{"id":2955,"date":"2023-03-23T21:11:21","date_gmt":"2023-03-23T20:11:21","guid":{"rendered":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/?p=2955"},"modified":"2023-03-23T21:11:21","modified_gmt":"2023-03-23T20:11:21","slug":"lettura-nuovo-testamento-15","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/linformazione\/dalla-diocesi\/lettura-personale-quotidiana-del-nuovo-testamento\/lettura-nuovo-testamento-15\/","title":{"rendered":"Lettura Nuovo Testamento \u2013 15"},"content":{"rendered":"<p>Cari tutti,<br \/>\nsiamo giunti con oggi alla conclusione della lettura dei quattro vangeli. Il capitolo 21 chiude infatti quello di Giovanni.<br \/>\nAvrete forse notato che il quarto vangelo ha come due conclusioni: al capitolo 20 e poi al 21.<br \/>\n\u00ab<em>Ges\u00f9, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perch\u00e9 crediate che Ges\u00f9 \u00e8 il Cristo, il Figlio di Dio, e perch\u00e9, credendo, abbiate la vita nel suo nome<\/em>\u00bb (Gv 20,19-31). Ha tutta la fisionomia di una conclusione.<br \/>\nCome anche questa: \u00ab<em>Vi sono ancora molte altre cose compiute da Ges\u00f9, che, se fossero state scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere<\/em>\u00bb (Gv 21,25).<br \/>\nGli ultimi due capitoli indugiano su vari temi. Uno dei pi\u00f9 cruciali \u00e8 quello del rapporto che i discepoli possono avere con Ges\u00f9, dopo la sua morte e risurrezione. Che tipo di relazione possiamo coltivare con chi abbiamo amato, quando costui\/costei ha varcato la misteriosa Soglia? Anche i vangeli, naturalmente, affrontano il grande tema, perch\u00e9 nessuno degli ambiti fondamentali dell\u2019avventura umana \u00e8 estraneo ai quattro racconti.<br \/>\nMi viene da pensare a uno scritto di C.S. Lewis, il noto saggista e teologo inglese del secolo scorso, autore di testi di grande richiamo come <em>Le Cronache di Narnia <\/em>e <em>Le lettere di Berlicche<\/em>. Gi\u00e0 avanti in et\u00e0 quando conosce Joy, colei che sarebbe presto divenuta sua moglie, la sposa e condivide con lei quattro anni di matrimonio felice. Poi la morte di lei per tumore. Lewis entra nella notte buia dello spirito. Tiene traccia di pensieri e considerazioni di quella penosa elaborazione del lutto in appunti sparsi, che poi raccoglier\u00e0 in un libretto dal titolo <em>Diario di un dolore (A Grief Observed)<\/em>.<br \/>\nIn quelle pagine troviamo la testimonianza di un amore profondo e che cerca il modo di nutrire la relazione con la donna amata, anche quando la sua presenza fisica non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Pu\u00f2 l\u2019amore sopravvivere al trauma della morte di colei che amo? \u00c8 la domanda fondamentale, che vale per ogni relazione di amicizia e di amore sotto il cielo: quando chi amo se ne va oltre la Soglia, la nostra relazione ha modo di fiorire e maturare ancora?<br \/>\n\u00ab<em>Per entrambi gli amanti, e per tutte le coppie di amanti, senza eccezioni, la perdita dell\u2019altro \u00e8 una parte universale e integrante dell\u2019esperienza dell\u2019amore. La separazione [per la morte] segue il matrimonio con la stessa normalit\u00e0 con cui il matrimonio segue il corteggiamento o l\u2019autunno segue l\u2019estate. Non \u00e8 un troncamento del processo dell\u2019amore, ma una delle sue fasi; non \u00e8 l\u2019interruzione della danza, ma la figura successiva della danza. Noi siamo \u201ctratti fuori di noi\u201d dall\u2019amata fintanto che essa \u00e8 qui. Poi viene la figura \u2013 tragica \u2013 della danza, nella quale dobbiamo imparare a essere ugualmente tratti fuori di noi, anche se la presenza corporea della compagna \u00e8 stata tolta [\u2026] E la cosa straordinaria \u00e8 che, da quando ho smesso di preoccuparmene, lei mi viene incontro dappertutto. \u201cVenire incontro\u201d \u00e8 un\u2019espressione troppo forte [\u2026] \u00c8 piuttosto come una sensazione discreta e per\u00f2 massiccia che lei sia, ora non meno di prima, una realt\u00e0 con cui devo fare i conti<\/em>\u00bb (C.S. Lewis, <em>Diario di un dolore<\/em>).<br \/>\nNel racconto di Giovanni, Tommaso \u00e8 l\u2019immagine del discepolo che deve fare i conti con la scomparsa del suo amico e maestro. La sua tentazione \u00e8 di trattenere la qualit\u00e0 di quella relazione all\u2019interno di uno schema che la morte ha mandato in frantumi. \u00ab<em>Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo<\/em>\u00bb (Gv 20,25)<em>. <\/em>Detto con le immagini di Lewis, sarebbe come voler continuare a danzare con Joy il ballo della vita, pretendendola fisicamente presente, quando invece c\u2019\u00e8 da accettare che \u00e8 ora necessaria una \u00ab<em>figura successiva della danza<\/em>\u00bb. Un altro modo di stare insieme. Allora, la accettazione di quel che \u00e8 cambiato permetter\u00e0 ad entrambi (anche a chi \u00e8 entrato nella condizione della morte) di coltivare la nuova forma della relazione.