{"id":3148,"date":"2023-04-27T17:26:17","date_gmt":"2023-04-27T16:26:17","guid":{"rendered":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/?p=3148"},"modified":"2023-04-28T17:27:30","modified_gmt":"2023-04-28T16:27:30","slug":"lettura-nuovo-testamento-20","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/linformazione\/dalla-diocesi\/lettura-personale-quotidiana-del-nuovo-testamento\/lettura-nuovo-testamento-20\/","title":{"rendered":"Lettura Nuovo Testamento \u2013 20"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cTutti gratuitamente amati in Cristo Ges\u00f9\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Carissimi,<br \/>\noggi dovremmo essere arrivati al capitolo settimo della <em>Lettera ai Romani<\/em>.<br \/>\nDopo la narrazione degli <em>Atti degli Apostoli<\/em>, che si \u00e8 conclusa con l\u2019arrivo di Paolo a Roma, l\u2019ordine canonico dei libri biblici ce ne offre la lettera scritta per tale comunit\u00e0. A differenza delle altre lettere, quella \u00ab<em>a tutti quelli che sono a Roma<\/em>\u00bb (Rm 1,7) \u00e8 scritta dall\u2019Apostolo a una comunit\u00e0 non fondata da lui: Paolo infatti trova gi\u00e0 dei credenti quando giunge nella capitale dell\u2019Impero. Egli probabilmente la scrisse alcuni anni prima, negli anni 56\/57, da Corinto, quando \u2013 esaurito il campo d\u2019azione apostolica in Oriente \u2013 inizia a volgere il proprio interesse missionario verso l\u2019Occidente, in particolare verso la Spagna (Rm 15,24.28). Con l\u2019obiettivo di coinvolgere la comunit\u00e0 di Roma nel sostenere tale progetto, invia loro questa lettera, nella quale cerca di esporre il \u201cproprio\u201d vangelo, in particolare le implicanze relative al giudaismo. La comunit\u00e0 di Roma infatti plausibilmente doveva essere mista nella composizione dei suoi membri, provenienti in parte dal giudaismo e in parte dal paganesimo. L\u2019Apostolo istituisce pertanto una prima lunga sezione della lettera (Rm 1-4) per spiegare \u2012 alla luce della nuova fede in Cristo \u2012 la sua elaborazione della \u201cgiustizia di Dio\u201d, nucleo del pensiero religioso giudaico che descrive l\u2019agire di Dio, ci\u00f2 che Dio compie perch\u00e9 sia possibile la relazione con Lui, perch\u00e9 l\u2019uomo possa essere \u201cgiusto\u201d davanti a Lui, cio\u00e8 in una buona relazione con il suo Dio. Egli enuncia la sua tesi in Rm 1,16-17 \u2012 \u00ab<em>Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perch\u00e9 \u00e8 potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco.\u00a0In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto:\u00a0Il giusto per fede vivr\u00e0<\/em>\u00bb \u2012 che dipana attraverso diversi passaggi argomentativi. Una prima sezione (Rm 1,18-3,20) sembra in realt\u00e0 incentrata su un tema antitetico, quello dell\u2019\u201cira di Dio\u201d, introdotta in Rm 1,18: \u00ab<em>Infatti l&#8217;ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empiet\u00e0 e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verit\u00e0 nell&#8217;ingiustizia<\/em>\u00bb. Anche l\u2019immagine dell\u2019\u201cira di Dio\u201d \u00e8 tipicamente giudaica e rappresenta la reazione di Dio al male, da cui sempre prende le distanze. Purtroppo invece la condizione dell\u2019uomo, sia del <em>greco<\/em>, cio\u00e8 del pagano, sia del <em>giudeo<\/em> \u00e8 drammatica perch\u00e9, operando il male, si pone \u201csotto l\u2019ira di Dio\u201d, cio\u00e8 distante da Lui, interrompe quella relazione che gli permette una vita buona e felice. Ma se per un giudeo era normale considerare peccatore un pagano e quindi pensare che la sua sorte fosse tragica, \u201csotto l\u2019ira di Dio\u201d appunto, non altrettanto poteva pensare se stesso in tale condizione: la Legge era infatti per lui un privilegio in qualche modo \u201cprotettivo\u201d dall\u2019ira di Dio. Eppure Paolo gradualmente smantella la presunzione giudaica di poter confidare nella Legge: innanzitutto mostra che Dio giudica tutti indistintamente in base alle opere, leggendo in profondit\u00e0 il cuore degli uomini (Rm 2,1-16) e poi a partire da Rm 2,17 esplicitamente si rivolge al Giudeo per mostrargli che la sua condizione di trasgressore della Legge lo pone esattamente nella medesima condizione del Greco! Il capitolo seguente inizia cos\u00ec con una domanda pertinente: \u00ab<em>Che cosa dunque ha in pi\u00f9 il Giudeo?