{"id":3150,"date":"2023-03-09T07:14:01","date_gmt":"2023-03-09T06:14:01","guid":{"rendered":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/?p=3150"},"modified":"2023-04-29T07:15:01","modified_gmt":"2023-04-29T06:15:01","slug":"lettura-nuovo-testamento-13","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/linformazione\/dalla-diocesi\/lettura-personale-quotidiana-del-nuovo-testamento\/lettura-nuovo-testamento-13\/","title":{"rendered":"Lettura Nuovo Testamento \u2013 13"},"content":{"rendered":"<p>Carissimi,<br \/>\noggi dovremmo essere arrivati al capitolo settimo del Vangelo di Giovanni.<br \/>\nPur essendo ormai al &#8220;quarto giro di boa&#8221; della lettura del vangelo di Ges\u00f9, come ormai &#8220;abituati&#8221;, cogliamo fin dall&#8217;inizio un impianto molto diverso della narrazione rispetto ai tre precedenti sinottici, che mantengono invece una sostanziale corrispondenza. Eppure \u00e8 ancora della vicenda del Figlio che l&#8217;evangelista intende dare testimonianza perch\u00e9 solo in essa \u00e8 rivelato il volto del Padre, come afferma a conclusione del prologo innico, che fa da &#8220;preludio&#8221; al testo: \u00abDio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che \u00e8 Dio ed \u00e8 nel seno del Padre, \u00e8 lui che lo ha rivelato\u00bb (Gv 1,18). C&#8217;\u00e8 un unico modo poter conoscere Dio: ascoltare la &#8220;rivelazione&#8221; dal Figlio&#8230; il verbo greco usato \u00e8 piuttosto singolare perch\u00e9 in effetti indica una rivelazione, ma un rivelare narrando, un dispiegare raccontando. Il Figlio unigenito, Ges\u00f9 di Nazareth ci ha \u00abrivelato\u00bb il Padre, cio\u00e8 ce lo ha svelato, raccontandocelo nella sua \u00abcarne\u00bb: la storia, la narrazione della sua vicenda umana \u00e8 lo &#8220;scrigno&#8221; nel quale \u00e8 custodito il tesoro del volto del Padre.<br \/>\nE l&#8217;evangelista ne dispone il racconto in due macro-sezioni, che gli studiosi generalmente denominano il &#8220;Libro dei segni&#8221; (Gv 2-11) e il &#8220;Libro del compimento&#8221; di tali segni nella Resurrezione di Ges\u00f9 (Gv 12-21). I sette &#8220;segni&#8221;, similmente ai miracoli dei Sinottici, sono opere prodigiose che Ges\u00f9 compie e che dovrebbero aprire il cuore alla fede, a riconoscere ed accogliere l&#8217;amore di Dio che ci raggiunge nel Figlio: la trasformazione dell&#8217;acqua in vino a Cana (Gv 2,1-11), la guarigione del figlio del funzionario del re (Gv 4,46-54), la guarigione del paralitico alla piscina di Betzat\u00e0 (Gv 5), la moltiplicazione dei pani e la tempesta sedata (Gv 6), la guarigione del cieco nato (Gv 9) e la resurrezione di Lazzaro (Gv 11). Spesso a questi segni seguono ampi discorsi, che soprattutto a partire da Gv 5 diventano dibattiti, vere e proprie controversie con i Giudei, la cui ostilit\u00e0 nei confronti di Ges\u00f9 \u00e8 crescente. Essi rappresentano le autorit\u00e0 giudaiche che emettono molto presto la loro sentenza di morte nei confronti di Ges\u00f9, il quale fin da Gv 5 istituisce in un certo senso la propria difesa: il quarto vangelo non racconter\u00e0 infatti il suo processo davanti al sinedrio; \u00e8 come se lo anticipasse nei dibattiti disseminati in questi capitoli. I Giudei rappresentano per\u00f2 anche tutto Israele, il popolo eletto che rifiuta la rivelazione del suo Dio; sempre nel prologo, l&#8217;evangelista lo aveva enunciato: \u00abi suoi non l&#8217;hanno accolto\u00bb (Gv 1,11), nel prosieguo il rifiuto si palesa&#8230; e d\u00e0 voce anche alla nostra resistenza, alla nostra chiusura: risuonano in esso le obiezioni che anche il nostro cuore cova e che alla rivelazione del Figlio vengono portate alla luce.<br \/>\nQuesta \u00e8 tuttavia inarrestabile e si offre in particolare in formule vere e proprie di rivelazione in cui Ges\u00f9 dice: \u00abio sono\u00bb. Sono espressioni singolari disseminate, nella narrazione come perle incastonate nel racconto. \u00abIo sono&#8230; il pane della vita&#8230; sono io, non temete (ai discepoli sulla barca) &#8230; io sono la luce del mondo&#8230; il buon pastore&#8230; la resurrezione e la vita\u00bb: ogni volta Ges\u00f9 dispiega cos\u00ec il segno compiuto, perch\u00e9 le persone che lo ascoltano (e noi lettori) possano aprirsi alla relazione con Lui&#8230; e non fermarsi appunto al segno! Il problema \u00e8 che i Giudei sanno bene che tale formula non \u00e8 innocente, perch\u00e9 richiama la rivelazione di Dio a Mos\u00e8 (Es 3,14) e sentirla in bocca a Ges\u00f9 a loro risulta come sfrontata! Eppure Ges\u00f9 anche davanti al loro, e al nostro, rifiuto continua a donarsi!<br \/>\nIn particolare nel capitolo che leggiamo oggi, Ges\u00f9 si rivela come sorgente dell&#8217;acqua viva e invita a dissetarsi a Lui! Come segnalato all&#8217;inizio siamo vicini alla festa della Capanne (Gv 7,2), durante la quale nel Tempio veniva offerta dell&#8217;acqua sull&#8217;altare della libagione, in memoria di quella che aveva dissetato Israele nel deserto: ora \u00e8 Ges\u00f9 la roccia, ora \u00e8 Lui il tempio, di cui aveva parlato Ezechiele, da cui scaturiscono fiumi d&#8217;acqua viva!<br \/>\nSe nelle pieghe della sua storia possiamo rintracciare il volto di Dio, e se questa possibilit\u00e0, questa &#8220;soglia&#8221; sul mistero del Padre resta a noi disponibile &#8220;dentro il libro&#8221;, nelle pieghe delle pagine di racconto, come intrecciato nelle parole del vangelo, che come testimone ci attesta del volto del Padre, allora&#8230; continuiamo ad abbeverarcene!<br \/>\nBuona lettura!<\/p>\n<p>sr Anna Borghi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimi, oggi dovremmo essere arrivati al capitolo settimo del Vangelo di Giovanni. 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