<br \/>\nTommaso dovr\u00e0 accettare di credere anche senza toccare. Non pu\u00f2 toccare il maestro, perch\u00e9 non pi\u00f9 presente nella forma di prima. \u00c8 presente, ma non come prima. Il racconto di Giovanni ridimensiona la necessit\u00e0 della presenza fisica di Ges\u00f9: lo stesso Tommaso non mette, di fatto, la mano nel costato n\u00e9 il dito nelle cicatrici del risorto (l\u2019evangelista non lo racconta, e Ges\u00f9 si limita a dire: \u00ab<em>Perch\u00e9 mi hai veduto, hai creduto<\/em>\u00bb [Gv 20,29], insistendo sul tema della visione e non su quello del tocco). Noi tutti, discepoli sorti alla fede dopo la generazione apostolica, siamo nella condizione di Tommaso: possiamo incontrare il Risorto solo nella parola di chi l\u2019ha incontrato vivo dopo la sua morte. \u00c8 solo nella mediazione di quell\u2019annuncio (\u00ab<em>Abbiamo visto il Signore!<\/em>\u00bb [Gv 20,25]) che si raggiunge la Presenza dell\u2019Amore del Padre fatto persona.<br \/>\nPer questo Giovanni chiude il suo vangelo (che si riaprir\u00e0 per\u00f2, come dicevamo, nel capitolo 21) dichiarando che il senso di tutto il suo racconto \u00e8 stato questo: rendere possibile a chi non ha conosciuto Ges\u00f9 di persona, e non ha fatto l\u2019esperienza dell\u2019incontro con la sua Vita debordante sulla morte, di accendersi alla fede, di riconoscere in Ges\u00f9 il Messia e il Figlio di Dio, e cos\u00ec entrare nella Sua stessa vita, nella vita piena e vitale del Signore.<br \/>\nDavvero la fede \u00e8 una grande, avvincente avventura.<br \/>\nE poi il racconto giovanneo si riapre, per consegnare un\u2019altra delle sue tante pagine memorabili. Sul lago di Galilea, una pesca sorprendente fa intuire ai discepoli disorientati che il Risorto \u00e8 di nuovo presente. Li accoglie sulla riva, prepara loro il pasto. E poi incarica Pietro di accompagnare la ricerca degli altri suoi discepoli, prima di invitarlo a seguirlo verso un misterioso futuro: \u00ab<em>Seguimi<\/em>\u00bb (Gv 21,19)<em>.<br \/>\n<\/em>L\u2019inizio e la fine del Vangelo di Giovanni si richiamano. Una scena (Gv 1,35-39) racconta di due discepoli di Giovanni il Battista che vedono passare Ges\u00f9, e alle parole del loro maestro (\u00ab<em>Ecco l\u2019agnello di Dio!<\/em>\u00bb) gli si mettono dietro. Allora Ges\u00f9 si gira e pone loro una domanda: \u00ab<em>Che cercate?<\/em>\u00bb. E conclude invitandoli a seguirlo.<br \/>\nL\u2019altra (Gv 21,19-23) mette in scena ancora Ges\u00f9 e due discepoli. Anche qui si tratta di stargli dietro (\u00ab<em>Il Signore Ges\u00f9 disse a Pietro: Seguimi. Pietro si volt\u00f2 e vide che li seguiva quel discepolo che Ges\u00f9 amava\u2026<\/em>\u00bb), anche qui risuona una domanda (\u00ab<em>Pietro disse a Ges\u00f9: Signore, che cosa sar\u00e0 di lui?<\/em>\u00bb), anche qui Ges\u00f9 conclude invitando alla sequela (\u00ab<em>Tu seguimi<\/em>\u00bb).<br \/>\nOgnuno a proprio modo, ma la questione della vita \u00e8 di seguire il Maestro. Di non sottrarsi all\u2019avventura di star dietro a chi scegliamo di seguire.<br \/>\nEdgar Lee Masters, riflettendo sulle esigenze dell\u2019amore e sul suo richiamo ai passi della coraggiosa avventura, mette in bocca a uno dei suoi personaggi: \u00ab<em>L\u2019amore mi si offr\u00ec e io mi ritrassi dal suo inganno; il dolore buss\u00f2 alla mia porta e io ebbi paura; l\u2019ambizione mi chiam\u00f2, ma io temetti gli imprevisti. Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita. E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti\u2026 dovunque spingano la barca. Dare un senso alla vita pu\u00f2 condurre a follie, ma una vita senza senso \u00e8 la tortura dell\u2019inquietudine e del vano desiderio<\/em>\u00bb (E. Lee Masters, <em>Antologia di Spoon River<\/em>).<br \/>\nUna vita senza senso, senza direzione, \u00e8 insopportabile.<br \/>\n\u00ab<em>Maestro, dove abiti?<\/em>\u00bb (Gv 1,38), gli avevano chiesto i primi due discepoli quel giorno lontano. \u00ab<em>Venite e vedrete<\/em>\u00bb (Gv 1,39), aveva concluso Ges\u00f9. \u00ab<em>Tu seguimi<\/em>\u00bb (Gv 21,22), ribadisce anni dopo a Pietro.<br \/>\nL\u2019amore mi si offre. Mi fider\u00f2 o lo prender\u00f2 per inganno? Il dolore, l\u2019ambizione, quanto di grande e impegnativo c\u2019\u00e8 sul cammino umano mi esorta a varcare la soglia: mi lascer\u00f2 raggiungere dal loro invito a mettermi in gioco?<br \/>\nNella grande avventura di vivere, il Signore ci accompagni.<\/p>\n<p>don Paolo Alliata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari tutti, siamo giunti con oggi alla conclusione della lettura dei quattro vangeli. Il capitolo 21 chiude infatti quello di Giovanni. 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