{"id":3182,"date":"2023-05-04T17:37:23","date_gmt":"2023-05-04T16:37:23","guid":{"rendered":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/?p=3182"},"modified":"2023-05-04T17:37:23","modified_gmt":"2023-05-04T16:37:23","slug":"lettura-nuovo-testamento-21","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/linformazione\/dalla-diocesi\/lettura-personale-quotidiana-del-nuovo-testamento\/lettura-nuovo-testamento-21\/","title":{"rendered":"Lettura Nuovo Testamento \u2013 21"},"content":{"rendered":"<p>\u201cNulla ci separer\u00e0 dall\u2019amore di Dio\u201d<\/p>\n<p>Carissimi,<br \/>\noggi dovremmo essere arrivati al capitolo 14 della Lettera ai Romani. Immaginiamo che non sia facile la lettura di questi testi. Eppure, la testimonianza dell\u2019apostolo Paolo \u00e8 una fonte primaria per la comprensione dell\u2019esperienza cristiana. In particolare, la Lettera ai Romani \u00e8 fondamentale per la teologia: ha svolto e svolge un ruolo essenziale nelle opere dei Padri della Chiesa, fino al pensiero teologico del secolo scorso e dei nostri tempi. La sua interpretazione \u00e8 decisiva nel dialogo ecumenico e per ogni rinnovamento della Chiesa che non pu\u00f2 prescindere da ci\u00f2 che la ha generata. Recentemente, abbiamo anche assistito a una riscoperta di questo testo anche dal cosiddetto mondo laico.<br \/>\nA differenza di altre lettere paoline, in molti casi scritte per affrontare con urgenza dei problemi che si erano creati in una comunit\u00e0 fondata da Paolo, l\u2019epistola si presenta come una riflessione approfondita dell\u2019Apostolo, quasi come se Paolo, in quel momento della sua vita, volesse chiarire, anche a s\u00e9 stesso, il significato di ci\u00f2 che da anni andava annunciando per il mondo. Prima di lasciare Corinto per andare in Giudea, Paolo scrisse ai Romani per annunciare la sua visita e la sua permanenza fra di loro. Dopo aver fondato le sue chiese in Asia Minore e in Grecia, era desideroso di predicare il Vangelo anche a Roma (la comunit\u00e0 pi\u00f9 importante e interessante del mondo occidentale), mostrando cos\u00ec le \u201cproprie credenziali\u201d, e accreditarsi come apostolo per l\u2019evangelizzazione della Spagna, confine estremo dell\u2019Impero, ben collegata con le province romane d\u2019Occidente e culla della cultura emergente all\u2019epoca (il processo di \u201cispanizzazione\u201d della cultura romana \u00e8 ormai un fatto storico documentato; tra gli altri, Seneca, Lucano, Marziale, Porcio Latrone, Quintiliano, fino all\u2019imperatore Traiano erano di origine iberica). Un incontro positivo con i cristiani di Roma avrebbe avuto un effetto favorevole sulla persona di Paolo e sui suoi progetti missionari in Spagna.<br \/>\nL\u2019Apostolo affid\u00f2 alla lettera il compito di presentare s\u00e9 stesso e il suo modo di intendere il Vangelo: tracci\u00f2 l\u2019intero percorso del suo cammino di fede, mettendosi totalmente in gioco, affinch\u00e9 la Comunit\u00e0 di Roma conoscesse i risultati del suo percorso spirituale, gli potesse concedere massima fiducia e offrire sostegno spirituale e materiale. E tutto questo per il suo incontenibile desiderio di annunciare Ges\u00f9 Cristo a tutti (Giudei e Gentili), scopo primario della sua esistenza, nella speranza di attivare una mutua collaborazione e sinergia tra Gerusalemme e Roma.