha bisogno e sulle esigenze della Legge di Mos\u00e8. Se vivi nella cecit\u00e0, cieco sar\u00e0 il carcere eterno in cui ti sarai rinchiuso.<br \/>\n\u00c8 molto curiosa la dinamica del racconto: \u00e8 l&#8217;unica occasione in cui, in una parabola, troviamo una trama cos\u00ec fitta di botta-e-risposta tra i personaggi. Il ricco espone tre volte le sue richieste, Abramo ribatte colpo su colpo le sue ragioni, chi la spunter\u00e0? L&#8217;ultima parola \u00e8 per il patriarca, naturalmente \u2013 che esprime la posizione di Dio stesso. L&#8217;ascoltatore segue il dibattito serrato, comprende di volta in volta le richieste dell&#8217;uno e le ragioni dell&#8217;altro, ed esce dal racconto con una consapevolezza pi\u00f9 matura: mi \u00e8 stato dato tutto quello di cui ho bisogno per potermi decidere per Dio e le sue opere; se qualcosa mi manca \u00e8 la decisione a darmi da fare. E il primo modo per darmi da fare \u00e8 ritornare su questo racconto, che il Maestro mi ha consegnato: cosa sta cercando di dirmi? C&#8217;\u00e8 forse qualche Lazzaro che non vedo, a due passi dal mio fiato?<br \/>\nGes\u00f9 racconta, dunque, anzitutto per sanare lo sguardo di chi ascolta, che vede spesso miope, incapace di riconoscere quel che c&#8217;\u00e8 in gioco: ad esempio, il fremito di gioia del Padre per i peccatori che si scoprono amati, e la responsabilit\u00e0 di aprirsi alla parola di Mos\u00e8 e alla presenza del fratello in sofferenza.<br \/>\ndon Paolo Alliata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari tutti, siamo arrivati al capitolo 17 del Vangelo di Luca. 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