<\/em>\u00bb (Rm 3,1), cio\u00e8 a quale vantaggio il giudeo pu\u00f2 appellarsi davanti al giudizio di Dio, per non incorrere anch\u2019egli nella Sua \u201cira\u201d? E se l\u2019Apostolo sembra concedere una certa \u00ab<em>utilit\u00e0<\/em>\u00bb del suo status dal punto di vista della storia della salvezza, perch\u00e9 \u00ab<em>a loro sono state affidate le parole di Dio<\/em>\u00bb (Rm 3,2), altri vantaggi non seguono; anzi una lunga serie di citazioni bibliche (Rm 3,10-18) serve ad attestare la tragica conclusione: \u00ab<em>in base alle opere della Legge\u00a0nessun vivente sar\u00e0 giustificato davanti a Dio<\/em>\u00bb (Rm 3,20)! La lunga argomentazione ha gradualmente fatto scoprire al <em>Giudeo<\/em> di essere esattamente nella medesima condizione tragica del <em>Greco<\/em>: entrambi sono \u201csotto l\u2019ira di Dio\u201d, lontani da Lui, e cos\u00ec tragicamente lontani dalla salvezza!!<br \/>\n\u00c8 solo a questo punto che Paolo riprende quanto aveva enunciato all\u2019inizio relativamente alla giustizia di Dio e lo riformula in Rm 3,21-22: \u00ab<em>Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si \u00e8 manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti:\u00a0giustizia di Dio per mezzo della fede in Ges\u00f9 Cristo, per tutti quelli che credono<\/em>\u00bb. Alla tragica condizione di ogni uomo, Giudeo o Greco che sia, Dio risponde con l\u2019assoluta sorprendente gratuit\u00e0 della Sua giustizia, manifestata nella vicenda di Ges\u00f9 Cristo: partecipando della fede del Figlio, ogni uomo pu\u00f2 accogliere la giustizia di Dio, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di una relazione buona con Lui, che ci raggiunge in modo totalmente gratuito! E da sempre \u00e8 cos\u00ec la \u201cgrammatica\u201d dell\u2019agire di Dio, come Paolo dimostra in Rm 4: attraverso un\u2019argomentazione tipicamente giudaica che attinge alla Scrittura (in particolare a Gen 15,6 e Sl 32,1-2), ricorre alla vicenda di Abramo, anch\u2019egli giustificato per la sua fede, posto cio\u00e8 nella buona relazione con Dio perch\u00e9 di Lui e a Lui si \u00e8 affidato, non perch\u00e9 avesse opere alle quali appellarsi!<br \/>\nChiarito quindi che necessaria e gratuita, sia per i pagani che soprattutto per i giudei, \u00e8 la partecipazione alla fede di Ges\u00f9 per essere giustificati, perch\u00e9 cos\u00ec Dio opera la Sua giustizia, Paolo, a partire da Rm 5, volge l\u2019attenzione alla vita del credente, a quale ricchezza comporti vivere nella fede di Ges\u00f9 Cristo. Una sola sottolineatura della seconda sezione argomentativa che si concluder\u00e0 in Rm 8,39: forse abbiamo notato un cambio di linguaggio\u2026 Paolo utilizza categorie nuove per descrivere l\u2019identit\u00e0 del credente, immagini che tentano di esprimere la partecipazione alla vita del Figlio a cui il credente ha accesso. In particolare in Rm 6 l\u2019Apostolo conia addirittura dei neologismi, un lessico nuovo, come se quello finora conosciuto non fosse sufficiente a dire l\u2019intimit\u00e0 di vita che \u00e8 data a colui che partecipa della fede di Ges\u00f9: costui \u00e8 \u201cbattezzato in Cristo\u201d, cio\u00e8 \u201csepolto con lui\u201d, \u201cintimamente unito a lui nella morte\u201d come pegno dell\u2019esserlo anche nella resurrezione (cfr. Rm 6,4.5). Una tale ampiezza di orizzonte di vita possibile, una tale profonda intimit\u00e0 con il Mistero \u00e8 incomparabile rispetto a quella dischiusa dalla Legge giudaica! Essa, ribadisce Paolo, \u00e8 buona (Rm 7,16), ma incapace di condurci a salvezza: \u00e8 questo il dramma espresso da quel \u201csoggetto\u201d a cui \u00e8 data voce in Rm 7, che altro non fa che esprimere l\u2019assoluta incomparabilit\u00e0 tra la condizione ancora drammatica in cui lascia la Legge e quella di liberazione, di salvezza che invece \u00e8 data in Cristo, in virt\u00f9 del Suo Spirito in noi. Legge giudaica e partecipazione alla vita del Figlio per lo Spirito, che ci \u00e8 dato gratuitamente nel battesimo, nell\u2019immersione nella sua vita per la fede, sono due \u201cprincipi\u201d assolutamente disomogenei: la prima \u00e8 solo mediazione strumentale, inefficace in ordine alla salvezza, la relazione personale dischiusa da Ges\u00f9 spalanca invece una vita e una salvezza inedita! \u00c8 quanto Paolo prosegue a descrivere nel bellissimo capitolo di Rm 8, che si conclude con un inno magnifico all\u2019amore di Dio manifestato in Cristo, che ci garantisce che \u00ab<em>Dio \u00e8 per noi<\/em>\u00bb, a totale nostro favore, \u201ctenacemente schierato\u201d a garantirci Vita!<br \/>\nCon questo punto di approdo di cos\u00ec grande consolazione siamo incoraggiati anche a sostenere la \u201cgravosit\u00e0\u201d delle articolate argomentazioni paoline, a volte non cos\u00ec immediatamente comprensibili!<br \/>\n\u2026 e allora, coraggio! \u2026 e buona lettura!<\/p>\n<p>sr Anna Borghi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTutti gratuitamente amati in Cristo Ges\u00f9\u201d Carissimi, oggi dovremmo essere arrivati al capitolo settimo della Lettera ai Romani. 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