<br \/>\nInfatti, dalla struttura interna della lettera ci accorgiamo di questa intenzione di Paolo. Notiamo che \u00e8 suddivisa in due parti: la prima parte \u00e8 teologica e la seconda \u00e8 parenetica. Dei sedici capitoli complessivi, i primi undici costituiscono la parte teologica e fondativa, rispetto ai tre successivi delle esortazioni, che sono conseguenza della parte fondamentale.<br \/>\nCome gi\u00e0 ben spiegato nel contributo della settimana scorsa, dopo l\u2019indirizzo di saluto in cui Paolo si presenta (Rm 1,1-7), l\u2019Apostolo si lancia in un esordio che introduce alla posta in gioco della lettera, cio\u00e8 il Vangelo, di cui Paolo non si vergogna e che porta alla salvezza i Giudei e i Greci (i Gentili), rivelando la giustizia di Dio (Rm 1,16-17). Inizia cos\u00ec una lunga argomentazione che espone, per ben otto capitoli, il nucleo centrale della fede, vale a dire l\u2019impossibilit\u00e0 di salvarsi da soli, pur avendo la legge (Rm 1,18-3,20), e la necessit\u00e0 di accogliere nella fede la giustizia gratuita di Dio (Rm 3,21-31), che, attesa e trasmessa di fede in fede (Rm 4,1-23), \u00e8 stata realizzata per mezzo di Cristo, morto e risorto (Rm 4,25).<br \/>\nLa conseguenza di questo evento consiste nella nuova condizione dei figli di Dio inseriti in Cristo e in attesa del compimento ultimo (Rm 5-8). Lo sbocco di questa sezione \u00e8 il riferimento al mistero di Israele come alla radice che porta alla salvezza e che entrer\u00e0 nella dimora alla fine (Rm 9-11).<br \/>\nColoro che vivono in Cristo sono poi esortati (seconda parte, quella parenetica) a rendere visibile questa appartenenza nelle relazioni reciproche mediante il culto (Rm 12,1-21), la giusta relazione con le autorit\u00e0 (Rm 13,1-14) e il rispetto evangelico dei forti di fronte ai deboli (Rm 14,1-15,13). La lettera si conclude con una sintesi che muove gli affetti dei destinatari (Rm 15,14-21), i propositi dell\u2019Apostolo (Rm 15,22-33) e il capitolo conclusivo dei saluti (Rm 16).<br \/>\nDal palese sbilanciamento quantitativo tra le due parti, si evince che l\u2019Apostolo concentri la sua attenzione sul fondamento dell\u2019esperienza credente: l\u2019amore di Dio che per noi ha dato suo Figlio giustificandoci gratuitamente per grazia (Rm 3,28). Appare, quindi, chiaro che Paolo \u00e8 interessato a fare un discorso sui fondamenti della fede pi\u00f9 che sulle sue sovrastrutture, sul seme pi\u00f9 che sui frutti, sull\u2019essere pi\u00f9 che sull\u2019agire. Potremmo dire che, fin dall\u2019organizzazione interna della Lettera ai Romani, l\u2019Apostolo insegna a non anteporre il \u201cdover fare\u201d all\u2019\u201cessere\u201d nella vita dei credenti. Infatti, la sua esperienza di comunione con Dio in Cristo, lo porta a uno dei punti pi\u00f9 alti della sua testimonianza su ci\u00f2 che costituisce il credente, prima di ogni sua opera: \u00abIo sono infatti persuaso che n\u00e9 morte n\u00e9 vita, n\u00e9 angeli n\u00e9 principati, n\u00e9 presente n\u00e9 avvenire, n\u00e9 potenze, n\u00e9 altezza n\u00e9 profondit\u00e0, n\u00e9 alcun\u2019altra creatura potr\u00e0 mai separarci dall\u2019amore di Dio, che \u00e8 in Cristo Ges\u00f9, nostro Signore\u00bb (Rm 8,38-39). Per il Giudeo, come per il Greco \u2026<br \/>\nBuon cammino,<\/p>\n<p>don Davide Bertocchi<\/p>\n<p>Prossime tappe: sabato 6 maggio dovremmo arrivare al termine della Lettera ai Romani, per passare poi, sino a luned\u00ec 22 maggio, alla Prima lettera ai Corinzi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNulla ci separer\u00e0 dall\u2019amore di Dio\u201d Carissimi, oggi dovremmo essere arrivati al capitolo 14 della Lettera ai Romani. 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